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Uno studente su 5 ha problemi con i gay

  • Mercoledì, 30 Ottobre 2013 12:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Ansa
30 10 2013

Uno studente su 5 avrebbe problemi se il suo migliore amico gli confessasse di essere gay. Di questi, il 12% addirittura sarebbero indecisi se rompere o meno l'amicizia, mentre piu' dell'8% consiglierebbe al suo amico di incontrare uno psicologo. Questo nonostante per quasi l'80% dei ragazzi l'omosessualita' dell'amico non influenzerebbe il rapporto di amicizia. E' quanto emerso da un'indagine del portale specializzato Skuola.net.

Il suicidio del giovane 21enne avvenuto qualche giorno fa testimonia come il problema dell'omofobia sia ancora vivo tra i ragazzi. Anche se 8 studenti su 10 affermano a Skuola.net di non avere nessun problema con l'omosessualita': se il loro migliore amico confessasse di essere gay per loro non cambierebbe niente.

L'amicizia resterebbe immutata e continuerebbero come se nulla fosse. "Gli amici sono amici! Per me non cambierebbe niente se un mio amico fosse gay" commenta una ragazza ai piedi dell'indagine.

La stessa cosa non puo' dire il restante 20% di studenti. Una buona fetta di ragazzi non riuscirebbe a far finta di niente e a continuare l'amicizia come nulla fosse. Circa il 12%, a causa del disagio, probabilmente troncherebbe il rapporto con il suo migliore amico. Piu' velata l'ammissione di circa l'8% dei ragazzi che afferma di voler aiutare l'amico dopo la confessione. Come? Consigliandogli uno psicologo. Sembra chiaro che la confusione regni ancora tra i banchi di scuola e che a causa di questa non pochi ragazzi vedano l'omosessualita' come una sorta di "malattia mentale" che puo' essere curata.

Non manca chi prende il tema dell'omofobia ancora con poca serieta'. Anzi, che addirittura usa toni di scherno nel commentare l'indagine proposta da Skuola.net: "Non gli volterei le spalle in tutti i sensi, spalle al muro amici", commenta uno studente, e in maniera scurrile risponde anche qualche altro ragazzo. (ANSA).

La 27 Ora
30 10 2013

Caro Sindaco di Roma,
in questi giorni un altro ragazzo romano si è gettato dall’undicesimo piano perché gay.

O meglio perché nessuno è riuscito a dirgli, prima che si gettasse, che essere gay non è solo quello che ha provato fino a quel momento. È ben altro.

Ti chiediamo aiuto. Aiuto per diffondere nelle scuole romane un messaggio positivo, un messaggio di vita e non di morte.

Per dire ai bulli, ai professori e ai genitori che essere omosessuali non è qualcosa da respingere, osteggiare e dileggiare; ma soprattutto ti chiediamo aiuto per dare strumenti agli adolescenti gay, lesbiche e transessuali romani per affrontare quel momento difficile. E per dire loro che non sono soli.

Alcuni di noi hanno partecipato al progetto Le Cose Cambiano, un sito e un libro che raccoglie testimonianze persino di Barack Obama, di Hillary Clinton e di David Cameron.

L’abbiamo fatto per poter raccontare – come già accaduto negli USA con il progetto It Gets Better, nato dopo un’ondata di suicidi tra adolescenti – che quel dolore può passare e trasformarsi in forza e che essere gay non è brutto, ma è normale.

Che le cose, appunto, cambiano, e non andranno solo meglio, ma andranno semplicemente bene, come per chiunque altro al mondo.

Sappiamo che il Comune ha un grosso buco di bilancio e non ti chiediamo di finanziare progetti.

Ma ci sono delle cose che come sindaco puoi autorevolmente fare.

Puoi chiedere alle scuole di aprire le porte a chi può raccontare che essere gay, lesbiche, bisessuali e transessuali è bello tanto quanto essere eterosessuali.

Puoi scrivere personalmente ai professori delle scuole romane e chiedere loro di parlare di omosessualità, bisessualità e transessualità senza pregiudizi.

Puoi aprire gli spazi pubblici a momenti di scambio con i ragazzi e le famiglie.

Ti chiediamo una presa di posizione forte, un tentativo di inversione culturale in questa città che inghiotte la diversità e ne fa poltiglia.

