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Un altro genere di Comunicazione
13 gennaio 2014

Ha iniziato Yamamay per vendere mutande, ha proseguito Coconuda per promuovere abbigliamento, Prada l'ha fatta sfilare in passerella.
La violenza contro le donne è decisamente di moda.
14 ottobre 2013

Luglio, anno corrente. I giornali danno la notizia di una campagna di bikeitalia. Campagna civile per i limiti di velocità. Questo il testo: "Un nuovo supereroe si aggira per le città allo scopo di salvare vite umane: il suo nome è Capitan Trenta ed è il paladino di pedoni e ciclisti. Con ironia.
Si 24
26 settembre 2013

Barilla, con i suoi alti e bassi, è da sempre la marca di pasta più acquistata dagli italiani, dagli italiani all'estero e dagli stranieri. Suo lo stereotipo della famiglia tradizionale sempre felice davanti a un piatto di pasta, l'immagine più utilizzata nelle pubblicità con cui tutti noi siamo cresciuti. Uno stereotipo, appunto, che l'azienda, a quanto pare, non vuole aggiornare al passo coi tempi.
di Giovanna Cosenza, dis.amb.iguando
24 novembre 2011

Manca un giorno al 25 novembre, che è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e ci risiamo: come ogni anno, siamo circondate da campagne che mostrano volti e corpi femminili tumefatti, donne che strisciano a terra, che si nascondono in un angolo buio, che si riparano col braccio, e altri orrori del genere.

È talmente ovvio, che ormai dovrebbero saperlo tutti, eppure – evidentemente – gli operatori sociali, le associazioni, le istituzioni che si occupano di violenza contro le donne e i consulenti che realizzano per loro queste campagne non l’hanno ancora capito.

Dunque lo ripeto: non si combatte la violenza con immagini che la esprimono. Né si fanno uscire le donne dal ruolo di vittime se si insiste a rappresentarle come vittime.

Di qui poi a dire in positivo come una campagna su questo tema dovrebbe essere, ne passa: fare comunicazione sociale è difficilissimo, ben più difficile che fare pubblicità commerciale. Ma i due «non» che ho appena detto sono fra le poche certezze da cui partire. Eppure, ogni anno, nessuno li prende in considerazione.

Prendo un solo esempio del 2011, la campagna di Intervita. Queste sono le affissioni in zona Milano e gli annunci stampa sui maggiori quotidiani in questi giorni (clic per ingrandire):



Cosa vedo? Il volto di una bella ragazza con gli occhi chiari e la bocca attraversata da grossolani punti di sutura, e una scritta che le dà della cretina e le ordina di tacere.

Certo, l’intenzione di Intervita è mostrare la scena per dire: «Non si fa, non si chiude la bocca a una donna come fosse una cretina». Ma cosa, nel manifesto, dovrebbe indurci a concludere che «non si fa»? Niente: pensa «non si fa» solo chi già lo pensava prima di vedere l’immagine e leggere la scritta, chi è già consapevole di essere di fronte a una campagna contro la violenza sulle donne.

Per il resto, vedo l’ennesima metafora appiattita sulla raffigurazione del suo significato letterale (un po’ come le maniche rimboccate di Bersani e il vento che alzava la gonna del Pd romano).

Ma vedo soprattutto l’ennesimo accanimento fisico (quell’ago che ha cucito la bocca…) su una figura femminile. Bella, per giunta, perché le donne in pubblicità vanno così. E cretina, perché lo dice la headline.
di Kyrahm
8 novembre 2011

La body art estrema attua pratiche che hanno origini antichissime (body mods, sunspension, piercing, scarification) e rende il corpo protagonista assoluto considerandolo soggetto e oggetto dell’espressione artistica ed esibendolo come opera e pone una riflessione su interventi sul corpo socialmente accettati (chirurgia estetica) e modificazioni corporee che hanno faticato (e continuano) a proporsi come modelli alternativi diffusi. C'è un atteggiamento condiviso che impone ciò che è giusto o sbagliato in proporzione all'autodeterminazione. Più un corpo autodetermina se stesso (ad es. transessuali, freaks) più è considerato deviante perchè non omologato alla società (il corpo deviante somiglia a se stesso e non alla società, quindi potenzialmente pericoloso per l'equilibrio e sfuggente alle dinamiche di controllo). 


