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La Denuncia

di Doriana Goracci, Reset Italia
13 01 11


Fai conto che non sapevi dov’era finita  tua figlia la tua compagna una sorella un’amica e poi ti dicono quattro giorni dopo di andare a riconoscere un corpo, di una 36enne, “massacrata per poi buttarla come immondizia in mezzo alla strada, svestita, senza una mano e con un sacco di plastica nero legato con dello scotch adesivo grigio intorno al collo“. Questo è capitato ai familiari di Susana Chavez, 36 anni, morta ammazzata, violentemente si, lei una che aveva avuto la presunzione di inventare una frase, ”nemmeno una morta in più”, che in Messico dove viveva si dice  “Ni una muerta más“, per centinaia di donne uccise negli ultimi anni a Ciudad Juarez, la città del Femminicidio al  suo Paese, e anche il Nostro…conosce questa parola Femminicidio.
 
Il piano nazionale antiviolenza torna a rischio

La finanziaria è in corso insieme alle scene peggiori del Governo. I soldi destinati al Piano Nazionale Antiviolenza vengono tirati di qua e di là in una tragica quanto macabra contesa. Intanto 19 donne vengono uccise dai partners o ex partners solo in 26 giorni tra ottobre e novembre di quest’anno.
Il femminicidio sta diventando uno sport nazionale.
di Laura Eduati, Casalinga Felice
13 dicembre 2011

Ed è tutta colpa della legge sulla cittadinanza. In Italia da 13 anni, Cristina è ancora considerata straniera nonostante non conosca nemmeno la lingua ufficiale del suo Paese di origine.
L’hanno scovata in un bar della sua città natale, proprio mentre il suo avvocato le stava finalmente consegnando il passaporto rinnovato. L’hanno vista, l’hanno rincorsa con un coltello. Suo fratello, lo zio, qualche cugino, un branco di uomini a caccia di Cristina. Proprio di questo lei aveva paura, prima di partire.
29 settembre 2011

Sono arrivata al centro antiviolenza per donne maltrattate di Torre Spaccata (Roma) il 1 settembre 2010. All’epoca era gestito dalla cooperativa Virtus per conto del Comune.
L’assistente sociale mi aveva assicurato che le operatrici mi avrebbero dato un aiuto per ripartire con la mia vita. Nei primi giorni pensavo che davvero sarebbe successo. Mi diedero un dépliant fotocopiato, che ancora conservo, dove erano elencati i servizi del centro: sostegno legale, orientamento nei servizi socio-sanitari, sostegno psico-sociale, guida all’inserimento lavorativo. Non è successo nulla di tutto questo.
di Federica Pezzoli, 10 giugno 2011

Ricordo a tutt@ che le persone trans* sono cittadin@ a pieno titolo, e che il loro voto vale quanto quello delle/degli altr@. Ma c’é un aspetto di cui nessuno parla e che nei fatti si traduce in una disparità. E' la Tessera Elettorale che come tutt@ sappiamo va accompagnata al momento del voto da un documento di riconoscimento.
Avete presente che cosa significa essere indicate a dito dal presidente di turno del seggio che, nel migliore dei casi, di fronte ad una non corrispondenza tra nome e sesso indicato dal documento e la persona che hanno di fronte, la obbligano a vagare tra le file degli uomini e quelle delle donne?
Sono proprio i momenti di vita vissuta come questi che rappresentano per una persona trans* l’umiliazione per un’identità e ruolo di genere non riconosciuti.
di Attilio Doni

Siccome sono un maledetto giornalista che non ha rispetto per nessuno, né per le eventuali vittime di eventuali carnefici, né per le famiglie delle eventuali vittime, facendomi forte del fatto che c'è libertà di opinione e di espressione, sul mio maledetto giornale metterò questo titolo: "Yara violentata e uccisa".
Se poi si scoprirà che non è stata uccisa e neppure violentata, se si scoprirà che è stato un errore cercare accanitamente il corpo, dando per scontato che sia morta, magari riceverò qualche critica, però avrò raggiunto lo scopo di veder accresciuto il numero dei miei lettori, ed è questo che conta.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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