Lo chiamano amore (e invece è…)

7 dicembre 2013

Me la ricordo molto bene questa storia. Lui un impiegato dei servizi sociali, cui era stata affidata una bambina di undici anni, con famiglia disagiata. Le indagini erano state avviate perché la bambina aveva raccontato alla mamma di quegli incontri che avvenivano in una villetta al mare,
e la madre aveva immediatamente sporto denuncia nei confronti dell’uomo cui aveva affidato la bambina perché superasse i disagi scolastici. Alla fine, attraverso un vero e proprio blitz, la polizia aveva fatto irruzione nella villetta dove l’uomo e la bambina giacevano nudi, mentre un secondo prima lui diceva "Tesoro, non cacciarmi le mani".

Quando nel 2010 scrivevo della presentazione a Catanzaro,  dei due volumi sul Bilancio di genere in Calabria e La violenza contro le donne, a cura della consigliera di Parità Ciarletta,  confessavo poco dopo di essermi dovuta alzare durante quell’occasione, e di essere andata via prima della fine dell’incontro, colta da un improvviso attacco di nausea. Un consigliere comunale dell’allora giunta, arrivato con gran cortesia in ritardo e invitato a prendere la parola, ricordava questo (all’epoca recentissimo) caso di p,  cui nessuno avrebbe voluto far riferimento- essendo peraltro l’imputato un pubblico funzionario dei servizi sociali e come leggo oggi “molto stimato per la sua lunga attività per i bisognosi“.

Il consigliere ci teneva ad esprimere il suo evoluto pensiero in proposito: il dato allarmante (relativo alla città di Catanzaro) nonchè concausa, secondo l’illuminato, è  la precoce sessualità degli adolescenti. Sesso troppo presto, questa è la radice di tutti i mali, che va stroncata senza indugio. Ricordo, non solo il mio mal di pancia, ma alche lo sconcerto delle altre presenti, tra cui le relatrici.

Oggi,dopo più di tre anni, apro il Quotidiano della Calabria a pagina 19 e rimango basita. Pare che i giudici della corte di Cassazione, abbiano individuato "un’attenuante nell’accondiscendenza della vittima a consumare rapporti sessuali con l’imputato. Così, annullata con rinvio la sentenza di condanna a 5 anni di reclusione per ben due volte inflitti a Pietro Lamberti, rispediscono gli atti alla Corte di appello di Catanzaro e ordinano un nuovo processo.

«Ma tu mi ami», le chiedeva romanticamente la minorenne. E lui, tentava invano di fermarla, per poi lasciarsi andare a commenti a sfondo erotico. Fino a quando il timore di una gravidanza lo avrebbe fatto desistere. E la paura si era sostituita al corteggiamento.

<<Non chiamarmi sabato e domenica perchè sono con la famiglia>> la avvertiva. E lei ubbidiva. << Perchè questo è un segreto che ci dobbiamo portare fino alla tomba>>.
La bambina viene chiamata “innamorata” (del resto, hanno il coraggio di scrivere che per amore si uccide) e, come prevedibile, sono già partiti sui social i commenti illuminati dell’era moderna della comunicazione, sulla scia della riprovazione nei confronti della bambina (ohi, le bambine di oggi che imparano fin da subito a provocare i poveri uomini, vittime della sensualità di verginelle sporcaccione).

Un’operazione indecente e meschina. Qual è la differenza tra voler bene, amare ed il consenso sessuale?  l’opinione è che una bambina a undici anni sia consapevole della sua sessualità,  consapevole di se stessa, non ha mica una personalità acerba facilmente plasmabile e indottrinabile, manipolabile soprattutto da parte di chi ce l’ha in potere, anche materialmente! Ohi  mischineddu, il poveretto che non ha potuto resistere! Del resto, si sa, le bambine di oggi sono tutte le stesse (sgualdrinelle) o come minimo è responsabilità  delle madri che le introducono (al mestiere).

Porprio ieri, poco prima della sentenza Tuccia, abbiamo dovuto ascoltare la difesa dell’imputato sotenere l’inaudito. Ovvero che la ragazza era consenziente e se lui l’ha abbandonata mentre si dissanguava e l’ha quasi uccisa, è stato solo per una errata manipolazione pre-rapporto.

Un paio di giorni fa, una cara amica mi scriveva che davvero sarebbe sufficiente che alla Giustizia si togliesse la maiuscola e che rimanesse minuscola, umana e dotata davvero di un senso del giusto per donne e uomini. La Legge questa cosa non la può fare mai, né oggi e né domani. La Giustizia che ha a che fare con la Legge e con la legalità, con il senso del giusto, non c’entra niente. Di questo dovremmo cominciare a farcene una ragione. Eppure è un esercizio molto difficile e doloroso.

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