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Uscire in tempo di crisi

  • Giovedì, 10 Aprile 2014 07:05 ,
  • Pubblicato in Dossier
Susanna Ripamonti, carteBollate
10 aprile 2014

Questo nomero di carte Bollate affronta il tema delle paure e delle difficoltà che deve affrontare chi esce dal carcere in tempo di crisi. Tornare a essere cittadini liberi è l'obiettivo principale di qualunque detenuto.

Gli altri
26 03 2014

Mauro Palma, di Antigone, ha presieduto la Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani istituita dal ministro Cancellieri. Si definisce “vagamente ottimista” sulla possibilità dell’Italia di evitare le sanzioni previste da Strasburgo per la situazione delle patrie galere. Qualcosa – dice – si muove. Mentre scriviamo non si sa ancora niente di preciso su cosa abbia portato a Strasburgo lunedì scorso l’attuale ministro della giustizia Orlando. La Corte europea dei diritti umani, con la sentenza nel caso Torreggiani e altri adottata nel 2013, ha condannato lo Stato italiano per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani. Il caso riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti, sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione. E’ diventata una “sentenza pilota”.

Come si sta attrezzando l’Italia ad affrontare il giudizio di Strasburgo?

La sentenza Torreggiani prevede che il governo interessato faccia un piano d’azione e indichi le misure che intende adottare. Questo piano è stato consegnato a fine novembre al comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Si basa su quattro aspetti: uno è la diminuzione della popolazione carceraria legata alla previsione di una penalità alternativa per alcuni reati e al favorire le misure alternative in generale. L’ex legge Cirielli era un tappo che bloccava le alternative alla detenzione e si è cercato di attenuarla, poi il Parlamento non è stato d’accordo e l’effetto è stato più limitato di quanto si sperava. La cosa importante è che questo primo aspetto si basa sull’idea che il carcere non è l’unico sistema sanzionatorio. E’ importante perché invece il nostro sistema è tutto fondato sulla detenzione. Poi c’è la modifica del modello di detenzione. E’ vero che l’Italia è stata condannata per la questione del sovraffollamento ma non è certo l’unico aspetto.

Cosa vuol dire?

Che di fronte ad uno sforamento così eclatante nei numeri dei detenuti in rapporto allo spazio detentivo la Corte si é concentrata su questo ma esistono però altri fattori per i quali il nostro Paese viola le norme europee. Per esempio quante ore stai all’interno della cella, il modello di carcere adottato e così via. Il fatto che la sentenza Torregiani non li abbia presi in esame uno per uno non significa che non li considera, ma solo che nel nostro caso la questione sovraffollamento era così prevalente che si è concentrata su questo.

Com’è il nostro modello detentivo rispetto alle norme europee?

Completamente sbagliato. E’ totalmente reclusivo, passivizzante e chiaramente dal punto di vista della rieducazione sociale non serve a niente, non ti abitua a gestire la tua giornata, non ti abitua a metterti in gioco. La commissione che ho presieduto ha analizzato tutta una serie di misure che impostavano il mutamento del modello detentivo italiano per portarlo in linea con le regole penitenziarie europee.

Il sovraffollamento carcerario è stato intanto mitigato.

Si, sui numeri la situazione è migliorata. Mentre prima l’Italia aveva 67 mila detenuti per 46 mila “posti” in carcere, ora l’Italia si presenta a Strasburgo con 60 mila detenuti e 49 mila posti e con una media di liberazione, grazie alle misure di fine pena anticipata, di 350 posti al mese. Resta da capire come si affronta la questione della detenzione legata all’uso e spaccio di droghe. Ci sono due punti sui quali penso e spero che Orlando abbia espresso una scelta; il primo è: quale effetto ha avuto la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Fini Giovanardi? Gli effetti della sentenza possono essere considerati solo futuri, e cioè dalla sentenza in poi si applica la legge Jervolino Vassalli, oppure si possono considerare anche pregressi, su chi sta scontando una pena detentiva sulla base della Fini Giovanardi. La Società della Ragione ha fatto un calcolo approssimativo e parlavano di diverse migliaia di soggetti che avrebbero potuto avere una riduzione della pena. Anche su questo Strasburgo ha bisogno di risposte.

