Sí se puede: in piazza a Madrid per la Marcha del Cambio

Dinamo Press
02 02 2015

Sogniamo e prendiamo molto sul serio i nostri sogni: Puerta del Sol canta “si se puede! si se puede!”. Decine e decine di migliaia di persone riempiono la piazza del 15M per la prima manifestazione nazionale di Podemos.

Incontriamo i primi manifestanti in fondo a Calle Atocha, all’incrocio con il paseo del Prado. Le strade sono chiuse al traffico e un fiume di gente si dirige verso il concentramento di Plaza Cibeles: tra loro vi sono pensionati, classe media impoverita dalla crisi, giovani e studenti. Una composizione tradizionale delle piazze sindacali e partitiche e politicamente molto più variegata di quello che si potrebbe pensare a prima vista.

La partecipazione è così ampia che il corteo è costretto a partire con largo anticipo e a mezzogiorno è già arrivato nella piazza storica del 15M. Un percorso breve dettato dal timore che la scommessa della prima manifestazione potesse non riuscire, ma da tutta la Spagna migliaia di persone hanno risposto all’appello dei dirigenti di Podemos a riempire plaza del Sol per la “marcha del cambio”. Circa duecentosettanta autobus sono arrivati a Madrid in mattinata da tutti gli angoli della penisola Iberica, finanziati dal basso tramite crowdfunding. Seguiamo il percorso del corteo e arriviamo all’imbocco di Sol e ci troviamo di fronte ad una piazza gremita che canta “Si se puede!”, “Si può fare”, si può cambiare la società spagnola a partire dal basso. Perché l’impressione che si ha è quella di un gigantesco desiderio di cambiamento sociale che Podemos vuole tradurre sul piano politico e su quello istituzionale. E la manifestazione di oggi rappresenta una dimostrazione di forza sia nei confronti del sistema politico spagnolo, sia nei confronti di chi, anche all’interno di questo percorso, era critico e dubbioso sul lancio del corteo.

Dal palco si succedono gli interventi, in attesa che parli Pablo Iglesias: i temi sono quelli della giustizia sociale, della lotta alla disoccupazione e della crisi della rappresentanza. Ma chi va al nocciolo della questione è ovviamente “el coleta”. Quando sale sul palco si leva un coro, “Presidente! Presidente!” cantano i sostenitori di Podemos. “Sogniamo e prendiamo molto sul serio i nostri sogni”, è il mantra che attraversa il suo intervento, mentre individua le radici storiche e politiche di chi è sceso in piazza oggi: la resistenza popolare contro l’invasione di Napoleone del 1808, la caduta del franchismo e il movimento del 15M. Ma la sfida di oggi è diversa, quella di cogliere il “vento di cambiamento” che soffia dalla Grecia e che passando per la Spagna può investire l’Europa intera. E poi giù a citare i provvedimenti appena presi dal governo di Tsipras, a dimostrare che se è “la gente, se sono i cittadini che vanno al governo, allora è possibile cambiare”, anche se la “Grecia non è la Spagna, e noi ce la dobbiamo fare da soli”. Un modo per dire che se anche Alexis Tsipras non ce la farà, comunque le elezioni di novembre restano un appuntamento decisivo per cambiare radicalmente la Spagna. L’attacco è netto nei confronti di quelli che con la crisi si sono arricchiti, quelli che hanno alimentato il sistema corruttivo spagnolo, che siedono “in alto” ma che presto verranno spazzati via da “los de abajo”,. Il tema della corruzione è forte, ma non si riduce come in Italia alla questione degli onesti che devono sostituire i disonesti: assume qui una declinazione sociale, dove “corruzione è il trenta per cento della popolazione che possiede il settanta per cento della ricchezza”.

L’obiettivo della manifestazione di forza in piazza si può considerare pienamente riuscita, ed apre l’anno di campagna elettorale che Podemos ha di fronte. Undici mesi che a partire da oggi verranno attraversati da elezioni municipali e regionali in gran parte della Spagna, tra cui Madrid e Barcellona, in cui Podemos ha deciso di appoggiare liste locali senza presentarsi con il proprio simbolo. Un anno in cui si dovrà misurare non solo con la sfida elettorale, ma anche con quella di conciliare plebiscitarismo e democrazia diretta.

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