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Internazionale
17 07 2013

Il 16 luglio il parlamento britannico ha approvato in via definitiva il matrimonio civile e religioso tra persone dello stesso sesso in Inghilterra e Galles.

Ora manca solo l’approvazione della regina Elisabetta II, una semplice formalità che dovrebbe arrivare entro la fine della settimana.

Sarà possibile celebrare i matrimoni a partire dal 2014.

La Gran Bretagna, dove le unioni civili sono già consentite dal 2005, è il quindicesimo paese del mondo a legalizzare i matrimoni gay. La legge non riguarda la Scozia e l’Irlanda del Nord che hanno una legislazione autonoma sul tema.

Il primo ministro conservatore David Cameron è stato il promotore della proposta, ma diversi esponenti del suo partito hanno votato contro. La maggioranza dei liberaldemocratici invece era a favore, così come la maggior parte dei laburisti.

La chiesa anglicana, maggioritaria nel paese, si è schierata contro la legge.
L’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, capo spirituale di 80 milioni di anglicani nel mondo, si è sempre opposto alla proposta di legge.

Ma cosa cambierà? E qual è la posizione della chiesa nel Regno Unito? 

Le unioni omosessuali nel mondo. La prima cerimonia tra persone dello stesso sesso si è svolta il 1 aprile 2001 ad Amsterdam. Il primo governo a introdurre l’unione civile per gli omosessuali è stato invece quello danese nel 1989.
La mappa delle legislazioni internazionali sui matrimoni, realizzata dall’Economist nel novembre 2012.

 

Il Fatto Quotidiano
17 07 2013

Nel Rapporto 2013 di Amnesty International dedicato all’Italia, viene menzionata la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, che dopo i 124 casi di femminicidio del 2012 (stimati dalla Casa delle donne di Bologna) ha raccomandato la creazione di un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani con una sezione dedicata, l’approvazione di una legge sul tema e la modifica del reato d’immigrazione irregolare per garantire accesso alla giustizia alle migranti in situazione d’irregolarità.

Esortazioni a cui si dimostra favorevole anche Maura Misiti, coautrice del libro-progetto ’Ferite a morte‘ di Serena Dandini e ricercatrice al Cnr di Roma, dove da circa vent’anni studia la problematica della violenza di genere.

“Effettivamente – spiega – se si analizzano i dati raccolti dal numero verde antiviolenza delle Pari opportunità, 1522, si evidenzia che circa il 9% delle donne che si rivolgono al servizio sono straniere. Il 53% di queste denunciano casi di violenza fisica, contro un 35% di donne italiane. E per quanto riguarda la violenza psicologica si parla di un 18% di straniere contro il 12% di connazionali, dove generalmente l’autore della violenza subita è il marito, convivente o fidanzato.
Alcune invece contattano il numero solo per richiedere informazioni di largo raggio, sul come fare le denunce o sulle norme di custodia dei figli. Un elemento che serve a capire le difficoltà che le migranti incontrano proprio a livello di accesso alle informazioni e ai servizi, oltre alla comprensione linguistica”.

Oggi la Direttiva europea n. 29 del 25 ottobre 2012 istituisce le norme minime in materia di diritti di informazione, di assistenza linguistica e protezione delle vittime di violenza, tenendo conto anche delle donne e dei minori stranieri. Disposizioni che potrebbero mettere in discussione delle norme attualmente in vigore in Italia. Dal Rapporto ombra della piattaforma italiana Lavori in Corsa: 30 anni Cedaw risulta infatti che la protezione delle vittime di tratta e sfruttamento sessuale, generalmente senza documenti in regola, sia resa più complessa dalle modifiche introdotte dal Pacchetto Sicurezza del 2009, giacché è evidente che “se per informarsi o esporre denuncia queste persone rischiano di essere trattenute ed espulse, ovvero soggette a procedimenti penali, la richiesta di aiuto diminuisce drasticamente” soprattutto quando “la denuncia degli sfruttatori non sempre garantisce alle vittime un’adeguata protezione”.

“Oltre a questo – afferma Maura Misiti – se si vuole realmente contrastare la tratta di esseri umani bisognerebbe monitorare il fenomeno con una raccolta sistematica dei dati a livello globale, come ha fatto recentemente l’Eurostat, dove emerge che il nostro Paese ha il primato per tratta di esseri umani: su 23.632 vittime nell’Unione europea, 6.426 sono in Italia. Altrettanto inquietante è il fenomeno della tratta dei minori, che possono arrivare in Europa anche con modalità legittime come motivi di studio o adozione, tanto che dal 23 ottobre 2012 è entrata in vigore la legge italiana di ratifica della Convenzione di Lanzarote.

Spostando l’attenzione sulle donne straniere che lavorano come colf o badanti in Italia, il Rapporto ombra della Cedaw cita un’indagine del 2007 in cui si evidenziava un 17,5% di vittime di discriminazione, con un 23% di maltrattamenti e sfruttamenti economici e un 16,9% di molestie sessuali, “generalmente sottaciute a causa della condizione di isolamento, per paura di perdere il lavoro, la casa, o di essere passibili di denuncia e di espulsione se irregolari”.

“Il fenomeno delle collaboratrici domestiche straniere – afferma Maura Misiti – è decisamente poco conosciuto e include situazioni di enorme vulnerabilità, laddove esiste un rapporto diretto col proprio datore di lavoro. Un’area di sommerso e clandestinità che le svariate leggi fatte non hanno risolto, anzi incentivando il lavoro nero. Una questione che mette peraltro in discussione il sistema di welfare italiano, dove la famiglia si trasforma in ammortizzatore sociale, spesso scaricandosi sulle sole donne”.

