Sicilia, sulle schiave romene si muove il Parlamento

  • Mercoledì, 15 Ottobre 2014 09:33 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
15 10 2014

Dieci deputati hanno presentato due interrogazioni parlamentari sul caso delle donne rumene abusate nelle serre del ragusano. La vicenda è stata portata alla luce da un' inchiesta pubblicata qualche settimana fa sul sito dell'Espresso. Gli esponenti di Sel (Costantino, Palazzotto, Duranti, Bordo, Ricciatti, Pannarale) si rivolgono al ministro della Salute, a quello del Lavoro e dell’Interno: occorre «intervenire affinché ogni presidio ospedaliero sia in grado di garantire la possibilità di abortire alle donne» vittime di violenza. Quattro onorevoli del Pd (Agostini, Lenzi, Pollastrini, Albanella), invece, chiedono ai ministri competenti «quali misure ritengano di dover predisporre al fine di proteggere queste donne».

Cinquemila donne lavorano nelle serre della provincia siciliana. Vivono segregate in campagna. Spesso con i figli piccoli. Nel totale isolamento subiscono ogni genere di violenza sessuale. Una realtà fatta di aborti, “festini” e ipocrisia. Dove tutti sanno e nessuno parla.

Il caso è stato citato anche durante un intervento alla Camera dell’onorevole Celeste Costantino: «Si devono fare violentare come e quando pare ai [padroni] e siccome mettere un preservativo è cosa fastidiosa meglio portarle a Modica ad abortire. Tanto mica sono, come piace dire alla Lega, “le nostre donne”, sono donne rumene...». Parole che hanno scatenato la contestazione dei deputati leghisti, placati solo dopo l’intervento del presidente dell’aula.

Intanto ieri una delegazione guidata dall’on. Erasmo Palazzotto ha incontrato il Prefetto di Ragusa Annunziato Vardè. «Davanti ad un fenomeno di tali dimensioni la risposta non può essere meramente di natura repressiva», ha detto il deputato di Sel. «Serve un’azione più ampia che coinvolga tutti i soggetti interessati, comprese le organizzazioni dei produttori, che devono essere chiamate a fare la loro parte per porre fine a questa situazione». Il primo risultato concreto è un tavolo permanente di confronto per stipulare un protocollo d’intesa tra le parti coinvolte.

Dopo la nostra inchiesta sulle violenze sessuali nelle campagne ragusane, il territorio si mobilita. Padre Beniamino: “Mi accusano di rovinare il paese, ma non posso tacere”. Le aziende si difendono. Troppi sapevano e hanno taciuto. Ci sono denunce di donne che risalgono a quattro anni fa. Cadute nel vuoto
Anche le principali testate e la televisione rumena si stanno interessando del caso, emerso grazie all’attività della cooperativa Proxima che opera sul territorio. Paradossalmente, però, quel progetto anti-tratta rischia di non essere rifinanziato. Come tutti gli altri a livello nazionale.

«Questo episodio dimostra ancora che le vittime di tratta trovano la forza di denunciare grazie ai programmi dell’art.18», dichiara all’Espresso Andrea Morniroli, portavoce della piattaforma antitratta . «Con i mediatori culturali scatta il coraggio di denunciare. Parliamo di 30mila persone sottratte al traffico, spendendo quei 10 milioni di euro che ora sono stati tagliati. Sono risultati strabilianti sia per il contrasto al traffico che per la salvaguardia dei diritti umani. Per ogni vittima presa in carico, abbiamo sottratto 60mila euro l’anno alle organizzazioni criminali. Un danno enorme per i trafficanti. Ma anche territori più sicuri per le comunità».

Cassazione shock. "Lo stupratore può avere attenuanti"

  • Sabato, 27 Settembre 2014 08:32 ,
  • Pubblicato in La Denuncia

Caterina Pasolini, La Repubblica

26 settembre 2014

Un uomo riconosciuto colpevole e condannato per aver più volte stuprato la moglie potrebbe aver ugualmente diritto alle attenuanti, e al relativo sconto di pena. Questo ha stabilito la Terza sezione penale della Cassazione, che ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Venezia scatenando polemiche, accuse. ...

Cassazione shock. "Lo stupratore può avere attenuanti"

Un uomo riconosciuto colpevole e condannato per aver più volte stuprato la moglie potrebbe aver ugualmente diritto alle attenuanti, e al relativo sconto di pena. Questo ha stabilito la Terza sezione penale della Cassazione, che ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Venezia scatenando polemiche, accuse. [...] Perché sembra mettere ancora una volta l'altra metà del cielo sul banco degli imputati invece di considerarle vittime.
Caterina Pasolini, la Repubblica ...

Huffingtonpost
09 09 2014

Una storia nella storia quella di Emma Sulkowicz. Che comincia con una violenza. Era all'Università della Colombia da circa un anno, la giovane studentessa, quando è stata violentata sul materasso della sua camera da letto da un suo compagno di ateneo, almeno stando alla successiva denuncia. Mesi difficili per Emma, che ha portato il peso di questa aggressione sul cuore: mesi di dichiarazioni, esternazioni, ripetute e dettagliate descrizioni dell'accaduto di fronte alle autorità, di polizia e universitarie.

"Lo stupro può accadere, ovunque" ha raccontato Emma. "Io sono stata violentata sul mio letto che da allora è diventato insopportabile per me, un peso insostenibile". Talmente grande che ha deciso di mostrarlo a tutti, per condividerlo, per raccontarlo, per espiare un dolore troppo grande. "Porto con me il materasso ovunque vada, affinché tutti possano sapere cosa è successo lì sopra. Lo porterò con me finché il mio aggressore non sarà punito e espulso dall'Università". Perché, nonostante la sua denuncia e quella di altre due ragazze, lo studente non è stato ritenuto colpevole dello stupro dalle autorità universitarie.

"Ero così ingenua che credevo che non mi avrebbero lasciata sola, perché ho detto solo la verità" ha detto la Sulkowicz all' Huffington Post Usa nel mese di febbraio. "Non mi aspettavo che l'Università non avrebbe preso le mie difese". Emma è una dei 23 studenti che hanno presentato una denuncia federale contro la Columbia per la cattiva gestione dei casi di violenza sessuale. Il Dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti deve ancora determinare se indagherà l'Università.

Una battaglia che Emma non ha intenzione di perdere. Per questo la sua esperienza è diventata un progetto visivo e una tesi di laurea: "Carry That Weight" si intitola la sua protesta contro l'ingiustizia, che è anche una campagna di sensibilizzazione rivolta alla sua comunità affinché impari ad affrontare il trauma emotivo e fisico provocato dalla violenza sessuale.

In America una studentessa su cinque subisce attacchi sessuali al college, secondo uno studio del dipartimento di Giustizia: è un problema che diverse università sono state accusate di aver tenuto nascosto, ma quest'anno [...] stanno cercando di affrontarlo. ...

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