Carcere e minori: il rapporto di Antigone

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Minori in carcereRaiNews
9 novembre 2015

L'associazione Antigone presenta a Roma il suo terzo Rapporto sugli Istituti Penali per Minori "Ragazzi Fuori" (scarica il Rapporto), realizzato in collaborazione con l’ISFOL, e lo fa fotografando una realtà certo meno critica rispetto al passato del nostro Paese ma che comunque conserva diversi spunti di riflessione.

Per questo l'onlus Antigone lancia, alla fine del rapporto, una sua proposta di riforma. In Italia, racconta il rapporto, sono circa 37 mila i procedimenti davanti al Gip o al Gup nei confronti di minorenni. Mentre sono stabili i reati denunciati ai tribunali per i minorenni.
Gli Istituti penali per minori sono i luoghi dove avviene l'esecuzione dei provvedimenti dell'Autorità giudiziaria quali la custodia cautelare o l'espiazione di pena nei confronti di minorenni o giovani adulti (18-25 anni) che hanno commesso il reato quando erano minorenni.

Nel 2015 venti volte meno detenuti che nel 1940
I ragazzi detenuti negli istituti di pena per minori erano 8.521 nel 1940, 7.100 nel 1950, 2.638 nel 1960, 1.401 nel 1970 e 858 nel 1975. Oggi sono 449. Un numero stabile negli ultimi quindici anni.

Le ragazze
Le ragazze detenute nei 16 IPM sono 39 pari all’8,68% ovvero una percentuale doppia rispetto alla popolazione detenuta femminile adulta.

Gli stranieri
Gli stranieri detenuti sono 204 pari al 45,43% del totale ovvero una percentuale di 12 punti in più rispetto alla popolazione detenuta straniera adulta. Il sistema della giustizia minorile riesce a garantire opportunità alternative alla carcerazione maggiori per ragazzi italiani.

Gli ingressi
Per quanto riguarda gli ingressi totali in un anno (non la fotografia di un giorno ma il flusso annuale) anche in questo caso ci troviamo davanti ad un andamento decrescente, essendosi passati dai 1.888 ingressi del 1988 ai 992 del 2014 (-47,4% nell’intervallo considerato). Nonostante la percentuale resta alta comunque cala notevolmente il numero degli ingressi di minori stranieri (-53,2%).

I reati commessi
11 omicidi volontari, 12 omicidi tentati (2 donne e 7 stranieri). In totale 159 reati contro la persona, 713 contro il patrimonio (95 donne e 414 stranieri). Ovvero gli stranieri sono circa 1/3 degli omicidi ma superano il 55% degli autori di reato contro la proprietà. 80 sono passati dagli Ipm per violazione legge stupefacenti (0 donne e 35 stranieri).

27 Cpa in Italia
I Centri di Prima Accoglienza (CPA) sono le strutture che ospitano i minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento fino all'udienza di convalida che deve aver luogo entro 96 ore.

Gli ingressi
Tra il 1998 ed il 2015 l’andamento complessivo degli ingressi nei CPA è progressivamente decrescente, passandosi dai 4.222 ingressi del 1998 ai 2.193 del 2012, dopo di che questo calo negli ingressi subisce una significativa accelerazione. Nel 2013 sono entrate 2.020 ragazzi, nel 2014 addirittura 1.548, per un calo complessivo dunque di oltre il 60%. Dunque a fronte della crescente pressione del sistema penale sulla nostra società, sintetizzata dalla formula del passaggio “dallo stato sociale allo stato penale”, il sistema della giustizia minorile non abbia ceduto a questa deriva, e nei CPA si sia entrati addirittura meno che in passato.

Le comunità
Tra il 2001 ed il 2014 si è passati da 1.339 collocamenti in comunità ai 1.987 del 2014, tendenza che verosimilmente ha in questi anni contribuito a contenere gli ingressi in carcere. Si tratta di una tendenza che ha però coinvolto in misura maggiore gli italiani rispetto agli stranieri. Dal dato più recente, relativo alla metà del 2015, si ricava che nel corso del semestre tra i minori andati in comunità gli italiani erano il 55,8%, e gli stranieri il 44,2%. Anche in questo caso però va segnalato come il divario, rispetto ad alcuni anni fa, sia significativamente calato. La presenza media giornaliera è pari a 990 ragazzi di cui 438 stranieri (dati del 2015)

La messa alla prova
L’istituto non rappresenta solo una alternativa al carcere, ma allo stesso processo, che viene sospeso durante la messa alla prova. Se la misura avrà buon esito, alla sua conclusione il reato verrà dichiarato estinto. Si tratta di un istituto in forte espansione, tanto che si è passati dai 788 provvedimenti del 1992 ai 3.261 del 2014, con un incremento di quasi quattro volte. La misura ha nella larghissima maggioranza dei casi (83,3% nel 2014) esito positivo ma, almeno fino a qualche anno fa, l’accesso a queste misure per gli stranieri era più difficile che per gli italiani. L’ultimo dato di cui disponiamo di dice che tra i soggetti messi alla prova nel 2011 gli stranieri erano il 17%, una percentuale decisamente bassa.

