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Il Mattino
24 07 2013

Com’è morta Anna Esposito, commissario capo, dirigente della Digos della Questura di Potenza trovata, il 12 marzo 2001, esanime nel suo appartamento di servizio nella caserma Zaccagnino del capoluogo lucano? Suicidio, sentenziò l’archiviazione dell’inchiesta.

Dodici anni dopo le indagini, però, sono ripartite.

Il gip del tribunale lucano Michela Tiziana Petrocelli ha dato al pubblico ministero, Sergio Marotta, sei mesi per indagare.
Ipotesi: omicidio volontario.

Anna Esposito, nata a Cava de’ Tirreni (Salerno), 35 anni, separata, due bambine, era alla guida della «squadra politica» della questura potentina dal 1998. Prima donna ad assumere quell’incarico. Venne trovata con la gola imbrigliata in un cinturone assicurato a una maniglia di una porta. Uno strano modo per suicidarsi.

La stessa autopsia, che confermò nello strangolamento la causa della morte, non potè non far rilevare l’atipicità di quel suicidio: perché i piedi della donna toccavano il pavimento, perché l’ansa di scorrimento della cinta (che misurava solo 93 centimetri) era posta anteriormente sul lato destro, mentre più normalmente avrebbe dovuto disporsi nella parte posteriore del collo. Vicino al cadavere fu trovata una penna, ma nessun foglio. Né biglietti con una qualche traccia che potesse spiegare il suicidio.

Le indagini della procura di Potenza misero a soqquadro la vita professionale e personale di Anna Esposito. In particolare furono passate al setaccio le ore antecedenti al momento presunto della morte. Furono vagliate diverse posizioni, in particolare di un giornalista con cui Anna aveva avuto una storia d’amore. Ma nulla portò a una direzione diversa da quella del suicidio. E così l’inchiesta fu archiviata.

Restarono molte domande senza risposte e molti dubbi.

E ad alimentare il giallo si aggiunse una dichiarazione fatta da Gildo Claps, il fratello di Elisa, uccisa a Potenza il 12 settembre 1993 da Danilo Restivo, alla trasmissione «Chi l’ha visto?».

«La mamma di Anna Esposito - disse in tv Gildo Claps - mi ha detto che la figlia alcuni giorni prima di morire le aveva confidato che in Questura qualcuno sapeva dove fosse sepolta Elisa».

Una dichiarazione che fece partire un’inchiesta della Procura di Salerno, dove c’erano le indagini sul caso Claps. Inchiesta che tuttavia ha stabilito l’inesistenza di collegamenti con il caso Claps.

La nuova indagine riparte dalle carte rientrate da Salerno e da un’inchiesta giornalistica della Gazzetta del Mezzogiorno su particolari mai sviluppati dopo la morte di Anna Esposito.

Gianni Molinari 

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La Stampa
24 07 2013

Se il trofeo Tim è il biglietto da visita della stagione che verrà, c’è da mettersi le mani nei capelli: insultato con cori razzisti dalla zona dei tifosi del Sassuolo, il milanista Kevin Constant, francese originario della Guinea, ha tirato una pallonata verso gli ultrà emiliani e ha lasciato il campo. 


Lo stesso che già fece il compagno di squadra Kevin Prince Boateng, il 3 gennaio scorso, preso di mira dai tifosi della Pro Patria, in un’amichevole a Busto Arsizio.

L’episodio è accaduto poco prima della mezzanotte al «Mapei Stadium» di Reggio Emilia, dov’era di scena il triangolare tra i rossoneri, la Juve e il neopromosso Sassuolo padrone di casa. Che ha vinto a sorpresa il torneo, ma lasciando la copertina ai soliti imbecilli.
 

