FUORI E DENTRO LE DEMOCRAZIE SESSUALI

di Elena Biagini, Coordinamento Facciamo Breccia
31 maggio 2011

Si è concluso domenica 29 maggio Fuori e dentro le democrazie sessuali, convegno transazionale, organizzato dal Coordinamento Facciamo Breccia che ha aperto il confronto all’interno delle politiche lesbiche, gay, trans, intersessuali, queer e femministe che si confrontano criticamente con il tentativo neoliberista di assimilare le istanze relative a genere e sessualità in chiave razzista e neocolonialista. Al convegno, completamente autogestito e autofinanziato, hanno presentato contributi e paper attiviste/i di movimento insieme a ricercatrici e ricercatori, provenienti da diversi paesi che avevano risposto all’appello aperto che era stato diffuso nei mesi passati.
Lo scorso anno, Judith Butler, notissima teorica femminista queer, invitata al pride di Berlino per essere insignita del Zivilcourage Prize lo ha rifiutato affermando: “Devo prendere le distanze dalla complicità con il razzismo”.


Suspect, una delle organizzazioni tedesche di attivisti/e neri/e, ha diffuso un documento di apprezzamento per “il fatto che una delle teoriche più affermate abbia utilizzato la sua notorietà per sostenere la critica queer of colour contro il razzismo, la guerra, le frontiere, la violenza della polizia e l’apartheid. Soprattutto, consideriamo un atto dirompente la sua denuncia e la sua critica aperta alla connivenza degli organizzatori/trici con le organizzazioni omonazionaliste”. A parlare di omonazionalismo al convegno è stata Jasbir Puar, autrice di Terrorist Assemblages: Homonationalism in Queer Times, spiegando questa categoria, utile per analizzare la relazione tra questioni lgbt e politica mainstream, come la modalità liberale, “democratica” per arruolare soggettività lgbt e queer nel gregge dello stato-nazione, attraverso il riconoscimento legislativo di alcune istanze e la produzione di rappresentazioni lgbt rassicuranti. Il contesto politico dell’avanzamento di quest’uso dei diritti lgbt per attaccare altre soggettività è ovviamente quello post 11 settembre negli USA e in Gran Bretagna, l’ossessione neoliberista della fortezza Europa nello spazio Schengen, Italia compresa. In particolare Jasbir Puar ha insistito sul concetto di pinkwashing facendo riferimento alla propaganda occidentale, che dà una mano di rosa alle proprie politiche imperialiste attraverso l’uso delle questioni lgbt mirando a stabilire la propria supremazia con il gioco delle dicotomie: democrazia - dittatura, laicità – islam, civiltà barbarie, diritti sessuali – omofobia. In particolare Puar ha affrontato l’esempio del pinkwashing israeliano.

“Il razzismo – leggiamo in Gay Imperialism: Gender and Sexuality Discourse in the ‘War on Terror (J. Haritaworn, T. Tauqir e E. Erdem, 2008), uno dei testi intorno a cui si è dipanata la discussione di Facciamo Breccia in preparazione del convegno -  é […] il veicolo che traghetta gay e femministe bianche nella politica mainstream. L'amnesia che sta alla base dell’improvvisa rivendicazione di una tradizione europea intrisa di profondi valori anti-omofobici e anti-sessisti é indice non tanto di un progresso nelle relazioni di genere quanto piuttosto di un deterioramento delle relazioni razziali”.
Il convegno di Facciamo Breccia, attraverso vari contributi, ha analizzato le narrative di progresso e modernità a cui è sotteso un neo-suprematismo bianco, che utilizza le tematiche del genere e della sessualità, in particolare nei contesti degli USA, della Gran Bretagna, di Francia e Italia; quest’ultima, come anticipa il titolo del convegno, si distingue per essere dentro e fuori al contempo dalle democrazie sessuali, cioè dal  “regime di giustificazione” in cui si intrecciano i discorsi che riconoscono diritti lgbtiq come marchio distintivo della superiorità dell’Occidente e i discorsi nazionalisti e imperialisti legittimati da questa presunta superiorità. L’Italia, infatti, pur utilizzando le stesse retoriche nazionaliste, razziste e identitarie è un paese dove il sessismo è elevato a rango di regime e i diritti per lesbiche, gay e trans non sono stati scritti neppure formalmente.

