×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

La Stampa
17 07 2013

Venti bambini sono morti ieri dopo avere pranzato alla mensa di una scuola pubblica di Masrakh, nello stato indiano di Bihar: altri 30 sono stati ricoverati per una forte intossicazione alimentare, ha confermato il ministro dell’Istruzione locale, P.K. Shahi.

Il menù del giorno per gli studenti della scuola, che hanno tutti meno di dieci anni, prevedeva riso e lenticchie. Tutto il cibo era stato preparato all’interno dell’istituto.

Numerose centinaia di persone hanno manifestato contro l’amministrazione pubblica chiedendo «misure ferme contro i funzionari responsabili». 

Il vice capo della polizia Ravindra Kumar ha detto che «Nelle indagini preliminari le squadre forensi hanno trovato insetticida negli ingredienti». Il governo dello stato ha ordinato un’indagine e ha annunciato un risarcimento di 3.370 dollari per le famiglie di ogni vittima. 

Le prime indagini suggeriscono che il cibo avesse tracce di un organofosfato utilizzato come insetticida su riso e grano. Si ritiene che gli alimenti non siano stati lavati prima di essere serviti alla mensa.

Il governatore dello Stato di Bihar, Nitish Kumar, ha ordinato l’apertura di un’inchiesta e le autorità hanno sospeso un ispettore alimentare e presentato denuncia per negligenza a carico del preside dell’istituto.

Molti Stati dell’India hanno lanciato l’iniziativa delle mense per il pranzo gratuito dei bambini più poveri. La malnutrizione è uno dei principali motivi di preoccupazione per la salute dei bambini indiani.

Etichettato sotto

 

inGenere
17 07 2013

Sembrerebbero sempre meno le donne impiegate in agricoltura in Italia, un settore che assorbe circa il 4% della forza lavoro occupata e che ha ripreso a crescere.

“Sembrerebbero” perché i dati ufficiali risentono di diverse lacune.

Rilevare il numero delle donne occupate nel settore agricolo è una faccenda complessa: i due principali strumenti di rilevazione sono rappresentati dalle indagini annuali sulle forze lavoro e i censimenti agricoltura dell’Istat, cioè strumenti che raccolgono dati estremamente diversificati, i cui risultati non sono immediatamente confrontabili. Allo stesso tempo i dati censuari in agricoltura, pur fornendo informazioni di base sul peso della componente femminile nel settore agricolo, non sono costruiti per cogliere la complessità della dimensione del lavoro femminile.

Ad esempio l’obbligo di indicare nel questionario censuario una sola persona come conduttore dell’azienda agricola, non permette di cogliere quelle situazioni in cui la responsabilità gestionale dell’azienda è condivisa fra i due coniugi (i dati parlano di ben 415 mila donne che si trovano nella condizione di “coniuge del conduttore”) e quindi rilevare se – e in che misura – il loro impegno lavorativo orienta le scelte strategiche della propria azienda familiare.

Inoltre, le indagini statistiche non tengono conto del fatto che spesso le attività svolte dalle donne in azienda sono strettamente correlate alle attività familiari nel loro insieme, dalle quali quindi non sono facilmente separabili, se non con indagini ad hoc.

Infine, al momento, dai dati disponibili dell’ultimo censimento agricoltura (2010) non è possibile estrapolare informazioni di genere sulla struttura dell’azienda agricola, se non quelli riconducibili alla manodopera impiegata in azienda, che comprende anche i conduttori.

Questo, di fatto, condiziona l’analisi delle aziende agricole al femminile.

Nonostante però i limiti sovraesposti, un’analisi congiunta dei dati statistici, integrata dai risultati delle indagini qualitative, può aiutare a delineare uno spaccato della presenza femminile in agricoltura, con luci e ombre che lo caratterizzano.

Le donne in agricoltura: un quadro complesso e composito

Un confronto di genere con i dati relativi agli altri due settori produttivi (industria e servizi) evidenzia come a fronte di un aumento della componente femminile della forza lavoro italiana complessiva nell’ultimo trentennio, pari a 9 punti percentuali (si è passati dal 31% del 1980 al 40% del 2010), il settore agricolo è quello che ha registrato un calo costante nel peso delle occupate, che lo ha portato a perdere circa 4 punti percentuali rispetto al 1980 (dal 5% del 1980 all’1% del 2010).

