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L’Aquila, i miliardi invisibili

  • Martedì, 01 Aprile 2014 13:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
01 04 2014


Le New Town sprofondano in un buco di 11 milioni

L'AQUILA - C’è un buco di undici milioni di euro nei conti del progetto C.a.s.e. Le 185 palazzine antisismiche costruite dall’allora Governo Berlusconi per consentire un alloggio immediato agli sfollati pochi mesi dopo il sisma del 6 aprile 2009 hanno i conti in rosso.

Il buco riguarda le spese di gestione (manutenzione, riscaldamento, luce, pulizia) e pesa come un macigno sulle casse del Comune dell’Aquila. L’esposizione aumenta giorno dopo giorno, tanto che anche la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta per danno erariale e il sindaco Massimo Cialente rischia di essere chiamato a risponderne. Da più di un anno e mezzo l’amministrazione comunale ha iniziato a chiedere il conto agli inquilini terremotati (sia per quanto riguarda il canone di locazione che per i consumi) ma si è trovata di fronte al caos, sia per il sistema di calcolo adottato, sia per le polemiche che ne sono seguite. E se le bollette ai 19 mila inquilini delle case del “miracolo aquilano” sono arrivate ai destinatari, il numero di morosi è molto alto e in centinaia annunciano ricorso.

Gli inquilini denunciano errori di calcolo, ritardi e mancata trasparenza. “Ogni quartiere della new town e dei Map è stato costruito da imprese diverse, con differenti capitolati, avendo ognuna realizzato gli impianti con criteri propri. Difficile quantificare i consumi e rendere omogenei i costi delle utenze. Impossibile stabilire la classe energetica degli alloggi. Nel calcolo viene addebitata ai cittadini aquilani anche una presunta e ipotetica “acqua condominiale” per il periodo in cui invece l’acqua è passata a carico dei singoli nuclei, con un aggravio immotivato di 1.400.000 euro” spiegano i rappresentanti del comitato cittadino Inter-C.a.s.e. “e questo è solo una delle tante incongruenze di queste bollette pazze”.

E la vicenda si complica sempre di più al punto che da alcune settimane hanno bussato alle porte del Comune due società di recupero crediti (la Sace e la Hera Comm.) per conto di una delle aziende che fornisce l’energia.

“Alla Sace - ha spiegato l'assessore comunale al Bilancio, Lelio De Santis - dobbiamo versare 3 milioni in rate da 130 mila euro al mese. All'Enel, invece il piano prevede rate da 350 mila euro mensili. Purtroppo però non siamo in grado di onorare il debito e dunque osservare il piano perché purtroppo gli assegnatari non si mettono ancora in regola con i fitti pregressi”.

Il debito del Comune cresce sempre di più fra interessi passivi e quelli per ritardato pagamento: “Ora saremo costretti a rinegoziare il piano di rientro chiedendo di poter spalmare le rate che sono a 12 mesi fino a 18. Ciò con un ulteriore aggravio di spesa”.

Secondo De Santis , gli assegnatari del Case stanno lentamente acquisendo la consapevolezza della necessità di pagare il canone. “Proprio in questi giorni attraverso il nostro messo comunale stiamo notificando le diffide ai morosi. Si tratta di circa mille assegnatari che non hanno mai pagato il canone di locazione. Decorsi 30 giorni, attueremo gli sfratti”. Il Comune - tra canoni di locazioni e bollette per consumi e manutenzione - ha un debito che può pagare soltanto “se i cittadini pagano”.

L’assessore al Bilancio ha anche lanciato un appello ai cittadini: “Pagate le bollette, in attesa di controlli sulle disfunzioni che il Comune sta portando a termine. Altrimenti qui ci andiamo di mezzo tutti”.

