Il Corriere della Sera
05 06 2013

“Takism è ovunque, ognuno di noi è un albero di Gezi Park”, i ragazzi di Smirne che in questi giorni avevano manifestato il loro appoggio alla rivolta contro la distruzione della piazza simbolo della Turchia sono rimasti di stucco quando ieri notte hanno visto arrivare la polizia per arrestarli.

L’accusa è “incitamento agli scontri e diffusione di propaganda” sui social media. Gli agenti ora cercano altre 14 persone. E’ la prima volta da quando i manifestanti occupano le strade contro l’autoritarismo del governo che qualcuno viene arrestato per quello che ha twittato. Sicuramente non è un buon segnale per la delegazione che stamattina, mercoledì 5 giugno, ad Ankara incontrerà il vice premier Bulent Arinç per avviare un negoziato. D’altra parte il premier Erdogan due giorni fa si era scagliato contro il social network bollandolo come “un pericolo per la società perché veicola solo bugie”. La deduzione è che qualcuno più realista del re sia passato dalle parole ai fatti.

A denunciare la detenzione illegale dei giovani è stato Ali Engin, a capo del partito di oppposizione (Chp) nella provincia. Il politico si è recato nel carcere, ha parlato con le autorità e ha chiesto l’immediato rilascio dei manifestanti virtuali. “Questa gente – ha detto – sta appoggiando un movimento che chiede un Paese libero e giusto, se questo è un crimine allora siamo tutti criminali”.

L’avvocato del Chp locale, Sevda Erkan Kılıç, ha detto di aver studiato i tweet e di non aver trovato nulla di illegale. ”Le loro dichiarazioni sono uguali a quelle di tanti altri – ha spiegato -, devono spiegarci di cosa sono accusati”.

La Repubblica
30 05 2013

TROPPI contenuti misogini mascherati da vignette e battute da bar. Tante bacheche e gruppi con immagini e testi eloquenti con donne picchiate e brutalizzate, condite da ironie rozze. E Facebook decide di rivedere, secondo alcuni dopo troppo tempo, le linee guida sulla pubblicazione di contenuti (qui il comunicato ufficiale, in inglese). Facebook ha rimosso i messaggi incriminati, anche se diversi contenuti risultavano in un primo momento come "non offensivi", rimanendo online. E quindi dubbi e proteste non si sono interrotte.

L'intervento sui termini di servizio arriva sicuramente perché le proteste, dirette e indirette (su Twitter c'è l'hashtag #fbrape) si erano fatte pressanti. Attivisti dei gruppi inglesi Everyday Sexism Project e l'americano WAM! hanno denunciato quanto i contenuti palesemente misogini di alcune pagine del social con migliaia di mail e decine di migliaia di tweet. Ma anche perché oltre agli utenti indignati, a premere sul social network ci sono gli investitori, quei big spender di cui Fb non puà fare a meno, come Nissan e Unilever. Che hanno deciso di sospendere le loro inserzioni pubblicitarie su Facebook dopo che le loro campagne sono apparse vicino a post offensivi, soprattutto contro le donne. Un risultato dovuto all'algoritmo che fa comparire gli annunci a seconda delle preferenze dell'utente. Ma di certo le aziende non vogliono comparire in pagine come "Violentare per divertimento" e "Mi piaceva per il suo cervello", che contiene agghiaccianti foto di donne con la testa rotta.

Al di là del marketing, c'è una questione annosa che coinvolge il social network su questi temi. Da Fb hanno lungamente risposto: "Se non vi buttano fuori da un bar per una battuta pesante, allora non verrete neanche espulsi da Facebook". Ma evidentemente si è andati troppo oltre. E da Palo Alto hanno ammesso, in un comunicato ufficiale, di aver sottovalutato l'insidia del cosiddetto "hate speech", ovvero "odio mediatico", che nell'avversione alle donne trova uno degli esempi più diffusi e deprecabili. Cambieranno le regole per chi pubblica contenuti, ci sarà maggior controllo e i titolari dei contenuti saranno denunciabili, probabilmente direttamente dal social network.

