NOTA CONGIUNTA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI SULLA PROPOSTA DI LEGGE TARZIA


Spett. Regione Lazio / c.a. Presidente e Commissario alla Sanità On. Renata Polverini / c.a. Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia On. Aldo Forte                                      

Oggetto: Proposta di legge n. 21 del 26.05.2010 recante “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”

Onorevole Presidente, Onorevole Assessore,
quali rappresentanti delle categorie professionali che, da oltre trent’anni, si dedicano nei consultori familiari alla prevenzione ed educazione alla salute e alla presa in carico della donna, della coppia, della famiglia e dei figli, desideriamo esprimere alcune considerazioni con riferimento alla proposta di legge indicata in oggetto.
Condividiamo pienamente la necessità di una riqualificazione delle strutture consultoriali,
ed in special modo di un incremento del numero delle stesse, al fine di rispettare il fabbisogno di
un consultorio ogni ventimila abitanti previsto dalla Legge 34/1996. Una presenza capillare dei
consultori sul territorio regionale, incentivando il sostegno alla famiglia ed alla coppia, la
promozione e la tutela della procreazione responsabile, la prevenzione dell’interruzione volontaria
di gravidanza e le altre finalità previste dal Progetto‐Obiettivo Materno‐Infantile, non potrà che
giovare al miglioramento delle condizioni di benessere fisico, psicologico e sociale della
popolazione, che costituisce uno degli obiettivi prioritari della Regione.

Ciò nonostante, taluni aspetti della proposta di legge ci lasciano perplessi, primo fra tutti la
previsione di abrogare la Legge Regionale 15/1976. Detta normativa regionale ha come oggetto
principale l’istituzione e la regolamentazione del servizio di assistenza alla famiglia e di educazione
alla maternità e alla paternità responsabili, nell’ambito del quale si inserisce la disciplina
dell’attività e del funzionamento dei consultori familiari.

Rispetto all’abrogazione in toto della Legge in parola, sembrerebbe forse più opportuna
una revisione parziale, con la previsione di nuove disposizioni nel corpo della Legge 15/1976, il cui
modello di intervento è valutato di eccellenza dalle agenzie internazionali. Un siffatto modello, che
è espressione dei criteri di universalità, equità e solidarietà propri del Sistema Sanitario Regionale,
non può essere fatto oggetto di un totale stravolgimento, anche per assicurare il rispetto dei
principi fondamentali fissati dalla normativa statale in materia di tutela della salute, nonché dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su
tutto il territorio nazionale.

Con i richiamati criteri, che la normativa regionale deve osservare per non incorrere in
violazione dell’art. 117 della Costituzione, sembra assolutamente incompatibile la proposta di
consentire che i consultori familiari siano gestiti anche da strutture private a scopo di lucro.
Riteniamo che, muovendosi in un ambito così delicato, si debba prestare un’attenzione particolare
al rispetto dei principi fondamentali del sistema sanitario, tra cui quelli di universalità e di
responsabilità pubblica della tutela della salute: non si può pensare di demandare la gestione di
quello che potremmo definire un patrimonio pubblico di inestimabile valore per la salute della
popolazione, se non in via marginale e residuale, ad “istituzioni sociali”, la cui vocazione pubblica
è difficilmente verificabile, né tantomeno ad enti a carattere lucrativo.

D’altra parte la “privatizzazione” dei consultori familiari deve essere valutata anche in
relazione al rischio di violazione del criterio di economicità che, a maggior ragione nell’attuale
momento storico, deve ispirare l’azione politica ed amministrativa: la proposta di legge in parola
rischia di comportare un indiscriminato ed ingiustificabile aumento dei costi di gestione, dovuto,
ad esempio, alla duplicazione di alcuni percorsi, come nel caso della previsione di istituire di un
“doppio procedimento” per l’applicazione della Legge 194/1978.

Infine, suscita non poche perplessità la proposta di inserire nelle équipe dei consultori
figure professionali di incerta definizione e con competenze di dubbia attestazione, quali, fra le
altre, il consulente familiare ed il mediatore familiare, quest’ultimo, peraltro, disciplinato tramite
una legge regionale recentemente dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale.
Alla luce delle considerazioni su espresse, chiediamo di operare una profonda riflessione
sulla opportunità di portare avanti l’approvazione della proposta di legge in oggetto, che rischia di
compromettere nella nostra Regione l’attuale modello di sanità universalistica e solidale, coerente
con la Costituzione e con la normativa di principio statale.
Distinti saluti

Ordine degli Psicologi del Lazio
Presidente dott.ssa Marialori Zaccaria
Ordine provinciale di Roma dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri
Presidente dott. Mario Falconi
Ordine degli Assistenti sociali del Lazio
Presidente dott.ssa Giovanna Sammarco
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