In un primo momento i cori provenienti dallo spicchio che ospitava i tifosi del Sassuolo non erano stati sentiti chiaramente dalla tribuna, ma dal campo sì, come poi nella notte ha confermato l’arbitro, Andrea Gervasoni, uscendo dagli spogliatoi: «Ci sono stati cori razzisti e Constant ha chiesto il cambio - ha sostanzialmente spiegato il direttore di gara - e poi lo speaker ha fatto il solito annuncio». Quello di non ripetere cori razzisti, pena la sospensione della partita, che comunque s’è fermata per qualche minuto.

Constant, infatti, ricevuta la palla da un raccattapalle, l’aveva calciata con forza verso gli ultrà avversari, per poi abbandonare il campo. «E’ stata una sostituzione», ha tagliato corto dopo la gara il Milan, lasciando però capire come la situazione fosse stata piuttosto evidente.

L’impressione è che la società già oggi dirà la sua in un comunicato, almeno sentite le parole di Massimiliano Allegri: «Parliamo della partita - ha detto il tecnico - su questo episodio non dico nulla, lo farà la società». Non ha avuto invece bisogno di pensarci troppo Jasmin Kurtic, giocatore sloveno del Sassualo: «Constant ha fatto bene». Molto dispiaciuto anche il patron degli emiliani, Giorgio Squinzi: «Un brutto episodio, che non deve ripetersi».

Sottolineata la gravità del fatto, gli insulti razzisti, la prudenza del Milan e le diplomatiche parole di Gervasoni («Constant ha chiesto il cambio») dipendono dalle discusse direttive di Fifa e Uefa in casi come questi: applicandole alla lettera, la vittima di cori razzisti potrebbe pure finire punito, suo malgrado. In caso di cori razzisti, infatti, l’arbitro dovrebbe sospendere la partita, ma il giocatore che l’abbandona, di sua volontà, rischia l’espulsione. Che non c’è, ovviamente, se ha chiesto la sostituzione, diciamo.

Il guaio è che anche su questo alcuni pezzi di tifoseria stanno già iniziando a speculare, se ieri sera, dopo l’episodio, un gruppo cantava: «La partita non finisce, la partita non finisce». Erano la minoranza, sulle 21.000 persone accorse a Reggio Emilia nonostante un caldo e un’umidità da giungla, ma che hanno lasciato un segno. Bruttissimo.

MASSIMILIANO NEROZZI

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Giornalettismo
24 07 2013

Un ginecologo di Marsala e’ stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale e sequestro di persona.

L’uomo e’ stato sottoposto ai domiciliari dai militari in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip di Marsala.

L’indagine ha preso il via da una denuncia presentata lo scorso marzo da una paziente che, nel corso di una visita medica, sarebbe stata costretta a subire atti sessuali dal ginecologo. Al termine del controllo medico, il professionista avrebbe chiuso a chiave la porta dello studio e tentato di abusare della donna, denudandosi, palpeggiandola e tappandole la bocca per non farla urlare.

IL GINECOLOGO E LA PAZIENTE – La vittima sarebbe riuscita pero’ a divincolarsi e a farsi aprire la porta andando via.

Ha anche riferito agli inquirenti di essere stata piu’ volte contattata dal ginecologo che le chiedeva di rivederla per darle dei medicinali che si era impegnato a fornirle per rimediare al suo comportamento.

E, in due occasioni, d’intesa con gli inquirenti, la paziente ha accettato gli inviti del dottore recandosi nel suo studio dove era collocata una cimice che ha ripreso il nuovo tentativo di approccio sessuale da parte del medico, prontamente respinto dalla vittima.

Le intercettazioni hanno fornito i riscontri necessari alla denuncia permettendo così di incastrare il professionista.

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Internazionale
24 07 2013

Più di 125 milioni di donne nel mondo hanno subito la mutilazione dei genitali.

Una su cinque vive in Egitto. E più di trenta milioni di donne rischiano di subire mutilazioni genitali nel prossimo decennio.

Lo sostiene un rapporto diffuso dall’Unicef, intitolato Female genital mutilation/cutting: a statistical overview and exploration of the dynamics of change.

