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Tribunale Brindisi, stop alle minigonne

Corriere del Mezzogiorno
30 06 2014

Il presidente ha firmato una nota affissa all’ingresso vietati anche abiti trasparenti ciabattine infradito

BRINDISI - Stop alle minigonne e agli abiti trasparenti a palazzo di giustizia: accade a Brindisi dove il presidente del Tribunale, Francesco Giardino, ha firmato una nota diretta al responsabile dell’area sicurezza e al procuratore della Repubblica, e che è stata affissa all’ingresso al fine di regolamentarne l’accesso. «Per evitare il reiterarsi di situazioni incresciose - scrive il presidente - si informa che l’ingresso non è consentito alle persone vestite in modo non decoroso».
Per «non decoroso» si intende, a quanto specificato, «pantaloncini, salvo che costituiscano elementi di divisa degli appartenenti alle forze armate, vestiti eccessivamente scollati o trasparenti, minigonne, ciabattine infradito» e via dicendo. Il provvedimento, regolarmente protocollato, è in vigore dal 24 giugno scorso e già stamani gli addetti alla vigilanza, oltre ad effettuare i controlli con il metal detector per gli addetti ai lavori e per gli esterni, hanno badato alla sua applicazione non consentendo a una donna di entrare.

Il Corriere della Sera
19 06 2013

BRINDISI - Giovanni Vantaggiato sconterà la pena dell'ergastolo. La Corte d'Assise del Tribunale di Brindisi, presieduta dal giudice Domenico Cucciara, lo ha riconosciuto colpevole dell'attentato messo a segno il 19 maggio del 2012 davanti alla scuola «Morvillo-Falcone», della morte della studentessa quindicenne di Mesagne Melissa Bassi e del grave ferimento di nove persone, tra studenti e passanti. Agì con finalità terroristiche, per vendicarsi - come ha sempre sostenuto - di una sentenza che lo vedeva vittima di una truffa, ma che non gli aveva reso piena giustizia. La sentenza arriva alle 17.15, dopo poco più di cinque ore di camera di consiglio. E non è una sorpresa. La Corte ha anche previsto il pagamento, a favore dei coniugi Bassi di 800 mila euro che saranno, come ribadito dall'avvocato Ferdinando Orsini, «devoluti a un ospedale pediatrico».

LA MAMMA DI MELISSA - «Abbiamo avuto un minimo di giustizia. Nessuna condanna ce la restituirà. Ma noi abbiamo sempre creduto nella giustizia». Sono le prime parole che, dopo la lettura della sentenza che condanna, ha detto Rita Bassi, la mamma di Melissa. «Il calvario delle udienze lo abbiamo fatto per Melissa - ha aggiunto - le abbiamo dato giustizia. Ci sono state tante testimonianze di affetto. Ringraziamo tutta l'Italia, coloro che ci sono stati vicini, il nostro avvocato, i giudici , le procure, ringrazio tutti quelli che hanno lavorato».

LE AMICHE SELENA E AZZURRA - In lacrime anche le amiche di Melissa, Selena Greco e Azzurra Camarda, che si sono abbracciate. «Il nostro unico rammarico - ha commentato Selena - è che la nostra Melissa non è più qui». Azzurra, invece, ha scritto su Facebook: «Ehi Melì hai visto? Abbiamo vinto! Non ci sono parole per descrivere la nostra gioia, non ci sono pensieri da esprimere ma solo lacrime di gioia che scendono sui nostri volti! Quell'animale deve marcire là dentro e deve pagare come si deve!! Abbiamo avuto giustizia».

IL PROCURATORE MOTTA - Soddisfazione, per tutte le richieste dell'accusa accolte dalla sentenza, è espressa dal procuratore capo della Direzione distrettuale, Cataldo Motta. «Sono felice - afferma il magistrato - anche e soprattutto per il riconoscimento dell'aggravante della finalità terroristica. È la dimostrazione che Vantaggiato è una persona normale. Ritengo che l'impianto accusatorio possa reggere anche in appello». Il legale di Vantaggiato, Franco Orlando, ha preferito non commentare pur confermando che «ricorrerà in appello per le parti che non sono state accolte».

IL PROCESSO - Dopo 19 udienze, dopo quasi due mesi persi per le ripetute assenze in aula del testimone chiave del processo, Cosimo Parato, vittima di un attentato dinamitardo messo a segno dall'ex socio Vantaggiato (il 24 febbraio del 2008), che lo ha lasciato permanentemente menomato, dopo le lacrime e il dolore del ricordo delle ragazze ferite, dopo le semplici cerimonie di commemorazione per il primo anniversario dell'attentato, Brindisi e Mesagne possono finalmente cominciare a dimenticare e a guardare avanti. Non altrettanto riusciranno a fare i genitori di Melissa, Rita Muri e Massimo Bassi, le ragazze che ancora portano sul volto e sul corpo i segni delle ustioni, i loro genitori. L'udienza di questa mattina è stata quasi interamente dedicata all'arringa difensiva di Orlando, avvocato difensore dell'imprenditore sessantanovenne di Copertino (Lecce). Orlando ha detto che solo la perizia psichiatrica - chiesta nelle fasi preliminari del processo e rigettata dalla Corte - «potrà lasciare libere le nostre coscienze». Per lui, Vantaggiato «è un paranoico con disturbi della personalità, che non escludono i momenti di lucidità nella preparazione degli attentati e nell'atteggiamento tenuto dopo l'arresto e durante la detenzione preventiva».

LA TESI - Anche il suo dimagrimento in carcere - 17 chili persi in cinque mesi - ha quella stessa motivazione: la soluzione a un problema. Le bombe del 2008 e del 2012 servono per vendicare l'ingiustizia subita dal tribunale che, pur condannando Parato per truffa, non riconosce a Vantaggiato il risarcimento economico. Il dimagrimento serve per tentare di tornare libero. A nulla valgono gli ammonimenti della moglie, Giuseppina Marchello, che durante i colloqui in carcere ricorda al marito che i loro incontri sono senz'altro registrati. Vantaggiato continua a ripetere che vuole arrivare in aula per il processo «mezzo morto e mezzo vivo». E quasi ci riesce. Per Orlando, Vantaggiato non avrebbe nemmeno percepito la gravità della richiesta di condanna formulata dalla pubblica accusa. Orlando afferma che Vantaggiato non voleva uccidere quando fece esplodere tre bombole di gas trasformate in ordigno mortale innescate con un telecomando. Orlando contesta l'aggravante della finalità terroristica e arriva perfino a dire che non era la Dda di Lecce la sede naturale dell'inchiesta. Gli risponde Motta, che in una brevissima replica spiega come il processo si sia svolto dinanzi al giudice naturale, cioè la Corte d'Assise di Brindisi.

L'Italia è una camera a gas

  • Martedì, 05 Giugno 2012 10:47 ,
  • Pubblicato in Newsletter

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Brindisi, la molla compressa della violenza

  • Mercoledì, 23 Maggio 2012 06:15 ,
  • Pubblicato in La Storia
di Monica Pepe, Paese Sera
22 maggio 2012

Un messaggio duro, grezzo, come le bombole che hanno usato, ma qui di rudimentale non c'è proprio nulla, forse qualcosa di primitivo, che deve scuotere le fondamenta dell'inconscio di un Paese intero. Cosa ci vogliono dire? Chi ce lo vuole dire? E perchè?  E noi che facciamo, oltre ad andare a guardare sull'orlo del cratere? Siamo un Paese destinato alla paura e alla politica come gioco d'azzardo, conosciamo bene entrambe e ci riconosciamo.

LA MOLLA COMPRESSA DELLA VIOLENZA

  • Domenica, 20 Maggio 2012 09:50 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Monica Pepe, Zeroviolenzadonne
20 maggio 2012

Un messaggio duro, grezzo, come le bombole che hanno usato, ma qui di rudimentale non c'è proprio nulla, forse qualcosa di primitivo, che deve scuotere le fondamenta dell'inconscio di un Paese intero. Cosa ci vogliono dire? Chi ce lo vuole dire? E perchè? E noi che facciamo, oltre ad andare a guardare sull'orlo del cratere? Siamo un Paese destinato alla paura e alla politica come gioco d'azzardo, conosciamo bene entrambe e ci riconosciamo.

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