Napoli: incendio contro i rom, tra complicità istituzionali e responsabilità dei media

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Cronache di ordinario razzismo
19 03 2014

L’allarme era stato lanciato dalle forze dell’ordine ricordando quanto era successo a Ponticelli nel 2008, quando l’accusa del tentato sequestro di una neonata da parte di una donna rom scatenò la violenza dei residenti e costrinse i 500 rom presenti nell’insediamento a fuggire lasciandosi dietro i roghi.

Ora, nel quartiere di Poggioreale a Napoli, dopo le sassaiole, i petardi, l’esodo dei rom che hanno abbandonato via del Riposo, è arrivato anche l’incendio. L’insediamento è stato dato alle fiamme venerdì sera. Un’escalation di violenza prevista e prevedibile, cui per ora le istituzioni hanno risposto esclusivamente sgomberando i cittadini rom.

Quanto successo a Napoli è estremamente grave, e ricalca un copione già visto troppe volte: una situazione di marginalità e disagio, problemi che, nella totale indifferenza delle istituzioni e della politica, diventano strutturali, finché esplodono in modo aperto e violento. Il tutto con la complicità della stampa che, in particolar modo quando si parla di cittadini rom, cavalca stereotipi e pregiudizi, contribuendo alla costruzione e sedimentazione di una visione collettiva fortemente negativa e diffidente nei loro confronti.

Abbiamo già parlato qui degli articoli pubblicati la settimana scorsa da Il Corriere del Mezzogiorno e da La Repubblica.

Ma quello pubblicato venerdì 14 da Il Mattino rappresenta un concentrato di stereotipi, talmente tanti che appare inutile richiamarli tutti. L’articolo, segnalato dal giornalista Giuseppe Manzo a Carta di Roma, Ordine dei giornalisti della Campania e Ordine nazionale, è disponibile qui. Cercando di scagionare i residenti dalle accuse di razzismo, la giornalista Marisa Penna richiama diversi episodi che avrebbero reso invivibile il quartiere: aneddoti dati al lettore senza alcun riferimento, dato, fonte, contradditorio. Solo alla fine viene citata una particolarità che forse avrebbe potuto meritare un po’ di attenzione in più: “le loro denunce sono sempre state inascoltate”, scrive Penna a proposito delle segnalazioni dei residenti di Poggioreale. Sarebbe interessante capire perché, e chiedere lumi al presidente del IV municipio Armando Coppola, che ha preso da subito le difese dei cittadini che hanno cacciato i rom con sassi e bombe carta. Così come sarebbe interessante domandargli perché, se era a conoscenza della situazione – della “giusta esasperazione dei cittadini” come ha dichiarato – non ha deciso di intraprendere, come rappresentante istituzionale, un percorso di miglioramento, lasciando invece che vincesse “la legge del più forte”, come ha dichiarato Alex Zanotelli.

Ci sembra inoltre interessante notare un altro articolo apparso ieri su Il Mattino in merito a quanto successo a Poggioreale. Leandro Del Gaudio parla di un “incendio doloso con un solo obiettivo: impedire il ritorno dei rom a Poggioreale [..] sbarazzarsi all’improvviso di un problema che nessuno riusciva neppure ad affrontare”. In questa frase è delineata tutta la situazione, presente da anni: una totale assenza delle istituzioni. Non solo: Del Gaudio riferisce che alcuni inquirenti parlerebbero di “episodio pretestuoso”.

Un pretesto per cosa?
“Come nel maggio 2008, ci sono interessi economici e strettamente elettorali: liberare i suoli in un’area su cui insiste un forte programma di edilizia privata da un lato, dall’altro il bisogno di raccattare consenso in una municipalità connotata da fenomeni di emarginazione sociale”. A scriverlo è Giuseppe Manzo, direttore del quotidiano online Nel paese: “Come Ponticelli sei anni fa, a Napoli è andata in scena la guerra al nemico più utile in tempi di crisi: i rom. In 250 vivevano in condizioni disumane nel campo di via del Riposo, periferia orientale tra il cimitero cittadino e l’aeroporto di Capodichino. In poche ore qualcuno ha deciso che quelle baracche andavano smantellate senza un piano e con la violenza xenofoba che indigna pochi. E in questa stessa settimana i fatti sono stati conditi da una puntuale campagna stampa con articoli al limite della xenofobia e in barba al “Parlare civile” o al “Vocabolario sociale” per i giornalisti” (L’articolo si può leggere qui).

Ciò che resta dopo questa vicenda sono una serie di baracche incendiate, con dentro ancora gli oggetti dei cittadini rom scappati dal giorno alla notte per la paura -giustificata – di subire un vero e proprio pogrom. Rimangono i toni urlati dalla stampa per parlare di quanto successo, con gli stereotipi che la fanno da padrone e che soffocano un’analisi che sarebbe quanto mai necessaria. E poi ci sono le istituzioni, ancora una volta incapaci di prevenire fatti come questi.

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