Queste pratiche, rivela il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, sono consolidate in alcuni paesi dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, dove si pensa che aiutino a preservare la verginità delle donne.

Il rapporto è frutto di studi condotti negli ultimi vent’anni in 29 paesi tra l’Africa e il Medio Oriente. Secondo l’Unicef, rispetto a 30 anni fa le bambine hanno meno probabilità di essere sottoposte a mutilazioni e la pratica è in declino, anche nei paesi dove è ancora molto diffusa come Egitto e Sudan.

Anche Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto registrano un’alta frequenza di mutilazioni. In questi paesi più di nove donne e bambine su 10 tra i 15 e i 49 anni hanno subito mutilazioni. E non c’è stato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

 
Il Fatto Quotidiano
24 07 2013

“Prosciugheremo il mercato del porno e degli abusi online”. Così ha detto il primo ministro britannico David Cameron parlando in parlamento a Westminster e inaugurando una guerra alla pornografia senza precedenti in un Paese occidentale.

Non tutto l’erotismo su Internet, chiaramente, verrà bandito: alla gogna verrà messo, chiaramente, tutto il materiale pedopornografico – previsto un grande database nazionale di criminali o sospettati – ma anche la pornografia hardcore, quella che richiama la violenza sessuale fra adulti, verrà vietata in Inghilterra e Galles, come già è vietata in Scozia.

Cameron fa sua così una battaglia quasi storica delle femministe britanniche, la polizia lo supporta, mentre storcono il naso le grandi compagnie che forniscono servizi Internet, motori di ricerca e siti sui quali si possono condividere file di ogni tipo e video. Il premier ha comunque assicurato: “Abbiamo il supporto anche dei big dell’online”. Ma resta ancora da capire come possa essere effettuata in concreto questa grande operazione di controllo.

Cameron ha indicato alcune strade possibili: per evitare che giovani e giovanissimi possano accedere alla pornografia, gli apparati informatici in vendita dalla fine del 2013 potrebbero avere dei blocchi installati di default, che solo un adulto della famiglia potrebbe sbloccare. Inoltre, allo stesso modo, chiunque attiverà un servizio di Internet broadband domestico verrà messo di fronte all’opzione se accedere o meno alla pornografia. Anche gli attuali utenti verranno contattati dai provider, promette Cameron, e posti di fronte alla fatidica domanda.

Fra le promesse del premier, in particolare, spicca la prima: il possesso di pornografia “estrema”, quella che include scene di violenza simulata, verrà reso illegale. Inoltre, un famoso centro per il contrasto allo sfruttamento della pedopornografia (Child exploitation and online protection centre) metterà in piedi un database di parole chiave – spesso terribili – utilizzate dai pedofili per la ricerca di materiale illegale. Così, allo stesso modo, verrà anche strutturato un archivio di immagini che circolano nei meandri e nel sottobosco della Rete, in modo da individuare il prima possibile fruitori ed estimatori del genere.

Anche Twitter, dicono fonti governative, pare aver acconsentito alle richieste provenienti dal Regno Unito, così utilizzerà strumenti innovativi per prevenire che queste immagini vengano postate sulla sua applicazione e sul suo sito.

Il governo dice che queste tecnologie di filtro e censura dovranno e potranno essere controllate solo da un adulto e possibilmente dal capofamiglia.

Soddisfatta l’associazione Rape Crisis, che combatte la violenza sessuale di ogni genere. “Speriamo che ora ogni video messo online inizi a sottostare alle regole di quelli venduti nei negozi. No alla violenza contro le donne, anche simulata, che se visionata dai giovani può inculcare cattivissimi modelli di comportamento”, ha detto un rappresentante del gruppo d’azione.

Del resto, proprio Cameron, parlando con alcuni parlamentari, ha detto che “aziende come Google, Bing, Yahoo e altri hanno un dovere morale. Se ci sono problemi e difficoltà tecniche per implementare questi strumenti, usate quei vostri grandi cervelli di cui siete dotati”.

Daniele Guido Gessa

 

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