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Il Fatto Quotidiano
29 04 2015

L'esercito ha tratto in salvo quasi 300 ragazze e ha distrutto tre accampamenti dei terroristi nel nordest del Paese. Durante l'operazione macabra scoperta di centinaia di cadaveri lasciati sul loro cammino dagli jihadisti.

Più informazioni su: Boko Haram, Donne, Nigeria, Rapimenti
L’esercito nigeriano ha liberato 200 ragazze e 93 donne che erano state rapite dal gruppo terroristico di Boko Haram, distruggendo tre accampamenti dei terroristi durante un’operazione destinata alla liberazione della foresta di Sambisa, nel nordest del Paese. Inizialmente si è pensato che tra le donne liberate vi fossero le studentesse rapite in aprile dello scorso anno in un liceo di Chibok - commemorate lo scorso 14 aprile con la campagna #BringBackOurGirls -, ma il portavoce dell’esercito ha smentito questa ipotesi.

Nella stessa operazione, a Damasak, località nello stato nord-orientale nigeriano di Borno, sono stati trovati centinaia di cadaveri, sotterrati in fosse comuni o lasciati nei luoghi in cui sono stati uccisi. L’atroce scoperta è stata fatta da un comitato governativo inviato dal neo-presidente, Muhammadu Buhari, per verificare la situazione nella città, conquistata mesi fa dai fondamentalisti islamici. Il 24 marzo, dopo sanguinosi combattimenti con i soldati di Niger e Ciad, Boko Haram era stato costretto a ritirarsi da Damasak, ma aveva ucciso molti uomini e portato con sé rapendole 506 persone, tra donne e bambini. La delegazione dell’inviato presidenziale è arrivata a Damasak dal Niger e lungo il tragitto – ha riferito – si è resa conto che “era stata compiuta un’atrocità su larga scala” da uomini che, costretti alla ritirata di fronte all’avanzare della coalizione africana, avevano rastrellato gli edifici della città uccidendo chiunque vi trovassero e radunando donne e bambini per farli schiavi.

I media locali riferiscono che gli inviati del presidente hanno lavorato per giorni per recuperare e seppellire i resti delle vittime. I soldati dell’Unione africana hanno comunicato che è fallito l’attacco dei jihadisti di Boko Haram- che di recente ha proclamato la sua adesione alla linea dell’Isis, ponendosi nominalmente sotto l’autorità dell’autoproclamato Califfo di Iraq e Siria, Abu Bakr al-Baghdadi, rimasto gravemente ferito in marzo in un raid Usa - all’isola Karamga, sul lago Ciad, specchio d’acqua con un perimetro di quasi 700 chilometri suddiviso tra Nigeria, Niger, Camerun e Ciad. I miliziani, secondo il governo di Niamey, sono stati annientati dopo una settimana di combattimenti. “Speriamo che sia davvero l’inizio della fine di Boko Haram – ha commentato monsignor Oliver Dashe Doeme, che si sta occupando degli sfollati -, combattere i terroristi è una priorità del governo Buhari e finalmente possiamo sperare nella fine di questa follia“.

 

Ingenere.it
22 07 2014

Segnaliamo un articolo, uscito su education2.0 a firma di Fiorella Farinelli.

“Boko Haram – L’educazione occidentale è peccato”. Il recente rapimento delle studentesse nigeriane pone un interrogativo sul diritto all’istruzione delle donne nel mondo e sulla scarsa attenzione che, proprio a scuola, viene posta.

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile, dal dormitorio del liceo di Chibok, nordest della Nigeria, sono state rapite 267 studentesse. A farlo e a minacciare di venderle o di costringerle a matrimoni forzati, la banda Jihadista Boko Haram, un nome che significa “l’educazione occidentale è peccato”.

