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la Repubblica
25 07 2013

Sono indignate le operaie cassaintegrate dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, vicino Napoli, per il nuovo spot che pubblicizza la 500 Abarth Cabrio negli Stati Uniti.

Nel video donne circensi e contorsioniste si intrecciano tra loro fino a creare una 'carrozzeria umana'.

"Qualcuno la chiama 'arte' - dicono le cassaintegrate - ma a noi fa rabbrividire il pensiero sottinteso con cui Marchionne intende strumentalizzare i corpi delle donne da lui considerati 'cose', semplici pezzi di componentistica da manipolare per 'fare prodotto'. Donne usate come sottogruppi da assemblare, corpi negati come i diritti dei lavoratori".

La Stampa
25 07 2013

In attesa di precipitare nelle discariche della storia, l’ultimo pezzo di apartheid del Vecchio Continente resta ancora sgangheratamente incardinato a una norma del codice sul trasporto marittimo di un antico, democratico e glorioso Paese. Il nostro.

L’articolo 36 della legge 16 giugno 1939, con un lessico da cella frigorifera recita: «Qualora tra i componenti l’equipaggio vi siano persone di colore, a queste dovranno essere riservate sistemazioni separate».

Perché è lì da 75 anni? Perché ci è mancata una Rosa Parks (dicembre del ’55, Montgomery, Usa, su un bus con i posti davanti destinati ai bianchi, lei, in prima fila, dice: io da qui non mi muovo) e perché i pochi tentativi di cancellare questo scarabocchio sono naufragati per superficialità. L’ultimo, la scorsa legislatura.

Sulle navi - va da sé - dell’articolo 36 se ne fregano, ma la resistenza di questo angolo dell’imbecillità impressiona.

Così Walter Rizzetto, deputato Cinque Stelle, ieri ha preso la parola in commissione implorando: «cancelliamolo, ora». Nessuna risposta. Nel frattempo ci penserà l’Europa ad abolire ogni norma discriminatoria infelicemente in vita, con una convenzione che entrerà in vigore in agosto. È stata ratificata quasi da tutti. Chi è rimasto indietro? Noi. Che la dovremo comunque recepire. Prima di affogare tra le onde dell’imbarazzo.

Andrea Malaguti

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Giornalettismo
25 07 2013

A SENI NUDI PER AMINA
- Nell’intervista la Hacker sostiene di essersi denudata davanti a persone che non conosceva per solidarietà nei confronti di Amina Tyler, la ragazza tunisina incarcerata per aver pubblicato su facebook una foto che la ritraeva a seni nudi, “questa donna andrebbe ammirata per il coraggio”, ha detto la Hacker. Ma perchè non protestare vestiti, si chiederà il lettore. La donna risponde che il suo seno è il mezzo che le consente di raggiungere uno scopo: “manifestare a seni nudi attrae più l’attenzione dei media, inoltre sui seni possono essere scritti dei messaggi. Potrei anche spogliarmi completamente”

IN PACE CON IL PROPRIO CORPO – Quando alla donna viene chiesto quanto di esibizionista ci sia in quello che fanno le Femen, la Hacker risponde dicendo che i seni non sono altro che una parte del corpo, come le mani e i piedi e non vede perchè non dovrebbe mostrarli. L’attivista sostiene di essere in pace con il proprio corpo anche se ha dovuto operarsi al seno più volte per via del cancro. Ma perchè la Svizzera dovrebbe aver bisogno di un’altra organizzazione femminista? La Hacker ha detto di aver fondato Femen perchè l’organizzazione potrebbe raggiungere i suoi scopi al più presto, se tutte le persone dei diversi paesi del mondo iniziassero a collaborare in questo senso.

L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE - Tra le azioni che la Hacker ha in mente di mettere in atto, vi è una protesta contro l’apertura di una via a luci rosse dotata di box auto a pagamento per fare sesso in tranquillità. Nel 2011 le fondatrici di Femen avevano già protestato a Shilquai perchè trovavano che i box per fare sesso fossero una pessima idea. Ma come vengono percepite le attività delle femen svizzere dal quartier generale? La Hacker ha detto di essersi presentata via e-mail a tutte le diverse sezioni di femene di aver ottenuto dei feedback positivi. “Si tratta semplicemente di mettersi insieme per una causa, cosa che dovrebbero fare anche gli uomini e le donne. Il ruolo del capofamiglia non è più solo un’esclusiva degli uomini”.