 

IL PRIMO RAPPORTO
Così sono stati spesi i fondi del Governo

L'AQUILA - (g.c.) Tremila e cinquecento cantieri aperti, otto miliardi e mezzo di euro spesi, 43 mila persone tornate nelle loro case. Cinque anni dopo il devastante terremoto, sono questi – per il Governo – i numeri della ricostruzione dell’Aquila.

Sono contenuti in un rapporto che si intitola “Risorse stanziate, trasferite e disponibili per la ricostruzione in Abruzzo” redatto gli uffici del ministero della Coesione Territoriale (prima della soppressione del dicastero da parte del nuovo Governo). Si tratta di un dossier che documenta i fondi stanziati dallo Stato per la ricostruzione dell’Aquila.

“L’ammontare delle risorse pubbliche per l’emergenza e la ricostruzione post-sisma in Abruzzo finora stanziate è pari a quasi 12 miliardi di euro; tale importo comprende anche gli ultimi stanziamenti previsti nella recente legge di stabilità, pari a 600 milioni di euro”. si legge nel documento realizzato in base ai dati forniti dall’Ufficio Speciale della Ricostruzione (la struttura governativa che si sta occupando del post sisma all’Aquila). “I predetti stanziamenti, le risorse risultano tutte finalizzate (cioè con definizione del destinatario), mentre i trasferimenti totali di risorse ammontano ad oggi a quasi 8,5 miliardi di euro, per la massima parte già erogati alle ditte e ai beneficiari finali”.

“Nel corso dell’ultimo anno (da dicembre 2012), sono state trasferite ai soggetti attuatori degli interventi di ricostruzione risorse per un importo pari a circa 2,4 miliardi di euro”, continua il rapporto. “Nel corso del medesimo periodo di riferimento (dicembre 2012 – dicembre 2013) le risorse assegnate/stanziate, da destinare alla ricostruzione post sisma in Abruzzo per il periodo 2014 – 2019 ammontano per il momento a complessivi 2,6 miliardi di euro, di cui 947,2 milioni per il 2014, 892,2 milioni per il 2015, e 197,2 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019”.

Il rapporto entra poi nel dettaglio: “I sopra citati 2,6 miliardi comprendono: le risorse di cui alla Delibera CIPE 135/2012 (periodo 2014 – 2015), pari nel complesso a 845 milioni, che risultano interamente finalizzate o impegnate (è il caso dei fondi per la ricostruzione privata nel comune di L’Aquila) per interventi di ricostruzione pubblica e privata, per interventi di sviluppo, etc; le risorse stanziate con il D.L. 43/2013, pari nel complesso a quasi 1,2 miliardi, per il periodo 2014 – 2019, risultano finalizzate in via programmatica e assegnate in via definitiva al Comune di L’Aquila per il solo 2014; le risorse stanziate con la recente legge di stabilità per il periodo 2014-2015 (600 milioni)”.

“Nelle prossime settimane”, osserva il documento, “è prevista l’assegnazione dei 600 milioni previsti dalla legge di stabilità per la ricostruzione privata, la ricostruzione pubblica, le spese obbligatorie, e la quota di accantonamento del 5 % per lo sviluppo. Nell’ipotesi che per la ricostruzione privata restino quindi 500 milioni e seguendo il criterio di ripartizione fin qui applicato del 63% per il capoluogo, all’Aquila toccheranno circa 300 milioni. Entro giugno saranno attivati nuovi stanziamenti perché il flusso dei finanziamenti non sia né interrotto né ridotto”.

E poi passa all’analisi dello stato di attuazione delle opere pubbliche (L’Aquila e zone del cratere): “707 interventi finanziati di cui 375 conclusi (percentuale completamento delle opere 68,1%). Circa 2 miliardi di euro il costo degli interventi programmati e attuati a fronte di risorse disponibili pari a 2,6 miliardi”. Il dossier documenta anche lo stato di attuazione della ricostruzione degli immobili privati (L’Aquila): “39.101contributi di cui 24.267 con interventi di ricostruzione conclusi, per un totale di 3,7 miliardi di contributi concessi”. Poi il dato sui cantieri aperti: Comune dell’Aquila circa 3.000 mentre nei 56 Comuni del Cratere: circa 500”

“Al momento – conclude la relazione ministeriale - i cittadini rientrati nelle proprie abitazioni sono 43mila (pari al 66% della popolazione)”.