A partire dagli anni Settanta le arti cosiddette "canoniche" subiscono un definitivo cambio di rotta approdando a una privilegiata, inquietante terra di conquista: il corpo. Nasce così l'arte estrema: la comparsa della carne e della sua "violazione" è un evento epocale, "epifanico", il territorio in cui esplodono tensioni e perversioni che hanno "strisciato" silenziosamente nelle epoche passate. I miti del martirio rivivono nelle torture, nelle crocifissioni nelle pratiche del dolore e del sangue. Dalle performance del Living Theatre alle sfide della Post-Porn Art, dalle provocazioni di Urs Luthi alla scioccante "esperienza" di Franko B. (Savoca - Arte estrema).

Esponente italiana della body art contemporanea l'artista Kyrahm: la sua ricerca esplora la body art estrema, la live art e indaga il rapporto tra i generi coerentemente con la Teoria Queer per musei, gallerie, teatri, festival internazionali. Elabora le Human Installations, performance apocalittiche dal forte impatto emotivo dove tutto ciò che avviene è reale, non c'è interpretazione.
"Da piccola rimasi colpita dalla straordinaria crudezza e verità delle opere di Caravaggio. Credo che per quegli anni l'impatto delle sue opere con le persone dell'epoca fu piuttosto violento e sono convinta del fatto che l'arte migliore sia quella dove il pubblico è colpito da uno shock cinestetico.

L'incontro con la performance fu durante gli anni del liceo: in quel periodo mi esprimevo soprattutto attraverso l'arte tradizionale (disegno, pittura, scultura) ma sentivo forte la necessità di un'estensione ulteriore. Ho una formazione artistica accademica e tra tutte le forme d'arte rimasi affascinata dalla performance art ed il linguaggio della body art estrema è uno dei tanti mezzi espressivi. Rimasi colpita da alcuni testi sulla body art che parlavano di Marina Abramovich, l'artista serba che durante le sue performance spinge il suo corpo al limite della sopportazione. Capii presto di avere una naturale predisposizione: ricordai che da piccolissima stavo intere giornate in silenzio ed ho la fortuna di avere un elevato livello di soglia del dolore.

Le prime sperimentazioni con il playpiercing furono a casa mia. Mentre ascoltavo la Carmen fui travolta da un impulso intenso: creai una composizione di aghi, fiori, frutta e perle sul mio corpo ispirata da un quadro di Arcimboldo. Avevo recuperato centinaia di  fiori che inserii al posto della siringa di oltre 300 aghi che penetravo delicatamente nella mia carne. Alla fine ero quasi completamente ricoperta di rose e gigli bianchi, come se crescessero naturalmente dal mio corpo.
D'accordo con Lea Vergine, attraverso gli aghi nella mia carne ho sbloccato le forze del mio inconscio, scatenando conflitti tra desiderio e difesa, tra licenza e divieto, tra contenuto latente e contenuto manifesto, tra pulsioni di vita e pulsioni di  morte.

Le pratiche di autoinflizione sono solo linguaggi che ho recuperato dagli ambienti underground. Parafilie e affini sono derivazioni eventuali e non il punto di partenza. Per quanto mi riguarda quindi non c'è una tendenza masochistica, si tratta solo di una scelta estetica. Il corpo è il mio mezzo, territorio semantico, così come anche per altri artisti (Orlan, Franko B).
Credo fortemente che accanto ad azioni simili sia necessaria una ricerca estetica minuziosa. Altrimenti si tratta soltanto di pratiche fine a se stesse.

Tra le performance "Human Installation III: Sacrifice" dove avviene una vera crocifissione con la tecnica della sospensione e Kyrahm piange sangue togliendo aghi inseriti nell'arcata sopraccigliare. E' una dedica all'amico e grande artista americano Ron Athey, tra i primi a proporre performance tra body art estrema e iconografia cristiana.
"Più che body artist preferisco definirmi live artist" afferma Kyrahm.
La live art è un termine anglosassone che designa un tipo di performance fruibile nell’ambito dell’arte contemporanea.
Molta parte del mio lavoro è una riflessione sulla bellezza minimale dell'essenzialità.

