×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Lazio: Eures, violenza sessuale in aumento. Allarme minori

  • Martedì, 17 Dicembre 2013 10:27 ,
  • Pubblicato in Flash news

Asca
17 12 2013

Roma, 17 dic - Violenza sessuale in forte crescita e, per l'Eures e' allarme minori. Nel 2012 sono state 538 le denunce per violenza sessuale nel Lazio (4.689 in Italia), in crescita del 12,1% rispetto al 2011 (+1,6% in Italia) e del 26% nell'ultimo quinquennio (-4,2% in Italia). A livello provinciale Roma conta il maggior numero di denunce (422,
pari a +15,6% rispetto alle 365 del 2011), seguita da Latina (48), Viterbo (36, contro le 23 violenze censite nel 2011), Frosinone (25) e Rieti (7). Anche in termini relativi, l'indice di rischio sale da 7,6 violenze ogni 100 mila abitanti nel 2008 nel Lazio a 8,7 nel 2011 a 9,7 del 2012, a fronte di una contrazione in Italia (da 8,2 nel 2008 a 7,9 nel 2012).

A livello provinciale Viterbo registra il rischio piu' alto (pari a 11,5, rispetto a 5,4 del 2008), seguita da Roma (10,5), Latina (8,8), Frosinone (5,1) e Rieti (4,5). Il dato piu' allarmante sembra tuttavia riguardare l'aumento dei reati sessuali che coinvolgono i minori, saliti a 196 nel Lazio nel 2012, con una crescita del +42% rispetto alle 138 denunce del 2011. Nella prevalenza dei casi (138) si e' trattato di violenza sessuale vera e propria (56 casi, +51,4% rispetto al 2011) o di atti sessuali con un minorenne (56 denunce, +21,7%), in 53 casi di reati correlati alla pornografia minorile (26 casi, +52,9%) o alla detenzione di materiale pedopornografico (27 casi, +237,5%), in 19 casi si e' trattato di episodi di prostituzione minorile (rispetto ai 16 del 2011) e in 12 casi di corruzione di minore (+50% rispetto agli 8 casi dell'anno precedente)

Solidarietà alla vittima della molesta leccatrice di visiera

  • Venerdì, 13 Dicembre 2013 12:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
13 12 13

Volevo dare la mia solidarietà al poliziotto violentato perché deve essere stato davvero terribile vivere quello che ha vissuto lui. Nulla di paragonabile, ovviamente, a quanto hanno vissuto le donne che dopo Bolzaneto denunciavano di aver subito molestie o a quelle che denunciano uno che sta in questura e che in cambio di un permesso di soggiorno chiede servizi sessuali.

Deve essere stato tristissimo per lui restare lì in condizioni di inferiorità quando dall’altra parte c’era una persona che si permetteva di abusare del proprio potere a mettergli le mani addosso. Deve essere stato terribile come lo è stato per quella ragazza stuprata a L’Aquila da un militare, terribile come per lei che è quasi morta per quella vicenda.

Io sono più che certa che il poliziotto violentato capirà perfettamente quanto sia stato atroce, triste, sentirsi dire, lei e tutte le altre, prima o dopo, che se l’erano cercata, perché quando una donna denuncia uno stupro, quando viene toccata, palpeggiata, apostrofata in modo negativo, sfottuta, molestata, quello che si sente dire è sempre che se l’è cercata, ed è dura dover combattere contro gli insulti, il sessismo, quando tutto questo ricade sulla tua pelle.

Figuriamoci quanto questo possa essere brutto se poi ad agire come gruppo unico è una schiera militare, un plotone di soldati, che si coprono l’un l’altro, e che di fatto vedono spesso le donne come corpo estraneo anche se dicono di volerle difendere.

Sono davvero solidale con questo poliziotto che mentre la notizia passerà di media in media riceverà tanti insulti, gli diranno che non doveva uscire, né vestirsi in quella maniera. Poi beccherà persone che gli diranno che è un puttano, lo chiameranno troio, e nel corso di un eventuale processo gli toccherà ricordare le sue sofferenze passo passo, un grande trauma ché certo alcun processo potrà mai risarcire e serve di sicuro una condanna dura, pena certa, un tot di anni di galera, perché le donne hanno da imparare il rispetto per la divisa e l’uomo. Più per la divisa che per l’uomo, in effetti.