Non è la prima volta che il diritto delle donne all’istruzione viene contrastato con la violenza dai fondamentalisti musulmani. Nel 2012 venne gravemente ferita in un attentato Malala Yousafzai, la giovanissima pakistana paladina dell’istruzione delle donne e candidata al premio Nobel per la pace. Ma la battaglia per la parità di genere nell’istruzione è tutt’altro che vinta, anche in luoghi di cultura non musulmana, come si vede fra gli altri in un paese a impetuoso sviluppo come l’India. (continua a leggere)

Il Fatto Quotidiano
07 07 2014

Le donne riescono a tornare a casa mentre il gruppo islamico sta uccidendo più di 50 ribelli in un villaggio vicino. Ferma invece la trattativa per le liberazione delle 223 studentesse sequestrate ad aprile. Su Twitter riparte la campagna #bringbackourgirls

Erano sequestrate dagli estremisti islamici Boko Haram da due settimane, ma una fuga di gruppo le ha ridato la libertà. E’ successo in Nigeria, dove almeno 63 ragazze sono riuscite a scappare dal gruppo dei terroristi nigeriani. Restano quindi nelle mani del gruppo armato solo cinque delle 68 ragazze rapite a metà giugno a Damboa, nel nord est del Paese, mentre sono oltre 200 le studentesse detenute con la forza da aprile.

Secondo la Bbc, le ragazze sono fuggite venerdì mattina mentre i militanti si erano assentati per condurre un’operazione in un villaggio, attaccando la base militare vicino Damboa. Scontri, che quella notte hanno portato all’uccisione di più di 50 ribelli. La notizia della fuga del gruppo di ragazze è stata diffusa dalla polizia locale; l’agente Abbas Gava ha raccontato a France Press di avere “ricevuto una segnalazione certa che le donne rapite siano riuscite a tornare a casa, compiendo un atto di grande coraggio“. Gava ha poi ricordato però che altre cinque restano nelle mani degli estremisti. La notizia è stata confermata anche da un alto funzionario della sicurezza a Maiduguri, citato da Premium Times: “Non c’è dubbio, le donne sono riuscite a scappare”.

Resta invece bloccata la trattativa per la liberazione delle 223 studentesse di una scuola di Chobok, nello stato nigeriano di Borno, che sono state sequestrate dal gruppo islamista il 14 aprile. Le ragazze rapite erano inizialmente 276, ma 53 sono riuscite a scappare saltando giù dai camion o approfittando delle soste. In un video diffuso il 5 maggio Abubakar Shekau, leader del gruppo islamico Boko haram, ha rivendicato il sequestro, minacciando di “trattare come schiave” e “vendere al mercato” le studentesse, che “invece di andare a scuola avrebbero dovuto essere regolarmente sposate”.

Boko haram ha proposto al governo nigeriano uno scambio di prigionieri e ha promesso di rilasciare le ragazze in cambio della liberazione di miliziani di Boko haram detenuti. Ma il governo ha rifiutato la proposta. Un rapimento che ha scatenato una grande opposizione a livello internazionale, dando vita alla campagna #bringbackourgirls, che ha visto tra le testimonial anche Michelle Obama. Un passaparola su Twitter che vuole riportare l’attenzione internazionale sulla questione, e sono già stati lanciati numerosi appelli per la liberazione.

Il gruppo Boko Haram è diventato noto a livello internazionale dopo le violenze religiose del 2009. Il movimento, il cui nome è traducibile come “l’educazione occidentale è peccato”, è un’organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord est della Nigeria che ha come obiettivo l’imposizione della sharia nel Paese.

#BringBackOurGirls, Boko Haram prima e dopo

Huffingtonpost
30 06 2014

A distanza di mesi dal rapimento di 276 studentesse a Chibok, nel nord della Nigeria, da parte di Boko Haram, e non si hanno notizie di 215 di loro. Solo 61 sono scappate. 4 dall'accampamento, 57 fuggendo dal camion su cui erano state caricate nella notte e nascondendosi nella foresta, la stessa che ora nasconde le altre. Sono state divise in piccoli gruppi, così per liberarle bisognerebbe agire simultaneamente su tutti, altrimenti ucciderebbero le altre. L'area della jungla di Sambisa è di 60.000 km. Dal filmato diffuso dai rapitori ne hanno riconosciute 77, facce di adolescenti tristi e impaurite dentro i veli neri.