Il PROCESSO D’APPELLO
A ottobre gli scienziati di nuovo alla sbarra

L'AQUILA - (g.c.) Comincerà nei primi giorni di ottobre, a L'Aquila il processo di Appello ai 7 scienziati componenti, all’epoca, della commissione Grandi Rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio. In primo grado furono condannati a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni, con l’accusa di aver dato false rassicurazioni agli aquilani su uno sciame sismico in atto, dopo la riunione svoltasi all’Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma che causo’ 309 vittime.

L’obiettivo delle difese sarà quello di smantellare il “nesso causale” tra il comportamento della commissione e le azioni degli aquilani.

Condannati in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose: Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Universita’ di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Nelle indagini e nello stesso processo hanno avuto un ruolo decisivo anche le intercettazioni tra alcuni protagonisti dei soccorsi e dei piani successivi per la ricostruzione della città. Sono state allegate agli atti. Ve le riproponiamo; raccontano il retroscena della riunione.

Per la stessa vicenda è indagato in una inchiesta parallela anche Guido Bertolaso, l’allora capo della Protezione Civile


IL REPORTAGE
Il mio viaggio nella memoria
“Così ho trascorso l’ultimo weekend prima della catastrofe”
dal nostro inviato AMALIA MATTEUCCI

L'AQUILA - Qualche sera fa ho visto uno spettacolo al teatro in cui il protagonista si addormentava e al suo risveglio riviveva la sua vita andando indietro nel tempo. Una sorta di buco temporale che gli permetteva di correggere gli errori che aveva commesso e di indirizzare in modo diverso il destino. La sensazione che ho avuto, tornando a L'Aquila una settimana prima dell'anniversario del terremoto che il 6 aprile 2009 l'ha distrutta, é stata proprio quella. L'audio Le testimonianze in diretta dai luoghi del disastro


Ricordare cosa accadde quella notte è un esercizio che faccio spesso, anche più volte l'anno. Succede ogni volta che qualcuno mi chiede se c'ero, cos'è successo, cosa ho visto. Ripeto da allora le stesse cose, i dettagli mi passano davanti agli occhi come un film e ripeto la trama come un copione. Ma stavolta no. Stavolta il ricordo é andato un po' più indietro. Solo di una settimana, all'ultimo weekend ‘normale’ trascorso a casa. Ad aiutare la memoria una lunga passeggiata tra le macerie, nel cuore ferito de L'Aquila, per cercare di capire cosa è cambiato da allora, da quel giorno che ci ha cambiato tutti, noi aquilani.

Mi è sembrato facile partire da casa mia. Ho spostato il ricordo a quel sabato 28 marzo, il compleanno di mia madre, e ho ripercorso la giornata. La piazzetta sotto casa, dove parcheggiavo, ora è parzialmente occupata da un cantiere di lavoro. Lì, nel marzo 2009 era un miracolo trovare un posto libero. Data la vicinanza a Piazza Duomo e, quindi, al mercato, la mattina era un via vai di persone che tornavano con le buste della spesa. Il pomeriggio, invece era il territorio preferito dai ragazzini in cerca di un po' di spazio dove lasciare il motorino e correre sotto i portici per trascorrere il sabato con gli amici. Mi sembra di sentire ancora i motori scoppiettanti, le grida e le risate. Ora c'è solo il rumore della betoniera che, nel mio giardino, impasta la calce per il cantiere del palazzo di fronte al mio. Quello stesso giardino dove quel 28 marzo era fiorito il glicine, la mia pianta preferita, che ora non c'é più, travolta dalle pareti crollate della casa dei vicini. Ma, nonostante tutto, anche ora il mio giardino ha una sorpresa di primavera per me: tra le travi, il fango e le macerie, gialli e bellissimi, sono nati due orgogliosi narcisi. C'erano anche allora, ma prima mi sembravano scontati.