Interpellata sul fenomeno delle mutilazioni genitali femminili nel nostro Paese, Maura Misiti risponde: “Dal 2006 esiste una legge che punta sulla prevenzione, con linee guida del ministero della salute rivolte agli operatori sociosanitari che però non hanno avuto una grande diffusione. Una ricerca del 2009 stima che in Italia vi siano circa 35.000 vittime di mgf, di cui un migliaio di potenziali vittime con età inferiore ai 17 anni. Comunque le cose iniziano a muoversi anche nei paesi d’origine delle immigrate, e oggi ben 18 Paesi africani hanno una legge nazionale che sanziona la pratica”.

“Un altro dramma a cui bisognerebbe dare risalto – continua Maura Misiti – è quello della violenza all’interno dei Centri di identificazione ed espulsione. Limbi con persone molto vulnerabili e senza diritti, dove la cronaca ha evidenziato una lunga cronologia di stupri e maltrattamenti, ben documentati dal movimento Donne contro i Cie.

In quanto alla ratifica della Convenzione di Istanbul votata all’unanimità dal parlamento italiano, Maura Misiti conclude: “L’entrata in vigore è condizionata dalla ratifica di almeno 10 Paesi, di cui 8 appartenenti al Consiglio di Europa, e l’Italia è il quinto ad aver aderito. Quindi, anche se rappresenta un segnale politico molto importante, c’è ancora tanta strada da fare prima che la convenzione venga realmente applicata, anche a livello nazionale, attraverso un processo di implementazione di interventi legislativi, di sensibilizzazione e di prevenzione, includendo la creazione di un osservatorio nazionale sul fenomeno. Per concludere vorrei ricordare che la Convenzione prevede indicazioni specifiche verso le donne migranti e richiedenti asilo, rese particolarmente vulnerabili dal loro status”.

Erika Farris

West
11 07 2013

Si celebra oggi 11 luglio la Giornata Mondiale della Popolazione. La cui attenzione, quest’anno, si è focalizzata sul problema delle gravidanze precoci.

Secondo le ultime stime dell’UNFPA, vi sono circa 600 milioni di giovanissime nel mondo.
Di cui 500 milioni solo nei paesi in via di sviluppo.
Di queste, 16 milioni di under 18 partoriscono ogni anno, mentre 3,2 milioni ricorrono a pratiche abortive illegali.

Tutto ciò è ricollegato a discriminazione, disinformazione, violazione dei diritti fondamentali, abusi.

Ne conseguono, naturalmente, gravi complicazioni fisiche e psicologiche.

Per questo l’UNFPA raccomanda caldamente ai governi locali dei diversi paesi non solo di potenziare le campagne d’informazione sull’educazione sessuale ma anche e soprattutto di alzare l’età minima per il primo matrimonio a 18 anni, così come di migliorare le strutture e i servizi dedicati alla salute riproduttiva.

Annalisa Lista
Giornalettismo
11 07 2013

Si tratta di un comune chatbot, ovvero un programma robotizzato concepito per sostenere conversazioni in chat, ma in questo caso un gruppo di scienziati spagnoli lo ha dotato delle caratteristiche utili ad attirare quelli che s’aggirano in rete in cerca di giovani prede.

UTILE ALLA POLIZIA? - Anche la polizia spagnola sembra abbia mostrato interesse per l’articolo, anche se c’è da dire che per quanto sofisticato un programma del genere difficilmente può reggere una conversazione senza che un interlocutore umano mediamente circospetto e sospettoso si renda conto della mancanza di “umanità” del corrispondente.

COS’HA DI DIVERSO - NEGOBOT, questo il nome del programma, una volta iscritto a un forum comincia a inviare messaggi normali e banali, comportandosi da partecipante neutrale e passivo. Ma se s’innesca un dialogo allusivo o registra approcci, ecco che il programma comincia a comportarsi in maniera da dare spago all’interlocutore.

Per rendere più convincente il suo comportamento gli scienziati hanno detto di aver applicato la teoria dei giochi e l’hanno dotata di 7 personalità diverse e persino della capacità di produrre finti errori di battitura, così tipici tra i più giovani.

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Huffington Post
11 07 2013

A Bergamo la ministra Cécilia Kyenge è persona non grata.

A dirlo senza mezzi termini è il presidente della Provincia, il leghista Ettore Pirovano, contrario alla visita che la responsabile per l'Integrazione farà domani alla città lombarda dove incontrerà il Prefetto - “una visita non istituzionale ma di cortesia” -, prenderà parte a un convegno sull'immigrazione organizzato dall'Università bergamasca e infine parteciperà a una iniziativa dell'Ufficio migranti della diocesi.
Pirovano ammette di non avere ricevuto alcun invito ma ha sottolineato che in ogni caso “non incontrerò nessuno”.

Ma è sulla pagina Facebook de L'Eco di Bergamo che la notizia dell'arrivo di Kyenge ha scatenato commenti razzisti e colmi di minacce nei confronti della ministra italo-congolese: “La incontreremo noi con mazze e bastoni!” e “Disinfettare tutto appena se ne va!”,“Eviterò di andare in centro per non sentire la puzza” sono soltanto alcune delle ingiurie, a dire il vero moderate da alcuni utenti che cercano di arginare la foga xenofoba.

A rincarare la dose è il giovane sindaco di Spirano (Bg), Giovanni Malachini, che secondo quanto riporta la stessa Eco di Bergamo starebbe organizzando un comitato anti-accoglienza per Kyenge. Su Facebook ha scritto: “Chi è d'accordo nel far giungere un chiaro messaggio di contrarietà della gente bergamasca rispetto alle politiche che sta portando avanti? Un po' di fantasia e ci organizziamo”.

Laura Eduati

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