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INTERNAZIONALE

L’alta corte boccia la legge sui matrimoni gay

Internazionale
12 12 13

L’alta corte australiana si è pronunciata all’unanimità contro la legge sui matrimoni gay approvata il 22 ottobre dal parlamento del Territorio della capitale australiana (Act).

L’Act è stata la prima amministrazione del paese a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma il governo aveva contestato la decisione appellandosi alle leggi federali australiane.

I 27 matrimoni celebrati dopo l’approvazione ora verranno annullati. La norma permetteva alle coppie gay di sposarsi dentro il Territorio della capitale australiana indipendentemente dal loro stato di provenienza.

“Le leggi sui matrimoni tra persone dello stesso sesso sono di competenza del parlamento federale”, ha scritto la corte in un comunicato ufficiale.

Una legge federale del 2004 proibisce i matrimoni omosessuali perché nella norma è specificato che è ammesso solo il matrimonio tra un uomo e una donna. Le unioni civili sono ammesse in alcuni stati dell’Australia.

Il primo ministro australiano Tony Abbott, leader del partito liberale, si è schierato contro i matrimoni gay, anche se sua sorella è dichiaratamente omosessuale. Lo scorso anno una proposta di legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso è stata bocciata sia dal senato sia dalla camera.

Il ruolo delle mafie nella tratta di migranti

Internazionale
12 12 13

Il sito lavoce.org spiega il ruolo della criminalità organizzata nella gestione della tratta di esseri umani verso l’Unione europea e dei viaggi dei migranti verso l’Italia:

Nel 2012, considerato anno di magra, sono arrivati 13mila migranti e profughi, contro i 68mila dell’anno precedente, con una “tariffa” che molti denunziano, in media, di 2mila euro. Ciò indica un giro d’affari pari a 26 milioni di fatturato a costi irrisori. Le stime per il 2013 indicano 60mila arrivi e quindi il giro d’affari dovrebbe attestarsi abbondantemente sopra i cento milioni.

Ma il dato rischia di essere di gran lunga sottostimato, sia perché non comprende le vittime che non riescono a raggiungere le coste italiane, sia perché non considera il nuovo flusso di profughi provenienti dalla Siria e dall’Egitto, che hanno una maggiore capacità di reddito e quindi sono disponibili a pagare tariffe che arrivano sino a 15mila euro.

Secondo il rapporto dell’Onu, la tratta degli esseri umani (categoria di reato più ampia rispetto al fenomeno della migrazione) dovrebbe costituire una delle fonti di reddito più interessanti per il crimine organizzato transnazionale, secondo business dopo il narcotraffico.

Quanto alle due organizzazioni criminali mafiose che operano in Calabria e in Sicilia, più inchieste giudiziarie mettono in luce il ruolo della ‘ndrangheta nella logistica degli arrivi, grazie a un capillare controllo delle coste. I magistrati siciliani escludono invece, per il momento, forme di coinvolgimento da parte di Cosa Nostra. Una possibile spiegazione di questa discrasia potrebbe risiedere nel fatto che la filiera della “tratta” ha come terminal in Calabria luoghi già inseriti nelle rotte del narcotraffico, business criminale di particolare interesse per la ‘ndrangheta, mentre questo non avviene per la Sicilia.

Alla luce di queste considerazioni, viene da chiedersi quale sia l’efficacia dell’azione messa in campo dall’Agenzia europea per la gestione della Cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea, il cosiddetto Frontex, con quartier generale a Varsavia e dotazione finanziaria (2011-2012) di 200 milioni.

E soprattutto viene da chiedersi qual è lo “stato dell’arte” del contrasto alle organizzazioni mafiose interne ed esterne: certo incuranti della commozione provocata dai morti in mare e dall’amarezza che scaturisce dal divario tra la gravità del problema e le risorse disponibili per offrire soluzioni, continuano senza soluzione alcuna il loro sporco lavoro.

L’articolo integrale qui.

Una legge contro i gay

Internazionale
11 12 2013
   
Le proteste a New Delhi, dopo la sentenza della Corte suprema, l’11 dicembre del 2013. (Altaf Qadri, Ap/Lapresse)

L’11 dicembre la Corte suprema indiana ha stabilito che i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono di nuovo illegali. Lo ha fatto riconfermando una legge del 1860, la Sezione 377 del codice penale, che definisce il sesso tra gay “contro natura”.

Nel 2009 l’Alta corte di New Delhi aveva definito la legge incostituzionale, affermando che se due adulti consenzienti dello stesso sesso hanno rapporti sessuali in privato non commettono nessun reato. La decisione dell’Alta corte era arrivata dopo una battaglia portata avanti per sette anni dall’organizzazione non profit Naz foundation, che sosteneva che la Sezione 377 violava la dignità e il diritto all’uguaglianza e alla privacy dei cittadini indiani.

