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Il Fatto Quotidiano
11 07 2013

I 47 lavoratori del Teatro Biondo sono saliti sul tetto, hanno occupato lo Stabile e da un mese sono in assemblea permanente: non ricevono lo stipendio da aprile e non hanno idea di chi dovrà curare il cartellone del prossimo anno.

I 147 dipendenti dell’Orchestra sinfonica siciliana sono stati più originali: hanno allestito un carro funebre in piena regola e giovedì sfilano per la città per dare l’ultimo saluto alla musica sinfonica. Anche loro senza stipendio, vivono da mesi una situazione di autogestione, con un sovrintendente dimissionario da maggio.

Non è Atene, non è Grecia. Non ci sono ultimi concerti e non ci sono lacrime. È Palermo, dove la cultura non è morta, non ancora. È, al massimo, emarginata, stritolata da giochi politici imperscrutabili e abbandonata a sé stessa. La fine del Biondo, dell’orchestra sinfonica, del Brass Group è all’orizzonte: a Palermo, un tempo città animata da fiorenti iniziative culturali, la belle époque è finita da un pezzo, inghiottita insieme alle primavere degli anni ’90. Oggi quasi tutti gli enti culturali cittadini navigano in cattivissime acque.

La punta dell’iceberg è rappresentata sicuramente dal Teatro Biondo Stabile, inaugurato nel lontano 1903 e oggi finito nelle fauci della spending review di Mario Monti.
Il penultimo governo nazionale aveva varato uno strano meccanismo che prevedeva la restituzione da parte dei Teatri di alcune somme già inserite in bilancio.

Nel caso del Biondo, dovrebbero essere eliminati dalle entrate 300mila euro nel bilancio 2012 e ben 600mila in quello del 2013. Un taglio che si va a sommare ai 700mila euro venuti a mancare dopo il commissariamento della provincia, che fa parte del consiglio d’amministrazione del teatro, ma che è stata cancellata dal governo regionale di Rosario Crocetta. Con un bilancio di circa 5 milioni l’anno, tagliare 700mila euro di fondi provinciali, che si vanno a sommare ai 900mila che dovrebbero essere restituiti allo Stato, diventa praticamente impossibile. Ai 47 dipendenti del Biondo non arrivano gli stipendi da aprile. Una piccola pezza potrebbe essere messa dall’anticipazione di circa mezzo milione arrivata dal Comune, che però servirebbero al massimo a coprire un mese di stipendio, senza nessuna assicurazione per il futuro del teatro.

L’impressione è che l’empasse del Biondo sia dovuta soprattutto ai rapporti tra Crocetta e Leoluca Orlando, entrambi componenti del consiglio d’amministrazione, che però faticano ad interloquire per motivi squisitamente politici. Il direttore artistico Pietro Carriglio, inviso ad Orlando, ha già annunciato l’intenzione di voler mollare le redini prima che il suo contratto scada nel dicembre prossimo. Ad oggi, dopo i rifiuti di Emma Dante e Roberto Andò, non si ha nessuna idea di chi dovrà curare il prossimo cartellone, con quali soldi dovrà farlo e soprattutto se una programmazione al Teatro Biondo l’anno prossimo ci sarà.

Sarebbe la prima volta in 110 anni.

In bilico anche il futuro dell’orchestra sinfonica siciliana. Nata nel 1951 su input della Regione Sicilia, oggi gli orchestrali si devono adattare ai continui tagli ordinati da Palazzo d’Orleans. Il contributo di 10 milioni e 200 mila euro del 2012 è stato ridotto di un milione e mezzo: troppo poco per un ente che di soli stipendi per i147 dipendenti spende più di 9 milioni l’anno. In più dal 2012 gli orchestrali sono praticamente senza guida.

