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Stragi degli innnocenti in nome dell'appartenza

  • Mercoledì, 17 Dicembre 2014 12:44 ,
  • Pubblicato in Flash news
Micromega
17 12 2014

Uccidere i bambini e ragazzi, specie maschi, del gruppo nemico è stato ed è tuttora uno degli strumenti di guerra insieme più feroci e più antichi, che mira a sterminare il nemico radicalmente, nella possibilità stessa di sopravvivere nelle generazioni future. Nessuna civiltà ne sembra esente.

La stessa vicenda giudaico-cristiana è segnata dalle origini da due stragi di bambini (di innocenti): quella da cui scampò Mosè e poi quella da cui scampò il Gesù bambino. Il ripetersi nei secoli di queste stragi di innocenti, colpiti proprio perché la promessa futura di un gruppo o di un popolo, mostra quanto sia fragile e imperfetto e sempre reversibile il processo di civilizzazione che in diverse, ma non tutte, le culture e società ha portato a vedere gli individui, a partire dai bambini, innanzitutto come tali, non come membri di un gruppo indistinto, che si tratta della famiglia, dell’etnia, della nazione o altro.

Lo jus sanguinis si rovescia drammaticamente nella “appartenenza di sangue” come colpa, peccato originario, condanna senza appello. Proprio perché in esse si concentrano in gran numero i figli e figlie dei nemici di volta in volta individuati, oggi le scuole e i loro alunni in alcune parti del mondo sono diventate il principale terreno di scontro nei conflitti sanguinosi per il controllo del territorio e del potere, addirittura l’obiettivo privilegiato di attacchi omicidi. Non ci si limita più a chiuderle, a controllarne ossessivamente l’insegnamento, a impedirne l’accesso alle bambine e ragazze, a minacciare, rapire, imprigionare quelle che vogliono frequentarle. Uccidere i bambini e ragazzi raccolti nelle scuole è diventato strumento per dare una lezione al nemico, per farlo soffrire fino in fondo.

Si denuncia troppo facilmente l’individualismo come fine della solidarietà e dell’appartenenza; ma si trascura di vedere che solo l’attenzione per gli individui, a prescindere dalle loro appartenenze, può produrre riconoscimento, compassione, solidarietà. Soprattutto può impedire di annullare così radicalmente l’individuo nella sua appartenenza da poterlo uccidere senza problemi, anche se, soprattutto se, bambino, in rappresentanza del suo gruppo, famiglia, nazione. In questa prospettiva, la ripugnanza e lo smarrimento per il ripresentarsi della strage degli innocenti come strumento di conflitto tra gruppi non può esimerci dal riflettere criticamente su quanto anche nelle nostre civiltà “evolute” spesso rischiamo di annullare chi appartiene a un gruppo che non ci piace, inclusi i bambini, in una appartenenza indistinta, appunto in una sorta di jus sanguinis rovesciato, foriero non di sterminio, ma di normale esclusione.

Chiara Saraceno

L’ISIS ha distrutto la tomba di Giona (e molto altro)

  • Venerdì, 25 Luglio 2014 14:43 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
25 07 2014

L'edificio che ricordava il biblico profeta che fu inghiottito da una balena è solo uno dei monumenti religiosi distrutto dalla furia iconoclasta dei talebani che imperversano tra Siria e Iraq

La distruzione delle tombe di Giona a Mosul, come quella di altri monumenti religiosi, è il marchio dell’estremismo wahabita, che non tollera le tracce di altri culti concorrenti, nemmeno di quelli islamici.

IL MARCHIO DEI TALEBANI - Com’è accaduto ai Buddha di Bamian in Afghanistan e a ogni di edificio o monumento religioso in Arabia Saudita, anche se d’interesse storico o archeologico, la tomba di Giona è stata distrutta dalla furia iconoclasta dei wahabiti dell’ISIS, la formazione estremista che imperversa a cavallo d’Iraq e Siria imponendo con la violenza la sua dottrina estrema e intollerante.

