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VIOLENZA SESSUALE ARMA DI GUERRA IN COLOMBIA

Pubblicato in Dossier
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"Come donna non ho patria, tutto il mondo è la mia terra" V. Wolf

La ONG Oxfam presenta il suo dossier su come è stata utilizzata la violenza contro le donne nel conflitto e raccomanda ai governi dell’Unione Europea di fare pressione perché si metta fine all’impunità.

“Era notte. Vennero due uomini armati che indossavano divise militari ed armi. Si identificarono come paramilitari. Portarono mio marito fuori dalla casa e tutto il tempo lo tennero sotto tiro con le armi. Riuscii a calmare la bambina e la cullai finchè si addormentò. Allora l’uomo mi portò fuori dalla stanza nel corridoio per interrogarmi e minacciò di uccidermi. Mi tolse il vestito, mi tappò la bocca e mi violentò. Poi mi disse di vestirmi e che “qui non è successo niente. Le donne, in definitiva, servono a questo”.
Esperienze come questa, raccontata da una donna del Catatumbo, a Nord di Santander, sono state vissute da molte donne durante il conflitto colombiano. In tutto questo tempo, benché pochi nel paese lo sappiano o lo credano, “la violenza sessuale è usata come arma di guerra da tutti i gruppi armati (forze militari dello Stato, paramilitari e gruppi guerriglieri)”, secondo il dossier ‘La violenza sessuale in Colombia, un’arma di guerra’, presentato dalla ONG Oxfam Internacional ai governi dell’Unione Europea. Arma di guerra perché, secondo quello studio, serve a seminare terrore nelle comunità, come metodo di tortura, di controllo sulla popolazione, per imporre i comportamenti voluti dai gruppi armati o come vendetta o pressione per colpire i membri della parte nemica.
“L’uso di questa violenza, lungi dall’essere sporadico, è diventato una pratica sistematica e generalizzata che fa parte integrante del conflitto armato”, descrive il dossier di Oxfam. E aggiunge che “malgrado questo, l’impunità che regna nel paese di fronte a questo crimine ha reso la donna colombiana vittima occulta di questo conflitto”.
Proprio per questa mancanza di denuncia, non si sa con certezza quante vittime di questi crimini ci siano. Ma  sono note le impressionanti atrocità che stanno accadendo alle donne che vivono in zone dove stanno combattendo guerriglia, paramilitari e bande private di narcotrafficanti. Inclusi anche casi che coinvolgono membri della Forza Pubblica.

Tutti sono responsabili dei crimini
La relatrice speciale dell’ONU sulla violenza contro la donna ha documentato in regioni con conflitti casi di donne che sono obbligate da gruppi armati a lavorare come prostitute. Altre sono violentate o vittime di abusi sessuali a fini militari, come far pressione per ottenere informaziono o aggredire il nemico quando la donna sia parente o compagna di un membro della parte avversaria o per intimidire i suoi vicini. Altre donne, quasi sempre appartenenti a qualche gruppo, sono obbligate a usare metodi anticoncezionali contro la loro volontà o anche ad abortire. E molte, semplicemente, sono violentate per soddisfare i combattenti, senza altri obiettivi aggiuntivi.
Una donna chocoana riferì di essersi unita alla guerriglia delle FARC quando aveva 13 anni stanca dei maltrattamenti di suo padre. Pensava di poter essere rispettata se era armata. Quando ebbe 19 anni, il comandante del gruopo guerrigliero a cui apparteneva approfittò del suo rango e la portò da sola con sè per violentarla. Poi la picchiò e la mandó a casa. Le affidò il compito di sedurre un militare dell’esercito per ottenere informazioni per la guerriglia. Lei lo fece, ma il suo comandante non fu contento perché il soldato era di basso rango. Allora andò a cercarla a casa sua e cominciò a parlarle in malo modo. Il padre della ragazza intervenne e il guerrigliero lo ammazzò e ordinò alla ragazza di non raccontare nulla.
Una donna di Putumayo racconta: “Mia figlia di 13 anni la rapirono per 8 giorni. Quando andai dalla Polizia, mi dissero che presto sarebbe tornata. La bambina riuscì a telefonarmi. Piangeva e diceva che non poteva dirmi niente. La mandarono indietro in un taxi di notte. L’avevano tenuta in una casa di prostituzione controllata dai paramilitari. La ragazzina non vuole parlare, ha paura di raccontare. A un’altra ragazzina di 14 anni accadde la stessa cosa. La tennero bendata in una casa di appuntamenti per 15 giorni. La minacciarono di morte se avesse raccontato qualcosa. La ragazzina restò incinta ed ora il bambino ha un mese e mezzo”.
Sono state anche documentate denunce di abusi da parte dei militari. “Un’altra volta vennero in una casa, il signore lo legarono, presero la signora e una figlia e le violentarono davanti a lui e agli altri figli. Lei dice che fare denuncia e dire che l’Esercito ha fatto questo è come cercare il cammino per la morte”, disse alla relatrice un testimone dei fatti.

