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Sfida alle scuole elementari: genitori ultra cattolici fondano classi anti gender negli oratori

Corriere della Sera
06 08 2015

Dopo il successo dell’esperimento di Staggia Senese e i progetti in dirittura d’arrivo di Schio e Padova non nascerà alla parrocchia di San Zeno Naviglio la prima scuola anti-gender di Brescia. Maestra unica, massimo dieci alunni per classe e preghiere obbligatorie prima di ogni lezione. L’educazione parentale impartita per almeno otto anni, permessa dagli articoli 33 e 34 della Costituzione sul modello americano, di fatto sostituisce e sfida le scuole elementari pubbliche e paritarie. È il sogno di un manipolo di genitori ultra-cattolici che si oppongono a un sistema educativo secondo loro «spinto dalle lobby gay alla parificazione biologica tra uomo e donna». Il progetto pilota è partito lo scorso anno a Staggia Senese, frazione di Poggibonsi nota ai più per una rocca deliziosamente conservata: i genitori si sono riuniti sotto la sigla di «Alleanza Parentale» definendosi l’ultimo baluardo di un’educazione improntata sui sani valori della tradizione. Poi, i genitori ultra cattolici hanno avviato il progetto a Schio, Vicenza, e Padova.

Più cattolici delle scuole cattoliche: la sfida è lanciata
Le scuole anti-gender spuntano come funghi: a Monza e Bari si cercano parrocchie, a Bergamo il progetto ha fatto flop e pure a Brescia, terra di numerosi convegni sul tema nonchè di veglie delle Sentinelle in Piedi, Alleanza Parentale vuole fare sul serio. Alcuni genitori bresciani spaventati dalla «deriva gender dell’educazione» avevano trovato casa negli spazi della parrocchia di don Guido Zuppelli e del curato don Andrea Geovita: annunci a chiare lettere e via alle iscrizioni. Retta consigliata di 150 euro mensili a bambino, il secondo paga la metà, il terzo va a scuola gratis. Mancava solo l’autorizzazione della curia, poi, nei giorni scorsi è saltato tutto e gli ultra-cattolici sono di nuovo in cerca di uno spazio per educare secondo i «sani principi» i propri figli.

Ufficialmente don Andrea e don Guido avevano dato il loro assenso pur non sposando né attaccando la scelta, ma la mancanza di iscritti entro una data stabilita ha spinto la parrocchia a bloccare la scuola elementare che sarebbe dovuta sorgere a San Zeno. In realtà il tema è delicatissimo: sotto la mannaia dei laici ultra-conservatori finiscono infatti sia la scuole pubbliche, «alla deriva», che quelle paritarie anche se cattoliche. «Prendono finanziamenti pubblici e sono vincolate, il gender sta passando a livello sociale ed entrerà presto nelle loro aule», ha spiegato Alexander Romelli, responsabile della sezione bergamasca che ha provato, invano per mancanza di iscritti, a creare cinque classi elementari sulle colline di Adrara san Martino. È l’unico a parlare con i giornalisti.

Il decalogo anti-gender: «Attenzione alle attività extra-curricolari»
Secondo Alleanza Parentale, che nelle proprie file vede gli stessi partecipanti delle veglie delle Sentinelle in Piedi e dei manifestanti del comitato Difendiamo i Nostri Figli, l’attuale sistema scolastico è un pericolo per i propri bimbi e il nuovo ddl Buona Scuola non farà che peggiorare le cose. Massimo Gandolfini, presidente del comitato e neurochirurgo della Poliambulanza di Brescia, inviso al mondo Lgbt per aver definito l’omosessualità una malattia, ha steso a tal proposito un vademecum che invita i genitori a prestare grande attenzione alle attività extra-curricolari come l’educazione affettiva e il contrasto al bullismo dove si possono insinuare le teorie gender. Nelle scuole di Alleanza Parentale il programma è ministeriale ma le attività a rischio vengono ripensate in chiave light «per garantire la massima dignità a ogni alunno», continua Romelli prima di attaccare il ddl Cirinnà sulle unioni civili, slittato a settembre: «mina il futuro dei nostri figli, ci sentiamo l’ultimo baluardo dei valori», confida. A San Zeno, Alleanza Parentale si chiude nel silenzio.

Vittorio Cerdelli
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Ultima modifica il Giovedì, 06 Agosto 2015 13:47
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