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Il Paese delle donne
28 07 2014

Lunedì manifestazione di protesta e reggiseni in piazza a Valladolid contro le affermazioni del Sindaco al quale sono state chieste le dimissioni.

Francisco Javier León de la Riva, dopo lo stupro collettivo avvenuto in città, aveva affermato che alle 6 del mattino bisogna guardare bene dove si sta andando, che non ci può essere un poliziotto ad ogni angolo e che lui ha delle remore ad entrare in ascensore con una ragazza perchè, se lei fosse in cerca di qualche tornaconto, potrebbe uscire agitando la gonna o il reggiseno urlando di essere stata aggredita.

Il Sindaco è anche accusato di non aver finanziato i progetti contro la violenza di genere.

La Coordinadora de Mujeres ha reso noto che la manifestazione ha ricevuto l’appoggio di decine di piattaforme e Collettivi di tutta Spagna.

http://www.elnortedecastilla.es/fotos/valladolid/201408/25/manifestacion-valladolid-para-pedir-309346459475-mm.html

http://www.elmundo.es/espana/2014/08/25/53fb9478268e3e1f7b8b4581.html?cid=SMBOSO25301&s_kw=facebook

La Stampa
16 07 2014

Tutto è cominciato con un invito abbastanza innocuo, una normale festa a casa di un compagno di classe. Lei è Jada, una ragazzina che vive e studia nei dintorni di Houston (Texas). Non aveva motivo per non accettare, così come di rifiutare un bicchiere di punch. E’ l’inizio di un incubo: la 16enne perde coscienza e non ricorda più quello che è successo dopo, ma crede di essere stata drogata.

La verità arriva dal web. Navigando sui social network scopre video e foto sconvolgenti che mostrano che cosa le è capitato: alcune immagini la ritraggono nuda, dalla vita in giù, svenuta per terra o distesa su un letto. Solo in quel momento si rende conto che, oltre agli abusi fisici, qualcuno ha filmato e fotografato tutto per condividerlo in Rete.

“Non avevo controllo. Non gli ho chiesto di svestirmi e di farmi quello che mi hanno fatto”, ha detto Jada in una intervista con il network locale, KHOU 11 News. In poco tempo, gli amici hanno cominciato a mandarle messaggi, chiedendole se stava bene. “Ora lo sanno tutti,” ha detto Jada.

Violentata due volte – prima nella realtà, poi sui social network

Purtroppo Internet mostra tutto il suo lato spietato. Tutto non è finito quella notte con le prime condivisioni in Rete: altri ragazzi di Houston, sia maschi che femmine, hanno iniziato a twittare immagini di loro stesi per terra, molti senza i pantaloni, nella stessa posa che aveva Jada nelle foto. Il tutto con l’hashtag #jadapose. Tramite telefonini e Twitter, l’incubo di Jada era diventato virale.

Il brutto del contenuto virale è che molti di questi ragazzi non conoscevano neanche a Jada ed ignoravano il vero significato dell’hashtag. Quando il giornale americano ‘Houston Press’ ha contattato uno degli utenti che avevano condiviso un contenuto con #jadapose, lui ha risposto di non conoscere neanche Jada, ma di essere semplicemente “annoiato all’una del mattino”.

La polizia di Houston sta indagando sull’accaduto. Nel frattempo, il presunto aggressore continua a proclamare la sua innocenza su Twitter, parlando di Jada in termini volgari.

La ragazzina, invece, ha coraggiosamente deciso di farsi avanti per raccontare la sua storia. “Non ha senso nascondersi” ha detto. “Tutti hanno già visto il mio viso e il mio corpo. Ma quello non è chi sono e cosa sono”. Nonostante tutto, Jada vuole andare avanti. Vuole studiare come privatista, forse per voler evitare i pettegolezzi dei compagni e per recuperare un po’ della privacy che gli è stata strappata via.

Ma su Internet ci sono anche state reazioni a supporto di Jada: negli ultimi giorni il web e i social network si sono inondati di gente indignata, manifestando solidarietà. Adesso, cercando l’hashtag #jadapose si trovano centinaia di foto di ragazze in un’altra posa: forte, decisa, dove mostrano i muscoli. “Stay strong” (“Fatti forza”) dicono attraverso gli hashtag #justiceforjada, e #IamJada. Un modo per dire che qualcosa del genere “potrebbe succedere a chiunque di noi”.

Per secoli, millenni addirittura, stupro, abuso, violenza e omicidio sono stati la norma, e non solo in India. A chi inorridisce di fronte alle recenti cronache indiane, ricordo che a Firenze le donne si crocifiggono. ...

la Repubblica
12 06 2014

Una donna ha accusato 4 agenti di polizia di averla stuprata in un commissariato nell'Uttar Pradesh, lo stato settentrionale indiano in cui alla fine del mese scorso due ragazzine sono aggredite in gruppo, violentate e impiccate.

La donna ha detto di essere stata aggredita lunedì nel commissariato del distretto di Hamirpur, dove era detenuto il marito.
"Alle 23.30, Quando non c'era nessuno, il vice-ispettore mi ha portato nel suo ufficio e mi ha violentata", ha detto la donna ai microfoni della rete Cnn-ibn. La donna ha sporto denuncia e ha spiegato che lo stupro è seguito al suo rifiuto di dare del denaro per ottenere il rilascio del marito.

L'Uttar Pradesh, sottosviluppato stato del nord dell'India con 200 milioni di abitanti, è sotto i riflettori in queste ultime settimane per i ripetuti casi di violenza sulle donne, talvolta giustificati dalle stesse autorità. Il governatore Akhilesh Yadav è oggetto di critiche per la sua incapacità ad assicurare la sicurezza degli abitanti.

Una cultura sotto traccia: la donna è dharma, serva

  • Martedì, 10 Giugno 2014 14:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Paese delle donne
10 06 2014

Nel 2012 a New Delhi ci sono stati oltre 600 stupri. Spesso succede che le donne e le ragazze che presentano denuncia di violenza carnale, sono additate dalle loro comunità come colpevoli. La conseguenza è anche, e non raramente, il suicidio.


L’indiana Kavita Krishnan, segretaria del “ All India Progressive Women’s Association", ha scritto sul sito australiano Green Left che la violenza sessuale in India “è un modo di imporre la disciplina patriarcale alle donne. Le donne che sfidano questa disciplina sono punite per la loro temerarietà con lo stupro e la paura di essere stuprate lavora come un censore permanente su ogni decisione che le donne sono chiamate a prendere.”.

Fouad è un musulmano osservante emigrato in Italia. Interviene volentieri su facebook. A commento di un post sugli stupri quotidiani in India di donne adulte e ragazzine, scrive: “L’uomo è sempre uomo, davanti a una donna mezza nuda, con un bombardamento giornaliero televisivo di nudismo, salta sempre fuori qualcuno senza controllo, è la natura umana non puoi dominarla”. Come tanti altri musulmani emigrati in Europa, prova un vero fastidio per i corpi femminili spogliati per le strade e nelle varie tv che dimostrano, senza ombra di dubbio, l’assenza di veri valori di cui l’Occidente è responsabile. Quelle teste non velate, quelle braccia e gambe o petti esibiti, testimoniano la perdita di potere maschile familiare. E, di più, di un’insana, innaturale, perdita dei ruoli tradizionali.

Più o meno quello che sostengono spesso e volentieri i media indiani: gli stupri sono causati dal desiderio irrefrenabile maschile, non dalla cultura patriarcale.
Le donne devono accettare la protezione degli uomini e i limiti che, nella loro infinita saggezza, nei secoli hanno legiferato come i codici di abbigliamento, le restrizioni sulla mobilità libera e altro ancora.

Se gli uomini di casa non possono più limitare i movimenti all’esterno e, l’abbigliamento delle “loro” donne, la pulsione predatoria anche per il solo piacere erotico, avrà la meglio. Ovvero: possedere e punire.

In India le statistiche ci dicono che c’è uno stupro ogni venti minuti. Una donna indiana racconta che la figlia esce coperta dalla testa ai piedi, ciononostante gli uomini la seguono e a, volte, si masturbano guardandola.

Nei film di Bollywood spesso gli uomini inseguono e molestano le donne. L’attore Ranjeet ha girato oltre un centinaio di scene di stupro con il gradimento e l’applauso del pubblico.

Per gli induisti la donna è dharma, serva.

Nei villaggi si usa limitare la nascita delle femmine, così poco remunerative, ficcando nelle narici delle neonate chicchi di riso.

Certamente ora danno molto fastidio le donne che affollano i cortei dopo gli stupri, inalberando cartelli con scritto: “Non insegnare a me come devo vestirmi, insegna a tuo figlio a non stuprare”. La polizia talvolta dissuade le famiglie povere dal portare avanti una denuncia. Non è raro che la stuprata sia invitata a sposare il violentatore. Lo stupro è anche utilizzato come strumento di dominio da parte delle caste superiori.

Ovunque, dall’Africa all’Asia, sono sempre più numerose le donne che “pretendono” di studiare, scegliere una professione e sposare soltanto quando s’innamorano e lo desiderano. Dopo l’intervento di Fouad, un italiano ha rincarato la dose affermando che maschi e femmine sono differenti in natura: gli uomini hanno bisogno di sfogarsi sessualmente di più. Fouad come gli indiani musulmani si appellano al Corano, l’italiano è un laico con una mentalità patriarcale e non lo ammette.

Una mentalità che è una cultura sotto traccia persino sostenuta da giovani donne come Annalisa Chirico che ha scritto un libro per difendere il Berlusconi amante delle donne e delle feste denominate Bunga Bunga (Siamo tutti puttane, ed. Marsilio 2014): “Le odierne leggi antiprostituzione che, a differenza del passato, colpiscono precipuamente il cliente, mirano a espropriarlo della sua mascolinità, del sacrosanto diritto di pagare per sprofondare nell’oblio del coito”.

La donna è dharma, serva.

 

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