VADEMECUM PER LA (IN)SICUREZZA DELLE DONNE

di Elena Ribet, Noi Donne
18 luglio 2011

Istigazione alla paura, consigli retrò e un aggeggio elettronico da 300 euro da portare sempre con sé. Il Comune di Roma finanzia un discutibile progetto; intanto le donne aspettano il vero vademecum anti-violenza.

Il “Vademecum per la sicurezza delle donne" è stato presentato dal Sindaco Gianni Alemanno, Lavinia Mennuni Consigliere Pari Opportunità di Roma Capitale e Giorgio Ciardi, Delegato del Sindaco per le Politiche della Sicurezza, come “apporto informativo per la tutela e incolumità”.
Quando gli uomini si prodigano per proteggere le donne, iniziamo a preoccuparci. Se a farlo poi sono una schiera di ingegneri, oppure politici che in violazione delle leggi e del buon senso non sono capaci a nominare una giunta che rappresenti equamente uomini e donne, ci preoccupiamo ancora di più.
Facciamo un passo indietro.

A maggio del 2010 inizia il progetto dedicato alla “sicurezza personale delle donne che vogliono vivere in città libere ma sicure!” con una conferenza stampa di lancio a cui intervengono Claudia Gerini, madrina dell'evento e fra gli altri Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Speciale per la Sicurezza Urbana del Comune di Roma, Francesca Monaldi, Vice Dirigente della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Roma e Massimo Defendi, esperto di sicurezza personale e Amministratore Unico della Synaps Technology. Synaps Technology è un’azienda, con sede a Trieste, che produce in Cina sistemi elettronici per la sicurezza e antincendio, il cui target è rappresentato da: “uomini d'affari, chi vive da solo, chi vuole sentirsi sicuro a casa, chi lavora di notte, gli anziani, le donne, chi desidera tranquillità in qualsiasi luogo e a qualsiasi ora del giorno”.

C’è da chiedersi se l’ingegner Defendi abbia mai conosciuto una donna d’affari che vive da sola e lavora di notte, ma andiamo avanti. La ditta è selezionata, a quanto ci riferisce al telefono la dott.ssa Anna Di Lallo, manager di Omniares Communication che ha curato il progetto, come una seria e autorevole azienda che ha esperienza nel campo. Al lancio del progetto segue un corso gratuito sulla sicurezza, fra le cui partecipanti viene scelta la testimonial che “darà il proprio volto alle donne che vogliono vivere sicure in città e avrà in omaggio PeTra, l'ultimo ritrovato in tema di personal safety e in grado di garantire la tua sicurezza 24 ore su 24”, apparecchio basato sulle più innovative tecnologie di rilevamento della posizione, comunicazione e monitoraggio.

La stessa Anna Di Lallo ci informa che prima del lancio dell’opuscolo “Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci” è stata condotta una sperimentazione con 300 unità dell’apparecchio PeTra, offerto in dotazione gratuita ad altrettante donne, e che questo congegno elettronico del valore commerciale di circa 300 euro potrà essere acquistato a un prezzo convenzionato grazie al Comune di Roma. Abbiamo chiesto a Di Lallo copia dei risultati della sperimentazione, al momento non disponibili in rete.

L’opuscolo è stato stampato in 10.000 copie e distribuito nei percorsi delle linee A e B delle metropolitane di Roma. In parte finanziati dal Comune in parte da Privati, questi opuscoli nelle ultime pagine presentano PeTra con le parole “Libere di sentirvi sicure”, rimandando poi al sito, il quale stranamente perde la desinenza al femminile www.sentirsisicuri.it

Fra le persone che hanno avallato il progetto (e i cui primi piani ci salutano sorridenti nelle prime pagine dell’opuscolo) ci sono anche 26 donne, fra cui una deputata, un’avvocata, qualche giornalista, due attrici, un’operaia e altre. Non so se lo abbiano letto prima di prestare la loro immagine per questa operazione che, più che un vademecum per la sicurezza, sembra un vademecum contro la libertà personale e un’istigazione alla paura, laddove non addirittura una elencazione scontata di quelle regole di prudenza adatte a tutti, uomini compresi, regole che si insegnano ai bambini (ai quali però, pare, non si insegna che da grandi non devono molestare le donne).

In fondo alla pubblicazione sono elencati i numeri utili da chiamare in caso di necessità, ovvero: il 112 numero unico Europeo di Emergenza e Carabinieri, 113 pronto intervento della Polizia di Stato, 118 emergenza Sanitaria, 1522 numero verde nazionale antiviolenza donna, attivo 24 ore su 24. Poi, il Telefono Rosa e due centri anti violenza. Con quale criterio sono stati scelti? Perché non è stato inserito alcun riferimento alla rete D.i.re., Associazione nazionale dei centri contro la violenza alle donne? Perché le addette ai lavori non sono state consultate? Il tanto osannato 1522 (servizio utilissimo, ma con riserva) rimanda proprio a quei centri antiviolenza che poi vengono lasciati soli a svolgere il lavoro operativo sul campo. Perché? Perché si usa denaro pubblico per pubblicizzare prodotti costosi e non si finanzia, ad esempio, la formazione degli operatori di pubblica sicurezza? E la formazione di chi si occupa di comunicazione e informazione istituzionale sui temi della violenza?

Ecco alcuni dei consigli del vademecum:

Non indossare vestiti particolarmente appariscenti se prendi la metro di sera da sola e se puoi evita di portare con te la borsa.
Guida tenendo la destra ma non accostarti troppo al marciapiede di strade isolate.
Quando viaggi su tragitti abituali cerca di memorizzare dove si trovano stazione di polizia, carabinieri e ospedale.
Guarda sempre dallo spioncino chi suona alla porta e accertati che sia qualcuno che conosci bene.
Se avverti il pericolo, cerca di avvicinarti ad un gruppo di persone o ad un’altra persona che può offrirti aiuto.

Qualche domanda agli autori e alle autrici del vademecum:


Le donne non possono vestirsi liberamente, ma gli uomini violentano anche le donne in jeans, velate, vestite normalmente, ecc.. Nel vademecum c’è scritto qualcosa a riguardo?

Le donne possono uscire da sole o no? Secondo l’opuscolo una donna che esce da sola deve avere mille accorgimenti, deve avere paura (anche se qualche riga più sopra si suggerisce alla donna “Sii forte e abbi fiducia in te!!!”, salvo poi avvertire “Evita strade buie o deserte anche se ti trovi nel centro della città e non pensare mai ‘tanto a me non succede’...”); quindi una donna deve avere paura o no? Più o meno esplicitamente si invitano le donne a uscire accompagnate o di chiedere protezione a un capotreno, a una guardia, a un gruppo di persone. Ma nessuno si chiede il motivo di questa pericolosità intrinseca della società, che così descritta è contro la libertà delle donne e non si occupa minimamente di arginare e controllare la “libertà” (prepotenza) dei maschi. La sicurezza diventa così un pretesto per controllare le donne senza risolvere i problemi a monte. Quali strumenti sono stati suggeriti perché i maschi lascino in pace le femmine per strada?

Violenza domestica: cosa suggerisce il vademecum in caso lo stalker o l’aggressore sia il marito, il fidanzato, un amico o un parente? Nulla. In tal caso la porta di casa la possiamo chiudere restando fuori noi e lasciando dentro loro?

In strada: dobbiamo tenere la destra, ma non troppo. È una nuova regola del codice della strada per il problema “donne al volante pericolo costante”?

La strada isolata viene descritta come un pericolo tout court. Forse è più sicura una strada piena di uomini folli o arrapati? A come gestire questi, ci avete pensato?
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