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Il Fatto Quotidiano
30 01 2015

Corteo dei bancari per le vie di Milano, e in altre città, contro la decisione unilaterale dell’Abi di disdettare e disapplicare i contratti collettivi di lavoro, a partire da aprile.”Abbiamo avuto un’adesione del 98 %“, spiega Lando Sileoni, segretario generale Fabi (federazione autonoma bancari italiani). “In piazza della Scala ci saranno 7 mila persone, sono partiti circa 130 pullman”, ha detto Sileoni che chiuderà la manifestazione insieme al segretario Cgil Susanna Camusso. E la stessa Camusso ha ribadito alle agenzie di stampa che “se l’Abi non cambierà idea, continueremo la mobilitazione e gli scioperi. Le categorie ci hanno ragionato e discusso, lo diremo oggi in tutte le piazze”.

Il leader Cgil ha poi aggiunto: “Con la crisi i banchieri hanno continuato ad arricchirsi, lasciando in difficoltà i bancari, in lotta per rinnovare il contratto di lavoro”. “Basta un numero – dice – per rendere evidente come nella crisi ci sia chi ha continuato ad arricchirsi e chi a impoverirsi: il presidente della Bce guadagna seicentomila euro l’anno, i banchieri italiani 3,7 milioni. Bastano queste cifre per capire come si sia scelto di arricchire pochi e di lasciare in difficoltà una categoria molto importante, perché – conclude – da lì dovrebbe passare parte della spinta agli investimenti per la ripartenza del Paese”.
 
Francesca Martelli

Oggi banche chiuse per sciopero

Lo sciopero dei bancari di oggi costringerà le banche alla chiusura degli sportelli. Certamente non di tutti ma, date le premesse arrivate dalle assemblee dei lavoratori a cui hanno partecipato oltre 100mila lavoratori, è verosimile immaginare che la maggior parte delle filiali rimarranno chiuse. Ai tempi dell'home banking dilagante i disagi che ne deriveranno per la clientela e per le organizzazioni non saranno però quelli di qualche anno fa.
Cristina Casadei, Il Sole 24 Ore ...

Il Post
29 01 2015

Clima sempre più teso nelle banche. Il settore infatti si ferma domani per lo sciopero proclamato dai sindacati di categoria. Una giornata di stop degli sportelli contro le condizioni poste dall’Abi sul rinnovo del contratto nazionale.

La protesta si aggiunge all’allarme lanciato in questi giorni da Assopopolari sul decreto che punta a trasformare le popolari più grandi in Spa. Secondo l’organizzazione il decreto determinerà una contrazione dell’occupazione stimata in una perdita di circa 20mila posti di lavoro (oltre che a una perdita di 80 miliardi di euro di crediti).

Il quantitative easing non cambierà l'Europa

  • Giovedì, 22 Gennaio 2015 14:13 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
22 01 2015

Da mesi si parla di un possibile Quantitative Easing all’europea, oggi il board della Banca Centrale Europea dovrebbe finalmente darne comunicazione, oppure rinviare ancora una volta alla prossima riunione.

Il quantitative easing letteralmente significa espansione quantitativa della moneta. La Banca Centrale stampa moneta e acquista titoli di stato dalle banche private, inserendo nel sistema nuova liquidità. Le banche private con nuova liquidità in bilancio potrebbero far ripartire i prestiti e quindi gli investimenti privati, riattivando il ciclo della domanda e dell’offerta. Inoltre, aumentando il denaro in circolazione si svaluta il valore della moneta, cercando di far aumentare i prezzi, per evitare la deflazione, già realtà per molti stati europei. Si decide, quindi, di agire sulla quantità di moneta in circolo, invece che sul suo costo, come è stato fatto fino ad oggi, abbassando i tassi di interesse – al minimo storico dello 0.05% da settembre.

Sarà veramente questo l’effetto del quantitative easing? Immettere soldi nell’economia reale e aumentare l’inflazione? Operazioni di QE dal 2008 ad oggi sono state portate avanti dalle banche centrali inglese, americana e giapponese. In particolare in Giappone e Stati Uniti queste operazioni hanno raggiunto livelli mai visti prima nella storia: il bilancio della Fed è aumentato dal 2008 al 2012 del 700%, iniziando poi a ridursi gradualmente. Forse è anche per questo che Obama ieri notte nel discorso sullo stato dell’Unione di fronte al Congresso ha potuto annunciare un ritorno alla crescita economica e una diminuzione della disoccupazione. Ma quanti di questi soldi sono andati effettivamente a finanziare attività di imprese e famiglie e quanti sono rimasti solo nei mercati finanziari?

La Bce il 21 dicembre 2011 e il 29 febbraio 2012 ha lanciato due Long Term Refinancing Operation, concessioni di prestiti molto agevolati alle banche private europee. Più di 1000 miliardi ad 800 banche per evitare che finissero in banca rotta: quanti di quei soldi sono sgocciolati verso imprese e famiglie?

Il problema di un quantitative easing europeo non è solo se verrà fatto ma anche come. Quanti miliardi di euro vuole investire la Bce? Si parla di 500 miliardi, cifra irrisoria rispetto alle manovre americane e giapponesi. E Qual’è la quota destinata ad ogni paese? Addirittura si parla di un’esclusione della Grecia, un creditore non ancora affidabile! C’è il rischio, quindi, che anche questa operazione si risolva in un regalo alle istituzioni bancarie più forti del continente: quelle tedesche.

In ogni caso, se Draghi riuscisse a stravolgere così tanto il mandato della Bce fino ad arrivare all’acquisto di titoli di stato, mere operazioni di politica monetaria non sembrano sufficienti per riattivare l’economia reale. C’è la necessità di una politica fiscale altrettanto espansiva e di un programma di investimenti pubblici, mentre il piano preannunciato da Juncker non è assolutamente all’altezza della situazione. Ma anche in questo ciò che necessita il cambio di rotta non è solo la politica economica, monetaria o fiscale che sia. C’è bisogno di un cambio di direzione politica: quali investimenti, fatti come, decisi e controllati da chi.

Per questo un possibile cambio di rotta alla politica europea non avverrà grazie alle decisioni di Mario Draghi, ma piuttosto dalla possibile vittoria di Syriza alle elezioni greche. Syriza, che pone al centro del suo programma la cancellazione di una parte del debito pubblico e un periodo significativo di moratoria per ripagare il restante, può riuscire a spingere per la riapertura di un processo di rinegoziazione dei trattati alla base dell’Unione Europea.

Ma non c’è partito politico di sinistra o addirittura governo di sinistra che oggi in Europa possa pensare di rovesciare “il governo della crisi” senza che questa spinta venga anche dal cuore delle società europee. Solo nel possibile intreccio tra spinta di trasformazione dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto si può costruire una nuova prospettiva per lo spazio europeo.
Per questo il 18 marzo saremo nelle strade di Francoforte per contestare ed interrompere la festa di apertura della nuova sede della Bce. Perché nessun banchiere centrale possa più fare finta di essere un “tecnico riformista”, mentre regala soldi alle banche impoverendo centinaia di migliaia di persone.

Vanebix

Banche e carbone, uno sporco affare

  • Giovedì, 04 Dicembre 2014 10:08 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Luca Manes, Zeroviolenza
4 dicembre 2014

Si fa presto a parlare di lotta ai cambiamenti climatici, investimenti nelle rinnovabili e ripensamento del modello energetico globale. Alla prova dei fatti tanti soggetti che potrebbero realmente iniziare a fare la differenza preferiscono "crogiolarsi" nel business as usual. A cominciare dalle banche.

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