L’abolizione della legge però ha provocato la reazione di gruppi conservatori e religiosi musulmani e cristiani, che hanno fatto ricorso alla Corte suprema. La Corte oggi ha dichiarato che la legge è costituzionalmente valida, aggiungendo che è compito del parlamento decidere se mantenere la legge all’interno del codice penale indiano.

Gli attivisti per i diritti dei gay hanno definito “retrogada” la decisione della Corte, sottolineando come quello di oggi sia “un giorno nero per i diritti omosessuali in India”.

Akhilesh Kumar del National crimes record bureau, l’agenzia governativa che raccoglie il registro dei reati segnalati in india, ha ammesso che attualmente non esiste un registro ufficiale delle pene eseguite nel rispetto della sezione 377.

Internazionale
09 12 2013

Palermo, 9 dic. (TMNews) – Nonostante le difficili condizioni meteo, continua nel Canale di Sicilia l’attività della Marina Militare e della Guardia Costiera in soccorso ai migranti.

Intorno alle 19,25 di ieri sono giunte alla Centrale Operativa del Comando Generale della Guardia Costiera diverse telefonate da telefoni GSM tunisini che indicavano la presenza di un gommone con a bordo migranti di origine magrebina a largo di Pantelleria. E’ stata quindi disposta l’uscita di quattro motovedette della Guardia Costiera di Pantelleria, e richiesto l’intervento sia di una una motovedetta dei Carabinieri che di un elicottero della Guardia di Finanza.

Alle 21,05, a 12 miglia Sud/Est dall’isola trapanese, il gommone è stato intercettato dalle motovedette che hanno proceduto al salvataggio di tutti e 55 i migranti che si trovavano sul gommone. Quindi le imbarcazioni hanno fatto rotta verso Pantelleria.
 

Una via diplomatica per la pace e per gli ostaggi

Internazionale
05 12 2013

Gli Stati Uniti sono entrati in contatto con alcune milizie islamiste dell’opposizione siriana per cercare di raggiungere una soluzione politica alla guerra in Siria.

Lo ha confermato una portavoce del dipartimento di stato, Marie Harf, specificando che non ci sono stati contatti con gruppi come il Fronte al nusra, che è sulla lista nera di Washington come organizzazione terroristica.

“Siamo impegnati con un’ampia parte del popolo siriano e con i leader politici o militari dell’opposizione, tra cui alcuni gruppi islamisti”, ha detto ai giornalisti. “Ma non con i terroristi o con gruppi che sono riconosciuti come organizzazioni terroristiche”.

Harf ha rifiutato di specificare con quali gruppi il suo paese stia trattando, sottolineando che al momento l’assistenza militare degli Stati Uniti è limitata al Consiglio militare supremo dell’Esercito siriano libero (Esl). Le milizie ribelli che combattono sotto la bandiera dell’Esl hanno perso terreno nella battaglia contro le forze di Assad e attualmente il gruppo d’opposizione più forte è l’alleanza del Fronte islamico.

L’obiettivo della offensiva diplomatica degli Stati Uniti è convincere i militanti a sostenere i colloqui di pace che si svolgeranno a Ginevra il 22 gennaio.

In tanto si moltiplicano gli appelli per la liberazione delle suore ortodosse del monastero di santa Tecla a Maaloula, rapite il 1 dicembre. Oltre a papa Francesco è intervenuto anche il patriarca greco-ortodosso Youhanna X Yazigi: “Ci appelliamo alla coscienza della quale il Creatore ha dotato tutti gli uomini, compresi i rapitori, perché le nostre sorelle siano rilasciate sane e salve. Ci rivolgiamo alla comunità internazionale e ai governanti del mondo intero perché intervengano a favore della liberazione degli ostaggi. Il sequestro, che continua malgrado tutti i contatti allacciati, è una violazione flagrante della dignità umana e della via della pace e della preghiera”. Youhanna X è il fratello di Boulos Yazigi, il vescovo di Aleppo rapito il 22 aprile insieme al metropolita siro-ortodosso Gregorios Youhanna Ibrahim.

Anche i vescovi maroniti hanno chiesto la liberazione delle religiose e di tutti gli ostaggi. Dal Libano si chiede, inoltre, che i luoghi santi cristiani e musulmani della Siria siano considerati “zone neutrali” e che alcuni luoghi storici, come Maaloula e Saydnaya siano posti sotto la protezione dell’Unesco come patrimoni dell’umanità.

Le cinque religiose, tra cui la superiore, madre Pelagia Sayyaf e quattro sue consorelle, sono state sequestrate domenica scorsa da miliziani del Fronte al nusra, legate ad Al Qaeda e, a quanto sembra, portate a Yabroud. A santa Tecla sono rimaste altre 35 suore.

