Ius Migrandi vs Mos Maiorum.L'Europa oltre l'Europa è tutta da costruire

ius migrandi
Alessandra Sciurba/Nicola Grigion, Melting Pot Europa

15 ottobre 2014

Mos Maiorum, strano nome per un'azione di polizia europea che apre la caccia a chi “attraversa illegalmente i confini”. Eppure si chiama così l’operazione che, dal 13 al 26 ottobre, vedrà impegnati sulle rotte dei migranti 18.000 poliziotti
di tutti gli Stati membri UE sotto il coordinamento del Ministero degli Interni italiano ed il patrocinio di Frontex.

Strano nome, ma forse solo fino a un certo punto.

Cos’è il Mos Maiorum? È ciò che si potrebbe tradurre con i “valori degli antenati”, ovvero l’etica e la morale che la cività romana classica patriarcale assumeva come fondamento, la stessa che legittimò le conquiste e l’espansione dell’Impero Romano come opera di “civilizzazione” del mondo. Mos Maiorum è così il richiamo al nucleo fondamentale dei costumi e delle tradizioni. Un richiamo che mette in guardia, che mira a preservare, che immediatamente proclama la superiorità di chi lo assume nei confronti di chi e di ciò che sta fuori dai confini dell’Impero.

Non si tratta certo della prima operazione di questo tipo. Con cadenza regolare l’Europa mette in campo continui tentativi di scandagliare il territorio per gestire, controllare, indagare ed arrestare i movimenti di chi sfida i suoi confini. E visti i risultati, non é certo azzardato dire che c’é poco da andarne orgogliosi. In nome della lotta ai trafficanti, un dispiegamento eccezionale di intelligence e pattugliamenti delle frontiere finisce puntualmente per regalare esiti sorprendentemente drammatici. Mentre inarrestabilmente le persone fuggono dalle zone di guerra, o semplicemente ricercano un nuovo progetto di vita, spostandosi, esercitando la loro libertà di movimento, le polizie europee, grazie ad operazioni come queste, disegnano e rilanciano le loro strategie.

E’ stato così anche con la precedente operazione Perkunas che ha rilevato la propensione a presentare domanda di protezione internazionale da parte dei "soggetti" privi documenti incappati nei controlli. Perkunas conclude così il suo rapporto ipotizzando che esista un "abuso" delle garanzie previste dalle procedure d’asilo. Nessuno dice invece, in quel documento, che la domanda d’asilo, proprio per sua natura, si presenta, come é ovvio che sia, al momento dell’ingresso, in assenza di visto, e che in ogni caso si può presentare in ogni momento. Nessuno dice che chi viola le frontiere e viene all’occorrenza chiamato "clandestino", sono le stesse donne e uomini che muoiono nel mare, che abbandonano i centri di accoglienza della città di Milano, sono i migranti che arrivano ai porti dell’Adriatico, i diniegati dalle commissioni o quelli che hanno perso il lavoro, gli stesso che ritroviamo nei campi dello sfruttamento, quelli cpstretti a pagare per tutto, quelli che vengono ingiustamente bloccati alle frontiere interne UE.

Intanto le barche affondano, le tasche dei trafficanti si gonfiano e milioni di vite sono costrette a rimanere nell’ombra dell’assenza di diritti.
L’Europa che include voracemente ed allo stesso tempo esclude senza pietà e che ha bisogno di inventare il suo Mos Maiorum per sopravvivere
Ma forse, a guardare bene l’Europa che oggi conosciamo, così incapace di affrontare ciò che sta accadendo a ridosso dei suoi confini geografici, impantanata com’è nell’impervido vortice dell’austerità, della dittatura della finanza, degli egoismi nazionali e delle paranoie sulla sicurezza, non dovrebbe stupirci così tanto quel richiamo al Mos Maiorum che assomiglia ad un tentativo di ritrovare una strada, una ricerca disperata di una presunta identità perduta a cui ancorarsi.

In fondo, come dare torto alle autorità europee. Quella che si presenta ai nostri occhi è da sempre l’Europa delle ambivalenze che fatica a riconoscersi: insieme gabbia e potenzialità, spazio di diritti e loro negazione, capace di piagere i morti e perseguire i vivi, in grado di condannare l’Italia per i respingimenti, la mancanza di accoglienza e le disinfestazioni del Cpsa di Lampedusa, ma insieme di promuovere Frontex Plus, di imporre il Regolamento Dublino, i CIE, la violenza del confine. L’Europa che include voracemente ed allo stesso tempo esclude senza pietà e che ha bisogno di inventare il suo Mos Maiorum per sopravvivere.