Ricaccio indietro il groppo alla gola e proseguo la passeggiata. Vado sotto i portici, come quell'ultimo sabato. Rivedo, fasciate nelle bende, le colonne che erano presidiate da gruppi di studenti in libera uscita nel weekend. Ogni zona una scuola, ogni pilastro un piccolo clan: sapevo sempre dove trovare chi cercavo, senza appuntamenti, senza sms. Ora quelle colonne, che hanno fatto da testimoni a incontri, confidenze, amicizie, sono sole e silenziose. Vado avanti nel mio tour del ricordo. L'ultimo aperitivo in centro era stato al bar dietro il palazzo del Comune. Provo ad arrivare per vedere com’é la situazione. Cinque anni fa avevamo dovuto aspettare un po' prima di entrare: il locale di moda e la calca del sabato sera avevano messo alla prova la pazienza dei miei amici, ma alla fine quella mezz'ora in piazza, sotto la luce aranciata dei lampioni, con lo scorcio di Piazza Palazzo e la statua di Sallustio, era stata così piacevole che ne era valsa la pena. Le transenne impediscono di arrivare al bar. Già, non c'è più il bar...é crollato quella notte e ora lo hanno riaperto in periferia, ma non ci sono mai andata. Per me resta lì dove lo ricordo.

Torno indietro. Inutile sfidare i militari che mi ricordano che sono in zona rossa e che non posso andare in giro senza autorizzazioni. Punto verso i giardini pubblici della Villa Comunale, ma faccio una deviazione per passare davanti al Palazzo del governo, vicino a casa di nonna. Anche lì non é cambiato molto negli ultimi 5 anni, ma è cambiato tutto da 5 anni più una settimana.Vado a dare uno sguardo al parchetto vicino alla Villa. Lì ci si può andare, proprio come prima, ma non é come prima. Quasi nessuno sulle panchine, poche persone alle bancarelle che hanno occupato il piazzale.

Qui i palazzi sistemati sono molti, ma non sono abitati. Sono scatole vuote nel silenzio. Infondo al viale si affaccia la basilica di Colle Maggio. Chiusa almeno fino al 2016. Hanno di nuovo interdetto l’ingresso per pericolo crolli. Eppure nel 2010 era possibile celebrare matrimoni, anche se sotto un tetto di plastica e gli archi della navata messi in sicurezza.. Ma la facciata è integra. È l’unica che si è salvata. Mi fermo un attimo per riportare indietro l’orologio. Che strano, quel 28 marzo era l’unica chiesa con l’impalcatura. Il restauro della facciata, l’ha salvata dalle crepe. Si è fatto tardi. Come quel sabato sera devo tornare a casa. Ma in un’altra città.

LA CITTA’ E I SOCIALNETWORK

Nel baule dei ricordi

"Sei aquilano se…", su Facebook si incontrano in 15mila
dal nostro inviato PIERA MATTEUCCI


L'AQUILA - Sarà perché nessuno dice più “Ci vediamo sotto i portici”, o forse perché per prendere un caffè nel bar della Villa Comunale c’è bisogno di fissare un appuntamento in anticipo. O più semplicemente sarà perché il cuore della città, quello che da sempre è stato il centro per gli aquilani, è fermo e silenzioso da cinque anni. Qualsiasi sia il motivo, il risultato è sorprendente: il gruppo Facebook ‘Sei aquilano se…’, nato alla fine di gennaio 2014, in meno di due mesi ha raccolto più di 15mila iscrizioni. Un successo che ha colto di sorpresa soprattutto le ideatrici della pagina, nata come ‘iniziativa spiritosa’ e diventata, a tempo record, il luogo (non solo virtuale) dove condividere i ricordi di una città che era e non è più, di una tradizione che non vuole scomparire e di una società che non ci sta a rimanere divisa e disgregata nelle periferie e nelle new town.

La piazza virtuale si popola. "All'inizio l'idea era quella di attivare un gruppo che fosse una sorta di baule di ricordi: costretta a casa da un periodo di malattia, ho pensato di ingannare il tempo raccogliendo sul web esperienze, pensieri e memorie, invitando le persone della mia generazione, quelle tra i 50 e 60 anni, che come me avevano perso nel terremoto la loro città. Ma la risposta della Rete è stata eccezionale: le richieste di adesione ci hanno sommerso, tanto che quasi non riuscivamo a smaltirle". Angela Schiavone, che insieme a Francesca Romana Cerqua gestisce il gruppo 'Sei aquilano se...', ancora stenta a credere a tanto successo. Facebook, che dopo il sisma del 2009, è diventato il luogo dove gli aquilani possono incontrarsi, ritrovarsi, tenersi in contatto, non potendolo fare più di persona, è diventato il 'corso virtuale'. “Abbiamo iniziato a postare antiche foto dei luoghi dell’infanzia, a ricordare i personaggi che caratterizzavano la città, a rivangare le vecchie abitudini che ci accomunavano – la spesa al mercato, il tramezzino a ricreazione al bar Eden, la pizza calda con la mortadella a Trippitelli quando nevicava -, a scrivere aneddoti e modi di dire, soprattutto in dialetto. Presto – racconta Schiamone – si sono creati sottogruppi: c’è quello che si scambia poesie, quello più impegnato sui temi che affliggono la popolazione e quello che, invece, usa il gruppo per scherzare e per allontanarsi un po’ dal dolore che lo ha segnato”. Sorprendentemente, sottolinea Angela, le persone che partecipano alle discussioni più leggere sono proprio quelle che nel terremoto hanno subito le perdite più gravi. “Come se – spiega – il gruppo di Facebook fosse un mezzo per alleviare la loro tristezza”.

Visite guidate e merende. Da scrigno di parole e immagini, ‘Sei aquilano se…’ si è trasformato presto in fucina di progetti ma, soprattutto, ha allargato il bacino di ‘amici’. “Ai ricordi più lontani nel tempo – dice l’ideatrice – si sono aggiunti quelli più recenti di ragazzi e adolescenti, che, purtroppo, il centro dell’Aquila lo hanno vissuto meno di tutti”. Per dare ai giovani la possibilità di conoscere quello che era la loro città e per rinfrescare la memoria degli altri, le curatrici del gruppo hanno dato appuntamento a tutti in piazza Duomo, organizzando una serie di ‘visite guidate’ tra i vicoli feriti. “L’Aquila è divisa in quattro quarti – spiega Schiamone -: abbiamo pensato di mantenere la divisione e, con tre guide, siamo andati alla ‘ri-scoperta’ del nostro passato”. Il tam-tam, naturalmente, è scattato in Rete e, per tre domeniche, centinaia di persone si sono trovate nella piazza principale e da lì sono partite per una passeggiata in compagnia. “Nonostante il tempo, che finora non ci ha aiutato, hanno partecipato in tanti. Persone che si conoscono da tempo, ma che in questi cinque anni si sono perse di vista, vicini di casa di una volta, che prima si incontravano tutti i giorni e che ora si ritrovano solo al centro commerciale, ma anche persone che ora vivono in altre città e che hanno colto l’occasione per respirare di nuovo aria di casa”. E, per rendere ancora più gioiosi gli appuntamenti, alcuni membri del gruppo hanno pensato di chiudere ogni visita guidata con aperitivi (che data la quantità di cibo offerto da ognuno, sarebbe meglio definire pranzi) e merende in piazza Duomo.