Un giro di vite necessario, dal punto di vista dell'opportunità sociale, ma anche economico. Come rivela il Financial Times per Facebook è un momento fondamentale e deve riuscire a controllare i contenuti che vengono pubblicati per evitare che finiscano vicino a inserzionisti con una reputazione da difendere. Nei primi tre mesi del 2013 il gruppo californiano ha generato ricavi di 1,46 miliardi di dollari, con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno soprattutto grazie all'implementazione di nuovi strumenti che permettono agli inserzionisti di indirizzare le loro pubblicità ai singoli utenti.

La Stampa
20 02 2013

Ci sono le guerre e ci sono i cosiddetti “danni collaterali”, l’eufemismo che nell’era dei conflitti tecnologici e teoricamente meno cruenti del passato indica le vittime civili, quelle che armi sofisticate o meno soccombono lo stesso. Tra i “danni collaterali” che si allungano ben oltre il termine delle ostilità c’è la violenza sessuale sulle donne (ma anche sugli uomini e sui bambini), lo strumento più primitivo e più diffuso per distruggere, degradare e segnare il nemico, il gruppo etnico opposto, l’avversario politico. Anche quando si torna sia pur parzialmente alla normalità infatti, l’effetto della violenza sessuale continua a farsi sentire, accentuando le divisioni settarie e minando la ricostruzione dell’equilibrio sociale.

Le cifre da capogiro stimate dalle agenzie umanitarie internazionali sono inversamente proporzionali al numero dei colpevoli: in Bosnia solo poche decine di persone sono state al momento condannate per i circa 50 mila reati sessuali accertati durante il conflitto, in Ruanda il numero degli stupri raggiunge quota 400 mila e nella Siria lacerata dalla guerra civile le vittime di violenza sessuale sono grossomodo pari ai morti (al momento almeno 70 mila).

Impedire il reiterarsi dello stupro seriale sul modello della Bosnia, del Ruanda, della Siria, è impossibile: perseguitare la cultura dell’impunità no. In occasione del G8 del 2013 la Gran Bretagna, che ne avrà la presidenza, è intenzionata a sollevare il velo del silenzio producendo un appello ufficiale da sottoporre ai ministri degli esteri riuniti a Londra il 10 e 11 aprile prossimo.

I lavori per scrivere il j’accuse della comunità internazionale si tengono all’Ambasciata britannica a Roma la mattina (dalle ore 10) del 20 febbraio, dove l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il dipartimento Pari Opportunità di Roma Capitale, l’associazione Se Non Ora Quando, gli Avvocati Senza Frontiere, accademici e rappresentanti di varie Ong s’incontrano per stendere il documento da indirizzare a Londra.
L’evento sarà seguito su Twitter con hashtag #violenzasessuale.
Cambierà il destino di milioni di donne, uomini, bambini che mentre scriviamo vengono marchiate in modo indelebile dal nemico con o senza divisa? Oggi certamente no, domani chissà. Ma non è una ragione sufficiente per restare a guardare.

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Cresce il bullismo contro le ragazze “immorali”

  • Mercoledì, 16 Gennaio 2013 11:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Un altro genere di comunicazione
16 01 2013

Qualche settimana fa vola dal balcone Carolina, quindicenne vittima di bullismo da parte di alcuni coetanei che le avevano appiccicato l’etichetta della ragazza “facile”. Su Twitter è iniziato un tam tam di utenti “forcaioli” che se la sono scagliata contro i bulli, invocando la pena di morte e torture medievali. A distanza di pochi giorni impazza su Twitter un hashtag, #letroiedellamiascuola, rivolto alle proprie compagne, lasciandosi alle spalle la morte di Carolina. L’hashtag è al primo posto sulle ricerche.

Quante di noi hanno ricevuto questo epiteto? non c’è donna al mondo che non ha ricevuto questo insulto nel corso della sua vita. Ma gli atteggiamenti misogini in rete sono in crescita e fin qui nessun dubbio. Ma per essere considerate delle troie in Italia cosa è sufficiente fare o essere?

Non solo avere troppe esperienze sessuali o precoci, ma: vestirsi in abiti succinti, truccarsi troppo, mettere maglie trasparenti, baciare o abbracciare i propri coetanei, non filarsi di striscio un ragazzo, essere corteggiata da tutti e addirittura indossare leggins e “pantaloni da militari e ora la mia scuola sembra diventata un esercito” o “avere la risata simile ad un orgasmo” o “indossare il perizoma” e perfino “avere un fidanzatino”.

Ma non è la prima volta. Mesi fa su Twitter tra vari hashtag sulla crisi economica c’era quello delle #letroiedellamiacittà. Insomma, i costumi delle ragazze sono importanti quando il tema della crisi economica, tra i problemi più ardui, distruttivi e pericolosi del nostro Paese.

A “linciare” i propri bersagli sono ragazze ma anche maschi compiaciuti del comportamento sessista delle loro coetanee. Ragazzi/e che trovano normali i modelli televisivi che le vengono imposti ma si scandalizzano quando le loro compagne vengono influenzate mettendoli in pratica. Adolescenti che crescono in un sistema dove da una parte il corpo femminile è strumento mediatico, modello che viene spacciato per liberazione sessuale, quando poi la considerazione verso la sessualità femminile è la stessa di secoli fa.

Allora, noi continuiamo a ribadire che le veline non hanno liberato le donne (anzi ora ancora peggio visto che sono pure vestite), ma hanno rafforzato la dicotomia che divide da sempre le donne in sante e prostitute, rafforzando l’idea che la donna è corpo ma non desiderio e che della sessualità devono appropriarsene solo gli uomini.

Come diceva Lorella, viviamo in sistema contraddittorio, bipolare, e l’esempio è dato proprio da questa tv che è fucina di messaggi simili contornati di stereotipi sessisti vecchi e nuovi che si sovrappongono e convivono assieme malgrado la loro eterna contraddizione, allo stesso modo di come convivono le vecchie ideologie con le nuove tecnologie. Perché è frequente vedere la valletta in perizoma o minigonna che desidera arrivare vergine all’altare o accusare quelle che escono con tanti ragazzi “perchè finché lo fa un uomo di uscire con tante donne, questo è sempre bene. Quando lo fa una donna, si chiama in un altro modo“.
E i ragazzini crescono con questi messaggi, questa è l’unica educazione sessuale che viene insegnata ai ragazzi, che poi non riescono più a porsi domande se questo è o meno una costruzione sociale della sessualità umana o a chiedersi che c’è di male se una donna è libera di vestire come vuole o se è libera di frequentare chi vuole. A chi fa male una ragazza che indossa i leggins, minigonne, abiti succinti che sono all’ultima moda? Sta violando la libertà di qualcuno? E se una ragazza cambia ragazzo ogni giorno fa del male a qualcuno?

E’ facile vedere una correlazione tra questo e il fenomeno in crescita del femminicidio. Perché una ragazza che molla un ragazzo per un altro non sta bene, questo lo pensa anche chi è pronto ad ucciderla. Non manca infatti chi implora di trucidare tutte quelle che cambiano un ragazzo al giorno o chi posta una foto un pò svestita a gennaio. La misoginia è in crescita non ci sono dubbi, indipendentemente dal fenomeno amplificatorio dei social network. Ce lo ricordano i dati del femminicidio, ogni giorno; ma anche degli stupri, che rischiano pure di essere legittimati e giustificati quando è in voga la generalizzazione del “son tutte troie“.
Domenica, mentre su Twitter si diffondeva l’hashtag, è stata stuprata, a Milano, una studentessa con una violenza inaudita che riversava sul pavimento tramortita, con i vestiti strappati e sanguinante. Ma all’opinione pubblica scandalizza invece un atteggiamento troppo libertino delle coetanee che se fatto con il consenso dell’altro non lede la libertà e la dignità di nessuno. Ricordiamoci che questi atteggiamenti aumentano quando aumenta la legittimazione, quando la colpa viene scaricata sulla vittima ritenuta come una “facile” che “se l’è cercata“.

