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Schiavi cinesi. E coccodrilli

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Maschile/Femminile
04 12 2013

Nello scantinato del palazzo contiguo al mio qualche anno fa c’era un laboratorio di cinesi. Facevano borse, credo, non so per quale griffe. Le macchine da cucire vibravano giorno e notte, 24 ore su 24. Verosimilmente molti dormivano lì, in “cucce” ricavate negli angoli dello scantinato, materassi sporchi ammucchiati come nel capannone di Prato distrutto dall’incendio. C’era un viavai di bambini, anche piccolissimi, ancora nei passeggini, che passavano molte ore del giorno e forse anche della notte in quello spazio malsano, seminterrato, buio, sporco, rumoroso, affollato, probabilmente fetido di colle tossiche.
Per il padrone di casa non era un problema: “Finché pagano…”. Per pagare pagavano. Anche molto, forse, in modo da garantirsi che si chiudesse un occhio su quello che capitava lì, dal lavoro in nero con paghe da fame ai bambini messi a dormire tra le macchine da cucire.
Sono andata dal sindacato di zona, Cgil. Ho raccontato quello che capitava. Il funzionario mi ha ascoltato con pazienza, anche con aria un po’ beffarda, e poi mi ha detto: “Si metta una mano sulla coscienza…”. Il fatto è che io una mano sulla coscienza me l’ero messa. Ero lì esattamente per quello.
Quindi non posso sopportare le lacrime di coccodrillo di chi piagnucola sulla strage dei cinesi a Prato e sull’”insostenibile sfruttamento”, come lo ha definito il presidente Napolitano. I palazzi dove abitiamo sono pieni di questi laboratori, cisti di schiavitù. Il viavai lo vediamo e non diciamo nulla. I sindacati fanno poco e niente. Le forze dell’ordine tollerano. Casomai una congrua mazzetta aiuta: circola parecchio cash nei giri cinesi. Ci compriamo quei vestiti a pochi euro. E anche quelli delle griffe -a molti euro- confezionati da questo lumpenproletariat a cui manca solo la catena al piede.
Ci sono anche le schiave del sesso, detenute nei centri massaggi a ogni angolo delle nostre città, nell’indifferenza generale. La Lega non si affanni per l’abolizione della legge Merlin e il ritorno alle case chiuse, come sta facendo: ci sono già, e dappertutto. Ne ho parlato tante volte, ho interpellato direttamente le assessore della nostra giunta, ma non è successo nulla.
Forse dovremo aspettare che uno di questi bordelli prenda fuoco, che le ragazze arrostiscano lì dentro. E allora cominceremo a piagnucolare.

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