Nel 2007 il governo regionale di Totò Cuffaro aveva nominato come sovrintendente Ester Bonafede, che nel dicembre scorso è diventata assessore regionale alla Famiglia, in quota Udc, della nuova giunta Crocetta. Bonafede, però, si è dimessa soltanto lo scorso maggio e per alcuni mesi ha mantenuto la doppia poltrona, intascando il doppio stipendio: quello cospicuo da assessore e quello per nulla modesto (si parla di circa diecimila euro al mese) da sovrintendente. “In teatro però non mette piede da dicembre”, raccontano i dipendenti dell’orchestra, che adesso saranno costretti a ridursi gli stipendi per evitare di appendere gli strumenti al chiodo.

Prossimo alla chiusura anche il Brass Group, che ha subito più di tutti i pesanti tagli regionali: a fronte di un contributo di circa di un milione di euro nel 2008, oggi i fondi per il jazz a Palermo sono stati completamente azzerati.

“Mentre agli altri enti venivano tagliati fondi mediamente per il 25 per cento, al Brass la media dei tagli è stata del 65”, denuncia il presidente Ignazio Garsia, che ha anche ricevuto dal comune di Palermo una richiesta di pagamento di circa 186mila euro, per l’occupazione dello storico complesso monumentale dello Spasimo.

Cultura in agonia, quindi, ma come in tutte le storie siciliane ecco che il paradosso è dietro l’angolo. Mentre a Palermo sta andando in scena un domino di bilanci in rosso e proteste che rischia di soffocare ogni rantolo culturale, da settimane in città non si fa che parlare della candidatura a capitale europea della cultura del 2019.

“Meriteremmo di essere capitale della cultura soltanto per i monumenti che abbiamo”, gongola il sindaco Leoluca Orlando, che ha voluto fortissimamente la candidatura del capoluogo.

“Ci chiediamo come Palermo possa ambire a diventare capitale europea della Cultura, quando le massime istituzioni teatrali della città sono sull’orlo del fallimento”, denuncia invece la Cisl.

Essere scelta come capitale della cultura sgancerebbe in effetti sulla città un bel po’ di fondi e implementerebbe l’indotto turistico. Il 2019 però è lontano. E nel frattempo a Palermo, gli operatori culturali rischiano di scomparire.

Giuseppe Pipitone
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Corriere della Sera
11 07 2013

Konrad Schafer, 15 anni, è un killer a sangue freddo.
Il ragazzino aveva ricevuto in dono dal padre un fucile calibro45 il 25 giugno, il giorno prima dell'inizio delle sue scorribande. La gang, della quale facevano parte anche una ragazza, la 17enne Victoria Rios, e due giovani di vent'anni, Juan Sebastian Muriel e David Damus, aveva cominciato prendendo di mira case e negozi, poi era passata a bersagli in carne e ossa.

Ne hanno fatto le spese David Guerrero, 17 anni, e Eric Roopnarire, di 22.
 
VITTIMA SGOZZATA - «Non abbiamo indicazioni di sorta che le vittime stessero facendo qualcosa di male», ha detto il capo della polizia di Kissimee Lee Massie annunciando gli arresti: «Sfortunatamente per loro, c'erano un paio di individui che avevano deciso di ammazzarli senza alcuna ragione».

Dopo aver avuto il primo «assaggio» con l'assassinio di Guerrero, il 26 giugno, i giovani killer avevano aspettato fino alla notte del 3 luglio per rapinare e uccidere Eric Roopnarine. Damus aveva premuto il grilletto e Schafer aveva finito il lavoro tagliando la gola della vittima.
ARMI IN USA - Episodi di violenza insensata di cui sono protagonisti giovanissimi: le «gesta» di Konrad e dei suoi compagni arrivano mentre in America, a dispetto dell'indignazione per la strage dei bambini di Newtown in Connecticut, è sempre più facile entrare in possesso e usare fucili e pistole.

Ieri l'Illinois è diventato il 50/mo stato americano in cui è possibile portare in luoghi pubblici armi da fuoco nascoste nonostante l'opposizione del governatore democratico Patrick Quinn e nonostante in fatto che Chicago, la metropoli più importante dello stato, sia una delle capitali degli omicidi degli Usa: 60 feriti e 12 morti solo durante il lungo ponte del 4 luglio.
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Huffington Post
11 07 2013

Quattro senatrici del Pd hanno firmato un disegno di legge ("Misure in materia di contrasto alla discriminazione della donna nelle pubblicità e nei media") che prevede sanzioni (fino a 5 milioni di euro) per l'utilizzo improprio del corpo della donna nella pubblicità televisiva, o nella carta stampata.

Mi sembra una buona iniziativa, visto che è sotto gli occhi di tutti quanto la comunicazione pubblicitaria si sia modificata negli ultimi tempi, producendo messaggi e immagini che sempre più somigliano alla pornografia. Negli spot tv, come sulla carta stampata, è il corpo femminile quello utilizzato più di frequente: si tratta in genere di modelle riprese senza veli, o in atteggiamenti seducenti ed allusivi, allo scopo di reclamizzare prodotti o servizi che spesso non hanno alcuna relazione con le immagini o i messaggi proposti.

Queste pubblicità, oltre ad essere molto spesso di cattivo gusto (esempio: "Montami a costo zero", per vendere pannelli fotovoltaici) propongono situazioni e modelli di ruolo tutt'altro che positivi per i più giovani, i quali non sempre hanno gli strumenti per guardare a questi messaggi in modo critico, sapendoli decodificare.

Ancor più grave è che ormai appaiono numerose evidenze di una possibile relazione fra l'oggettivazione massiccia del corpo femminile e l'aumento impressionante della violenza contro le donne. Diversi studi mettono infatti direttamente in relazione la violenza sulle donne con la loro "deumanizzazione".
 
Ciò su cui vorrei soffermarmi tuttavia non è tanto questo disegno di legge in sé, che giunge in Parlamento in qualche modo atteso, quanto sulla inaccettabile rozzezza con cui alcuni giornali (di destra) hanno commentato la notizia. Il premio della volgarità spetta sicuramente a Libero (con l'articolo firmato da Franco Bechis, una delle "migliori" penne del giornale) il quale, per commentare la notizia del disegno di legge ha così titolato in prima pagina: "Invece di pensare alla crisi, Il Pd vieta la gnocca" (guardare per credere!).

Certo, tutti sanno che viviamo in tempi di vacche molto magre e che i problemi del nostro Paese sono davvero tanti. Voglio anche dire che l'argomento della mercificazione del corpo femminile, seppure molto importante, non è certamente da considerare al top delle priorità dell'azione di governo. Nonostante questo, non vedo nulla di strano nel fatto che delle parlamentari abbiano elaborato una proposta di legge per combattere anche questo problema...

Si potrà dire che non tutti e tutte sono d'accordo su una riforma del genere, che molti troveranno sicuramente troppo radicale, densa di ipocrita moralismo, caratterizzata da rigidità e intransigenza (e via dicendo...), ma certamente una reazione come quella di Libero non è degna di un Paese civile.

Nel parlare di "gnocca" per intendere la donna (cioè nominare gli organi genitali di una persona per intendere la persona stessa) non mi viene tanto da pensare alle figure retoriche implicate in questo processo linguistico, quanto allo svelamento psicologico di un pensiero inconscio che associa i due concetti, considerandoli interdipendenti, con l'implicazione implicita che la donna senza la "gnocca" non potrebbe esistere.

Certe battute volgari (la donna è quella cosa che sta intorno al suo organo genitale - anche se detto in altro modo) le sentivo dire al tempo della scuola media, da qualche ragazzino coi baffetti che voleva sembrare più grande di quello che era: possibile che battute così machiste e di bassa lega possano apparire oggi, senza nessuno scandalo, su uno dei maggiori quotidiani nazionali?

