CONTI CHE NON TORNANO

di Loredana Lipperini, Lipperatura
1 aprile 2011


Ha ragione Laura Albano. C’è qualcosa che non torna nella presa di posizione di Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, nel lancio della petizione per la chiusura dei siti pro-Ana, ovvero quei blog dove, da anni, le ragazze anoressiche si scambiano consigli per perseverare nella propria decisione. C’è qualcosa che non torna, certo. Perchè quel che sta avvenendo in queste settimane mi ricorda molto la famigerata dichiarazione di un’altra direttrice, quella di un magazine per teen-agers, che, rimproverata a proposito della gigantesca confusione di argomenti e di target del suo giornale (recensione di libri per bambine accanto a consigli per la perfetta fellatio), ribatteva: “così fan tutti”. Ovvero, la televisione parla di sesso, perchè noi no?
C’è qualcosa che non torna, sì. Perchè tutti si stanno affrettando a sostenere che la responsabilità è sempre di qualcun altro: innocente è il velinismo ma non la moda e la pubblicità, dice la televisione, e la moda risponde che, per carità, la colpa è di Internet, e la pubblicità tenta di ribattere a modo suo, con lo sberleffo di Dolce&Gabbana che reinterpretano a modo loro il “bigotte-puritane-eccetera” rivolto al movimento delle donne.

Naturalmente, il tutto si può vedere come un risultato positivo. Vogue prende consapevolezza dei modelli sbagliati, le Veline si rivestono e parlano, la pubblicità abbandona l’idea che lo stupro di gruppo faccia vendere più completini, e così via.
Altrettanto naturalmente, c’è un però:  nessuno dei soggetti in questione, con ogni probabilità, agisce per intima convinzione che occorra davvero abbandonare i vecchi modelli e cercarne di nuovi. L’aria che tira è questa, è l’intuibile retropensiero, meglio non inimicarsi le donne che sono e restano le maggiori consumatrici/lettrici/spettatrici.

Dunque, è facile che al prossimo soffio di vento si ricominci da capo. Dunque, il lavoro è più lungo e complesso: riguarda la consapevolezza degli stereotipi di cui si discuteva un paio di post fa, e riguarda la formazione delle nuove generazioni, soprattutto. A me continuano a spaventare le ragazze che sostengono, come è avvenuto giusto ieri, che il femminismo è quello che “brucia reggiseni” e “fa polemica fine a se stessa”. E mi convinco che è su questo terreno, abbandonato da molte grandi madri per egoismo, che occorra lavorare oggi.
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook