LA RETE NAZIONALE E L'ESPERIENZA AQUILANA

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Il Centro Antiviolenza di L'Aquila nasce all'interno della Associazione La Biblioteca delle Donne “Melusine” esistente dal 1987, dove un gruppo di donne ha deciso di agire una politica dal basso nel territorio taciuto della violenza. Di fatto si è andato a strutturare un attività di ascolto già presente a partire dagli anni '90 e poi nel 2004 con la presenza nella mappatura nazionale del 1522.

L' O.M.S. Stima che almeno una donna su cinque abbia subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della propria vita . Definisce la violenza di genere:

- come un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle donne e di tutti coloro che ne sono vittima.
L' O.N.U., nella Dichiarazione per l'Eliminazione della Violenza sulle Donne emanata nel 1993, così definisce la violenza di genere :
“qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata".
E' una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile, per questo parliamo di violenza di genere.
Quale tipologia ha la Violenza di genere ?
- fisica (maltrattamenti);
- sessuale (molestie, stupri, sfruttamento);
- economica (negazione dell'accesso alle risorse economiche della famiglia, anche se prodotte dalla donna);
- psicologica (violazione del sé).
- persecutoria (Stalking)
- derivante da pratiche tradizionali e culturali

È un fenomeno che si sviluppa soprattutto nell'ambito dei rapporti familiari /domestici ma la percezione diffusa è che la violenza venga agita “ dall'estraneo” perchè la famiglia  viene identificata come luogo di protezione per l'individuo, mentre per molte donne diventa il luogo di rischio di vita.

La violenza di genere è trasversale sia alle classi sociali che al livello culturale ed è agita con vere e proprie strategie, miranti ad esercitare potere sull'altra persona , il cosiddetto  “ Ciclo della violenza” .
Episodi che si ripetono nel tempo con gravità crescente. Il risultato è un clima costante di tensione,  paura e di minaccia che coinvolge anche  figlie e figli.
Stereotipi e luoghi comuni della violenza
Si crede che...
- la violenza verso le donne sia un fenomeno poco diffuso
Invece è un fenomeno esteso, anche se ancora sommerso e per questo sottostimato. Ci sono molte donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita.

- la violenza verso le donne riguardi solo le fasce sociali svantaggiate, emarginate, deprivate
Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e razza.

- le donne siano più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei
Invece i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari, gli aggressori più probabili sono i loro partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa.

- solo alcuni tipi di uomini maltrattino la propria compagna
Invece come molti studi documentano non è stato possibile individuare il tipo del maltrattatore; né razza o età o condizioni socioeconomiche o culturali sono determinanti. I maltrattatori non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria diagnostica.

- la violenza non incida sulla salute delle donne
- la violenza verso le donne sia causata da una momentanea perdita di controllo
Invece la maggior parte degli episodi di violenza sono premeditati: basta solo pensare al fatto che le donne sono picchiate in parti del corpo in cui le ferite sono meno visibili.

- i partner violenti siano persone con problemi psichiatrici o tossicodipendenti
Invece credere che il maltrattamento sia connesso a manifestazioni di patologia mentale ci aiuta a mantenerlo lontano dalla nostra vita, a pensare che sia un problema degli altri. Inoltre la diffusione della violenza degli uomini contro le donne esclude che si tratti di la possibilità della devianza, dell'eccezionalità.

- gli uomini violenti siano stati vittime di violenza nell'infanzia
Invece il fatto di aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare violenti in età adulta. Ci sono infatti sia maltrattatori che non hanno mai subito o assistito a violenza durante l'infanzia, sia vittime di violenza che non ripetono tale modello di comportamento.

- alle donne che subiscono violenza "piace" essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa
Invece paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale spesso da parte della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza.

- la donna venga picchiata perché se lo merita
Invece nessun comportamento messo in atto dalle donne giustifica la violenza da loro subita ed inoltre gli episodi di violenza iniziano abitualmente per futili motivi.

- i figli abbiano bisogno del padre anche se violento
Invece gli studi a questo riguardo dimostrano che i bambini crescono in modo più sereno con un genitore solo piuttosto che in una famiglia in cui il padre picchia la madre.