Poche denunce
Definitivamente, il timore di fare denunce è una costante dopo queste aggressioni. Secondo il dossier di Oxfam, solo 9 su ogni 100 donne vittime di uno di questi delitti si rivolgono alle autorità.
Dei pochi fatti denunciati, la Corte Costituzionale raccolse 183 testimonianze di aggressioni sessuali commesse dal 1993 per emettere l’Auto 092 del 2008, che ordina di proteggere le donne vittime del conflitto. Di questi casi, raccolti da organizzazioni civili, il 58% fu commesso da paramilitari; il 23%, da membri della forza pubblica, e l’8% dalla guerriglia.
Secondo Claudia Ramírez, dell’organizzazione Sisma Mujer, grazie all’azione di Justicia y Paz le donne hanno denunciato soprattutto i paramilitari. Ma si conoscono anche molti casi di fatti simili commessi dalla guerriglia. (V. reportage speciale del tema, "Battaglie di uomini su corpi di donne" pubblicato in Verdadabierta.com http://www.verdadabierta.com/web3/nunca-mas/41-violencia-contra-mujeres/801-batallas-de-hombres-en-cuerpos-de-mujeres- ). “Tra i dati che abbiamo raccolto e le denunce che facciamo senza alcuna speranza di giustizia, solo per serbarne la memoria, abbiamo raccolto molte denunce di violenza da parte della guerriglia”, spiega così l’abissale differenza tra le cifre di casi di paramilitari e gruppi insorgenti.
Nel suo dossier, Oxfam conclude che “il persistente occultamento e negazione di questo crimine da parte dello Stato colombiano ha permesso di perpetuare un ambiente di impunità nel quale questo tipo di crimini non é indagato, né perseguito, né i responsabili vengono puniti”. Inoltre, d’accordo con persone che conoscono i casi, nel sistema di giustizia del paese è molto complicato ottenere che si giudichino i membri di gruppi armati responsabili di queste aggressioni contro le donne.

Denunciare, un’odissea
Olga Amparo Sánchez, della Casa de la Mujer, dice che le donne poche volte denunciano perché non sanno di fronte a chi devono farlo. “Iniziano a vagare presso tutte le istituzioni e a raccontare a ciascun funzionario la loro situazione e ogni funzionario interpreta quanto accaduto. E di solito si ritiene che alle donne succedono queste aggressioni per colpa loro, per essere state dove non dovevano, o, quando sono bambine, perché furono i genitori a offrirle, ed allora è come se per questo cessassero di essere vittime. Questa è una forma di rivittimizzazione. La donna non solo per essere vittima del crimine, ma di ciascuno dei funzionari”, commenta.
Alejandro Matos, di Oxfam, ha detto che quando infine trovano dove fare le denunce, ci sono donne che non ricevono l’attenzione più adeguata. “Ci sono casi di donne che devono raccontare all’usciere quel che è loro accaduto perché è lui che deve dir loro a chi devono rivolgersi”. E spiega che invece di non dover rispondere a domande inopportune negli interrogatori, “abbiamo il caso di una donna che, dando la sua testimonianza in Procura, si mise a piangere e le dissero ‘non è venuta qui a piangere. Racconti i fatti”.
Oltre all’evidente mancanza di preparazione dei funzionari che devono ricevere le testimonianze di queste vittime, Claudia Ramírez, di Sisma Mujer, dice che è chiaro che un altro ostacolo alle denunce è la poca credibilità nelle istituzioni. “In alcune parti del paese, come la vittima denuncia, subito si informa l’autore del crimine”, dice, e aggiunge che, in questo senso, manca molta protezione per chi osa andare a dare la sua testimonianza presso gli organism statali. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di giustizia. Poche volte ci sono condanne per i responsabili.
Ramírez, Sánchez e Matos concordano sul fatto che la Procura ha fatto degli sforzi per preparare il suo personale su come trattare queste vittime ed ha destinato alcuni funzionari a occuparsi di questo compito. Però, dicono, è una formazione sporadica che “non ha aiutato molto a risolvere la situazione delle vittime, ma è servita a mostrare di aver fatto qualcosa di fronte alla comunità internazionale”.

“Bisogna fare pressione”
La ONG Oxfam, che gode di grande credibilità nel vecchio continente, ha tenuto in considerazione tutte queste situazioni per il dossier che sta presentando ai governi europei, con la raccomandazione di agire perché si ponga fine a questa impunità. Ha concluso che “la somma di tutti questi fattori ha fatto sì, da un lato, che questo tipo di violenza sia stato ‘normalizzato’ al’interno della società colombiana e molte donne non si considerino vittime perché non credono o non sanno che la violenza sessuale è un crimine. D’altro lato, questa strategia di rendere invisibile la violenza sessuale ha portato a mettere a tacere la donna e a condannarla all’oblio”.
Le raccomandazioni de Oxfam hanno peso presso le autorità europee, tanto che, secondo quanto informato dall’ambasciatore in Colombia, Jonathan Glennie, la decisione del governo britannico di non inviare denaro in Colombia per la lotta contro le droghe ma per la difesa dei diritti umani si basava sulle informazioni di Oxfam e di altre ONG.
“Di fronte a questa situazione l’Unione Europe a ela Spagna, concretamente, devono fare pressione sulla Colombia perché si assuma la responsabilità di proteggere la popolazione civile, ponga fine a questa drammatica situazione e punisca i colpevoli”, propone Oxfam alla fine del suo dossier.

http://www.semana.com/documents/Doc-1944_200998.doc

10.09.2009 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ultima modifica il Martedì, 13 Ottobre 2009 12:47
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