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"La danza dei gatti morti", choc degli studenti di anatomia

  • Venerdì, 15 Maggio 2015 09:39 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
15 05 2015

«L’orrore, l’orrore» diceva, prima di morire, Kurtz il misterioso personaggio creato da Joseph Conrad in “Cuore di tenebra” nel vedere l’orrore di sé stesso nella propria civiltà. E cosa avrebbe detto allora di un gruppetto di studenti della Harding Charter Preparatory High School in Oklahoma, una della scuole più prestigiose degli Stati Uniti?

Ebbene in questo istituto è accaduto un fatto che ha scosso l’opinione pubblica ed è stato riportato da diversi giornali, “Daily Mail” in primis. Otto studenti si sono filmati mentre, dietro ai banchi del loro laboratorio di anatomia, facevano danzare i corpi morti di altrettanti gatti, diretti da un nono studente davanti a loro. Il video è poi finito sulla pagina Facebook di uno degli studenti e da lì, in un attimo, ha fatto il giro del mondo.

A rendere il tutto ancora più raccapricciante è la musichetta sulle cui note vengono fatti ballare i cadaveri, in realtà destinati alla dissezione per il corso di anatomia. Si tratta di “Meow mix”, jingle di una nota pubblicità di alimenti per animali. Gli studenti sorridono, si divertono, la musica sciocca e ripetitiva crea un’atmosfera a dir poco macabra, con i corpi dei gatti che, sincronizzati, si toccano “danzando” da destra a sinistra. Alla fine del filmato lo studente ’regista’ alza un cartello con la scritta “Piccolo and the Pussycats” (Piccolo e le Pussycats).

Leslie Piccolo è il nome di un insegnante di scienze della scuola ma non è chiaro se fosse presente al momento in cui è stato registrato il video e non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

Sulla scia del filmato la Peta (People for Ethical Treatment of Animals) ha chiesto che venga bandita la dissezione di animali nelle scuole e ha aggiunto, parlando con i giornalisti del “Daily Mail”, di aver inoltrato numerose lettere all’amministrazione dell’istituto senza però aver ricevuto risposta. Nonostante il no comment della scuola la Peta ha proseguito nell’accusa, sostenendo che il video violi le linee guida dell’educazione scientifica che prescrivono di trattare gli animali eticamente e con rispetto. Non solo, l’associazione animalista ha anche aggiunto che la dissezione degli animali in classe può causare disagio psicologico per tutta la vita e indurre un minore rispetto nei confronti degli animali.

Secondo i dati della Peta, negli Stati Uniti oltre dieci milioni di animali vengono uccisi ogni anno per la dissezione e il gruppo si sta battendo perché, almeno nelle scuole, vengano usati metodi alternativi come i programmi informatici. «I programmi interattivi di dissezione – ha spiegato Justin Goodman, responsbile Peta per le indagini di laboratorio – hanno dimostrato che è possibile insegnare materie come biologia e anatomia risparmiando tempo, denaro e vite animali. Inoltre possono essere più efficaci perché consentono agli studenti di ripetere la dissezione più volte».

Claudia Audi Grivetta

Abbatto i Muri
30 12 2013

Già da ieri sulla pagina facebook di Abbatto i Muri si sta discutendo (qui e qui) di specismo e sperimentazione animale. Dunque provo a riassumere la complessità degli interventi.

Intanto vi suggerisco di leggere, se non lo avete già fatto, il post che avevo condiviso oggi che racconta come la strumentalizzazione mediatica di questi giorni sia utile a chi legittima la sperimentazione animale come unico metodo passato, presente e futuro. Poi segnalo l’articolo che racconta di una biologa malata di sclerosi multipla che dice no alla vivisezione. A chi chiede cosa c’entra l’antispecismo con l’antisessismo suggerisco la lettura del post “Verso un ecofemminismo queer” e “Sullo specismo dei compagni“. Nella sezione animalismo/antispecismo di Femminismo a Sud trovate comunque molto altro che può esservi utile alla comprensione di un approccio intersezionale.

Prendendo le distanze da chi ha insultato Caterina e da chiunque, in generale, ha un approccio integralista rispetto a qualunque causa, ecco quello che più o meno ci siamo detti. Sarò parziale.

Il primo spunto realizzava che chi difende la sperimentazione sugli animali parrebbe strumentalizzare il dolore di una persona malata esattamente come i gruppi no-choice strumentalizzano il dolore di chi ha dovuto abortire suo malgrado per spingere la legislazione in senso antiabortista. Fare poi un paragone tra la vita di esseri viventi non umani e umani per mettere sul piatto della bilancia chi tra i due ha più diritto di vivere sembrerebbe identico a fare paragoni tra ariani ed ebrei, bianchi o neri, per autoeleggersi Dei che possono decidere chi vive e chi muore, chi può godere di diritti e chi invece no.

E sembra questo uno dei punti di maggiore disaccordo. C’è chi fa di necessità virtù, intendendo che non si può fare proprio a meno della sperimentazione animale per salvare vite umane. Chi racconta di un malinteso evoluzionismo. C’è chi confessa la propria malattia e comunque è orientat@ a pensare qualcosa di diverso. Medici e scienziati difendono la questione e rivendicano sia corretta dal punto di vista etico. Pragmatici insistono nel definire folli o irresponsabili quelli che vorrebbero salvare gli animali. Poi c’è proprio chi dichiara la superiorità degli animali umani rispetto agli animali non umani. Il paragone si gioca sempre tentando di ridicolizzare le argomentazioni antispeciste e dunque c’è chi si sente offeso se viene messo sullo stesso piano un animale non umano e un umano. L’altro argomento a discredito è relativo a certi integralismi insiti nella corrente animalista. Si denuncia un certo fascismo strisciante anche nella comunicazione che spesso ripropone mostruosità visibili come farebbero i no-choice quando mostrano brandelli di feti. Dunque c’è chi lamenta l’impossibilità di una discussione laica dove si incontra chi mostrerebbe supponenza e superiorità morale facendoti sentire in colpa quando mangi non vegetariano o non vegano. Tutte queste argomentazioni, prese in blocco, ragionano di metodo e poco nel merito. Denunciano mancanza di apertura a fronte di un assoluto dogmatismo e una fede cieca nei confronti della scienza qualunque cosa essa imponga. Nulla si dice rispetto alle tante mutilazioni emotive cui tutti noi siamo sottoposti fin dall’infanzia ritenendo normale andare a caccia di conigli spaventati con i fari puntati addosso nelle stradine di campagna, o consumare delitti su delitti di fronte a bambini consolati dalla carne che mangeranno mentre guarderanno un film di walt disney in cui gli unici animaletti salvi sono quelli dei cartoni animati. Nulla si dice del fatto che per utilizzare animali per nutrirci o sperimentare su di essi per ottenere cure dobbiamo convincerci e convincere non solo che sia necessario per la nostra sopravvivenza ma che comunque tutto ciò abbia una giustificazione morale, etica, ché noi siamo superiori a quelle bestie e dunque possiamo disporne così come vogliamo.

E’ un mondo altro, quello di cui vi parlo, che narra di animali che vengono classificati per la produzione, riproduzione o macellazione. Poi ci sono quelli che servono per la sperimentazione. Interi allevamenti fatti apposta per consegnarci farmaci che senza ipocrisia è chiaro tutti abbiamo usato. Ma c’è mai stata una alternativa? E’ stata mai considerata? Viene mai considerato un ordine diverso capitalista, tanto per rintracciare una analogia, che non sia lo sfruttamento di altri umani ritenuti inferiori perché di altre etnie e culture?

Non è facile pensare di essere comunque complici di uno sterminio ma: davvero quando pensi ad animali di specie diverse dalla nostra classificati con un numeretto, marchiati a fuoco, rinchiusi in luoghi in cui sono obbligati ad assolvere a funzioni che gli umani hanno deciso per loro, non ti viene in mente che si tratti di piccoli e grandi lager? Lo sfruttamento del lavoratore lo abbiamo risolto con paghe e contratti individuali e collettivi (se lo abbiamo risolto). E per gli animali non umani? Siamo ancora all’anno zero. Anzi di più. Donna Haraway, quella del manifesto cyberfemminista, raccontava in un suo libro di un oncomouse, un topino frutto di esperimenti allo scopo di guarire il cancro. Voi sapete che gli animali ai quali si “regalano” malattie di vario genere per poi vedere come reagiscono alla somministrazione di vari farmaci vengono registrati con appositi brevetti? Sapete che a parte tutto il resto su quegli esseri viventi e sui risultati delle ricerche c’è chi mette un copyright? Perché lo scopo è il profitto e non il bene dell’umanità.

Ad ogni modo vi restituisco, appunto, alcuni tra i contributi alla discussione per tentare di riassumere al meglio le varie posizioni divise in contro e pro SA.

Carni straziate: vivere e morire tra le torture

  • Lunedì, 18 Marzo 2013 09:30 ,
  • Pubblicato in Flash news
La Repubblica
18 03 2013

In Italia ancora troppi allevamenti lager

Carni straziate: vivere e morire tra le torture in Italia ancora troppi allevamenti lager La condizione di polli, maiali, bovini e i rischi per la salute dell'uomo. La polemica sui controlli e il caso della carne di cavallo finita negli hamburger. Carlo Petrini , Slow Food: Consumare troppa carne fa male al Pianeta.

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