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Troppo pessimismo danneggia gli studenti

Dobbiamo ringraziare mille volte quegli insegnanti delle scuole italiane - in maggioranza donne - che, pur essendo pagati poco, trattati come fastidiosi ingombri, aggrediti da padri e madri iperprotettivi che hanno perso ogni rispetto per la sacra arte dell'apprendimento, credono ancora nell'insegnamento come servizio e lo fanno con passione e spirito di sacrificio. Sebbene non costituiscano la maggioranza, sono tanti e tengono in piedi la scuola.
Dacia Maraini, Il Corriere Della Sera ...
Non servono il fez e l'olio di ricino: l'autoritarismo è già in atto, ed è quello di un governo che va avanti a colpi di fiducia, prende ordini da Bruxelles e porta avanti una riforma della scuola assolutamente sbagliata, pericolosa e inutile". [...]  I docenti sono ormai il nuovo proletariato sociale. Vengono pagati un quinto o un sesto rispetto ai loro colleghi tedeschi o del Canton Ticino. E giustamente si oppongono a questa impostazione. Perché la riforma è sbagliata? Innanzitutto, vuole trasformare i presidi in capetti dispotici dotati di pieni poteri, ed è l'ultima cosa di cui la scuola ha bisogno.
Luca De Carolis, Il Fatto Quotidiano ...
Gli insegnanti, sono loro che fanno "Buona" la scuola, insieme ai dirigenti capaci, che esercitano al meglio la loro funzione. Gli uni e gli altri sono chiamati a condividere una professione per certi aspetti "privilegiata", una fra le poche che dà e non toglie, ma arricchisce se è sorretta da una visione ideale, come quella di aiutare bambini, ragazzi e giovani a crescere, a tirar fuori il meglio di sé, ad apprezzare il fascino della scoperta, per diventare uomini e donne consapevoli, oltre che del proprio sapere, dei diritti e dei doveri come cittadini e perciò liberi di fare le scelte che riguardano il loro futuro
Cronache Del Garantista ...

Morire di scuola

Huffingtonpost
02 12 2014

Gentile onorevole Malpezzi mi preme renderle noto che per i quota 96 è stata una giornata particolarmente triste, non per la bocciatura di un emendamento che prevedeva la nostra uscita dal mondo del lavoro ma per quella anticipata da questo mondo spietato ed ingiusto di un nostro collega di Prato che, a quasi 67 anni se ne è andato stroncato da un malore mentre faceva lezione in classe.

Tatjana ribadisce di non voler strumentalizzare la vicenda e io le credo. Ho conosciuto personalmente molti di questi quota 96, insegnanti con tanti anni di servizio sulle spalle che per un errore della riforma Fornero che non ha tenuto conto della specificità del comparto scuola nel quale si va in pensione solo il primo di settembre per garantire la continuità didattica, si trovano ancora tra i banchi a fare lezione.

Molti di loro insegnano alla scuola primaria, moltissimi a quella dell'infanzia. Insegnanti che da soli si definiscono nonni dei loro alunni e che in fondo chiedono solo che venga sanato l'errore di cui sono state vittime. L'Italia risulta essere il Paese in Europa con la percentuale più alta di insegnanti ultra cinquantenni e quella più bassa di insegnanti al di sotto dei 30 anni. Mandare questi docenti in pensione, al di là del tristissimo episodio di Prato, sarebbe doveroso, soprattutto per la credibilità di uno Stato che se riconosce l'errore deve anche provare a porre rimedio e nello stesso tempo utile perché ringiovanirebbe la classe docente.

Già alcune sentenze si sono pronunciate a favore dei Quota 96 e per chi crede nelle buone leggi risulta difficile accettare che il diritto venga esercitato solo attraverso sentenza. Con l'ultima legge di stabilità, votata in questi giorni alla Camera, grazie ad un emendamento del Partito democratico, sono state eliminate le penalizzazioni previste dalla Riforma Fornero sui pensionamenti con meno di 62 anni per chi entro il 2017 maturerà almeno 42 anni e un mese di contribuzione.

Un netto segnale, certo, accompagnato dal disegno su "La buona scuola" che con l'organico funzionale prevede che un insegnante non debba svolgere il suo lavoro necessariamente in classe ma possa essere a disposizione dei diversi progetti della scuola. Rimane peró un punto fondamentale: i quota 96 meritano almeno una risposta. Chiara. definitiva. La politica é chiamata a scegliere e le ragioni possono essere innumerevoli. Ma la responsabilitá della chiarezza nei confronti dei cittadini rimane sacrosanta. Rimango quindi anche io in attesa della risposta all'interrogazione (5/04059) della collega Manuela Ghizzoni che per prima, ancora nella scorsa legislatura, si era fatta carico del problema e che ne ha seguito tutte le fasi travagliate, anche quando altre forze politiche, silenti in precedenza, hanno incominciato a cavalcare la questione. Un'interrogazione che chiede solo chiarezza. Nulla di piú.

Ecco dunque la bocciatura del "Poletti": pur rispondendo al bisogno di aumentare rapidamente l'occupazione, sottolinea l'Ocse, "la recente liberalizzazione dei contratti a tempo determinato potrebbe condurre ad accrescere nuovamente il dualismo del mercato del lavoro". ...

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