Non sappiamo chi sia il fantasioso paroliere che si diverte a rispolverare i suoi studi classici per battezzare, di volta in volta, le varie campagne delle politiche migratorie italiane ed europee (a proposito anche alle destre neo-fasciste europee piace molto la virtus romana da opporre alle “razze” inferiori).
Ciò che invece sappiamo con certezza è che le lacrime versate per l’anniversario del 3 ottobre sembrano essersi asciugate in fretta. Gettati i fiori in mare, le stesse mani che hanno commemorato i morti di Lampedusa, sono pronte ad armarsi contro chi da quel mare non viene inghiottito. D’altronde, se le 368 vittime del 3 ottobre sono un commovente ricordo, altre 4.000 persone da quel giorno del 2013 ad oggi, hanno continuato a lasciare la loro vita nelle acque del Mediterraneo.

Le lacrime versate per l’anniversario del 3 ottobre sembrano essersi asciugate in fretta.
Per chi sopravvive, per chi fugge dalle tante "nuove e vecchie guerre" alle porte dell’Europa (sempre più “civili”, sempre più pervasive e diffuse) c’è invece Mos Maiorum). I suoi obiettivi non sono altro che le migliaia di famiglie, donne, uomini, bambini, ragazzi che commuovono e animano il pubblico di Io sto con la sposa. Siriani, iracheni, palestinesi, in fuga dalla barbarie di luoghi che richiamano immediatamente le responsabilità degli stessi governi che si trincerano lungo i confini, oppure somali, eritrei, donne e uomini di tutti quei paesi dove vigono ancora dittature sanguinarie che gli stati coloniali hanno lasciato come eredità.

Ed è contro di loro, o meglio, contro quelli tra loro che non hanno perso la vita durante la rotta, che questa Europa, con questa operazione di polizia resuscita i suoi Mores Maiorum.
E allora, se latino deve essere, giochiamo anche noi a questo gioco, ricordiamo al fantosioso paroliere delle operazioni di polizia europea che al suo Mos Maiorum vi sarà chi non esiterà ad opporre lo "Ius gentium", quel diritto che non è concesso da nessuno ma è connaturato alla ragione umana, (naturalis ratio) e che viene in eguale misura osservato da tutti gli uomini, presso tutti i popoli: il diritto di cui si servono tutte le genti. Proprio a partire dallo Ius migrandi, inizialmente invocato per giustificare la strategia coloniale, ma nel tempo riconosciuto come diritto di ogni individuo ad abbandonare il proprio paese, affermato anche (non solo) dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

E se quello di fuga è un diritto incompiuto, a cui non corrisponde un pieno diritto ad essere accolti, tocca a noi renderlo effettivo e tradurlo in libertà: quella di restare, di muoversi, di scegliere del proprio futuro (come scritto nella Carta di Lampedusa).
E’ questo #iusmigrandi che, dal 13 al 26 ottobre, in contemporanea con l’operazione Mos Maiorum, sarà il centro di una pratica collettiva, il comune obiettivo di un’altra "maxi-campagna" che attraverserà ogni confine dell’Europa.

Già negli scorsi giorni migliaia di persone, realtà, collettivi, associazioni, hanno dato vita ad un tam tam che ha attraversato ogni angolo del "Vecchio continente". Altrettante saranno pronte nei prossimi giorni a proteggere chi le polizie europee vorrebbero arrestare, controllare, studiare, offrendogli sostegno, assitenza, informazioni, supporto, disconoscendo così quel richiamo all’obbedienza che Mos Maiorum vorrebbe affermare. Numeri di allerta (come quello offerto da Watch the Med) per chi attraversa le frontiere, imponenti volantinaggi (in centinaia di città), una massiccia campagna in rete e nelle strade, animata da chi ogni giorno costruisce accoglienza, sportelli, battaglie, progetti, iniziative culturali, studi, mobilitazioni e tanto altro , sono già un’altra Europa che prende forma, da Nord a Sud, da Ovest ad Est ed oltre.

Dal 13 al 26 ottobre lo #iusmigrandi diventerà pratica comune. Un’altra "maxi-campagna" che attraverserà ogni confine dell’Europa
Non ci saranno forse flash e troupe televisive ad immortalare quell’infinità di momenti. La celebrazione di Lampedusa, le polemiche che l’hanno preceduta, attraversata e seguita, sono già un semplice amaro ricordo.
Noi, insieme a tanti altri, abbiamo già l’Europa, oltre l’Europa, da costruire.
 
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