Erano state radunate nel dormitorio della scuola dove dovevano sostenere gli esami e portate via dai guerriglieri: un attacco alle donne che studiano. 41 scuole sono state distrutte nelle stato del Borno, in questi anni. La scuola come mirino e l'attacco all'educazione "occidentale" (il nome Boko Haram vuol dire "l'educazione occidentale non ispirata al Corano è vietata") distinguono questi rapimenti da quelli -sempre di gruppi di studentesse - operati ad esempio in Uganda dal LRA (Lord Resistance Army, l'esercito del Signore) negli anni '90. Ma il modello è lo stesso. Prendere le ragazze, sottrarle all'emancipazione che le renderebbe libere, farle sposare ai militanti. Un elemento importante è che le ragazze schiavizzate possono essere date in spose senza dover pagare la dote. Elemento che unisce l'ortodossia islamica a far risparmiare i militanti... Fino ad ora Boko Haram sembrava più frutto della repressione e degli abusi di potere dei gruppi dirigenti nigeriani. Con le ragazze stanno però facendo un salto di qualità verso l'ideologizzazione del movimento?

La storia di Boko Haram non comincia qui. All'inizio si trattava solo di scuole coraniche che vivevano nella legalità, che hanno però col tempo interpretato il malessere del nord povero della Nigeria. Il loro capo Abdullah Yusuf è stato assassinato nel 2009. Poi quando il CJTF, Civilian Joint Task Force, bande legati alle forze di sicurezza governative, ha preso il controllo del centro di Maiduguri nel 2013, ci sono stati circa 600 morti tra i membri del gruppo che si sono dati alla macchia e hanno cominciato ad alzare il tiro con stragi e rapimenti nei villaggi, bersagli più facili. Si dice che ci siano stati 4000 arresti tra loro. Anche molti membri di Boko Haram e le loro donne sono stati sequestrati. I gruppi paramilitari per ora controllano le città ma Boko Haram potrebbe riattaccare Maiduguri. D'altronde nei primi anni 2000 era stato sostenuto da forze politiche locali.

Si dice che il leader che compare nei filmati di Boko Haram, Shekau, non sia il vero capo anche perché non si tratta di un movimento unico ma di tante cellule. Come al Qaeda, hanno interesse ad apparire un'unica galassia estremista e accendere i riflettori occidentali sulla loro causa con i rapimenti. Sono però più l'espressione del malgoverno e della corruzione locale che del movimento jihadista internazionale. Per ora, perché tutto sembra andare in quella direzione.

L'esercito è mal pagato e inquieto. Le famiglie delle ragazze accusano la polizia di non collaborare ed essere corrotta. Il movimento #bringbackour girls(sostenuto anche da Michelle Obama) è accusato di voler diffamare il governo. Il presidente Goodluck Johnathan teme le elezioni del 2015, l'opposizione ci guadagna, provocatori sabotano le riunioni delle famiglie dei rapiti che poi vengono proibite perché troppo scomode. Il popolo è ostaggio tra gli insorti e le gang. Il sonno della ragione politica ha creato i mostri di Boko Haram, del CJTF e chissà quanti altri in futuro. Le ragazze non tornano ancora a casa.

La Repubblica
24 06 2014

BOKO Haram torna a colpire in Nigeria. Dopo il sequestro lo scorso aprile di oltre 200 liceali, ancora nelle loro mani, il gruppo estremista ha prelevato più di 60 donne e ragazzine nel nord-est della Nigeria. Altri 31 ragazzi sarebbero stati rapiti nella stessa regione del paese africano. Tra i rapiti ci sarebbero anche bambini, secondo quanto riferito da funzionari locali. Il sequestro è stato attribuito al gruppo Boko Haram, sebbene non vi sia stata ancora alcuna rivendicazione. Nell'operazione sono state uccise almeno 30 persone, secondo quanto riferito da alcuni testimoni scampati alle violenze.

Le donne sono state prelevate la scorsa settimana dal villaggio di Kummabza, nel distretto di Damboa, stato di Borno. Il ministro della Difesa nigeriano ha riferito ieri sera con un tweet di essere ancora in attesa di una conferma ufficiale del nuovo sequestro. Aji Khalil, membro di un gruppo locale anti-Boko Haram, ha detto che i rapimenti sono avvenuti sabato, nel corso di un attacco nel quale quattro abitanti sono rimasti uccisi.

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