Pace e democrazia in Turchia e Siria

31 ottobre, Roma per il KurdistanSabato 31 ottobre, ore 15
Piazza Esquilino
Roma

Appello alla mobilitazione per la pace e la democrazia in Siria e Turchia. Un anno dopo la mobilitazione globale per Kobane, un giorno prima delle elezioni in Turchia.

Rischiatutto Turchia

  • Venerdì, 30 Ottobre 2015 10:13 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
Elezioni TurchiaRoberta Zunini, L'Espresso
30 ottobre 2015

Se vince Erdogan diventa Sultano. Se perde, governo di coalizione. Comunque vada, scenari inquietanti. Compreso quello della guerra civile. ...

Quando il "sultano" era buono e anti-regime

  • Giovedì, 29 Ottobre 2015 12:09 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
29 10 2015

Ci sono due Erdogan. Quello che abbiamo visto fino al 2011 e quello dal 2011 ad oggi" dice Baris, 30enne curdo che lavora in un hotel a Sultanahmet. Per moltilo spartiacque nella politica di Recep Tayyp Erdogan si identifica, piuttosto, con la repressione delle proteste di Gezi Park del 2013.
Anche Ahmet è curdo. Ha i capelli neri e lo sguardo vivace. Ammette di aver votato Erdogan in passato ma oggi sostiene l'Hdp, il partito filo-curdo. Sialui che Baris sono di sinistra. ...

Marco Barbonaglia

Turchia, la polizia occupa due tv di opposizione in diretta

  • Mercoledì, 28 Ottobre 2015 11:51 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
28 10 2015

Nuovo attacco alla libertà di espressione e ai media in Turchia. A quattro giorni dalle elezioni, la polizia ha preso il controllo - in diretta televisiva - della regia di due emittenti vicine all'opposizione, Bugun tv e Kanalturk, di proprietà del gruppo Koza-Ipek. Gli agenti hanno disperso con i lacrimogeni e gli idranti giornalisti e dipendenti che cercavano di difendere l'ingresso della sede che ospita le due televisioni. Poi hanno occupato la redazione e la sala regia, malgrado il tentativo di resistenza da parte del direttore di Bugun Tv, Tarik Toros. La polizia ha fermato nove persone e una volta dentro l'edificio, ha staccato i cavi per interrompere le trasmissioni tv. A quel punto sono stati insediati i nuovi 'amministratori' delle due emittenti, nominati dalla magistratura.

Già la scorsa settimana era stato annunciato lo stop alle trasmissioni di 7 canali di opposizione dall'operatore satellitare di Stato, Turksat. Il gruppo Koza-Ipek - che controlla anche i quotidiani Bugun e Millet e il canale Kanalturk fortemente critici verso Erdogan - è stato messo sotto 'tutela' dalla magistratura perché accusato di "finanziare, reclutare e fare propaganda" per conto dell'imam-finanziere Fethullah Gulen, ex amico di Erdogan diventato il suo nemico numero 1 e accusato di guidare dagli Stati Uniti, dove è espatriato, una rete di ong e mezzi di comunicazione definita dalle autorità di Ankara una "organizzazione terroristica". Il presidente turco lo accusa di aver creato uno “stato parallelo” con l'intenzione di rovesciarlo attraverso false rivelazioni su presunte tangenti intascate da vari ministri poi costretti alle dimissioni nel dicembre 2013.

Per le opposizioni si tratta però di una decisione tutta politica per mettere il bavaglio ai media critici in vista delle elezioni di domenica. Tra i tanti giornalisti giunti nella sede del gruppo in segno di solidarietà c'era anche Can Dundar, direttore del quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet, per cui Erdogan invocò addirittura l'ergastolo prima del voto del 7 giugno scorso per alcuni scoop su una sospetta collaborazione e fornitura di armi dei servizi segreti turchi con l'Isis. "Questa è una censura dei media per cercare di influenzare le elezioni" anticipate di domenica prossima in cui il partito spera di riconquistare la maggioranza assoluta, ha accusato in diretta il direttore di Bugun tv.