Certo il calo occupazionale in agricoltura, fenomeno rilevabile a partire dagli inizi degli anni ’50, riguarda anche la componente maschile. Quello che però caratterizza la forza lavoro femminile è il suo passaggio da una riduzione iniziale molto contenuta (le donne abbandonarono le campagne più lentamente degli uomini, spesso sostituendoli nelle loro mansioni), a un calo sempre più significativo a partire dagli anni ’90 determinato da un contesto generalizzato di crisi economica, che restringe sempre più le opportunità occupazionali, a scapito delle donne.
 
Secondo quanto rilevato dall’ultimo censimento dell’agricoltura (2010), la quota al femminile della manodopera risulta essere pari al 37%, con valori che raggiungono il 41% nel sud del paese. È interessante rilevare come le donne coprano il 30% della manodopera familiare impiegata in azienda, mentre ricoprono soltanto il 7% della manodopera extra familiare. Quest’ultimo valore incorpora anche la forza lavoro femminile straniera (14%), di cui la gran parte (80%) ha un rapporto di lavoro a tempo determinato, legato essenzialmente alle operazioni stagionali di raccolta dei prodotti ed è occupata principalmente nell’agricoltura centro-meridionale (60%).
 
Ma quante sono le donne che conducono aziende agricole nel nostro paese? Al 2010 risultano essere circa 532 mila, le quali rappresentano circa il 33% del totale dei conduttori. L’analisi dei dati statistici relativi alle caratteristiche principali delle conduttrici agricole (non sono ancora disponibili i dati di genere sulla struttura delle aziende) ci restituiscono il seguente identikit:

- soltanto il 9% di esse ha meno di 40 anni, mentre il 42% ha un’età compresa fra i 40 e i 60 anni;
- il 6% è in possesso di una laurea (stesso valore dei maschi, i quali però, in valore assoluto, sono il doppio); il 18% ha conseguito un diploma, mentre il 9% permane ancora in una situazione di analfabetismo
- lo 0,33% è straniera
- il loro carico di lavoro rimane contenuto nelle 58 giornate standard lavorate mediamente nell’annata agraria 2009-2010, rispetto alle 104 prestate dai conduttori di genere maschile.

Di fatto, la realtà è molto più complessa di quella dettata dai numeri, in quanto spesso le posizioni lavorative ricoperte dalle donne nel settore agricolo assumono una dimensione informale. Come confermano i dati dello stesso censimento, la struttura produttiva agricola nazionale risulta ancora organizzata attorno alla famiglia: circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso alla manodopera familiare, la quale rappresenta il 77 % del totale della manodopera impiegata. È quindi attorno al nucleo familiare, tradizionalmente condotto dal capofamiglia uomo, che ruotano le decisioni e strategie imprenditoriali.

Un aiuto alla comprensione del ruolo della donna nell’azienda agricola familiare italiana può venire dall’analisi dei dati statistici relativi “all’universo familiare” che gravita attorno all’azienda agricola, universo composto da circa 4,2 milioni di persone, di cui circa il 45% composto da donne (circa 1,9 milioni). L’universo agricolo è popolato da figure femminili differenziate: accanto alle “conduttrici” sono presenti figure che, come familiari o dipendenti, incidono sull’attività aziendale, contribuendo con il loro operato quotidiano a potenziare il ruolo multifunzionale dell’impresa agricola (agriturismo, attività didattiche, vendita diretta in azienda, ecc.).
 
Si tratta quindi di un universo che andrebbe meglio investigato al fine di poterne cogliere l’effettivo peso. E questo anche perché la scarsità di conoscenze sulla sua composizione limita la capacità di programmare interventi rispondenti agli effettivi fabbisogni di genere del mondo agricolo, riducendo la presenza delle donne in agricoltura ad una mera questione di principio di pari opportunità, più formale che sostanziale.

E questo risulta incomprensibile in un momento storico in cui il lavoro femminile non rappresenta più un’appendice della missione di moglie e di madre, da svolgere in anonimato, ma piuttosto uno spazio dove esprimere – e veder riconosciute - le proprie capacità ed aspirazioni lavorative.

Catia Zumpano

Etichettato sotto
Amnesty International
17 07 2013

Il governo italiano deve indagare e rendere pubbliche tutte le circostanze che hanno portato all'espulsione illegale della moglie e della figlia dell'oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov.

Lo ha dichiarato il 16 luglio Amnesty International, mentre il parlamento italiano si appresta a esaminare le conclusioni dell'inchiesta del ministero dell'Interno sulle accuse di collusione tra Italia e Kazakistan e altre violazioni della legge italiana.