- anche le donne sono violente nei confronti dei loro partner
Invece una significativa percentuale di aggressioni e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria sopravvivenza. Inoltre, quando esiste si configura in modo diverso e raramente assume le caratteristiche di sistematicità e lesività che caratterizzano il maltrattamento maschile.
 
Conseguenze della Violenza

La violenza implica una grave e pervasiva invasione del sé, annientando il senso di sicurezza della donna e la fiducia in se stessa e negli altri.
Subire violenza è un'esperienza traumatica e le conseguenze sulla salute possono essere molto gravi.
Dai dati dell'OMS emerge che la violenza e lo stato di stress conseguente possono determinare, a breve ed a lungo termine, una pletora di disturbi fisici (disturbi ginecologici e gastrointestinali, dolori cronici, astenia cronica, cefalea persistente ecc.) e/o psichici.
Sovente la donna soffre di depressione o di disturbi d'ansia e, soprattutto tra le giovani, di disturbi alimentari.
Sono frequenti i tentativi di suicidio così come le forme di addiction (più frequentemente alcool).
 
Effetti sui Bambini e sulle Bambine
La violenza produce effetti e conseguenze gravissime non solo sulla donna ma anche sui figli, perchè loro sono :
- sempre vittime di violenza assistita,
- spesso vittime di violenza fisica
- a volte vittime di abuso sessuale
Queste bambine e questi bambini denotano problemi di salute e di comportamento (disturbi di peso, di alimentazione o del sonno).

Possono avere difficoltà a scuola e non riuscire a sviluppare relazioni intime e positive.
Possono cercare di fuggire o anche mostrare tendenze suicide.
Le bambine che assistono ai maltrattamenti nei confronti della madre hanno maggiore probabilità di accettare la violenza come la norma in una relazione rispetto a quelle che provengono da famiglie non violente.
Oggi siamo qui per parlare di tutto questo ed i temi da me accennati verranno approfonditi dalle relatrici che prenderanno a seguire la parola.

Mi compete ora di ricordare come la violenza alle donne è stata sempre agita ma mai nominata. E' solo a partire dagli Sessanta e Settanta che, grazie al movimento femminista, divenuto attore socialmente rilevante in tutto il mondo, sollecita una nuova definizione della violenza contro le donne come fenomeno legato alla relazione di tra i sessi.
In questo percorso di riconoscimento della violenza, un ruolo fondamentale è stato svolto in Italia , a partire dagli anni Ottanta , ( anni Settanta nella UE), dai Centri antiviolenza e dalle Case di accoglienza per donne maltrattate o violate, che, coniugando pratica e politica d'intervento al problema, hanno dato visibilità alla violenza facendo emergere nella sua drammaticità l'entità della sua incidenza, rompendo quel patto d'innominabilità che per tanto tempo l'ha relegata nel regno del silenzio e del non detto.

I Centri hanno avviato una sperimentazione di  pratica politica tra donne, che  non considera la donna richiedente aiuto come "vittima" che non sfugge al “destino femminile” ma la considera un soggetto credibile  che può interagire con le violenze subite. Le operatrici dei Centri si pongono come donne di fronte ad altre donne.  
Nel Centro Antiviolenza la donna trova uno spazio in cui poter parlare liberamente e senza timore, le operatrici la accolgono con atteggiamento empatico e non giudicante garantendo la riservatezza ed il tempo necessario per ascolto.

Il Centro Antiviolenza di L'Aquila nasce all'interno della Associazione La Biblioteca delle Donne “Melusine” esistente dal 1987, dove un gruppo di donne  ha deciso di agire una politica dal basso nel territorio taciuto della violenza. Di fatto si è andato a strutturare un attività di ascolto già presente a partire dagli anni '90 e poi  nel 2004 con la presenza nella mappatura nazionale del 1522.