Ecco che ne emerge una condizione femminile più simile a quella dell’Africa subsahariana, dove le donne devono essere criticate; se non vogliono essere criticate e molestate, allora i genitori provvedano a “proteggerle”, come? impedendole di uscire vestite in quel modo! Così scrive un articolo sulla sezione “Donna” del sito Leonardo, uno di quelli dove l’essere donna è collegato ai temi della bellezza, maternità e cucina.

E stupisce vedere che la stessa autrice che scrive: “Mia madre se non mettevo la maglietta della salute sotto la camicia e il maglione di lana non mi faceva uscire di casa, altro che fare la gnocca nel corridoio della scuola. E i padri? Il mio era geloso neanche fossi l’unica ragazzina presente sulla faccia della terra, possibile che questi non abbiano il desiderio di proteggere le loro figlie da critiche maschili e facili sfottò testosteronici?[...] io proporrei di ritornare alle sane “mazze e panelle” genitoriali” poi pubblica un articolo dedicato a Miss Bum Bum chiappe al vento con parole simili “Gli uomini restano a bocca aperta per cotanta grazia, le donne per invidia o sdegno[...]E scatenatevi ora uomini se dico che, fossi in voi, sinceramente, un deretano così non lo apprezzerei! In ogni caso vi faccio un regalo: godetevela…”.

Insomma, le donne sono invitate alla moralità, gli uomini possono godersi le chiappe. Donne disorientate da una parte dalla società che le vuole sexy e belle, e dall’altra parte da una società che chiede a loro più pudicizia per “proteggersi” dalle critiche, come se fossero colpa loro. Ed è proprio dai media che i ragazzi apprendono questo comportamento. Ed è proprio quando ti accorgi di essere immersa in questa contraddizione che ti rendi conto di vivere in una gabbia a doppie sbarre. E che dire di quelli che ancora credono che sei il diavolo se mostri il tuo seno in piazza? Perche’ ribadiamolo: il nostro paese ha un grosso problema con le donne! Ma il problema non sono solo gli uomini. Le donne italiane? troppo sottomesse! Ho seguito con costanza le Femen e le loro manifestazioni, ma in nessun paese sono state picchiate da donne. Forse il nostro paese ha un problema maggiore: sono le donne ad essere le prime nemiche di se’ stesse, per questo motivo fatichiamo a liberarci. E siamo in ritardo rispetto al resto dell’occidente ( e non solo)?

Ci vuole educazione sessuale e relazionale nelle scuole italiane. E’ questo il vuoto che si sente. Perchè:

- Dare della troia significa ignorare che il sesso si fa in due e sappiamo che è pericolosissimo perché significa che c’è gente che non prende in considerazione che il sesso dev’essere consensuale, quindi a mio parere è un’ implicita legittimazione dello stupro;
- Dare della troia rima con “castrazione” sessuale;
- Perché anche le donne hanno delle voglie sessuali;
- Perché l’asessualità non fa più donne;
-Perchè bisogna smettere di temere la femminilità;
- Perchè bisogna riconoscere che a momenti ci sembra di vivere in Arabia Saudita;
- Perchè assomigliate a quelli che accoppano le compagne perché vestite “troppo occidentali”;
- Perchè state insegnando alle vostre figlie ad introiettare il peggior sessismo;
- Perché bisogna dire basta al bullismo ma anche basta al sessismo!

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