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L'Aquila, il commercio e i sogni (ir)realizzabili

  • Venerdì, 06 Giugno 2014 11:55 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
06 06 2014

Meno di 30 attività commerciali, per lo più pub e bar aperti principalmente di notte. È questo quello che rimane, a cinque anni dal terremoto del 2009, dei circa mille esercizi che ante sisma coloravano, tutto il giorno, il centro storico aquilano. Un vero e proprio deserto commerciale, con ampi contraccolpi sul tessuto socio-economico di una città con uno scheletro già traballante.

Dopo cinque anni dominati dal leitmotiv "Arrangiatevi se potete", nell'ambito del quale i negozianti hanno cercato di ricollocarsi come potevano disperdendosi nelle periferie, il commercio incastonato nel centro storico aquilano non può più aspettare. Per salvare il salvabile servono ordine, progettualità e linee guida. A proporre la "ricetta" è Celso Cioni, direttore di Confcommercio L'Aquila, che non fornisce solo gli ingredienti, ma anche il know how per mescolarli.

L'impresa è senz'altro ardua, ma Cioni, intanto, propone un punto di inizio: rispolverare le corpose idee progettuali presentate dalla stessa Confcommercio al Comune dell'Aquila a partire dall'immediato post sisma e «rimaste incomprensibilmente chiuse in un cassetto».

Il direttore di Confcommercio fa riferimento, in particolare, a due progetti che dimostrano come l'associazione non sia «mai stata con le mani in mano» e abbia sfornato, già dal luglio del 2009, idee e progetti volti a salvare il commercio costretto ad emigrare dal centro storico aquilano.

Un danno rilevante, ci tiene a precisare Cioni, anche per la perdita dell'immenso valore dell'avviamento, che rappresenta un vero e proprio capitale, costruito nell'arco di generazioni, strettamente connesso alla localizzazione e alla contestualizzazione delle attività commerciali e perduto da molti negozianti nell'arco di una notte, quella che separa L'Aquila che era da L'Aquila che oggi, tristemente, è. Un valore, precisa Cioni che «in questi anni è stato fortemente e incomprensibilmente sottovalutato».

«L'avviamento per i commercianti è una sorta di 'polizza' - precisa il direttore di Confcommercio - un capitale da lasciare ai figli o da vendere, anche per assicurasi la serenità nell'età della pensione». Un valore che complessivamente, in relazione al centro storico aquilano, secondo Cioni può essere calcolato in «diversi milioni, letteralmente andati in fumo».

LA SCOMMESSA 'EX AGRIFORMULA' - Il primo progetto elaborato da Confcommercio per la rinascita del commercio aquilano risale addirittura al luglio del 2009, vale a dire tre mesi dopo il terremoto. L'idea, spiega Cioni, era quella di «favorire la ricollocazione delle attività commerciali facendo in modo che stessero tutte unite in un unico luogo, in attesa dell'agognato rientro in centro storico. Ciò avrebbe consentito di non disperdere il grande patrimonio di rapporti e di vicinato che era identitario non solo per i commercianti, ma anche per i cittadini che frequentavano il cuore della città».

«L'area individuata per questo progetto di ricollocazione - spiega Cioni - era quella dell'ex Agriformula (un ampio locale privato nella periferia est della città Ndr) e raccogliemmo circa 400 adesioni da parte dei commercianti. La Confcommercio nazionale per questo progetto mise a disposizione un milione di euro, che doveva servire come contributo per l'adattamento della struttura ex Agriformula a favore dei commercianti. Il resto dei costi per l'adeguamento, 2.5 milioni, sarebbe stato suddiviso tra i commercianti aderenti. Allo stesso modo sarebbero stati suddivisi anche i costi per l'affitto». Il progetto fu curato dall'architetto Angelo Patrizio della Confcommercio nazionale, responsabile per le infrastrutture ed esperto di urbanistica commerciale.

«Al Comune dell'Aquila - precisa Cioni - non chiedemmo nessun contributo. L'unica cosa che chiedemmo fu la proroga per altri tre anni della delibera di delocalizzazione, che però non ci è stata concessa nei tempi che noi avevamo richiesto».

Il progetto così, nel corso del 2009, è definitivamente sfumato e a Cioni è rimasto l'amaro in bocca. «Se il progetto fosse andato in porto - spiega - una volta avviati i lavori di ricostruzione sarebbe stato più agevole mettere in campo una strategia di ritorno nel centro storico, perché si sarebbe evitata la dispersione dei negozianti. Inoltre, una struttura che riunisse tutti i negozi che operavano nel cuore del centro storico aquilano si sarebbe configurata come un luogo molto importante anche per i cittadini.

Insomma, sarebbe stata un'operazione sia commerciale che sociale. Nella zona c'era anche la possibilità di ri-creare, seppure in forma ridotta, anche un mercato esterno simile allo storico mercato di piazza Duomo», la piazza principale del capoluogo abruzzese, che per secoli, prima del sisma del 2009, ha ospitato un mercato quotidiano molto caro agli aquilani.

IL DOSSIER SUI NEGOZI IN CENTRO STORICO - Sfumato il progetto ex Agriformula, Confcommercio ha subito pensato ad un piano B. «All'inizio del 2010 - sottolinea Cioni - Confcommercio, insieme ad altre associazioni di categoria, ha lanciato un'altra idea. Un gruppo di tecnici guidati all'architetto Angelo Patrizio fece dei sopralluoghi in relazione a circa 600 negozi del centro storico aquilano per ipotizzare una prima stima dei danni e realizzare una road map sulle possibilità e i tempi di rientro dei commercianti nel centro storico. Oltre ai sopralluoghi per capire quali negozianti potevano sperare di riaprire le proprie attività nel medio, nel breve e nel lungo periodo, venne effettuata anche una rilevazione degli attrattori sociali in grado di favorire la rivitalizzazione del commercio nel centro storico».

Grazie a questo lavoro, racconta Cioni, «nell'estate del 2010 tra i commercianti si riaccese una speranza. Erano infatti circa 100 le attività che volevano riaprire in centro storico. Poi arrivò un'altra doccia gelata: lo sciame sismico che interessò il vicino comune di Montereale e la conseguente chiusura temporanea del centro storico aquilano per motivi di sicurezza».

«Nell'ottobre del 2010 - spiega Cioni - presentammo le risultanze di questo corposo lavoro, ma anche questo progetto è rimasto chiuso in un cassetto. Così, nonostante le nostre proposte, il commercio aquilano, a ben cinque anni dal sisma, non ha ancora una rotta da seguire e naviga alla deriva».

Quello che prima del sisma era «un centro commerciale naturale», rileva Cioni, ora si è trasformato «una specie di terra di nessuno notturna». «Un contesto abbandonato a se stesso e non alle più edificanti delle abitudini. Una sorta di Las Vegas dei piccoli». Un centro storico Cenerentola, insomma, che si trascina verso un futuro pieno di punti interrogativi con polarità invertite rispetto alla nota favola: la vita fa capolino solo dopo la mezzanotte.

«Avevamo inoltre chiesto al Comune - aggiunge Cioni - di sostenere chi decideva di riaprire la propria attività in centro storico abolendo le tasse sul suolo pubblico e sollecitato un patto tra piccole proprietà, commercianti e Comune. Ci dissero che non era possibile e anche di questa idea non se ne è fatto nulla, con il risultato di viaggiare, ancora oggi, senza nessuna rotta».