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Il Fatto Quotidiano
25 07 2013

Articolo originale: ‘Élection de Miss Italie : la cérémonie n’est plus retransmise à la télévision publique, la télé italienne remise en question’ - di Sandra Lorenzo apparso su Le Huffington Post
Traduzione di Caludia Marruccelli e Chiara Cavedoni per www.italiadallestero.info

Concorso Miss Italia: mai più sulla RAI, polemiche sulla televisione italiana

La decisione della RAI con cui è stata annunciata l’intenzione di non trasmettere la settantaquattresima edizione del concorso di Miss Italia, a causa dei dati di ascolto in costante declino da alcuni anni, ha creato una polemica sul ruolo delle donne nella televisione italiana. Il Presidente della RAI ha motivato la decisione spiegando che il programma è “antiquato”.

Il 15 luglio, mentre il tema era ancora scottante, il Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, aveva definito la decisione della RAI come una “scelta moderna e civile”. La rappresentante di SEL, in occasione di una conferenza sulla violenza contro le donne, ha dichiarato che alla televisione italiana “solo il 2% delle donne esprime pareri, parla. Il resto è muto, a volte svestito”.

“Donne mute in bikini, non c’è nulla di scandaloso”

La sua posizione riflette quella di molte donne, tra le quali Lucetta Scaraffia, storico e giornalista che ha pubblicato un editoriale sull’Osservatore Romano, il giornale del Vaticano. «Miss Italia è giusto lasciarla cadere nell’oblio che oggi merita» scrive secondo l’agenzia Apic.

Anche Ilaria Borletti, il Sottosegretario di Stato per la cultura, si schiera dalla parte di Laura Boldrini: “Negli ultimi 15 anni l’immagine della donna in televisione è stata man mano svilita e schiacciata, senza che venisse proposto un modello alternativo e più consono allo straordinario percorso che le donne in Italia hanno fatto nel lavoro, nelle professioni e nella società per affermarsi” riferisce il sito nouvellesnews.fr.

Alcuni politici non hanno perso l’occasione per difendere questo programma televisivo. Tra questi Gian Marco Centinaio, un rappresentante della Lega Nord (estrema destra) che non ha esitato a tracciare un parallelo con l’islam radicale. “Le donne hanno il diritto sacrosanto di mostrare orgogliosamente la propria avvenenza. Non c’è nulla di scandaloso né di scabroso in donne mute in bikini. Che cosa preferirebbe [Laura Boldrini]? Miss Burka?”

La creatrice del concorso ha provato a difendere il programma che riunisce “cinquemila ragazze che liberamente si sono iscritte e che partecipano - né nude, né mute – per conquistare quella visibilità che nessun altro evento mette loro a disposizione in maniera così seria e pulita. E’ in questa maniera che abbiamo permesso a numerose ragazze di lavorare oggi in Rai, nella moda e nella pubblicità” riporta nouvellesnews.fr. Ma il dibattito ha preso tutt’altra piega.

L’esposizione del corpo delle donne nella televisione italiana è un problema che agita la società da alcuni anni.

Nel 2009, fece scalpore il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo. La giovane regista ha visionato 400 ore di televisione. Argomento: donne mezze nude che vengono palpeggiate sui glutei in diretta come se fossero dei prosciutti o parcheggiate in cubi di vetro a sorridere senza aprire bocca, come riportato da Slate.fr.

Scene di ordinaria televisione per i telespettatori italiani, ma che agli occhi di Laura Boldrini sono nient’altro che una ‘anomalia’. “Altrove in Europa, dice, non c’è l’abitudine di utilizzare donne mezze nude per pubblicizzare yogurt, televisori, borse”.

Queste bamboline sexy, che in italiano sono chiamate “Veline”, non possono pretendere molto di più che sposare un calciatore e quindi interrompere le attività di ballerine da lap dance in diretta. Nonostante siano ancora molto popolari, il malcontento inizia a crescere e si moltiplicano blog e gruppi su Facebook contro di loro. Simbolo dell’era Berlusconi, sono sopravvissute fino ad oggi, ma per quanto tempo ancora?