Dunque al banco dei testimoni siederà direttamente un casco, il casco violentato, che parlerà descrivendo tutto nei minimi particolari, del livello di umidità trasferito con quelle terribili gocce di saliva, di come aveva sognato di arrivare vergine al matrimonio affinché dall’unione tra lui è una caschessa nascessero tanti bei caschetti, di come si era sentito solo e di come, infine, tutti quanti avevano puntato su di lui l’indice per dirgli che era colpa sua, ché s’era lucidato troppo, che aveva il diritto di restare lì a partecipare allegramente alla barriera umana per non fare passare quella gente.

Sono solidale e partecipo pienamente al suo dolore, così immagino che casco e uomo non usciranno più di casa, che bisognerà incoraggiarli a prendere di nuovo parte ad altre belle operazioni di polizia nelle piazze. Immagino che tutto il paese mormori e che gli sia impedito di studiare, vivere, lavorare, ché è quello, solitamente, il destino riservato a chi subisce una violenza.

Partecipo, davvero, e sono sconcertata per il comportamento dei media che diffonde tesi orribili, che so, come quella in cui si diceva che sfondare vagina e organi interni di una ragazza era stato frutto di “sesso estremo consensuale” o come quella in cui si diceva che “a lei in fondo era piaciuto”. Chissà cosa s’inventeranno ora nei confronti di quest’uomo.

Poi trovo davvero coerente che vi siano uomini che quando c’è da ragionare di stupro contro le donne patteggiano, attenuano, banalizzano, rimuovono, parlano di riduzione pena e garantismo, ma se viene accusata una donna per leccata impropria alla visiera la vogliono spedire dritta al cappio ché queste donne disgraziate devono imparare.

Imparare il rispetto per la divisa, per l’autorità, per il potere. Rispetto, mai sberleffo, sfottò, nulla di nulla, perché la violenza è proprio questo, dicono: è quando uno che sta in basso, su un gradino inferiore della scala sociale, si permette di risalire e ha di che ridire contro quello che sta in alto. Avoja a dire che l’eguaglianza non è una cosa che si deve mai rivendicare. 'Ste femmine non vogliono proprio imparare.

E’ l’omo quello che può chiamarti puttana se cammini in strada ché se glielo contesti ti fanno un pippone così per il rispetto al diritto di libera espressione. E’ quello che può ostruire il tuo cammino quando sei autodeterminata. E’ quello che può perquisirti, toccarti, violarti, perché quello è l’ordine naturale delle cose. Sta segnato da qualche parte in uno di quei libri scritti da uomini per gli uomini.

Dunque ella va punita perché ha violato questo ordine preciso. Lei di mestiere può solo fare la vittima che il tutore andrà a difendere traendone stima sociale ché se lei non mostra sufficiente rispetto per la divisa non potrà mai arrivare. E’ tutta una questione di onore, di morale, di ripristino delle gerarchie e delle regole sociali.

Lei ha solo da essere grata, con lo sguardo amabile, la posa desiderosa di essere salvata, presa e sedotta dal tutore. Schifarlo pubblicamente non si può. Non lo puoi fare. Perché quella si che è una violenza.

Non avere rispetto per un casco, per la divisa o per l’uomo che la indossa: è quella, davvero, la violenza di cui soffre l’intera società. Ed è una vera emergenza sociale.

Direi che bisogna subito fare una legge, una manifestazione, scendere in piazza contro le leccatrici di caschi della polizia. Direi che bisogna immaginare un reato ad hoc perché lo stupro di visiera è cosa proprio atroce. Ci turberà vedere le vittime di questo reato grave sfilare nelle trasmissioni televisive, nascoste per la vergogna, a raccontare di spalle quelle terribili vicende e le atroci sofferenze che a loro sono state inflitte. La trasmissione televisiva che svelerà il dramma che capita sovente dappertutto sarà “Leccata Criminale” e lì si parteciperà alla ricostruzione della vita di quell’uomo, da che era piccolo, con la speranza di fare cose belle nella società, fino al momento tragico di quell’incontro che gli avrebbe segnato per sempre la vita.