LE PROPOSTE DI RILANCIO - «Il commercio aquilano - riassume Cioni - ha subito un doppio shock: prima il terremoto, poi la crisi del 2011. Ora è necessario un intervento di sostegno, in primo luogo da parte della Regione Abruzzo, a favore delle imprese, che, a cinque anni dal terremoto, sono ancora abbandonate alla loro buona volontà. I commercianti, oggi, incassano meno e spendono di più. Impera la depressione e la demoralizzazione, anche perché non c'è un faro, non c'è progettualità. È una giungla, una lotta per la sopravvivenza. Fisseremo quanto prima un incontro con il nuovo governatore abruzzese Luciano D'Alfonso per chiedere l'attivazione di risorse per il terziario. Abbiamo bisogno di una zattera che possa traghettare i commercianti almeno fino al periodo della normalità dei ricavi, ora crollati perché i consumatori non hanno più capacità di spesa».

«Torneremo poi ad insistere sul problema del commercio in centro storico con il Comune - aggiunge Cioni - anche riproponendo, come punto di partenza, il dossier che abbiamo elaborato nel 2010. Il nostro fine è quello di ritrovare una rotta razionale che da una parte cerchi di mettere a fuoco un percorso di riposizionamento e dall'altra, per quanto riguarda la Regione, renda possibile individuare risorse da destinare almeno alla difesa dei livelli occupazionali esistenti del terziario».

Nel frattempo Confcommercio non demorde e cerca di lavorare sul fronte turismo, anche in vista dell'importante manifestazione dell'Adunata Nazionale degli Alpini, in programma a L'Aquila nel 2015. «Stiamo lavorando con Carlo Frutti del Comitato Organizzatore 'Adunata L'Aquila 2015' per dare vita ad iniziative che accompagnino il capoluogo abruzzese verso questa manifestazione, anche organizzando percorsi turistici incentrati sul territorio. Siamo infatti convinti che il turismo, in Abruzzo, sia un terreno ancora da dissodare, una risorsa largamente sottoutilizzata rispetto alle potenzialità».

Tra «progetti abbandonati in un cassetto» e tante difficoltà il commercio aquilano, a cinque anni dal terremoto, continua dunque a navigare nell'incertezza, sopravvivendo in funzione di una speranza di rinascita che con il passare degli anni appare sempre più fumosa e irraggiungibile. Nessuno cerca colpevoli, servono soluzioni. Lo stesso Cioni precisa di voler riproporre le idee di Confcommercio non per sollevare polemiche, ma per «offrire qualche punto di partenza». Anche perché nel frattempo, conclude, anche «il tessuto sociale sta cedendo» e non sono più rinviabili i dovuti interventi per cercare «tenerlo unito».

L'Aquila non dispera, ma continua a chiedere aiuto, nella speranza che qualcuno, prima o poi, raccolga il suo Sos.

Maria Chiara Zilli

L'Aquila 50 anni dopo (Manuele Bonaccorsi, Left)

  • Domenica, 06 Aprile 2014 07:42 ,
  • Pubblicato in Il Ricordo
Manuele Bonaccorsi, Left
5 aprile 2014

L'Aquila sembra un pipistrello. Le sue ali - larghissime - occupano tutta la valle dell'Aterno, si insinuano tra prati e ruscelli, invadono i boschi, fino alle pendici del Gran Sasso:

L'Aquila 50 anni dopo (Manuele Bonaccorsi, Left)


L'Aquila sembra un pipistrello. Le sue ali - larghissime - occupano tutta la valle dell'Aterno, si insinuano tra prati e ruscelli, invadono i boschi, fino alle pendici del Gran Sasso: un pulviscolo di case di legno, capannoni abbandonati, villette a schiera, sorte intorno ai ruderi delle new town, realizzate sulla base di un progetto voluto dopo il sisma del 2009, dal governo del leader della destra Silvio Berlusconi. ...

L'Aquila, 5 anni dopo: macerie e sfollati

  • Venerdì, 04 Aprile 2014 08:26 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
04 04 2014

C'è un tanfo da svenire, nelle case "belle e salubri" per i terremotati dell'Aquila.

L'impiegato comunale spalanca la porta e vien fuori una folata fetida come il fiato rancido di una bestia immonda.