Pertanto , anche a seguito di questa eredità, nel 2007 viene fondato a L'Aquila il Centro Antiviolenza Melusine strutturato in conformità con le linee guida che i centri antiviolenza si sono date a livello nazionale attraverso, prima un coordinamento e poi la costituzione dell'associazione nazionale Di.Re. Onlus (Donne in Rete contro la violenza)
Oggi il ns. Centro antiviolenza è presente anche , nel protocollo“ Rete contro la violenza di genere”, della Provincia di L'Aquila , svolge la funzione di “Sportello Antiviolenza” del Comune di L'Aquila , in convenzione con l'Assessorato alle politiche sociali.
Per il secondo anno collabora con la Fondazione Pangea Onlus, con la quale partecipa ad attività pubbliche ( Donna Moderna, RAI UNO Mattina ) ed ad un progetto nazionale di Microcredito per donne socialmente disagiate.
 
Partecipa al tavolo per la costituzione di un coordinamento regionale dei Centri e degli Sportelli Antiviolenza e delle Case Rifugio.

Cosa fa il Centro Antiviolenza Melusine:
Il Centro assicura l'ascolto, l'assistenza psicologica,la consulenza legale,   l’accompagnamento verso le strutture (pubbliche e/o private) presenti sul territorio  e,  nei casi di emergenza,  l'invio presso Case Rifugio.
Il Centro  garantisce solidarietà, confronto, gratuità, riservatezza e anonimato.
Il Centro agisce in collaborazione e sinergia con altri attori del Protocollo Territoriale, in particolare Pronto Soccorso, Questura, Tribunale Ordinario e Tribunale Minorile, Servizi Sociali del Comune dell'Aquila e degli Ambiti territoriali, Caritas....
Il Centro antiviolenza Melusine è attivo anche nella prevenzione ed informazione
con interventi  al dialogo con i ragazzi ed agli incontri con gli “educatori”
- Adesione al Progetto “ Settimana Contro la Violenza nelle scuole” 12-18 Ottobre 2010, promossa dai     Ministeri della Pubblica Istruzione e Delle Pari Opportunita';
Il Centro effettua , anche, un' azione politica per :
- il riconoscimento, nei Piani Sociale della Regione e dei Comuni , delle donne vittime di violenza quale soggetto sociale disagiato , in presenza o meno di figli minori.

Per il rifinanziamento della Legge 31/2006 specifica per i centri e le case.
Contesto Territoriale di Riferimento :
Ai fini dell’utenza del Centro è quello del Comune di L'Aquila e del comprensorio relativo a tutti i comuni ricadenti nelle Comunità Montane Amiternina, Sirentina, Campo Imperatore Piana di Navelli e parte Marsica.
Sulla base dei casi  trattati, abbiamo rilevato i seguenti dati:

ULTIMO ANNO

- Richieste di aiuto pervenute: 65
- di cui Prese in carico: 43
- Vittima di violenza assistita e/o subita in famiglia d'origine: 3
- Vittima di violenza sessuale da minore: 3
- Violenza assistita da parte di figli minori: 30
- Violenza fisica su figli minori: 5
- Abusi sessuali su minori: 4
- Violenza sessuale da Sex Offender estraneo: 2
- Disturbo Psicotico presente: 2
- Alcolismo e/o Tossicodipendenza  presente: 1
- Supporto Psicologico: 11 donne
- Supporto Legale: 38 donne
- Avvio Separazioni legali: 15
- Istanze Divorzio: 2
- Ripensamenti: 10

Provenienza richieste di aiuto:
Comune di L'Aquila: 67 %    
Comprensorio Comunità Montane: 22 %
Altra Provincia:                             
Altra Regione: 11 %
di cui Donne migranti:        31 %

- Età media:
12% <30 anni
74% tra 30 e 50 anni
14% >50 anni
   
- Livello di scolarizzazione:
37% licenza elementare e/o media
51% diploma
12% laurea
  
- Situazione occupazionale:
46% occupate
53% non occupate, perchè senza esperienza di lavoro al di fuori dell'ambito casalingo o  per la perdita di lavoro a causa della situazione di disagio vissuta e/o causa evento sismico;

- Tipologia violenza subita:       
fisica, psicologica, economica, spesso concomitantitra loro;

- Ambiente della violenza subita:
  
domestico (famiglia, ambiente di lavoro, di studio etc.);

- Ambiente sociale di appartenenza:

non rilevante, fenomeno trasversale rispetto all'ambiente sociale;

Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2011 06:57
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