Negli ultimi 25 giorni il 90% delle trasmissioni dal vivo della tv di Stato Trt sono state dedicate al presidente o al suo partito Akp (59 ore su 66), lasciando le briciole all'opposizione e appena 18 minuti al partito filo-curdo Hdp, che anche domenica prossima sarà l'ago della bilancia. Superando ancora per la seconda volta la soglia record di sbarramento al 10% dopo lo storico successo di giugno, quasi certamente impedirebbe all'Akp di recuperare la maggioranza parlamentare che Erdogan vuole a tutti i costi. Non solo. Impedirebbe a Erdogan di trasformare la Repubblica parlamentare in una presidenziale, vero obiettivo del presidente in carica.

Ma Recep Tayyip Erdogan non si ferma. I tentativi di reprimere la libertà di espressione si susseguono insistentemente. La giustizia turca ha aperto un fascicolo a carico di due ragazzi di 12 e 13 anni, accusati di "insulto" al presidente. Avevano "strappato un poster" con la sua immagine, riferisce il quotidiano Hürriyet. Ora rischiano da quattordici mesi a quattro anni e otto mesi di carcere. Erano stati sorpresi il primo maggio mentre strappavano un poster con la foto del capo di Stato per strada, a Diyarbakir, città del sud-est a maggioranza curda nel paese. "Strappavamo i manifesti per vendere la carta. Non prestavamo attenzione a chi c'era nella foto. Non sapevamo neanche chi era", si è difeso davanti al magistrato il più giovane dei due. La prima udienza è stata fissata per l'8 dicembre.

I due ragazzi sono perseguiti ai sensi dell'articolo 299 del codice penale turco che punisce chiunque "mina l'immagine" del capo dello Stato che prevede una pena massima di quattro anni di reclusione. Lo scorso dicembre, un minore di 17 anni è stato arrestato nella sua classe con la stessa accusa e condannato a 11 mesi.

130mila siriani in fuga per i raid russi

  • Martedì, 27 Ottobre 2015 11:19 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
27 10 2015

Siria. Secondo 47 ong siriane e internazionali, l'ondata di nuovi profughi è partita da "città sicure e stabili" come Aleppo, Idlib e Hama. Ma sono le città dove a dettare legge è al-Nusra

Dal 2011 ad oggi dalla Siria sono fug­giti 4 milioni di civili. Altri 7 milioni sono sfol­lati interni. Si scappa dalla guerra, dal colera che ormai si sta dif­fon­dendo come nel vicino Iraq, dalla fame, dalle bru­ta­lità dell’Isis.

Mol­tis­simi sono fug­giti per i raid Usa. Oggi si fug­gi­rebbe invece per quelli russi, dice il Forum di Ong inter­na­zio­nali e siriane, basato in Tur­chia. In un comu­ni­cato pub­bli­cato dall’Ansa, le 47 orga­niz­za­zioni che ne fanno parte sti­mano le con­se­guenze dell’intervento di Mosca: 130mila civili sareb­bero fug­giti da Aleppo, Idlib, Hama per­ché «i bom­bar­da­menti russi e gover­na­tivi siriani pren­dono di mira aree dove c’è un’alta con­cen­tra­zione di civili, scuole, ospe­dali e mer­cati». Molte ong hanno dovuto sospen­dere le atti­vità, aggiunge il Forum.

«I com­bat­ti­menti sul ter­reno – con­clu­dono le 47 ong – hanno cau­sato nuovi rischi per i civili, per­ché desta­bi­liz­zano zone che erano state rela­ti­va­mente sta­bili e sicure. Una nuova realtà che ha costretto almeno 129mila civili a fug­gire da Aleppo, Idlib e Hama». Città sta­bili e sicure? La ter­mi­no­lo­gia usata dal Forum è per lo meno fuor­viante, un errore grave: Aleppo, seconda città siriana, è da tre anni divisa tra eser­cito gover­na­tivo, oppo­si­zioni mode­rate e Fronte al-Nusra. Gli stessi qae­di­sti con­trol­lano inte­ra­mente Idlib, men­tre da Hama, dopo anni di disputa mili­tare, sono stati allon­ta­nati dal governo.

La Siria sof­fre le con­se­guenze di 4 anni di guerra glo­bale, di cui i raid russi non sono che l’ultima faccia.

Chiara Cruciati

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