Tra le opere “Human Installation 0:Chrysalis”: rinchiusa in un bozzolo per 30 ore in una piazza di Roma, con collegamento web 24 ore su 24, ho inaugurato il Festival di performance Mut-azioni Profane da me scritto e curato con Julius Kaiser. Una volta distrutto il bozzolo, ho aperto l'evento ricominciando a nutrirmi e riprendermi a teatro per poi iniziare "Human Installation II:Life Cycle": un neonato di 18 giorni che piange, la pubertà che si copre imbarazzata, soggetti anziani che mostrano i vecchi corpi. Il neonato è uno dei più giovani del mondo nella Storia del Teatro e della Performance Art.

"Human Installation I:Obsolescenza del genere", è selezionata tra le 30 più belle del mondo negli USA e vincitrice della sezione performance del Premio Arte Laguna 2009 e presenta corpi di soggetti transessuali. Julius Kaiser, drag king, effettua la trasformazione da donna a uomo sulla scena.
Ho istituito il movimento artistico italiano Human Installations.
“EX CORPORE”, video, installazione e performance è l'opera realizzata con gli oggetti originali provenienti dalle performance dei body artist più importanti del mondo. Lavoro documentato nel film "Kyrahm Cries Blood" di Julius Kaiser.
 
La mia performance "Marie's Baby" è una evoluzione de "Il gioielliere" – presentata all'evento collaterale della Biennale di Venezia 2009 Blue Wedding, per il festival di arti performative Corpo al museo di Nocciano a cura di Sibilla Panerai, alla Dinnerwave Art Gallery in  Arizona e per i festival Mut-azioni Profane e Female Extreme Body Art di Roma  (da me ideati con Julius Kaiser).
L'opera ha preso parte al progetto Woyzeck ideato dal Collettivo Cercle in collaborazione con Kyrahm e Julius Kaiser, Pino Genovese, Marina Sciarelli, Nicole Riefolo, Nonosolotango.

Parla di violenza contro le donne, del rapporto tra i generi e la sua fluidità coerentemente con la Teoria Queer.
Durante la performance Julius Kaiser, performance artist e drag king – donna che si veste da uomo per spettacolo – inserisce gli aghi nella mia carne, creando una composizione estetica di aghi e perle inserite nella mia schiena.
Io mi volto e continuo a ferirmi all'altezza del petto: il sangue che scorre sull'immagine proiettata del bambino sulla pancia rimanda alla trama del Woyzeck dove la protagonista, Marie, viene brutalmente uccisa dal compagno soldato dopo che questi scopre una relazione di lei con un altro.
Il gioiello usato per ferire la carne è rappresentativo del tema atavico delle differenze di classe e dei giochi di potere legati ai ruoli di genere.
Ma è anche rappresentativo della brutale violenza spesso omicida attuata sulle donne.

www.kyrahm.com


di Giovanna Cosenza, dis.amb.iguando
20 ottobre 2011

È firmata da McCann Worldgroup Italia la nuova campagna 4 Salti in Padella Findus, on air dal 2 ottobre.

Si rivolge alle mamme e mogli italiane, gridando loro, in generale, «Attenzione alla bontà», e in particolare queste tre cose: «Attenzione mogli! Volete uscire a cena? Non proponete mai a vostro marito questo piatto!»; «Attenzione mogli! Vostro marito a cena non dice una parola? Via questo piatto da tavola!»; «Attenzione mamme! Questo piatto trattiene i figli a casa oltre il compimento di 40 anni!». Con tanto di punti esclamativi, perché l’allarme sia più forte.

«È ironica e surreale», fanno sapere dall’agenzia. Ah.

Vediamo.

Ironica perché dice una cosa ma intende l’opposto. Cioè invita le mamme e mogli a non scongelare quei piatti e metterli in tavola, ma vuole invece invogliarle a farlo, tanta e tale è la bontà. Poiché fra i modi in cui funziona l’ironia c’è il capovolgimento, d’accordo, sì, è ironica.

Surreale non direi, non nel senso del surrealismo. Forse nel senso esteso in cui alcuni dicono «surreale» per significare «oltre il reale», «fuori dal reale». La campagna infatti è concepita e disegnata come quelle fra gli anni Cinquanta e Sessanta: font, colori, rappresentazione della donna nel ruolo di casalinga, moglie e mamma che cucina. Essendo fuori dall’oggi, è fuori dal reale.

Tranne che per un dettaglio: i figli a casa fino a 40 anni. Uhm.

Andiamo avanti.

L’ironia, se ben fatta, se la prende con un bersaglio di cui si ride assieme. E per capirla (e riderci su) dobbiamo cogliere e condividere il bersaglio che ha in mente chi la fa.

Ora, di chi vuole che ridiamo la campagna 4 Salti in Padella? Dei mariti che non parlano con le mogli e non le portano fuori? Delle mogli che subiscono la situazione? Dei bamboccioni a casa fino a 40 anni? Di tutti un po’? Uhm.

Dei bamboccioni di questi tempi c’è poco da ridere: restano a casa perché non lavorano e non possono permettersi di andarsene. Altro che 4 Salti in Padella.

Delle mogli che sopportano mariti musoni e pantofolai… mah. Ci sono? Quante sono? Dove? Ah già, non le devo cercare nell’oggi: è surreale.

O forse la campagna ride di un’Italia che nel 2011 è molto più simile agli anni Cinquanta-Sessanta di quanto ci saremmo immaginati? Di un’Italia che vorrebbe tornare agli anni del boom economico ma non può?

Insomma il bersaglio non è chiaro. E quando invece lo è, non c’è niente da ridere, casomai da arrabbiarsi: per il ruolo riservato a mogli, mariti, figli e compagnia bella.

Allora magari l’aggettivo giusto è: nostalgica. Per quell’impressione che ti coglie quando la vedi da lontano. Per quel richiamo alle mamme di una volta. La mamma è sempre la mamma, no?

Ma no, neppure questo va bene: di solito la nostalgia dipinge il passato come un rifugio rassicurante, mentre la campagna 4 Salti non lo fa. Non c’è niente di rassicurante in una mamma (e moglie) che scalda surgelati industriali invece di impastare tagliatelle con le mani.

Inquietante, ecco cos’è. E a tratti pure irritante. Povera Italia. Povera pubblicità.





di Giovanna Cosenza, dis.amb.iguando
7 luglio 2011

In attesa della manifestazione «Se non ora quando, un paese per donne?», che si terrà a Siena il 9 e 10 luglio, Annamaria Testa e io abbiamo fatto una chiacchierata sulla questione femminile in Italia, su ciò che è accaduto negli ultimi tre o quattro anni, sull’accelerazione degli ultimi mesi, sul femminismo storico, sul futuro, le difficoltà e i rischi del movimento neofemminista italiano.

Ne è venuto fuori un video di venti minuti per Esemplare tv, la neonata web tv di Didi Gnocchi.




MATER AMOROSA

di Loredana Lipperini, lipperatura

Qualche giorno fa mi sono fermata davanti alla vetrina di uno di quei negozi non definibili, che vendono quaderni, penne ma soprattutto gadget: cuori gonfiabili rossi o rosa, tovagliolini di carta multicolori per le feste di compleanno, cose piuttosto inutili ma decisamente vistose. Il giorno dopo era la festa della mamma. Dunque, fra le cose inutili e vistose c’erano grembiuli, calamite, tazze per la colazione, targhe di riconoscimento dedicate alla mamma.

VIALE DELLE DONNE LIBERE




Questa mattina la toponomastica delle principali vie e piazze di Roma, Firenze, Milano e altre città è improvvisamente cambiata. Un blitz creativo per dimostrare che esiste un’Italia diversa e indignata. Che soprattutto non si sente rappresentata dal presidente del Consiglio. L’iniziativa è di Nessun Dorma, un gruppo spontaneo di studenti, professionisti e precari nato dall’esigenza di fare sentire la propria voce.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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