Il villaggio, uno dei centri storici del cristianesimo siriano, già a settembre era stato bersaglio di un’offensiva dei ribelli, che però erano stati respinti dall’esercito di Damasco. Da allora gli scontri sono continuati a bassa intensità e, secondo fonti locali, “a Maaloula non è rimasto più nessuno”.

Il paese del male

Internazionale
28 11 2013

Per aver diritto di parlare del male, è necessario rispettare la regola che vale per il dolore: bisogna averlo vissuto, condiviso, pagato. Le prime pagine del libro di Domenico Quirico sulla sua esperienza in Siria.

Il Male. Maiuscolo, perché si tratta di quel male inflessibile e senza rimedio che è mistero e stupore, che è incomprensibile e cieco dolore, ineffabile vergogna. Un male che non si colloca in un lontano passato, ma che è da sempre, e per sempre.

Per aver diritto di parlare del Male, di raccontarlo con decenza e onestà, è necessario rispettare la regola che vale per il dolore: bisogna averlo vissuto, condiviso, pagato. Bisogna inchiodare tra i denti il grido, lo strazio e l’ira piú nera, l’amore stravolto in rancore per essere stati traditi da altri esseri umani. Il Male non è costituito da insormontabili parole, bensí da eventi, azioni, gesti consapevoli. E quando questi gesti vengono compiuti da popoli interi, il Male si chiama Storia.

Ecco, dunque: il diritto – e l’obbligo – è raccontare, secondo per secondo, non a brancate, a mesi, che cosa sono centocinquantadue giorni di malvagità subita, l’accasciarsi nella stanchezza di una non vita costretta dalla consapevole volontà di altri, ingiustizia mirabile e miserevole insieme, amara in se stessa e orribile perché inflitta da coloro che dovevano essere amici.

Ecco: il diritto – e l’obbligo – è descrivere come ti sfibra vedere un altro essere umano che si diverte – sí, si diverte – a fingere di spararti con una pistola e poi va a dirigere la preghiera, in prima fila, al suo Dio. E ti sale alla gola l’urlo, non per il terrore, ma per la nausea di appartenere anche tu al genere umano, e ti senti lurido, infetto da un morbo immondo. Il Male, appunto.

Per assumersi questo diritto – e obbligo – bisogna aver provato l’oppressione al petto, lo spasimo e l’angoscia perché migliaia di siriani – sí, siriani: uomini, vecchi, adolescenti e bambini, con o senza armi in mano, rivoluzionari veri e rivoluzionari finti, briganti di strada e infiammati islamisti – per cinque mesi fanno finta di non accorgersi che due esseri umani subiscono ingiustizia. E addirittura, quando vedono un uomo piangere e invocare la sua famiglia con cui – per colpa loro – non ha alcun contatto da mesi, sghignazzano, di un riso alto, stridente e lacerante che a sentirlo ti fa dolere le tempie.

Per conoscerlo, il Male, venite con me nelle stanzette sudice, nella botola infame e nelle luride prigioni dove dei siriani tenevano sempre la luce accesa perché la voglia di dormire, irresistibile e agognata, venisse interrotta e pesasse tanto da far dimenticare tutto e ogni cosa. Conoscerete gli uomini che mi hanno umiliato, in quanto occidentale e in quanto cristiano, per cinque mesi, imponendomi una solitudine insoffribile. Ho chiesto come un’elemosina la vista di altri esseri umani, gli occhi e la voce di qualcuno che avesse pietà.

Io posso parlare del Male perché l’ho vissuto. E altrettanto ho il diritto di raccontare la sofferenza dei siriani, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, tutti, anche i miei carnefici, perché negli ultimi due anni l’ho vissuta con loro.

Le Filippine colpite dal tifone Haiyan

Internazionale
14 11 2013

Il 7 novembre le Filippine sono state colpite da un potente tifone chiamato Haiyan, una tempesta che viaggiava a 300 chilometri all’ora.

Il 13 novembre il ministero della difesa filippino ha aggiornato a 2.344 il numero dei morti. I feriti sono 2.623, e i dispersi 84. Il presidente filippino, Benigno Aquino, ha dichiarato alla Cnn che la stima iniziale di 10.000 morti è stata troppo alta, e che il numero delle vittime dovrebbe essere inferiore alle attese. Undici milioni di filippini sono rimasti coinvolti nel passaggio del tifone.

Molti di loro sono rimasti senza casa, cibo e acqua corrente. Il tifone si è poi spostato in Vietnam, dove ha perso forza ed è stato declassato a tempesta tropicale. Secondo il governo vietnamita il passaggio del tifone Haiyan non ha causato vittime. La tempesta ha colpito anche il sud della Cina, dove ha causato almeno otto morti.