L'istruzione
Spesso sono i docenti volontari o dipendenti degli Enti Locali a sopperire alla carenza di docenti di ruolo. Nessun istituto ha a disposizione insegnanti di sostegno, nonostante la presenza di ragazzi con difficoltà fisiche e psichiche. Un ulteriore elemento di criticità è la carenza di insegnanti giovani. Non esistono corsi di formazione specifica per i docenti che insegnano negli IPM. All’inizio di ogni anno scolastico gli insegnanti sono affiancati dagli educatori che li aiutano d inserirsi nel particolare contesto in cui si trovano. Non sono neppure attivi per l’a.s. 2014/2015 corsi di aggiornamento , pur essendocene stati alcuni negli a.s. passati.

Ogni istituto ha una o due aule, spesso non adeguatamente attrezzate, e mancano dappertutto laboratori per attività sperimentali e scientifiche. Al contrario, tutti gli IPM hanno una biblioteca, spesso anche molto ben fornita. Gli ultimi dati relativi agli esiti dell’istruzione in carcere sono del Rapporto del Dipartimento Giustizia Minorile 2012: su 1066 iscritti ai corsi solo 201 ragazzi ottengono crediti formativi, 88 l’ammissione e 71 il conseguimento del titolo. Questi numeri suggeriscono che andrebbe ripensato il funzionamento complessivo del sistema non solo di istruzione ma anche di detenzione minorile.

La proposta: Un nuovo ordinamento penitenziario per i minori
L’articolo 79 dell’ordinamento Penitenziario disciplina in modo transitorio l’applicazione delle regole penitenziarie per gli adulti ai minori in attesa di una legge organica che non è mai stata approvata. Nel tempo ci sono state elaborazioni e proposte che non hanno mai avuto la possibilità di trasformarsi in legge. L’intero arco delle norme va dunque completamente adattato alla condizione di minorenne.

Posto che la procedura minorile ha favorito un percorso di residualizzazione della risposta carceraria classica – una residualizzazione che tuttavia purtroppo non riesce a riguardare pienamente tutti, come accade ad esempio per la componente rom – e che i numeri dei ragazzi reclusi negli istituti penali per minori e nei centri di prima accoglienza sono bassi, il legislatore può ambire – auspicabilmente in prospettiva di un completo superamento delle carceri minorili – a una regolamentazione completa e unitaria che tenga conto delle specificità dei bisogni affettivi, educativi, formativi dei ragazzi. La legislazione deve recepire le sollecitazioni pervenute nel tempo dalla Corte Costituzionale.

Ogni aspetto della vita detentiva – dalla disciplina ai benefici premiali, dal vitto al vestiario – merita un adeguamento all’età giovane del detenuto, considerando che una recente innovazione legislativa ha allargato le competenze degli Ipm fino al compimento del venticinquesimo anno d’età. Su quattro innovazioni normative e operative bisogna particolarmente concentrarsi: rapporto dentro-fuori, internet, strutture, staff. Vanno previste modalità innovative di vita ordinaria per i ragazzi ad esempio prevedendo che possano frequentare le scuole del territorio; non deve esserci nessuna preclusione all’uso del web in quanto se così fosse si determinerebbe un muro alla formazione degli stessi e alla loro capacità di inserirsi nel mondo del lavoro; va progettata un’edilizia che non deve assomigliare a un carcere ma a una scuola o a qualcosa di più aperto (ad esempio senza sbarre alle finestre); va concepito uno staff esperto e qualificato nel lavoro con i ragazzi senza la presenza di poliziotti all’interno dell’istituto.

In molti paesi europei le carceri minorili non esistono più da tempo e l’Italia, che in passato aveva in questa materia un primato di cui andare orgogliosa, oggi potrebbe tornare ad allinearsi alle esperienze più avanzate.

Ultima modifica il Lunedì, 09 Novembre 2015 12:55
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