UN PERICOLO PER LA MEMORIA UMANA - La zona che occupano ora è ricca di resti archeologici e di monumenti sacri a diverse religioni, che per l’estremismo talebano non sono altro che manifestazioni d’idolatria da cancellare. Il loro Islam non prevede il culto dei santi come invece è normale per gli sciiti e semplicemente non tollera alcuna manifestazione pubblica dell’esistenza, fosse pure remota, di culti concorrenti.

LA SCUOLA DEI WAHABITI - Così i talebani demoliscono tutto, dalle antiche tombe dei santi musulmani in Mali, fino ai resti degli antichi popoli che hanno abitato la Mesopotamia, vera e propria culla di un gran numero di civiltà, disseminata di templi millenari. Il destino che attende la Mesopotamia se i talebani dell’ISIS consolideranno il loro potere nell’area è facilmente comprensibile osservando l’Arabia Saudita, dove non rimane traccia di religioni o culti concorrenti e dover pure i resti delle antiche civiltà sono stati distrutti o sepolti dall’azione distruttrice comandata dai Saud.

SACRO PER TUTTI, MA NON PER I TALEBANI - Giona, che secondo la Bibbia aveva un rapporto tormentato con Dio, che alla fine lo grazierà salvandolo dai flutti mandando un grosso pesce (o una balena, come nelle versioni meno antiche) a ingoiarlo per poi rimetterlo su una spiaggia, ispira anche i musulmani, che considerano la sua tomba un luogo sacro nel quale ritirarsi a meditare sulle molte morali offerte dalla sua storia. Per questo poi sulla tomba è sorta una moschea, che ora è stata demolita con l’esplosivo dopo che i talebani hanno distrutto a martellate la tomba vera e propria.

Afghanistan, 15 viaggiatori uccisi da uomini armati

  • Venerdì, 25 Luglio 2014 08:58 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
la Repubblica
25 07 2014

Uomini armati hanno ucciso 15 passeggeri a bordo di due veicoli fermati mentre percorrevano una strada in una provincia del centro dell' Afghanistan solitamente risparmiata dalle violenze.

"Il commando - ha riferito un portavoce del governatore della provincia di Ghor, Abdul Hai Khatibi - ha fatto fermare i veicoli a bordo strada, poi ha chiesto ai passeggeri di scendere dai mezzi e di mettersi in fila. Infine li hanno uccisi, uno dopo l'altro".

Tra le vittime figurano anche tre donne e un bambino. Solo un uomo è riuscito a mettersi in salvo. Il capo della polizia provinciale ha accusato i talebani. 

I taleban assaltano l’aeroporto di Kabul

  • Giovedì, 17 Luglio 2014 09:41 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
17 07 2014

I taleban assaltano l’aeroporto di Kabul. 5 ore di guerriglia, uccisi tutti gli insorti

Un commando di taleban ha dato l’assalto nella notte all’aeroporto di Kabul. Il blitz si è concluso con la morte di tutti i miliziani (e senza vittime civili) dopo 5 ore di combattimenti. Il portavoce del ministero, Sidiq Sidiqi, ha precisato che gli attaccanti avevano preso posizione all’interno di un edificio in costruzione da dove hanno sparato razzi contro il settore militare dello scalo.

Complessivamente il bilancio è di sei morti e un agente ferito come ha riferito il portavoce del ministero dell’Interno afghano, Sediq Sediqqi, precisando che uno degli assalitori è morto in un’operazione kamikaze, mentre gli altri cinque hanno perso la vita in quasi quattro ore di scontri con le forze di sicurezza. Secondo fonti governative, citate dall’agenzia Dpa, l’attacco non ha provocato danni allo scalo. Gli scontri sono avvenuti nella zone militare dell’aeroporto, che è adiacente a quella civile.

L'impressione che le cose stessero mettendosi relativamente bene si è avuta sin dalle prime ore del mattino, quando in molti centri urbani si sono formate lunghe e pazienti code ai seggi. ...

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