Amicizie, amori e… “Chi non si conosceva prima, fa nuove amicizie ora. Per esempio, ho scoperto che la signora dell’edicola che si trova dove abito adesso, in periferia, ha aderito al gruppo. Ci siamo conosciute su Facebook, poi ci siamo riconosciute per strada. È nato anche un grande amore, così come ci sono discussioni e qualche litigio, proprio come succede tra amici”, dice ancora Angela, che già sta pensando ai prossimi progetti. Il primo è una ‘mappatura’ delle attività delle persone del gruppo: “I negozi non sono più dove erano, ma alcuni sono stati riaperti: questa mappa ci aiuterà a ritrovarci”. Ma non finisce qui: “Dato che abbiamo notato che i post che piacciono di più sono quelli in cui ci diamo da fare per radunarci, stiamo pensando di dare una mano anche ai più anziani che, magari, non riescono a raggiungerci in centro. Presto organizzeremo feste all’aperto nelle aree delle new town”. Un’iniziativa che non guarda avanti e che non vuole restare solo in Rete: “Presto – promette Angela – pubblicheremo una raccolta con i contributi migliori della nostra pagina Facebook”.

La vita dei bimbi dell’Aquila mai stati in una scuola vera

  • Mercoledì, 26 Marzo 2014 14:46 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
26 03 2014

Un’intera generazione di bambini va regolarmente in auto, al ristorante, in villeggiatura ma non è mai stata in una scuola in muratura, una di quelle con le pareti spesse, il portone, il tetto rivestito di tegole.

Sono i bambini dell’Aquila che da cinque anni al suono della campanella entrano in scatole di lamiera per restarci otto ore, a volte anche di più.

Sia chiaro, c’è lamiera e lamiera, e questa dei prefabbricati arrivati dopo il terremoto del 6 aprile è di prim’ordine. Ma dopo cinque anni anche la più solida e pregiata delle lamiere assomiglia più alla latta che all’acciaio e i problemi si sommano ai problemi, dai pavimenti tenuti con lo scotch ai soffitti che fanno acqua, le fogne che non funzionano, le finestre che non si possono aprire, i riscaldamenti che hanno provocato un’impennata di allergie e malattie respiratorie.

In Emilia Romagna dopo pochi mesi dal sisma sono state ricostruite 58 scuole. A L’Aquila e dintorni dopo qualche mese sono arrivati 31 Musp, sigla che in questa città di acronimi che è diventata il capoluogo abruzzese, sta per Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio, volgarmente definiti containers. Per costruirli sono stati spesi 32 milioni di euro distribuiti a 52 imprese appaltatrici, e 154 ditte subappaltatrici. Cifre importanti che hanno permesso a oltre 6 mila bambini e bambine, ragazzi e ragazze di ricominciare ad andare a scuola. Ma cinque anni dopo a L’Aquila e dintorni ci sono gli stessi 31 Musp frequentati da oltre 6 mila studenti. Qualcosa non torna. Anche perché nel frattempo le scuole private sono state ricostruite. «Forse c’è un equivoco, si chiamano Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio, la “p” non vuol dire permanente», ironizza Silvia Frezza, insegnante da cinque anni con i suoi alunni delle primarie in un Musp a Sassa, una frazione dell’Aquila.

Terrorizzati all'idea di questa latta provvisoria che lentamente si trasforma in permanente, gli aquilani quest’inverno hanno iniziato a far sentire la loro voce. Nei giorni scorsi Stefania Pezzopane - da un anno al Senato per il Pd ma durante il sisma presidente della Provincia dell’Aquila - ha scritto a Matteo Renzi per chiedergli di occuparsi anche delle scuole devastate dal terremoto, perché se l’edilizia scolastica italiana è uno scandalo le scuole del capoluogo abruzzese sono un buco nero non più sostenibile. Ieri il sindaco della città, Massimo Cialente, era a Palazzo Chigi per incontrare il sottosegretario Graziano Del Rio e il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini. Hanno ottenuto la promessa di una delibera del Cipe che assegnerà altri 180 milioni di euro e la possibilità che le risorse destinate alla ricostruzione dei Comuni terremotati possano essere escluse dal Patto di stabilità. Sono fondi da destinare alla ricostruzione in generale non solo alle scuole, ma è comunque qualcosa. Ed è probabile che Renzi sia a L’Aquila per l’anniversario del 6 aprile.