Il convegno, molto partecipato, si è svolto a Roma durante le giornate di sabato 28 maggio e domenica 29, suddiviso in quattro sessioni concluse tutte con un dibattito aperto. Le sessioni hanno articolato la discussione, attraverso il filo sintetizzato dai concetti di omonazionalismo e democrazie sessuali, negli ambiti in cui principalmente prendono corpo le criticità discusse: laicità, cittadinanza, antifascismo, autodeterminazione e liberazione.
La sezione Laicità è partita da una lettura della multinazionale chiesa cattolica che usa selettivamente le strategie delle democrazie sessuali in funzione antislamica, arrivando a rappresentarsi come promotrice di protagonismo femminile, ma che mira anche a costruirsi un nuovo primato etico in Europa e un nuovo processo di colonizzazione – evangelizzazione fuori dall’Europa. L’Italia, in quest’ottica, risulta per metà teocrazia sessuofoba, per metà inserita nelle democrazie sessuali, nell’uso delle retoriche razziste di supremazia. Proprio la laicità è una delle tematiche usate nel processo omonazionalista, essendo applicata solo alle espressioni religiose dell’Islam, pensato sempre come religione non bianca mentre non solo il cristianesimo ma anche l’ebraismo sono religioni “sbiancate”. Facciamo Breccia ha poi costruito la sezione Cittadinanza  a partire dalla resistenza portata avanti dal Coordinamento stesso e da una più ampia area antagonista ai tentativi, divenuti sempre più pressanti, di formulare le rivendicazioni lgbtiq in modo trasversale, spoliticizzato e decontestualizzato dalle lotte antirazziste, costruendone implicitamente o esplicitamente una declinazione bianca e/o nazionale e, quindi razzista. (Leslie Feinberg: 2006). Quello che poteva apparire un incomprensibile spostamento a destra di ampi settori del movimento lgbtiq nostrano, è oggi forse leggibile nel contesto delle democrazie sessuali come l’offrirsi di settori della scena lgbt a contribuire docilmente alla legittimazione di una cittadinanza escludente in cambio di riconoscimento formale.

Il rischio è particolarmente forte nel contesto italiano dove solo negli ultimi anni si può parlare di una presa di parola autonoma da parte di immigrati/e, mentre ancora manca una voce, che apra la contraddizione dentro al movimento lgbtiq, dei queer of colors, le cui lotte e discorsi dobbiamo ben guardarci dal fagocitare o cancellare, mentre sentiamo la necessità di continuare ad aprire contraddizioni nel movimento lgbtiq in nome dei nostri posizionamenti antirazzista e antisessista, a smascherare ogni complicità, esterna o interna al movimento, con il razzismo. Nella sessione sono stati rivisitati i concetti di cittadinanza, in un’ottica non selettiva, di bianchezza e di privilegio, sono state proposte letture di mobilitazioni femministe e lesbiche e delle lotte fuori e dentro i CIE, è stata profondamente studiata la strumentalizzazione della violenza contro le donne da parte delle istituzioni politiche ma anche dei media: la violenza contro le donne è stata narrata in forme tali da alimentare la retorica anti-immigrazione, contribuire alla tematizzazione e rilevanza della sicurezza nell’agenda della politica e dell’opinione pubblica, favorire risposte di tipo emergenziale e repressivo in cui il fenomeno è stato affrontata come questione di ordine pubblico. Su questo stesso tema, anche in altre sessioni è stata analizzata la costruzione di vittime fabbricate dai poteri, gli stereotipi razzializzati e genderizzati dell’Italia post-coloniale: l’immigrato stupratore, la badante, la puttana.
 
La sessione Antifascismo ha affrontato un altro aspetto dell’intersezione tra sessualità, razza, genere, nazione aggiungendo la categoria del revisionismo storico rispetto a fascismo e in alcuni casi anche nazismo. E’ stata messo in evidenza lo sdoganamento delle destre, anche estreme, attraverso l’assunzione dei discorsi che riguardano genere, sessualità, diritti.
Se le sessioni Laicità e Cittadinanza hanno analizzato come le tematiche connesse alla cittadinanza dei soggetti LGBTQ e delle donne sono entrate nelle strategie delle forze democratiche e liberali, questa ha esaminato cosa succede quando queste istanze sono raccolte dalle destre e dalle destre estreme.
Il Convegno si è chiuso con la sessione Autodeterminazione e Liberazione in cui si è discusso di pratiche di lotta e i percorsi di liberazione tematizzando la necessità di definire percorsi che rifiutino tutte le retoriche e le auto-rappresentazioni vittimizzanti, che rigettino ogni complicità con il razzismo e l’autoritarismo, percorsi collettivi costruiti intorno a esempi di trasgressione della norma che ne trasmettano la percorribilità, il senso, la sostanza.

 

 

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