Il governo delle Filippine ha ricevuto diverse critiche per la lentezza delle operazioni di soccorso, soprattutto nelle zone più colpite, come Tacloban. Nella città i cadaveri si sono accumulati per le strade e i residenti, alla disperata ricerca di cibo, hanno cominciato a saccheggiare i negozi. L’esecutivo si è difeso dicendo che il tifone Haiyan è una delle tempeste più potenti della storia.

Per gli scienziati, che hanno studiato le immagini satellitari, Haiyan è una delle tempeste più forti approdate sulla terraferma mai registrate. L’aeroporto di Tacloban ha parzialmente riaperto la mattina dell’11 novembre per permettere un arrivo più veloce degli aiuti umanitari. Il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno inviato navi da guerra per aiutare i soccorsi nelle Filippine. E diversi altri paesi, tra cui Giappone e Cina, stanno mandando soldi, medicine e provviste.



La polizia sgombera la sede della tv pubblica Ert

Internazionale
07 11 2013

La polizia greca ha sgomberato la sede della radiotelevisione di stato Ert, usando i gas lacrimogeni per entrare. Diverse persone sono state arrestate.

Nikos Tsimbidas, rappresentante del sindacato dei lavoratori di Ert, ha detto all’Afp di essere "in stato di arresto" e l'agenzia di stampa Ana ha riferito di altri tre arresti eseguiti nei confronti di ex dipendenti dell’emittente, tra cui il leader del sindacato Pospert, il giornalista Panagiotis Kalfagiannis.

La sede dell'Ert è stata occupata l'11 giugno dai giornalisti dell'emittente, in protesta contro i licenziamenti decisi dal governo per far fronte ai tagli imposti dalla troika (Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale).

Il governo di Antonis Samaras ha giustificato la sua decisione dicendo che la radiotelevisione di stato costa troppo, e non può essere mantenuta in questo momento di crisi economica.

La chiusura della televisione ha portato al licenziamento di 2.600 dipendenti. Nel frattempo, ricorda Kathimerini, un network provvisorio sta trasmettendo al posto dell'Ert.

Scontri a Roma di fronte a Montecitorio

Internazionale
31 10 2013

Scontri a Roma, in via del Tritone, tra i manifestanti per il diritto alla casa e le forze dell’ordine. Un carabiniere e un poliziotto sono rimasti feriti, mentre una manifestante ha avuto un malore.

La polizia è schierata di fronte al palazzo della Stamperia, dove è in corso la conferenza tra stato e regioni sulle politiche abitative con la partecipazione dei ministri Lupi, Delrio e Kyenge.

Un gruppo di manifestanti ha lanciato delle bombe carta contro il cordone delle forze dell’ordine. C’è stato un tentativo, respinto, di assaltare un blindato dei carabinieri. Nove manifestanti sono stati fermati, e per ora non sono ancora stati rilasciati.

Gli studenti in piazza contro le espulsioni

Internazionale
17 10 2013

Manifestazioni studentesche a Parigi, giovedì 17 ottobre, dopo l’espulsione dalla Francia di Leonarda, una rom kosovara di 15 anni, e di Khatchik, un ragazzo armeno.

Gli studenti chiedono anche il ritorno di un loro compagno armeno, Khatchik Kachatryan, 19 anni, arrestato a settembre per furto in un grande magazzino ed espulso il 13 ottobre.

Il ragazzo doveva essere espulso il 10 ottobre, ma l’equipaggio dell’aereo diretto in Armenia, avvertito dagli studenti e dall’associazione Réseau éducation sans frontières, si era rifiutato di decollare, racconta Le Figaro.

La storia di Leonarda
“Salendo sul pullman che doveva portarla a Sochaux, mercoledì 9 ottobre, Leonarda non pensava che la gita di classe si sarebbe conclusa sulla pista d’atterraggio di Pristina. La giovane rom kosovara non sapeva ancora che la sua frequanza scolastica, cominciata quattro anni prima a Pontarlier, stava per interrompersi con una semplice telefonata”. Le Monde racconta la storia di Leonarda.

Davanti al liceo Turgot di Parigi, il 17 ottobre 2013. 
Sei licei del centro di Parigi sono bloccati dagli studenti che protestano contro l’espulsione di Leonarda, 15 anni, studentessa di etnia rom e nazionalità kosovara prelevata i 9 ottobre dalla polizia durante una gita scolastica, portata all’aeroporto, dove già si trovava la famiglia, e rimpatriata a Mitrovica.

Il ministro dell’interno, Manuel Valls, insiste sulla correttezza della procedura.

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