Qualcosa inizia a muoversi dopo anni di immobilismo? «Non sono d’accordo che non si sia fatto nulla - si difende Cialente -. Le scuole che potevano essere riparate le abbiamo riparate, ora stiamo avviando il recupero delle prime scuole che attendevano l’inizio dei lavori di ricostruzione e abbiamo un grande progetto, creeremo il primo campus per gli studenti medi. E comunque, nel frattempo, le scuole stanno funzionando».

Ma a L’Aquila non vogliono più sentir nominare la parola progetto. Di rinvio in rinvio, di promessa in promessa, chi era bambino durante il terremoto è diventato adolescente e chi aveva delle speranze ha fatto presto a vederle trasformarsi in delusioni. Perché è vero che gli studenti entrano ogni giorno in classe, trovano gli insegnanti, e fanno lezione come se tutto fosse normale ma di normale c’è poco in un Musp dove per quattro anni nessuno sa che agli aeratori vanno cambiati i filtri. «Poi c’è stato un allarme per le malattie respiratorie - racconta Silvia Frezza - e ora i filtri vengono cambiati ogni sei mesi». Né è normale che si debba studiare in luoghi dove i pavimenti sono coperti di scotch da imballaggio perché i moduli si stanno separando, e si deve usare il nastro adesivo per tenere insieme le connessioni e per evitare che i bambini si taglino con i pezzi staccati. Oppure che le finestre studiate per dei containers non garantiscano la sicurezza dei ragazzi e quindi debbano restare chiuse per l’intera giornata. «La ricostruzione delle scuole non è una priorità delle agende politiche dei responsabili di questa città, noi pensiamo invece che l’Aquila del futuro debba ripartire da qui», spiega Sara Vegni di ActionAid Abruzzo che nelle scuole sta portando laboratori, eventi e soprattutto che sulla ricostruzione sta facendo una forte pressione in città.

«Siamo in ritardo, è vero - ammette Cialente - ma è colpa della disastrosa gestione di Chiodi che quando era commissario ha escluso le scuole dell’Aquila dai 226 milioni di euro stanziati dal Cipe nel 2009, dandoli a tutto l’Abruzzo e non solo alle aree sismiche, anche per interventi su edifici che non erano scuole. In ogni caso ora stiamo recuperando: credo che fra tre anni avremo finito tutti i lavori».

Forti scosse di terremoto tra Campania e Molise

Corriere della Sera
20 01 2014

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.2 alle 8,12 di lunedì mattina si è verificata sui Monti del Matese, tra il Molise e la Campania.

Il sisma è stato nettamente avvertito a Campobasso e in molti altri centri della provincia. Anche a Caserta, benevento e Napoli il terremoto si è sentito distintamente. Numerose le persone che sono scese per strada. Al momento non si segnalano danni. Solo poco più di due settimane fa, lo scorso 29 dicembre, si è registrata un’altra forte scossa di magnitudo 5.0 nella stessa area.

L’EPICENTRO E LE ALTRE SCOSSE- Le località prossime all’epicentro sono i comuni di Castello del Matese, Piedimonte Matese e San Potito Sannitico, nel casertano, e di Cusano Mutri (BN). Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico è stato registrato a una profondità di 11 chilometri.

All’evento hanno fatto seguito una replica di magnitudo 2.6, registrata alle 08,21 e un’altra, più forte, alle 8,55 di magnitudo 3,7.

Sono in corso le verifiche da parte della Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile rispetto a eventuali danni a persone o cose. L’area tra le province di Caserta e Benevento dove si è verificato il terremoto di questa mattina è notoriamente sismica.