"Le autorità italiane devono assicurare che vi sarà un pieno accertamento dei fatti, inclusa ove necessario l'apertura di procedimenti penali, per ogni violazione dei diritti umani delle due persone espulse. Solo in questo modo potrà essere messa da parte ogni accusa di collusione con le autorità del Kazakistan" - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

Il 29 maggio Alma Shalabayeva e la sua figlia di sei anni, Alua Ablyazova, erano state prelevate dalla loro abitazione a Roma a seguito di un raid della polizia che avrebbe avuto per obiettivo Mukhtar Ablyazov, sul quale pendevano un mandato di cattura per accuse di frode emesso dalla Gran Bretagna e una richiesta di estradizione da parte del Kazakistan.

Il 31 maggio, dopo un procedimento di espulsione dalla velocità sospetta, Alma Shalabayeva e sua figlia erano state costrette dalla polizia italiana a salire a bordo di un aereo privato diretto in Kazakistan.

Il 12 luglio, il governo italiano ha retroattivamente annullato l'ordine di espulsione, riconoscendo che il rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e di sua figlia aveva violato la legge italiana.

"L'annullamento dell'ordine di espulsione è un piccolo passo avanti in una vicenda che richiede trasparenza e assunzione di responsabilità a ogni livello da parte delle autorità di polizia e di governo. È grottesco che una donna e la sua piccola figlia siano state portate in tutta fretta su un aereo privato, senza un giusto processo, e inviate in un paese dove sarebbero state a rischio di persecuzione" - ha proseguito Dalhuisen.

I mezzi d'informazione italiani hanno riferito che il 6 luglio l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha incontrato in Sardegna il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev, a indicare le strette relazioni tra il governo kazako e influenti attori della politica italiana.

L'inchiesta interna della polizia italiana è stata supervisionata dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, che è anche il segretario politico del partito di Silvio Berlusconi, il Popolo della libertà.

Al momento dell'espulsione, le autorità italiane avevano fatto riferimento a irregolarità nei documenti di Alma Shalabayeva, che avrebbero giustificato il provvedimento. Tuttavia, gli avvocati della donna hanno fornito prove relative alla validità di tali documenti.

"L'inchiesta dovrebbe essere veramente indipendente e dovrebbe apparire come tale. Siamo molto preoccupati per il fatto che il ministero dell'Interno stia indagando su se stesso, in quanto responsabile di tutte le questioni relative all'immigrazione, comprese le espulsioni. L'indagine sul rinvio forzato di Alma Shalabayeva non dev'essere considerata alla stregua di un affare interno" - ha commentato Dalhuisen.

Il 7 giugno Alma Shalabayeva, che si trova attualmente ad Almaty insieme alla figlia, è stata incriminata per aver falsificato un documento d'identità kazako, reato punito secondo la legge kazaka con una pena da due a quattro anni di carcere.

"Alma Shalabayeva è ora nelle mani del governo del Kazakistan, tristemente noto per fabbricare accuse contro gli oppositori politici e le persone a loro associate e che vanta una lunga storia di torture, maltrattamenti e processi clamorosamente iniqui. Qualsiasi funzionario o esponente politico italiano coinvolto nell'espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia, poste dunque a rischio di subire tali violazioni dei diritti umani, dovrebbe essere chiamato a risponderne" - ha concluso Dalhuisen.

Ulteriori informazioni
Mukhtar Ablyazov ha ottenuto asilo nel Regno Unito nel 2011, in quanto a rischio di persecuzione in Kazakistan.
In precedenza, Ablyazov aveva occupato posti di rilievo nel governo kazako. Nel 2001, insieme ad alcuni esponenti politici e uomini d'affari di primo piano, aveva fondato il movimento politico Scelta democratica del Kazakistan. Nel 2002, era stato accusato di abuso d'ufficio e appropriazione indebita di fondi statali, accuse che Amnesty International ritiene fossero motivate politicamente, e condannato a sei anni di carcere. Durante la detenzione era stato picchiato e sottoposto ad altri maltrattamenti affinché desistesse da ogni attività politica. Nel 2003 era stato rilasciato a condizione che abbandonasse la vita politica. Nel 2009 aveva lasciato il Kazakistan e aveva preso la residenza del Regno Unito. Non è noto dove si trovi attualmente.

Huffington Post
17 07 2013

Il corpo senza vita di Eric Ohena Lembembe è stato ritrovato, il 15 luglio sera, nella sua casa di Yaoundé, dopo che se ne erano perse le tracce per due giorni. Lo ha denunciato, in giornata, l'Human Rights Watch.

