Bacio lesbo tra studentesse: richiamate. Sabato flash mob contro l'omofobia

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Corriere del Veneto
11 12 2013

TREVISO – Sarebbe tutto iniziato con un bacio in un corridoio. Un bacio forse troppo avido, per alcuni. Anche se poi la versione ufficiale è quella di un abbraccio. Protagoniste, due studentesse del Duca degli Abruzzi, istituto superiore di Treviso. Uno loro coetaneo, indignato, ha spedito una lettera alla vicepreside. La quale avrebbe richiamato le due studentesse. Un episodio ancora borderline, dal quale però è già scaturita una conseguenza reale. Sabato prossimo, durante la ricreazione, gli studenti hanno organizzato un flash mob: tutti cingeranno al braccio un nastro viola, il colore simbolo della lotta all’omofobia. I fatti sono raccontati da Lorenzo Boz, rappresentante della consulta provinciale degli studenti per il Duca degli Abruzzi.

«La nostra vicepreside, la professoressa Renata Moretti, ha convocato due ragazze che frequentano la sede distaccata di San Pelajo», spiega. «Il motivo: aveva ricevuto una lettera di uno studente che si lamentava del loro comportamento tra i corridoi scolastici. Io ho parlato con le ragazze, che mi hanno detto di essersi solo abbracciate». Fatte queste premesse, c’è però un «retrogusto omofobo», per citare Boz, e di qui la decisione, «in armonia col corpo docente» di organizzare durante l’assemblea, convocata per sabato mattina, il flash mob tra le 10.45 e le 10.50 nel parcheggio antistante la scuola, una iniziativa pensata e voluta dai compagni di classe delle ragazze. «Precisiamo però che il comportamento dei docenti è stato totalmente corretto», precisa il rappresentante degli studenti.

«Anche se ci fosse stato un richiamo, è assolutamente legittimo: nel regolamento scolastico sono vietate le effusioni amorose in luoghi pubblici, indipendentemente dal sesso dei protagonisti». La preside dell’istituto, Maria Antonia Piva, conferma l’accaduto, che sarebbe avvenuto lunedì 9 dicembre, di mattina. «Ma a me risulta al più un normale richiamo in corridoio, di quelli che si fanno ogni giorno», puntualizza. «In ogni caso voglio vederci chiaro, convocherò i protagonisti per capire cosa è effettivamente avvenuto». Per quanto riguarda la manifestazione, la docente non pone paletti, anzi. «Siamo attenti a tutte le dinamiche educative, è importante oliare il dialogo tra educatore e studente», chiude. «E non mi pare sbagliato che i ragazzi possano riflettere sui temi della discriminazione politica, razziale o sessuale senza con questo contrapporsi al corpo docente».

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Dicembre 2013 12:14
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