Su Napoli e le forze dell’ordine, alcune riflessioni…

Non vedo, non sento, non parloPatrizio Gonnella, Micromega
9 settembre 2014

Il giovane ragazzo morto ammazzato a Napoli pone una serie di questioni. Provo a scriverne anche alla luce della rivendicazione salariale dei sindacati delle forze di Polizia che in questi giorni ha fatto tanto parlare di sé e tanto ha preoccupato i vertici politici.
Il controllo della strada da parte delle forze dell’ordine deve avvenire senza pistole o fucili.

C’era una antica tradizione anglosassone che era quella dei bobbies. Non avevano armi da sparo. Il poliziotto che fa prevenzione nei quartieri deve essere una persona di cui la gente si fida. La parola fiducia è la parola chiave. Forze di Polizia che non danno fiducia costituiscono un problema che si aggiunge ai tanti altri problemi dei territori. Va recuperato un rapporto fiduciario tra la popolazione e le Polizie, altrimenti la democrazia non potrà dirsi compiuta.

Dalla vicenda napoletana dovremmo uscirne regolamentando al minimo l’uso delle armi. Abbiamo vissuto un periodo in cui i Sindaci versione sceriffi hanno armato finanche le polizie Municipali. Meno armi girano meno morti ci sono. La tragica storia di Napoli richiede anche una presa di posizione netta da parte del Ministro degli Interni o del Premier. Negli Stati Uniti Barack Obama è stato netto nel condannare la violenza di Polizia.

Le rivendicazioni economiche e redittuali dei Poliziotti sono sacrosante come quelle di qualunque altra categoria di lavoratori. La risposta delle forze politiche è invece ipocrita e classista. Solo agenti sereni anche dal punto di vista economico svolgeranno con meno tensione il loro lavoro. Dal punto di vista dei diritti umani non fa una piega.

Detto questo, in epoca di spending review andrebbe però azzardata un’ipotesi di risparmio sicuro che è consistente nell’unificare tutte le forze di Polizia – Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza – evitando sovrapposizioni territoriali e funzionali. Così avremmo tanti soldi da investire nell’aumento dei salari.

Ci hanno spiegato in questi ultimi anni che non dobbiamo essere conservatori rispetto a conquiste secolari nel mondo del lavoro e della democrazia, che la modernità significa accettare trasformazioni e compressioni di diritti.  E allora che la politica osi.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook