Le nuove norme sull'aborto sviliscono diritti e tutele delle donne

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Diritti donneSLC Cgil
29 febbraio 2016

"L'attuale Governo decide di depenalizzare il reato di aborto clandestino e inasprisce le sanzioni pecuniarie per chi vi ricorre – dichiara Cinzia Maiolini, segretaria nazionale e responsabile Commissione Pari Opportunità di Slc Cgil."

"Il Capo del Governo, e con lui la Ministra competente, deve avere scarsa memoria del percorso faticoso che ha effettuato il nostro paese per riconoscere alle donne una maternità consapevole, per garantire la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza, per dotare i territori di consultori pubblici che consentissero, tra le altre cose, una contraccezione diffusa, per interrompere quella pratica di obbligato ricorso ai cosiddetti "cucchiai d'oro" che lucravano sulle scelte delle donne.”

“Nel contempo – prosegue la sindacalista - non si prende atto che il 70% dei medici ginecologi si dichiara obiettore di coscienza, che intere strutture sono praticamente inaccessibili, per questo motivo, a donne che, nei tempi previsti dalla legge, vogliano praticare una interruzione volontaria di gravidanza.”

“E, per non far mancare nulla, si diminuiscono i servizi consultoriali a disposizioni dei cittadini, si permette che il primo filtro ai
consultori siano le associazioni "pro life", si riducono gli stanziamenti di denaro pubblico per i centri anti violenza, si "censurano" trasmissioni televisive che provano a parlare di sessualità tra i giovani, si fa fatica a pensare ad un'educazione sessuale rivolta a loro.”

“Vogliamo ricordare al Primo Ministro – incalza Maiolini - che è davvero l'ora di affrontare in modo serio il tema dei servizi, dell'occupazione, del welfare, dell'educazione e senza arretramenti, perché siamo stanchi di assistere al sistematico smantellamento di servizi e tutele.
E vogliamo ricordargli che se la condizione femminile nel nostro Paese è ancora arretrata, non è con misure di questa natura che si procede correttamente sulla via del riconoscimento fattuale della parità  di genere, che sottende il riconoscimento del diritto ad  una maternità consapevole e la disponibilità di servizi medici e sociali.”

“Crediamo che tutte le donne parlamentari dovrebbero essere testimoni attive del lungo percorso di evoluzione sociale e legislativa del nostro Paese ed  artefici del necessario rispetto di quelle stesse norme.”

“Siamo stanchi di non poter guardare avanti affinando tutele e diritti perché costretti a difendere quanto già conquistato in anni in cui, in fondo, la politica riusciva a rispondere alle istanze della società civile ed accompagnarne evoluzione e cambiamento.
E dunque siamo stanche di dover riaffermare sacrosanti diritti e inalienabili tutele – conclude la dirigente sindacale. Stanche, sì, ma indomite e determinate, come le donne che ci hanno preceduto e, di certo, come quelle che verranno.”

Ultima modifica il Martedì, 01 Marzo 2016 15:06
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