A Castelvolturno il disagio non ha colore

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Cronache di ordinario razzismo
22 07 2014

Pochi giorni fa, a Castel Volturno, precisamente a Pescopagano, due cittadini ivoriani sono stati feriti a colpi di arma da fuoco da due italiani, padre e figlio. Ne è nata una violenta protesta dei migranti di origine africana presenti sul territorio, da anni sfruttati dal caporalato, “trattati come bestie” come loro stessi hanno dichiarato.

Alcuni giornali e politici hanno descritto la situazione come una “guerra tra immigrati e italiani”, altri hanno strumentalizzato la situazione dicendo che “non possiamo accoglierli tutti”.

La verità è che nel territorio di Castel Volturno l’unica emergenza è l’assenza totale dello stato, che ha lasciato spazio alla criminalità e al degrado.

Pubblichiamo e invitiamo a diffondere il comunicato di alcune associazioni che da anni lavorano e lottano nel territorio di Castel Volturno.

A Castelvolturno il disagio non ha colore

Quello che è successo domenica sera,13 luglio 2014 a Pescopagano(Castel Volturno), ha del paradossale. I fatti sono oramai chiari. Dietro il ferimento dei due immigrati non c’è nessun furto.

Uno dei due ivoriani era in bicicletta a Pescopagano, mentre stava trasportando una bombola di gas, quando è stato fermato dal ventunenne Cesare Cipriani.( I Cipriani gestiscono l’istituto di vigilanza La Custodia, una sorta di polizia privata che sorveglia le villette sorte negli anni ’70, quando la zona era luogo di villeggiatura.)Il trentunenne ivoriano è stato accusato di averla rubata, ma il ragazzo si è difeso dicendo che la bombola era di sua proprietà ,ma nonostante ciò è stato aggredito. A quel punto è intervenuto un altro ivoriano che passava di lì che lo ha soccorso. E’nato un litigio tra Cesare e i due immigrati. Sembrava che tutto fosse finito. Invece dopo poco il giovane Cipriani è tornato insieme al padre Giovanni ,armati , gambizzando i due immigrati.

Da qui è partita la reazione di una parte della comunità immigrata di Pescopagano, innescando una rabbia che brucia per le strade di Castel Volturno.

Una rabbia che non ha colore e che mette allo scoperto la devastazione di questo territorio.

Non puoi non essere arrabbiato, se cresci e vivi a Pescopagano o a Destra Volturno. Non puoi non essere arrabbiato, se vedi ogni mattina cumoli di spazzatura sulle strade, se non hai il trasporto scolastico per mandare a scuola tuo figlio. Non puoi non essere arrabbiato, se non hai uno straccio di lavoro o se vieni sfruttato per meno di 20 euro al giorno.

Non puoi non essere arrabbiato, se non puoi condurre una vita normale, se non puoi uscire la sera perché non hai la macchina e questo paese non ti offre niente. Non poi non essere arrabbiato, se non hai un quartiere dove non ci sono luoghi di aggregazione, se non ci sono biblioteche, se non ci sono luoghi dove poter fare sport, se non hai uno spazio dove fare musica con i tuoi amici.

Questo degrado non ha colore: è bianco e nero!

Questa bomba su cui siamo seduti si chiama degrado che genera violenza.
Questa rabbia sta generando una guerra tra disperati: è la stessa vecchia storia dove bisogna trovare chi è più povero di te, chi è più disperato di te e addossargli tutta la colpa della situazione. Nel degrado si ricercano carnefici e questi carnefici sono sempre quelli più poveri di te. Si fa fatica a comprendere che chi è ancora più povero e disperato di te, ha ancora meno possibilità, è ancora più sfruttato e ancora più in balia di ricatti e soprusi.

Ci colpisce che certa stampa stia soffiando sul fuoco. Non è questo il momento, non è questo il metodo. Chi vuole scrivere su questi fatti dovrebbe fare lo sforzo dello studio e della ricerca.

Noi, che lavoriamo da anni con i bambini presso la Casa del Bambino, ci colpisce ogni giorno di più lo sforzo che dobbiamo fare per fare capire che Castel Volturno non è un paese normale. I bambini non si stupiscono più del degrado, per loro sta diventando una cosa del tutto normale. Questo è gravissimo.

I fatti di Pescopagano ci fanno sempre più pensare che sia giunto il momento di costruire ponti tra gli oppressi per trasformare questo territorio in un luogo vivibile.

La Casa del Bambino, Associazione Black and White, Associazione Jerry E. Masslo, Missionari Comboniani: P. Claudio Gasbarro,P. Alex Zanotelli, P. Antonio Bonato.

 

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