In Francia il concorso annuale di Miss ha un futuro splendente davanti a sé. TF1 ha realizzato un record di ascolti lo scorso dicembre: la trasmissione è stata seguita da più di 8,1 milioni di telespettatori in media, ossia il 40% del pubblico…

Globalist
25 07 2013

La cosa migliore della proposta di legge contro l'omofobia è che molta, moltissima gente si sta qualificando per quella che è, senza nemmeno farci fare la fatica di cercare di capire.

Insomma, non serve leggere tra le righe per interpretare il non detto: il terrore di alcuni ed alcune di essere messi in galera se mai la legge dovesse passare parla da sé.

Certo, dire esplicitamente "a me i froci fanno schifo e non tollero che abbiano i miei stessi diritti" fa brutto, quindi molto meglio buttarla in caciara e inventare cose che non sono.

C'hanno messo in mezzo di tutto, rasentando il ridicolo, tipo la dichiarazione di Costanza Miriano, che mette in mezzo catechismo, bambini, scimmie e aborto:

[...] ho sicuramente 200 persone che sarebbero pronte ad andare in carcere se dire che i bambini hanno bisogno di un padre e una madre diventasse reato. Che faranno? Le metteranno tutte in carcere? E leggere ad alta voce il Catechismo della Chiesa cattolica, che parla degli atti omosessuali come contrari alla legge naturale sarà reato?

[...]Cos'è l'omofobia? Parliamone. Perché l'omofobia come paura degli omosessuali non esiste, anzi. C'è un "pregiudizio positivo" nei loro confronti. Sono in politica, nell'arte, nella letteratura, nel cinema. Sono giustamente tutelati e inseriti. Ci sono addirittura programmi scolastici, e lo posso testimoniare come madre di quattro bambini, che forniscono ampie catechesi contro la discriminazione. Tanto che secondo me, nell'età dello sviluppo, questo modo di procedere può essere pericoloso e generatore di confusione.

Come puoi spiegare a questa gente che non è in discussione il tuo diritto di dire che sei contraria ai matrimoni e alle adozioni, ma che si vuole evitare che la tua simpatica contrarietà diventi discriminazione e violenza?

Come glielo spieghi che non ci sono solo i gay "tutelati e inseriti" (tipo panda, come le donne) o che si occupano di letteratura, cinema, politica e arte, ma che è pieno di donne e uomini più o meno giovani che non possono dichiararsi apertamente sul lavoro e nella vita perché in questo paese essere gay è considerato da troppa gente qualcosa che "si fa, ma non si dice"?

Come glielo spieghi che ci sono tante e tanti che preferiscono morire piuttosto che continuare a vivere in mezzo a chi li schifa e non fa nulla per nasconderlo, ma anzi rivendica il suo diritto a discriminare?

Come fai a spiegargli che questa legge farà sì che due ragazzi innamorati come Arin e Katie possano vivere la loro vita in pace, senza che ci sia qualcuno pronto a umiliarli, insultarli, minacciarli e magari ammazzarli di botte?

Si mascherano da grandi difensori della libertà di opinione, ma quello che vogliono realmente è che "loro" stiano ben nascosti. In fondo, dopo "anche io ho molti amici gay" la seconda frase più ricorrente tra gli omofobi che si fingono persone per bene è "non ce l'ho coi gay, ma solo con chi lo ostenta".

Io ostento la mia eterosessualità ogni volta che per la strada abbraccio mio marito, quando lo tengo per mano, quando ci baciamo, ma ancora non mi sono mai sentita urlare "etero demmerda, fai schifo!".

Le obiezioni dei grandi difensori della libertà di opinione sono abbastanza ridicole, se si pensa che tutta 'sta storia la stanno facendo per qualche parola aggiunta ad una legge già esistente, che, a quanto pare, per loro non è mai stata un problema (o per lo meno non al punto da fare una "maratona del rosario" per dichiarare la propria preoccupazione e il proprio dissenso).

Dire, poi, che una legge che vuole essere finalmente contro ogni discriminazione discrimini i discriminatori è quantomeno ridicolo.
Cos'è, omosessuali, lesbiche, transessuali sono meno degni di altre "categorie" (passatemi la parola, lo so che è orrenda, ma non me ne viene un'altra al volo)?

Già è punito chi "propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", aggiungerci "o fondati sull'omofobia e transfobia" evidentemente per qualcuno deve essere davvero troppo.

Non andrete in galera perché siete omofobi, ma, ripeto, il vostro terrore dice parecchio di voi.

Lorenza Valentini
 
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