L’omofobia, anche quella interiorizzata, di chi non si accetta o non crede di essere dalla parte giusta, a Roma sta diventando una vera e propria emergenza.

Noi siamo a tua completa disposizione come testimoni per entrare nelle scuole, per raccontare con la nostra voce che nessuno deve più sentirsi da solo in questa città, come in nessun'altra città o provincia italiana, perché omosessuale.

Cominciamo col chiedere aiuto a te perché il teatro delle tragedie più recenti, e più gravi, è stata proprio la Capitale, ma il nostro appello è rivolto a tutti i sindaci d’Italia, e speriamo che tu possa darci una mano per farlo arrivare a tutti loro.

Ivan Cotroneo
Francesca Vecchioni
Cristiana Alicata
Ferzan Ozpetek
Walter Siti
Vittorio Lingiardi
Renato de Maria
Isabella Ferrari
Maria Sole Tognazzi
Sonia Bergamasco
Fabrizio Gifuni
Roberto Vecchioni
Piergiorgio Paterlini
Ernesto Maria Ruffini
Lucia Mascino
Massimo Coppola
Matteo B. Bianchi
Valentina Cervi
Barbara Stefanelli
Fulvio Marcello Zendrini
Nicla Vassallo
Serena Dandini
Monica Rametta
Francesca Marciano
Francesca Cima
Delia Vaccarello
Francesca Fornario
Alessandro Gilioli
Fabio Cinti
Ilaria Fraioli
Lorenza Soldani
Ingrid Lamminpaa
Federico Novaro
Antonia Monopoli
Francesco Bilotta
Marcello Signore
Nicola Giuliano
Tommaso Giartosio
Viola Di Grado
Liliana Rampello
Alcide Pierantozzi
Luca Formenton
Milena Cannavacciuolo
Linda Fava
Elena Tebano
Maso Notarianni
Stefano Mordini
Camilla Paternò

Un appello per dire a tutti i ragazzi che si trovano nelle sue condizioni, ciò che nessuno è riuscito a dire a Simone, il giovane di 21 anni morto suicida a Roma sabato scorso: "Essere gay non è brutto, ma è normale". Esattamente come lo è essere eterosessuali. Lo hanno scritto al sindaco della Capitale Ignazio Marino, e a tutti i primi cittadini italiani, un gruppo di intellettuali, scrittori, attori e registi. ...

AGI
25 10 2013

Una ragazza indiana di 17 anni si e' suicidata dopo che i suoi genitori le avevano proibito di usare Facebook.

E' successo a Parbhani, nello stato di Maharashtra, nell'India occidentale. "Gli avevano detto di concentrarsi sullo studio", ha raccontato l'agente di polizia Nanal Peth, "Dopo la lite, si e' chiusa in camera e si e' impiccata". Le forze dell'ordine hanno riferito che la ragazzina aveva lasciato un messaggio per spiegare il gesto nel quale faceva riferimento alla proibizione di Facebook.

L'utilizzo di internet e dei social network e' ancora minoritario in India, ma sta crescendo rapidamente: secondo gli esperti entro il 2013 il web raggiungera' 200 milioni di persone, su una popolazione di 1,2 miliardi. Secondo i dati della 'Tata consultancy services', tre quarti degli adolescenti indiani preferiscono usare Facebook rispetto al cellulare per comunicare con gli amici.

La Stampa
28 08 2013

Nell’inchiesta sul professore di Saluzzo che faceva sesso con le allieve spunta un legame con i «satanisti».

L’insegnante è indagato per il suicidio di una ragazza: a casa sua sono state trovate lettere e foto della ex alunna.

Dopo di lei, altri studenti di quell’Istituto si sono uccisi in una catena spaventosa dal 2004 al 2011.

La madre della ragazza suicida parla a La Stampa: «Mi fidavo di lui. Mi accompagnò persino in tv a lanciare un appello. Non mi ha mai detto nulla delle lettere che aveva e delle paure di mia figlia».

Ma ora l’avvocato del professore mette le mani avanti: «Il professore mi ha assicurato che aveva sempre informato la famiglia della ragazza dei suoi pensieri e dei suoi turbamenti».

Andrea Garassino

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