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Nei tweet la geografia dell'Italia dell'intolleranza

Lo studio di Vox su 2 milioni di messaggi svela il nostro lato oscuro. [...] Una mappa dell'Italia della paura e del risentimento che si esprime in 140 caratteri, dando sfogo a parole che raccontano quell'inconscio collettivo che ogni tanto esplode con i femminicidi, i pestaggi, le discriminazioni razziali, le omofobie, l'antisemitismo, la paura per il diverso. 
Paolo Colonnello, La Stampa ...

Twitter, giro di vite contro le molestie

  • Giovedì, 04 Dicembre 2014 11:17 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
04 12 2014

Molestare qualcuno con un cinguettio da oggi sarà più difficile. Questo almeno è l’intento di Twitter che ha introdotto una serie di nuove misure per rendere più efficiente, spedita e dettagliata la possibilità di segnalare comportamenti offensivi, minacciosi, o in violazione dei termini di servizio della piattaforma.

La decisione - annunciata ieri sul blog ufficiale, con un articolo intitolato " Costruire un Twitter più sicuro " - arriva dopo una serie di casi celebri in cui alcune persone, perlopiù donne, erano state oggetto di attacchi di massa attraverso il social network da 140 caratteri. Basti ricordare la vicenda di Zelda Williams, la figlia dell'attore Robin Williams, che dopo la morte del padre era stata vittima di messaggi crudeli e offensivi. O la sviluppatrice di giochi Brianna Wu che ha ricevuto minacce di morte ed è stata costretta a cambiare residenza. Ma l’elenco è lungo e potrebbe continuare.

Ora Twitter prova a dare un giro di vite su questo fenomeno con un nuovo sistema di segnalazioni, ottimizzato per il mobile, per ora attivo solo su alcuni profili ma che verrà esteso progressivamente a tutti nelle prossime settimane. L’Espresso ha potuto accedere a uno di questi account e verificarne il funzionamento.

Quando si vuole fare una segnalazione, basta andare sul simbolo della rotellina del profilo che si vuole indicare. A quel punto compare un menù con varie opzioni, tra cui le due che possono interessare: Mute oppure Block or Report.

La prima serve solo per non vedere i tweet del profilo “zittito” nella propria timeline senza dover bloccare o smettere di seguire l’account. Che in questo modo non si accorgerà di essere stato silenziato. Si può decidere di zittire e ridare voce a un account in qualsiasi momento e c’è chi usa questa funzione anche solo per non essere travolto, in determinati periodi, da profili che cinguettano troppo.

Carola Frediani

I ragazzi dei tweet anti-narcos

  • Venerdì, 24 Ottobre 2014 08:41 ,
  • Pubblicato in Flash news
la Repubblica
24 10 2014

Per un tweet si muore. Per un tweet si viene condannati a morte.

Per un tweet si scompare per sempre nel Messico dove 43 studenti che manifestavano contro i clan sono incredibilmente scomparsi - e probabilmente già stati trucidati - da quasi un mese.

Per un tweet si muore. Perchè con un tweet si può mettere in crisi un'organizzazione criminale strutturata. ...

Le persone e la dignità
03 09 2014

Da oggi al 5 settembre, Istanbul ospita l’Internet Governance Forum, un evento organizzato dalle Nazioni Unite per condividere le migliori pratiche in tema di regolamentazione della Rete, sicurezza e diritti umani.

Una scelta singolare, quella della Turchia come paese ospitante, dato che contemporaneamente 29 utenti di Twitter sono sotto processo a Smirne e rischiano fino a tre anni di carcere per istigazione a infrangere la legge.

I tweet sotto accusa, pubblicati nel corso delle proteste del maggio e giugno 2013, non contengono alcun incitamento alla violenza.

Tre dei 29 imputati devono anche rispondere dell’accusa di “insulto” al primo ministro. Questo processo è solo l’ultimo di una serie di azioni giudiziarie contro coloro che pubblicano online critiche al governo turco. Twitter, come noto, è particolarmente inviso alle autorità di Ankara.

Ma la Turchia non è l’unico paese a usare la mano dura sulla Rete. Nel corso di una conferenza online programmata questa sera alle 19, ora locale, Amnesty International metterà in luce la situazione in quattro altri paesi: Arabia Saudita, Etiopia, Stati Uniti d’America e Vietnam.

In Etiopia, sette blogger rischiano la pena di morte per aver diffuso informazioni sulla sicurezza online; in Vietnam, 34 blogger sono in carcere e due di essi sono stati già condannati a 10 e 12 anni per aver denunciato nei loro post le violazioni dei diritti umani in corso nel paese; in Arabia Saudita, il fondatore di un portale è stato condannato a 10 anni, 1000 frustate e una multa equivalente a oltre 200.000 euro per “insulto all’islam”. Amnesty International chiede l’annullamento di queste condanne.

C’è poi il caso, più che noto, di Edward Snowden, cittadino statunitense attualmente in esilio in Russia, che rischia 30 anni di carcere in caso di estradizione per aver denunciato i metodi indiscriminati di sorveglianza globale del suo governo.

Internet fornisce un contributo inestimabile allo sviluppo dei diritti umani: ha rivoluzionato l’accesso all’informazione e migliorato la trasparenza e l’accertamento delle responsabilità. Per questo, i governi sono stati solleciti ad abusarne, usando la tecnologia per stroncare la libertà d’espressione, censurare le informazioni sui diritti umani e sorvegliare indiscriminatamente gli utenti della rete, col pretesto della sicurezza e spesso in collaborazione con grandi aziende del settore.

 

Huffington Post
31 07 2014

Gaza: Farah Baker, a 16 anni racconta la guerra vista dalla finestra. "Potrei morire in qualunque momento"

"Non riesco a smettere di piangere, potrei morire da un momento all'altro". Fanno impressione i tweet che si susseguono sul profilo di Farah Baker - aka @Fara_Gazan - 16 palestinese di Gaza, che su Twitter racconta la guerra vista dalla sua finestra.

Da giorni la teenager vive con il cellulare tra le mani per raccontare il conflitto sui social network. Da quando la corrente non c'è più (l'aviazione israeliana ha colpito l'unica centrale elettrica della Striscia), Farah va avanti grazie a un generatore in possesso della sua famiglia.

"Ho sentito bombe israeliane e suoni orribili da quando sono nata (16 anni fa) e ancora non riesco ad abituarmi", scrive la giovane.

La stessa cosa vale per sua sorella, che a soli sei anni ha già tre conflitti sulle spalle. Eppure - continua Farah su Twitter - "ogni volta che sente il rumore di un razzo si copre le orecchie e urla per evitare di sentire il boato della bomba".

La giovane palestinese è stata intervistata da NBC News. Ecco la sua intervista.

I have been hearing Israeli bombs horrible sound since I was born(16yrs) and I still can get uses to it #GazaUnderAttack #AJAGAZA
— Guess what (@Farah_Gazan) 31 Luglio 2014

When some1 shuts the door firmly, the first thing comes to my mind is that it's a bomb #GazaUnderAttack
— Guess what (@Farah_Gazan) 31 Luglio 2014

Tweets by @Farah_Gazan

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