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La Lav presenta il rapporto Zoomafia 2014, il traffico di cuccioli è la prima emergenza

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Articolo Tre
07 08 2014

Anche quest'anno la Lav ha pubblicato il Rapporto Zoomafia 2014, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. La nuova edizione del Rapporto, “illegalità, malaffare e crimini contro gli animali”, alla sua quindicesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2013.

Secondo il rapporto, nel nostro Paese, ogni ora, la Procura apre un nuovo fascicolo per reati contro gli animali. Dal traffico di cuccioli alle corse clandestine dei cavalli passando per i combattimenti di cani, che sono in forte crescita, le illegalità che colpiscono gli animali sono diverse.

Il traffico di cuccioli si conferma come la prima emergenza zoomafiosa. I confini tra commercio legale e traffico illegale sono labili e non solo perché le rotte e la provenienza sono le stesse, ma perché molte volte, dietro importazioni legali e autorizzate vengono celati, tra i meandri di documentazione, certificati e passaporti, animali clandestini. Nei Paesi di origine i cuccioli vengono comprati per pochi euro, spesso arrivano ammalati e accompagnati da falsi pedigree e da documentazione contraffatta. La regia del business fa capo a gruppi organizzati che importano gli animali e li smerciano attraverso venditori compiacenti.

Sono circa 2.000 i cuccioli che ogni settimana entrano nel nostro Paese illegalmente.

A seguire l'illegalità nel mondo dell'ippica, oltre alle corse clandestine, alle gare di sforzo, spesso i cavalli quando non ce la fanno più vengono abbandonati sulla strada. Per non parlare del giro di scommesse clandestine che c'è dietro a queste corse, dove spesso i cavalli sono dopati.

Altro settore di infiltrazione della criminalità organizzata è quello delle corse ippiche ufficiali, dove l’illiceità delle attività può riguardare sia la gestione delle scommesse presso i punti ufficiali sia la gestione delle stesse corse che possono essere influenzate da accordi occulti tra scuderie o driver, da atteggiamenti minatori verso i fantini o dalla pratica del doping sugli animali. Sono in media circa 180 all’anno i cavalli che corrono in gare ufficiali che risultano positivi in seguito alle analisi antidoping.

Nuovi, preoccupanti segnali indicano poi la ripresa dei combattimenti tra cani. Fenomeno mai sconfitto, ma che per un periodo è sicuramente diminuito rispetto a prima. Persone denunciate, combattimenti interrotti, ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno.

Vi è poi il traffico internazionale di animali o parti di essi, che in Italia trova terreno fertile sia come via di transito che come meta finale. Secondo i dati del 2013, c'è stato un aumento del 10% del commercio e della detenzione illegale delle specie protette e tutelate dalla CITES rispetto all’anno precedente. Avorio, serpenti, scorpioni, macachi, pappagalli, tartarughe, ma anche caviale, prodotti in pelle di animali protetti sono il cuore del business internazionale di fauna esotica protetta per un giro d'affari milionario. Il bracconaggio con i reati relativi all’uso e detenzione di armi e munizioni conferma la sua pericolosità.

Anche il randagismo non accenna a diminuire. Solo nel 2013 sono state sequestrate almeno 11 strutture per un totale di 1700 cani in pessime condizioni igieniche e di salute, tenuti in strutture fatiscenti.

Nemmeno il mare non è esente dalla zoomafia, la filiera del pesce è uno dei comparti a maggior rischio illegalità. La pesca illegale è ancora ampiamente praticata in tutto il Paese ed è stata favorita, se non tollerata, dalla debole ed inefficace risposta delle istituzioni, dalle sanzioni irrisorie, dalle deroghe e permessi speciali spesso concessi senza tenere conto dei pareri scientifici. I casi più dimostrati sono l’illegalità nella pesca al tonno rosso e nell’uso delle spadare, la vendita di pesce “sotto misura” o di specie vietate, lo strascico sotto costa.

Inoltre le infiltrazioni sono presenti anche all'interno delle attività zootecniche connesse all'alimentazione umana. Un sistema di malaffare legato alla gestione di allevamenti, alle truffe, al traffico illegale di medicinali e sostanze dopanti, al furto di animali da allevamento, alla falsificazione di documenti sanitari.

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