×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Le donne turche hanno scelto il modo più ironico, ma anche più carico di significato per rispondere al vicepremier Bulent Arino, che due giorni fa aveva caldamente consigliato alle signore della Mezzaluna di non ridere in pubblico, perché si trattava di un atteggiamento poco consono a una sposa musulmana devota. ...

Corriere della Sera
02 05 2014

Immagini agghiaccianti che arrivano via YouTube e via Twitter. E che mostrano due uomini crocifissi in piazza a Raqqa, in Siria.

Così le fotografie dei due corpi legati a una croce e lasciati lì davanti a tutti rimbalzano di account e in account. «Abbiamo giustiziato sette spie che tentavano di far scoppiare delle autobombe», è il messaggio che le accompagna. Dietro questa atrocità ci sarebbero i qaedisti di Isis, Stato islamico dell’Iraq e del Levante, gruppo jihadista che da mesi combatte in Siria per la costruzione di uno Stato qaedista del Levante e che in lotta con altre fazioni vicine ad Al Qaeda.

Guarda il web reportage Al Qaeda in Siria

«Lol abbiamo un nuovo falso Gesù»

Nella prima fotografia (pubblicata su Thedailybeast) si vede il corpo di un giovane, bendato, e legato a un palo e a un asse di legno che formano una croce. Nella seconda, un uomo più grande sempre con gli occhi bendati da un fazzoletto insanguinato mentre un bambino lo guarda. Nella terza (diffusa da FoxNews) alla seconda vittima è stato appeso un cartello al collo.

Non è chiaro se questi due uomini siano membri di gruppi rivali di Isis (come Al-Nusra, altra formazione jihadista) e se appartengano a fazioni pro Assad. È plausibile pensare che siano stati uccisi altrove e i corpi poi esposti in pubblico in segno di minaccia, una pratica spesso usata dai gruppi qaedisti. Le foto sono state diffuse e ritwittate dagli account dei jihadisti molto attivi sui social network.

«LoL, abbiamo un nuovo falso Gesù», scrive un combattente. «Le spie come loro si sono pisciate addosso dalla paura quando li abbiamo legati alla croce», cinguetta qualcun altro. Difficile verificare anche i dettagli della foto, le immagini sono molto strette. Ma, come riporta Foxnews, un ribelle (e dunque membro del Free Syrian Army) spiega di aver assistito all’esecuzione. Ciò che è certo è che Isis da tempo combatte nella zona di Raqqa, città strategica in quanto si trova nel centro della Siria. E che mentre sale la tensione in vista delle elezioni del 3 giugno, sono morte più di 150 mila persone dall’inizio del conflitto nel marzo del 2011.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Papa che durante la Messa presieduta a Santa Marta, ha detto: «Ho pianto quando ho visto sui media» la notizia di «cristiani crocifissi in un certo Paese non cristiano. Anche oggi c’è questa gente che, in nome di Dio, uccide, perseguita».

Scontri tra jihadisti ed elezioni

Nel frattempo il leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha ordinato al fronte al-Nusra, gruppo affiliato operativo in Siria, di «cessare immediatamente i combattimenti» con i gruppi jihadisti rivali. L’imposizione è contenuta in un messaggio audio pubblicato stamane online ed è rivolta al capo di al-Nusra, Abu Mohammed al-Jolani. Gli scontri tra i gruppi ribelli in Siria, in particolare tra Isis e Al Nusra, hanno fatto migliaia di morti da gennaio. Il leader di Al Qaeda ha esortato Al-Nusra a impegnarsi a «combattere i nemici dell’Islam, in particolare baathisti, sciiti e i loro alleati».

Il Baath è il partito del presidente Assad, che può contare sul sostegno dei combattenti di Hezbollah, il movimento sciita libanese considerato eretico da al-Qaeda. Zawahiri aveva già preso posizione rispetto agli scontri tra al-Nusra e l’Isil, intimando al capo di quest’ultimo, Abu Bakr al-Baghdadi, di restringere le attività del gruppo alla sua zona d’origine in Iraq. Un’indicazione ribadita nel messaggio di stamane, in cui Zawahiri lo esorta a impegnarsi a «colpire l’Iraq, che richiede da te il doppio degli sforzi».

Inoltre sempre nella zona di Raqqa sono morti in 18 morti, fra cui 11 bambini. Gli attacchi sono avvenuti precisamente a Jabreen e Humayri, che sono sotto il controllo del governo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce di 15 morti. I bilanci divergenti sono frequenti dopo attentati di grandi proporzioni. Al momento non c’è nessuna rivendicazione ma nelle ultime settimane i ribelli del Fronte Nusra, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato diversi attacchi bomba. I villaggi si trovano a 19 chilometri di distanza l’uno dall’altro, circa 20 minuti, e non è chiaro se si sia trattato di attacchi coordinati.

Marta Serafini

 

Il comportamento responsabile degli adulti su Internet

  • Martedì, 15 Aprile 2014 08:26 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
15 04 2014

Elenco parzialissimo di tweet e status di persone adulte con ruolo pubblico:

“peccato che non sono te,mi sarei suicidato per avere un fesso in meno in giro, saluti, bloccato, smetti con la droga,fa male” (senatore, 58 anni)

“sei un uomo di merda. Il tuo “black humor” mettitelo nel culo”. (critico d’arte, 62 anni)

“Ma mai nessuno che se la stupri?” (consigliera di quartiere, intorno ai cinquanta)

“Anche se noi del blog di Grillo fossimo tutti potenziali stupratori tu non corri nessun rischio” (comunicatore, fra i trenta e i quaranta)

“”Tu invece cosa pensi di combinare nella vita, capra?” (comico, 67 anni)

“Terremoto nel Nord Italia… Ci scusiamo per i disagi, ma la Padania si sta staccando. (La prossima volta faremo piu’ piano)”. (segretario politico cittadino, fra i trenta e i quaranta)

“Prima andavo a putt…e poi magari lo prenderò anche in …Ma VERGOGNATEVI” (calciatore, 23 anni)

“I giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa” (presidente Fiat, 38 anni e, sì, è un insulto anche questo)

Ora, la prossima volta che parlate di cyberbullismo fra adolescenti e minacciate leggi speciali, mandateli a memoria. Grazie.

Il Corriere della Sera
26 03 2014

Una corte amministrativa di Ankara ha ordinato la sospensione del blocco di Twitter deciso venerdì scorso dal governo del premier Recep Tayyip Erdogan. La notizia è stata diffusa dall’«Hurriyet» online, il più importante quotidiano turco.

Il social network era stato bloccato cinque giorni fa dall’esecutivo: una misura che aveva scatenato proteste in tutto il Paese. Avvocati e partiti d’opposizione avevano chiesto di togliere il bando perché «illegale anticostituzionale». Non è chiaro quando le autorità delle telecomunicazioni che avevano «spento» il social, lo riaccenderanno.Una corte amministrativa di Ankara ha ordinato la sospensione del blocco di Twitter deciso venerdì scorso dal governo del premier Recep Tayyip Erdogan. La notizia è stata diffusa dall'«Hurriyet» online, il più importante quotidiano turco.

Atlas Web
25 03 2014

La decisione dell’Autorità delle Telecomunicazioni turca di bloccare Twitter nel paese, adottata giovedì scorso, non solo non sta funzionando, ma si sta mostrando controproducente. Grazie alla presenza di sistemi per aggirare la censura sulla popolare rete sociale, l’uso di Twitter in Turchia è aumentato del 33 per cento in pochissime ore.Turkey Protest

Sono cifre fornite dall’agenzia per la supervisione delle reti sociali Somera – che monitora le statistiche su Twitter e altre piattaforme -, secondo cui i tweet tra le 23 pm di giovedì (ora approssimativa in cui è stato attivato il blocco) e le 12 am di venerdì sono stati più di 6 milioni, contro i 4,5 milioni nello stesso intervallo di tempo del giorno precedente. Il numero di utenti è aumentato del 17 per cento, passando da 1,49 milioni a 1,75 milioni nella stessa fascia di tempo in appena 24 ore, secondo il locale Hürriyet Daily News.

Il blocco, riportano alcuni media locali, è da considerarsi un fallimento del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che giovedì mattina aveva promesso di “sradicare Twitter” durante un comizio elettorale. Non solo per l’inefficacia della misura, ma anche perché tra quelli che hanno deciso di violarla figurano il presidente Abdullah Gül (la cui rottura con il premier è sempre più netta nell’ultimo anno) e altri “fedelissimi” di Erdogan, come il vice primo ministro Bülent Arinç e il sindaco di Ankara, Melih Gökçek.

Il blocco ha scatenato un’ondata di critiche nazionali e internazionali. ”Siamo vicini ai nostri utenti in Turchia che vedono in Twitter una piattaforma di comunicazione vitale. Speriamo di avere presto un accesso completo”, recita un tweet della dirigenza del social network.

Tuttavia, le autorità sembrano non volere fare alcun passo indietro. Anzi, hanno limitato l’accesso al Dns pubblico di Google, che molti utenti stavano usando per aggirare il blocco a Twitter.

facebook