Va anche detto che lo "scoop" ideato da Libero deve aver funzionato per vendere copie, tanto che si è cercato di fare il bis con: "Pd talebano: Chi ha paura della gnocca è contro la libertà".

Basterebbe solo ragionare su questi titoli per capire quanto una legge contro l'oggettivazione del corpo femminile sia quanto mai urgente e necessaria. (Non che la manifestazione di piazza ideata dallo sguaiato Giuliano Ferrara, "siamo tutti puttane" fosse più fine, eh?). Ma tant'è: mala tempora currunt.

Della "mercificazione del corpo" nella pubblicità si è peraltro recentemente occupata anche la presidente della Camera, Boldrini, la quale ha dichiarato:«È necessario porre limiti all'utilizzo del corpo delle donne nella comunicazione. È inaccettabile che ogni prodotto venga veicolato attraverso il fisico femminile. Le multinazionali fanno queste pubblicità con le donne solo in Italia e non in altri Paesi. Una donna oggettivizzata, resa cioè oggetto, la si tratta come si vuole e la relativa violenza è a un passo».

I pubblicitari tuttavia non ci stanno: secondo Paola Manfroni, art director dell'agenzia Marimo e vicepresidente dell'Adci, (Art director club Italia) "la diversità della nostra pubblicità dal resto d'Europa è un dato di fatto" ma, a suo parere le campagne "sessiste" nascerebbero "fuori dai percorsi professionali sani" rispecchiando soprattutto la realtà di "piccole aziende che cercano di farsi notare sdraiando la cugina belloccia mezza nuda sulle piastrelle di loro produzione, e quella della malaimpresa italiana, manager impreparati selezionati solo per catene di fedeltà alla cordata, che rafforzano i loro legami da spogliatoio condividendo starlettes e mazzette".

Anche Annamaria Testa, all'assemblea UPA 2003, ha fatto dichiarazioni analoghe, dicendo che "la buona creatività vive di buone regole", per cui il problema potrebbe risolversi attraverso il potenziamento dell'autodisciplina (cioè lo IAP): "Da creativa pubblicitaria, io sono felice e orgogliosa che ci sia lo IAP, che lavori bene e che, cancellando la cattiva pubblicità, difenda anche la qualità del mio lavoro e la reputazione dell'intero settore".

Resterebbe solo da capire a chi mai si siano rivolti Dolce e Gabbana, quando hanno commissionato la famigerata pubblicità dello stupro di gruppo: sono forse imprenditori impreparati? O la loro è la tipica malaimpresa che sdraia la cugina belloccia?

Di pubblicità come quella di Dolce e Gabbana ve ne sono moltissime, in Italia e all'estero, ma forse non vale la pena parlarne e citarle, perché se gli addetti ai lavori le vedono con occhio critico, i soliti voyeurs potrebbero ritenerla una bell'antologia di "gnocche", tanto per utilizzare il lessico altrui. È un po' quello che è successo al video "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo, creato per denunciare la mercificazione del corpo femminile nella tv italiana, che ha totalizzato più di 3.300.000 visualizzazioni su YouTube: per molti sarà stato sicuramente un concentrato del "meglio" della tv italiana.
Non ho sentito molte voci contro chi parla della "gnocca" per definire la donna, così come pochissime sono state le voci, anche all'interno del Pd, a difesa delle "senatrici che vogliono vietare la gnocca".

Vorrei concludere citando il capo del Labour Party in Gran Bretagna, Ed Miliband, che probabilmente Libero definirebbe un povero talebano, il quale si è fatto portavoce di una campagna contro le immagini pornografiche che ritraggono corpi femminili, online e in TV.
Mr Miliband deve evidentemente vivere in un clima medioevale, da caccia alle streghe, visto che ritiene che vi sia: "una cultura che tende a mostrare immagini sempre più sessualizzate dei giovani, una cultura che dice che le ragazze potranno avere successo solo se si attengono a questi rozzi stereotipi"... Ma c'è di più: nel discorso tenuto al meeting Women in Advertising and Communications London, Miliband ha anche attaccato i pubblicitari "perché producono troppe immagini antiquate di donne" e ha chiesto, udite, udite: "riforme per combattere gli stereotipi di genere", precisando che: "la rappresentazione sociale non riguarda solo i lavori che le persone svolgono, ma anche come esse sono viste, nelle immagini che ciascuno ha dell'altro, perché è in parte proprio da queste immagini che noi impariamo ad interagire".

