QUELLE CHE MUOIONO DI TAGLIO E CUCITO

da Femminsimo a Sud
3 ottobre 2011
 
Lavoratrici, maglificio, crolli. A Bari. Sono vive? Ferite? Vedremo.
Resta che bisogna riflettere sul fatto che ci sono tante persone, tra queste molte donne, che lavorano in condizioni pessime. Non si tratta soltanto delle donne “cinesi” come i razzisti vorrebbero farci credere quando parlano degli immigrati e delle loro condizioni di lavoro precarie. Si tratta di tante donne italiane, moltissime al sud, che lavorano per poche centinaia di euro in luoghi chiusi e ammuffiti, umidi e bui, per portare un piccolissimo stipendio a casa.

Donne che investono le proprie giornate al servizio di veri e propri sfruttatori che le stipano in seminterrati che diventano le loro tombe, per crolli, esalazioni tossiche, l’umido, il freddo, la muffa, il buio, l’assenza di luce. Lavoratrici in clandestinità dove in genere leggiamo sulle pagine dei giornali che la finanza ha fatto un blitz qui e là per beccare sempre e solo gli stranieri. Oppure leggiamo delle condizioni selvagge in cui lavorano le indiane, malesiane, thailandesi…
Degli italiani che fanno anche di peggio nessuno dice niente. Speriamo che si siano salvate tutte queste anime belle di questo lavoro precario in quel luogo di periferia barese. Speriamo davvero!

—>>>Quello che dicono le cronache:
“A Barletta è crollata una costruzione di due piani. Nel seminterrato c’era un laboratorio di maglieria. Tra le operaie rimaste sotto le macerie, anche una 14enne. Si tratta dell’ennesima tragedia annunciata, visto che nei giorni scorsi diversi cittadini si erano rivolti al comune per segnalare una situazione di pericolo. Sono morte in 4, tutte donne.“
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