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Lipperatura
28 11 2012

Eh no, non è questione di mettere le mutande alle statue.  Per il calendario Pirelli 2012 il fotografo di guerra Steve McCurry ha voluto donne normali, bellissime ma normali, di ogni età. Non ha voluto ritrarre donne nude non perché sia un puritano, un moralista, un limitatore delle altrui libertà. Ma perché, ha detto,  il nudo è “inutile e non interessante, si possono fotografare nudi ovunque”. E ancora:  “Si possono scattare foto sexy dappertutto, anche nella lobby di un albergo. La mia speranza era di riuscire a fotografarle come persone vere”. Segretarie e venditrici di frutta, pensose future madri e allegre sessantenni. Nel 2009 il fotografo Peter Beard aveva proposto tutt’altra visione.

Disse, dopo il putiferio mondiale seguito alla diffusione dell’immagine,  che gli scatti si riferivano a “un rito boscimano che appartiene alle tradizioni delle popolazioni del deserto del Kalahari”: ma l’impatto, come ognun vede, rimandava a tutt’altro. La scelta di McCurry potrà piacere o meno: mi sembra però che corrisponda a un progetto diverso dal consueto, che sceglie di evitare il nudo perché il medesimo è inflazionato, ed è dunque stato privato, al momento, di ogni valenza trasgressiva.  Semplicemente, insomma,  mostra e dimostra che le persone - le donne, nel caso - sono diverse le une dalle altre e che non esiste un modello unico cui conformarsi. Se poi qualcuno interpreterà il calendario come il trionfo della censura femminista che detesta il nudo e la giovinezza e vuole obbligare l’universo mondo al burka, be’, è un problema suo. Davvero.
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