Che dire? C'è ancora molto da fare in queste latitudini mediterranee per le pari opportunità e forse aver eliminato anche la relativa Ministra non va esattamente nella direzione che le donne italiane (nella maggior parte) auspicano.

Giuliana Proietti
la Repubblica
11 07 2013

Pozioni magiche, amuleti portafortuna o semplice lettura dei tarocchi. E' di circa 200mila euro la truffa che 'mago Franco' avrebbe messo a segno negli ultimi due anni. Ad arrestarlo, all'alba, sono stati gli uomini della guardia di finanza di Corsico (Milano).

L'uomo, 62 anni, deve rispondere anche di violenza sessuale nei confronti di decine di donne che per problemi privati si rivolgevano al lui.

Le clienti, secondo quanto ricostruito dai militari, venivano prima truffate e poi, come sarebbe stato rilevato in più casi, abusate sessualmente.

Le indagini, durate quasi due anni e dirette dal pm Giovanni Polizzi, sono state realizzate servendosi anche di intercettazioni telefoniche e ambientali, "visto l'elevato grado di soggezione" delle vittime nei confronti del sedicente mago.
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Huffington Post
10 07 2013

Sui tagli allo sport paralimpico, non mi trovo d'accordo con il presidente del Consiglio Enrico Letta, ancora una volta i disabili sono messi ai margini della società, il presidente e il suo staff forse ignora il fatto che lo sport migliora l'aspettativa di vita di tanti cittadini disabili che si avvicinano allo sport anche grazie al Comitato paralimpico, quest'ultimo offre a coloro che iniziano un attività sportiva che poi sfocia in quella agonistica, l'opportunità di partecipare a tante manifestazioni ufficiali che danno dignità e spessore agli stessi disabili.

Io sono uno di quelli che grazie allo sport paralimpico, il nuoto, sono riuscito ad attivare una serie di iniziative molto importanti, ho messo in campo vere e proprie campagne di sensibilizzazione politica che hanno portato all'attenzione delle massime cariche dello Stato quelli che sono i problemi quotidiani che mettono in seria difficoltà coloro che vivono una disabilità e che in Italia hanno grossi problemi anche di una minima integrazione, vedi come ultima cosa, l'obbligo di pagare la sosta sulle strade pubbliche, dazio messo proprio dallo Stato e dagli Enti locali che rappresenta una barriera scandalosa che rende carcerati centinaia di migliaia di cittadini con problemi di deambulazione.

Tornando al taglio dei finanziamenti, su questo non sono d'accordo, se mai, sarebbe utile controllare che i soldi siano spesi per l'interesse dei disabili e non per fornire strumenti di Lusso ( uffici prestigiosi e auto di lusso ) a chi lavora al Comitato, in epoca di ristrettezze economiche meglio tenere d'occhio le spese che tagliarle a danno di chi ne ha bisogno.

Nel contempo il mio consiglio al presidente del Consiglio troppo impegnato a tagliare è quello di tagliare i costi della politica e dei politici ivi compresi pensioni e stipendi invece di lasciare i privilegi a chi li ha, cito ad esempio gli staff dei Comuni e delle Province, Assessori che assumono a tempo determinato per la durata del Mandato ragazzi e persone conosciute in campagna elettorale. Solo il Comune di Napoli spende in Staff circa 2 Milioni di euro, quando si potrebbero usare i dipendenti pubblici dando loro un piccolo incentivo.

Gianluca Attanasio
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