1963-2013. Il racconto del Vajont

  • Lunedì, 23 Settembre 2013 07:29 ,
  • Pubblicato in La Storia
Marco Paolini e Paolo Rumiz, La Repubblica
22 settembre 2013

La diga del Vajont, rimasta in piedi, sembrava assolvere, nello spirito di quel tempo, il lavoro degli uomini, lasciando ogni responsabilità alla natura. Non è stato facile cambiare questo pregiudizio. Poi, quel punto di vista, confermato da prove, documenti e testimonianze, è diventato un'istruttoria processuale. ...
Razzismo Brutta Storia
20 05 2013

Esattamente un anno fa, il 20 maggio 2012, una scossa di magnitudo 5.9 scala Richter ha sconvolto l’Emilia.

Il terremoto ha fatto crollare i muri delle case e ha costretto gli abitanti delle zone colpite alla convivenza nelle tendopoli. In questa situazione l’Italia si è riscoperta un paese plurale. La stampa ne ha parlato molto e lo ha chiamato “il primo terremoto multietnico”.

Proprio oggi esce un libro dal titolo Nella mia tendopoli nessuno è straniero scritto dalla giovane redazione di Occhio ai Media che ha analizzato gli articoli che sono usciti in quel periodo per capire con che parole e in quali modi è stata presentata la pluralità. Poi ha intervistato chi ha vissuto quella situazione e ha confrontato le versioni. Il libro fa emergere un contrasto: la realtà vissuta non sempre è uguale a quella riportata nei media. Un libro che racconta la nostra Italia multietnica e un tentativo consapevole, da parte delle nuove generazioni che la vivono, di denunciare un disagio.

Il giornalista del The Independent Peter Popham ha scritto:
    Gli immigrati subiscono in prima linea i pregiudizi della popolazione d’accoglienza. In questo libro si racconta come la convivenza forzata, subita dalle persone che hanno perso le loro case nel terremoto del 2012, abbia svelato atteggiamenti xenofobi e ristrettezze di vedute normalmente celate dietro muri di cemento – ma quando le persone si incontrano possono fiorire anche generosità e umanità. Leggete questo libro e arrossite, urlate, piangete, ridete – e sperate. Sperate nel cambiamento.

Occhio ai Media è una redazione di giovanissimi ragazzi di origini diverse che monitorano la stampa locale e nazionale, se trovano articoli di tono razzista o discriminatorio, li segnalano sul sito www.occhioaimedia.org, ne discutono, si confrontano e poi vanno a chiedere spiegazione direttamente ai giornalisti o ai direttori di testata.

Così scrivono nella lettera al lettore che apre il libro:
    Caro lettore, le pagine che stai per leggere sono il frutto di una riflessione durata un anno, iniziata il 20 maggio 2012, il terribile giorno in cui le nostre vite sono state sconvolte dal terremoto, e continuata durante i mesi trascorsi fuori casa, nelle tendopoli e ancora quando, tornati alla normalità, abbiamo ricominciato il nostro lavoro di monitoraggio degli articoli razzisti nella stampa.

    Questo libro per noi è importante perché:
        vogliamo dimostrare che la realtà a volte è diversa da quella presentata dai media
        vogliamo dire che il terremoto poteva essere un’occasione per imparare a convivere
        vogliamo spiegare quanto sia brutto sentirsi un estraneo in un posto che tu chiami casa
        vogliamo mostrare che il terremoto ha fatto crollare i muri delle case ma non quelli delle persone
        vogliamo invitarti a guardare il mondo con nuovi occhi.

Nella mia tendopoli nessuno è straniero verrà presentato sabato 25 maggio alle 17.30 alla libreria la Feltrinelli di Ferrara (via G. Garibaldi, 30) vi aspettiamo con Lorella Zanardo, Guido Barbujani e tutti i ragazzi della redazione!

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