L'organismo internazionale ha dichiarato che, secondo la testimonianza di un amico, Eric aveva collo e gambe spezzate, mentre faccia, mani e piedi presentavano bruciature da ferro da stiro.

La vittima era uno dei dirigenti della Camfaids, associazione impegnata nella lotta all'aids e nella difesa dei diritti del popolo lgbt in Camerun, uno dei paesi più anti-gay al mondo.

Come giornalista Lembembe era una delle firme più autorevoli e attive di Erasing 76 Crimes, importante blog camerunese, su cui aveva scritto il popolare articolo "What traditional African homosexuality learned from the West", confluito successivamente in un volume miscellaneo sui diritti lgbt.

HRW ha lanciato un appello perché si faccia luce su questo efferato delitto e sulle motivazioni a esso sottese.

Neela Goshal, esponente di spicco dell'organizzazione, ha invitato Paul Biya, presidente del Camerun dal 1982, a rompere il silenzio sui ripetuti atti di violenza omofoba nel Paese e a condannare pubblicamente la barbara uccisione di Eric Lembembe.


Corriere della Sera
17 07 2013

Era stato più volte denunciato per stalking dalla ex moglie Pasquale Iacovone, il padre dei due bambini morti carbonizzati questa mattina in un incendio a Ono San Pietro (BS), in Vallecamonica.

I due erano separati da quattro anni e la donna aveva chiesto che gli fosse tolta la potestà genitoriale. Una situazione che aveva reso più tesi i rapporti tra Iacovone e l'ex moglie.

«TE LI AMMAZZO» - Quello che è certo è che sotto c'è una storia agghiacciante fatta di continue minacce. Raccolte in oltre 10 querele. Tante sono quelle che Enrica Patti, la madre dei piccoli Davide e Andrea Iacovone, ha presentato dal 2010 a oggi.

In una di queste, del 2 luglio 2012, come spiega l'avvocato della donna Pier Luigi Milani, «lui disse: "ammazzo te e tua madre. L'unico modo per farti del male...e mi porto via i bambini 15 giorni e te li ammazzo». Per l'avvocato si trattava di «uno stillicidio». Il padre dei bambini, Pasquale, «era ossessionato dall'idea di fargliela pagare, non accettava di essere stato lasciato. La insultava, anche davanti ai bambini. E anche in pubblico diceva frasi del tipo "ti spacco la testa"».

REVOCARE PATRIA POTESTA' - Una volta, poi, «aveva mostrato un grosso coltello da cucina al figlio più grande, dicendo che l'avrebbe usato per uccidere la mamma. Così poi avrebbe avuto la mamma al cimitero e il papà in prigione».

E i piccoli risentivano di queste pesanti accuse. A scuola, sempre secondo quanto racconta l'avvocato Milani, i bimbi «erano irascibili, irrequieti, e non rendevano». Tanto che «i servizi sociali - spiega - avevano avviato un provvedimento per revocare a Pasquale la patria potestà, anche contro il parere della signora Patti, che temeva un ulteriore inasprimento dei rapporti».

E proprio la mattina di lunedì 15 luglio a Iacovone «era arrivato il decreto di citazione per il processo penale per stalking per il 22 ottobre prossimo».
 
USTIONATO - Da tre anni l'uomo, che faceva lavori come imbianchino e muratore, viveva in affitto nell'appartamento andato a fuoco: i Vigili hanno dovuto lavorare molto per spegnere l'incendio. Iacovone, invece, è stato estratto ancora vivo dalle fiamme grazie all'aiuto del proprietario di casa accorso sul posto. Il padre dei due bambini presentava ustioni su oltre l'85 per cento del corpo ed è stato trasferito di corsa in ospedale. Sul posto sono intervenuti anche il nucleo investigativo dei Carabinieri, la scientifica e il pubblico ministero, Eliana Dolce. È stato aperto un fascicolo per duplice omicidio a carico di ignoti.
 
LA DINAMICA - Sono le ore 10 di martedì 16 luglio quando un'esplosione distrugge un appartamento di Ono San Pietro (Vallecamonica) e provoca la morte di due fratellini, uno di 9 anni (Davide) e l'altro di 12 (Andrea).

Il padre, che ha circa 40 anni, è stato portato prima all'ospedale di Esine e poi trasferito al Centro grandi ustionati di Padova.

Un dramma che si inserisce in una situazione familiare estremamente delicata con la madre, Enrica Patti, separata e i figli contesi.

L'incendio, al piano terra di una palazzina di tre piani, ha distrutto la camera da letto: i corpi dei bimbi, carbonizzati, erano nella camera da letto.

Etichettato sotto

facebook