Davvero, sono molto dispiaciuta. Perché i tanti “zoccola” che la ragazza ha ricevuto, nei giorni in cui i media raccontavano del suo scarso rispetto per la divisa, effettivamente non sono stati sufficienti. Una crocifissione pubblica è assolutamente necessaria.

Necessaria. E così la fame di “giustizia” si placherà.

Solidarietà. E ancora:
Quando toccano uno toccano tutti (i caschi)!

—>>>Presto saranno inseriti questo tipo di delitti tra quelli descritti in Bollettino di Guerra

Ps: comunque, non vorrei dirlo ma… la violenza sessuale è un reato perseguibile solo a partire da una querela della persona offesa.

La Repubblica
12 12 13

É stata denunciata per violenza sessuale e oltraggio a pubblico ufficiale Nina De Chiffre, la ragazza milanese No Tav, diventata famosa per il bacio al poliziotto durante la marcia contro la Torino-Lione, tenutasi il 16 novembre da Susa a Bussoleno.

Lo ha annunciato il segretario generale del sindacato di Polizia (Coisp), Franco Maccari: "Ho denunciato la No Tav che ha baciato il casco del poliziotto" ha detto il sindacalista, intervistato durante la trasmissione di Radio24 "La Zanzara".

Ma perché violenza sessuale? "Se io la bacio sulla bocca, non é reato? - ha risposto Maccari - se fosse stato un poliziotto a baciare un manifestante a caso, sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale".

Il gesto di Nina De Chiffre aveva creato molto clamore: inizialmente, quando la foto del bacio era stata pubblicata su giornali e siti web, si era pensato ad un gesto distensivo e di rappacificazione tra il movimento No Tav e le forze dell'ordine.

Ma nel giro di poche ore era stata proprio la giovane milanese a smentire tale interpretazione, precisando che il suo era un gesto di provocazione e di disprezzo contro le forze dell'ordine, che su Facebook ha definito "dei porci schifosi da appendere a testa in giù".

Dopo il "bacio" l'attivista si sarebbe bagnata le dita con la saliva, e avrebbe provato ad avvicinarle alla sua bocca. "Volevo che quel poliziotto si ricordasse quello che è successo a Marta di Pisa - aveva detto Nina a Repubblica - lo scorso luglio è stata molestata e picchiata senza nessuna conseguenza per gli agenti".

Fabio Tanzilli

E casi come quello recente di una militare ventenne fatta ubriacare e violentata da tre ufficiali durante un party vicino all'accademia di Annapolis, spingono a togliere ogni potere a comandanti [...]. ...

Un “cinque” allo stupro, con colpa o dolo

  • Mercoledì, 23 Ottobre 2013 08:10 ,
  • Pubblicato in Flash news

Sud de-genere
23 10 2013


STUPRO è qualcosa che, senza mezzi termini, mi fa profondamente orrore. Un orrore che si insinua sotto la pelle, mi attanaglia la gola togliendomi il respiro, mi fa venire conati di nausea, mi fa sentire impotente e contemporaneamente furibonda.

E’ stato rilevato più volte, e da più persone, come la violenza di genere non trovi negli organi di informazione quella considerazione professionale e valutazione di rilevanza sociale necessarie a rafforzare, nel sentire popolare, il senso profondo e reale di lesione di beni primari, costituzionalmente riconosciuti, quali l’integrità fisica e psichica e la libertà di autodeterminazione delle donne.

Giovanna Vingelli, ad esempio, ha rilevato come l’attenzione dei professionisti della informazione sia rivolta quasi esclusivamente a dettagli riguardanti la vita privata delle donne, mentre la figura dell’aggressore rimanga avvolta nell’ombra; di come minuziose descrizioni di stupri e violenze siano accompagnate da “rappresentazioni” dello stato emotivo della donna banalizzanti e superficiali; di come, attraverso l’uso di frasi all’apparenza casuali ed innocue, vengano instillati dubbi sulla veridicità delle violenze perpetrate, perché in fondo (e neanche troppo in fondo) è la donna che deve provare che non sta mentendo, è la donna della quale si valuta l’attendibilità e se ne tenta il discredito, soprattutto quando l’uomo violento non è extracomunitario o straniero (il mostro) ma, come avviene nella maggior parte dei casi ha l’aspetto di una persona rispettabile e/o ha una posizione sociale che gli viene riconosciuta dalla collettività (o è ragazzo di “buona famiglia”).

