MILANO COME STALINGRADO, CIOE' UNA ZINGAROPOLI ISLAMICA

di Annamaria Rivera, Micromega
23 maggio 2011

Da bambina avevo due compagne di scuola e un amico di mio padre che facevano di cognome Zingaropoli. Perciò mi son detta: si saranno trasferiti a Milano? Forse il celodurista biascicante ce l’ha con loro, in quanto terroni? Poi ho riflettuto: no, Bossi padre deve aver fatto un corso di recupero scolastico, come il figlio. Sicché un maestro paziente deve avergli insegnato che “polis” in greco vuol dire città. Di sicuro il maestro ha ritenuto inutile chiarirgli il significato di “zingaro”: sarebbe come voler spiegare a un nazista che cosa vuole dire “ebreo”.

Alla fine ho capito di più grazie al suo maggiordomo. Silvio, infatti, ha rivelato che, se a Milano vincesse la sinistra, dio non voglia, per prima cosa costruirebbe ovunque agglomerati di baracche di zingari, per l’appunto delle zingaropoli (lui non ha usato il congiuntivo e il condizionale, ma il senso è questo).

Credevo d’essermi chiarita le idee quando il maggiordomo Silvio se ne è uscito con altre battute. Per esempio, ha detto che in mano alla sinistra, dio ce ne scampi e liberi, Milano diventerebbe Stalingrado. Le idee mi si sono confuse di nuovo: per me come per chiunque, credo, Stalingrado vuol dire soprattutto la strenua resistenza sovietica contro l’avanzata delle truppe dell’Asse, nel ’42-’43, e la prima grande sconfitta della Germania nazista.

Allora ho ipotizzato che all’epoca ‘sto Silvio deve essere rimasto colpito dalla canzone degli Stormy Six, il cui ritornello faceva: “D’ora in poi troverà/Stalingrado in ogni città”. E siccome non conosceva la storia, non sapeva il significato di “croce uncinata” (cioè il soggetto del ritornello) e aveva la coda di paglia, magari ha pensato che gli Stormy Six, saputo che aveva appena fondato la Fininvest, volessero minacciare proprio lui. In sostanza dirgli: sta’ attento tu che vuoi mettere le mani su Milano, ché noi chiamiamo i katanga!

Ma la spiegazione che mi son data non mi ha convinta. Anche perché il maggiordomo ha aggiunto che se la sinistra vincesse il ballottaggio, dio sconfigga satana, Milano diventerebbe anche islamica oltre che zingaropoli e Stalingrado. La confusione di analogie e metafore a casaccio mi ha provocato il capogiro: una Stalingrado islamica, zingaresca, comunista? Qui c’è qualcosa che non quadra. D’accordo, non si può pretendere da un maggiordomo che sappia usare le figure retoriche, ma insomma…

Mi è venuto il dubbio che il poveretto, a furia di servire un padrone delirante e ossessionato da zingari, extracomunitari, clandestini, terroni, islamici e culattoni, abbia perso il ben dell’intelletto. Lì per lì ho pensato di avvertire la neuro. Poi ho riflettuto che la cura migliore per il maggiordomo e il suo padrone sarebbe un Pisapia sindaco di Milano. Si sa, la sindrome delirante cronica si basa su una percezione alterata della realtà, su un sistema di credenze infondate che il paziente prende per vere. Chissà che non li faccia rinsavire l’impatto con una realtà, certo, scioccante e dura da accettare ma concreta e tangibile…

Intanto una buona terapia intermedia sarebbe questa: zingari, extracomunitari, clandestini, terroni, islamici e culattoni si organizzano insieme a comunisti, centri sociali, estremisti e integralisti per andargli a cantare sotto il balcone, in migliaia: “D’ora in poi troverà/Stalingrado in ogni città”.

Un altro piccolo rimedio terapeutico potrebbe essere il seguente: i tanti italiani che si chiamano Zingaropoli, cognome diffuso da sud a nord, comprese le mie due ex compagne di scuola, querelano per diffamazione i due caporioni della banda che pretende di continuare a governarci (si fa per dire).
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