Siamo a Cansatessa, a due passi da Coppito. Dove l'Italia, cinque anni fa, pianse ai funerali dei morti del terremoto e dove accolse i Grandi del G8 chiamati a testimoniare la "miracolosa rinascita che tutto il mondo ammira". ...

Il Fatto Quotidiano
02 04 2014

Mancavano pochi minuti alle 21, il nord del Cile ha tremato ed è subito scattato l’allerta tsunami: nella notte, migliaia e migliaia di persone si sono dovute allontanare dalla costa. E puntualmente, poco dopo la violenta scossa di magnitudo 8.2, le prime onde – alcune alte anche circa 2 metri – si sono abbattute sulle spiagge di alcune località. Le autorità hanno subito chiesto l’evacuazione preventiva della popolazione sul “100% della costa” del Paese, lunga 4.300 chilometri: la scossa è stata molto violenta e in effetti anche il Perù e l’Ecuador hanno subito diffuso a loro volta un’allarme tsunami sulle coste del Pacifico, poi parzialmente rientrato. Poco prima della mezzanotte ora locale il ministro degli Interni cileno, Rodrigo Penailillo, ha reso noto che “l’allerta tsunami rimarrà in vigore in tutto il paese per altre sei ore”. Sono 5 le vittime fino ad ora, secondo il governo. A perdere la vita sono stati 4 uomini e una donna, soprattutto a causa di infarti o schiacciati dai crolli. Decine i feriti, mentre migliaia di persone sono rimaste senza corrente elettrica. I danni effettivi del sisma potranno essere valutati solo in mattinata, dicono le autorità.

“Il Cile ha affrontato bene questa prima fase dell’emergenza”, ha sottolineato la presidente Michelle Bachelet, che ha dichiarato “zona di catastrofe” alcune delle aree più colpite. “L’allerta tsunami è stata data con prontezza”, ha aggiunto la Bachelet durante una breve dichiarazione nel palazzo presidenziale della Moneda, precisando di aver dichiarato “zona di catastrofe” tre delle aree più colpite dal sisma: Arica, Parinacota e Tarapaca. Domani la presidente si recherà nelle zone colpite dal disastro.

Sempre secondo l’esecutivo di Santiago, in Cile le onde più alte (poco più di 2 metri) sono state quelle arrivate ad Iquique, 1.800 km a nord della capitale. Dopo i primi dati, lo United States Geoloical Survey ha rivisto al rialzo la magnitudo del sisma – definito da tanti cileni “molto lungo” – al largo delle coste settentrionali del Cile da 8 a 8.2. Rivisti anche i dati di ipocentro ed epicentro, rispettivamente a 20,1 km di profondità e 95 km a nordovest di Iquique, dove ci sono stati danni all’aeroporto e alcune delle abitazioni più fragili sono crollate. E non sono d’altra parte mancate le repliche: cinque-sei di media intensità, tutte comunque ben al di sotto degli otto gradi.

“Stiamo valutando insieme ai nostri esperti le variazioni della mareggiata e monitoriamo, minuto a minuto, quelle situazioni che si presentano più rischiose”, ha precisato il ministro degli interni, annunciando la chiusura oggi delle scuole in alcune città. Il ministro ha d’altro lato smentito versioni circolate su presunti saccheggi nelle località costiere del paese, che però sono stati segnalati da più fonti ad Iquique. Nella stessa città, circa 300 detenute di un carcere femminile sono riuscite a fuggire durante la confusione e gli attimi di terrore del terremoto. Alcune di loro sono state poi catturate.

Il Cile – uno dei Paesi più colpiti al mondo dai terremoti – è così ripiombato nell’incubo sisma, che ben conosce: oggi la terra ha tremato nel nord, il 27 febbraio del 2010 era capitato nel centrosud, con un bilancio – soprattutto a causa dello tsunami – di 526 morti e 25 ‘desaparecidos‘, oltre all’ingente distruzione delle infrastrutture e le abitazioni. Scossa che fu superiore a quella odierna, con magnitudo 8.8.

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