Abbiamo detto di come le notizie delle violenze di genere e dei femminicidi vengano date come se si trattasse di eventi ineluttabili, di come le donne che vengono stuprate, picchiate e uccise sono – dove in maniera grossolana, dove in maniera insinuante – colpevolizzate e definite corresponsabili, buttandola in caciara attraverso superficiali analisi psico-sociologiche sul fatalismo delle corresponsabilità nelle relazioni.

Di come, anche se non eri proprio consenziente, se ti stuprano è perchè in qualche modo te la sei cercata: cosa ci facevi a tarda notte in un locale di periferia? cosa ti è saltato in mente di uscire da sola? quanto avevi bevuto? non lo sai che ci si veste in maniera appropriata? perchè hai dato retta ad uno sconosciuto? anche se lo conoscevi bene non l’avevi capito che da te voleva una cosa sola? Tua madre non ha esercitato sufficiente controllo sulla tua vita da minorenne (tuo padre non viene mai menzionato). Se poi ti uccidono è perchè è colpa della gelosia, perchè anche tu ci hai messo del tuo (eri gelosa pure tu), perchè avevi un carattere predominante e lui non l’accettava (allora inevitabilmente ha “accettato” te), perchè le perversioni relazionali sono il grande male dei nostri tempi. Insomma, non si può mica rovinare la vita di un uomo per un raptus di follia (che ha tolto la vita a te).

Abbiamo detto di come lo stupro possa essere definito “una brutta avventura“, mentre noi lo sappiamo bene che non si può guarire in venti giorni, anche se ce lo dicono in ospedale, perchè

“Subito dopo un’aggressione sessuale, le vittime si trovano spesso in uno stato di shock. È anche frequente che si sentano in colpa e credano che avrebbero potuto evitare lo stupro. Le vittime sentono di aver perso il controllo della loro vita,e sono incapaci di compiere gesti quotidiani, soffrono di incubi e di ricordi angoscianti. Le vittime di uno stupro temono anche per la loro incolumità. Laddove regna l’impunità, capita che la vittima di uno stupro incontri ancora il suo aggressore, temendo così altre violenze. Un episodio di violenza sessuale può anche minare la capacità di una persona a stabilire rapporti interpersonali e ad avere fiducia negli altri. Anche la vita sessuale può subire ripercussioni, poiché spesso le vittime associano la sessualità alla violenza e al dolore. A lungo termine, molte donne soffrono di depressione, ansia ed episodi psicotici. La vittima di uno stupro può soffrire di depressione e di sindrome da stress post-traumatico (PTSD) soprattutto se durante l’aggressione ha riportato danni fisici. Le donne e gli uomini che sono stati violentati a volte tentano anche il suicidio.” da Vite spezzate – Rapporto di Medici Senza Frontiere sulla violenza sessuale, Marzo 2009

E’, per caso, previsto il “reinserimento” delle donne stuprate nella società? Chi si fa carico delle vite spezzate, lo Stato?Chi protegge le vittime mentre l’accusato è in attesa di giudizio?Le Istituzioni?

Sappiamo come, ovunque nel mondo, sia prassi consolidata quella di vendere i diritti delle donne in cambio di guadagni politici.TUTTI i diritti.

<<La violenza di genere è un fatto sociale e culturale, che trascende la dimensione privata, e che ha radici nella disparità di potere tra i sessi. Lo stupro è uno strumento di esercizio maschile sull’ affermazione della libertà delle donne.>>

E’ bene cercare di fare chiarezza, a volte, perché ci sono persone (rappresentanti delle Istituzioni, giornalisti e giornaliste, intellettuali o desiderosi di essere tali, la simpatica vicina della porta accanto o il postino che suona sempre all’ora di pranzo, e così via) che con colpa o dolo provvedono a sdoganare il peggio dell’umanità.

facebook