Secondo lei il governo riuscirà ad evitare le sanzioni europee?

Secondo me si. Se continua con un ritmo forte nei provvedimenti ce la può fare. La sanzione automatica, quella prevista nel caso di persone detenute in spazi inferiori a tre metri quadri, ritengo che a maggio sarà superata e che non ci sarà più nessuno in quelle condizioni. Questo apre al discorso del modello di detenzione. E’ possibile che la Corte dia all’Italia altri sei mesi di “osservazione” che si sposta dall’automatismo dei tre metri di spazio al modello detentivo. Mi auguro però che scampare la sanzione automatica non rallenti le misure strutturali, perché questo sposterebbe semplicemente la multa da maggio a dicembre. Devo dare atto che c’è un numero di direttori o provveditori che si sta muovendo, che sta sfidando le resistenze immobiliste sul carcere. Per questo sono ottimista. Vagamente ottimista…

Genova, detenuto si cuce la bocca. Il quarto da gennaio

  • Lunedì, 03 Febbraio 2014 13:00 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
03 02 2014

La casa circondariale di Marassi è una 'polveriera': 815 incarcerati contro una capienza massima di 436 posti letto. Nelle prigioni della Liguria sempre più detenuti nonostante le precedenti leggi svuota-carceri

di BRUNO PERSANO

Genova, detenuto si cuce la bocca Il quarto da gennaioPer cucirsi la bocca ha usato del filo di ferro abbandonato sul pavimento del cortile durante l'ora d'aria. Non è il primo detenuto nel carcere di Marassi che sceglie questo tipo di protesta estrema: prima di lui, da gennaio ad oggi, altri tre incarcerati si sono cuciti le labbra. Protestano contro il sovraffollamento, 815 detenuti contro una capienza massima di 436 posti letto.

E' in carcere da novembre del 2011 Baghouri Zied, condannato a 30 anni di reclusione perché a Sanremo ha ucciso la sua compagna con 16 coltellate. Si è cucito la bocca e poi ha tentato di impiccarsi.

Il carcere di Marassi è una 'polveriera': sette detenuti per cella dove dovrebbero starcene tre, distesi su brande impilate ' a castello'. L'ultimo, quello che dorme sulla branda più alta non ha neppure un palmo d'aria tra il naso e il soffitto: per venti ore al giorno - le altre 4 ore sono 'd'aria' -, in balia della rabbia e del panico e della noia.

Alessandra Ballerini, avvocato penalista, osservatrice di Antigone, associazione che si batte per la legalità nel sistema carcerario, ha visitato la casa circondariale di Marassi ad ottobre scorso. Ricorda le parole di un carcerato: "Guardi questo posto, abbiamo meno di quattro metri quadrati a disposizione per tutti e sette i compagni: questa è tortura. È lo Stato che viola la legge, come si può pretendere che noi la si rispetti?".

Il segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il più rappresentativo tra la popolazione di agenti in servizio preso i carceri, snocciala dati allarmanti sul caso Liguria: "Il 31 dicembre 2010, i detenuti in Liguria - spiega Roberto Martinelli - erano 1.675 e lo scorso dicembre 2013, nonostante tre leggi svuota-carceri dal 2010 ad oggi, i detenuti sono saliti a 1.703.

"L'episodio del detenuto che si è cucito la bocca, il quarto da gennaio - conclude il sindacalista - è sintomatico della tensione che si vive nel carcere di Genova. La situazione è diventata insostenibile per il costante sovraffollamento della struttura e per il continuo verificarsi di eventi critici. Parlo di bocche cucite, tentati suicidi, colluttazioni, risse ed aggressioni. Bisogna dare un lavoro a questi detenuti. Lo Stato deve intervenire".

"L'ultima volta che l'ho visto aveva uno zigomo gonfio. Mi disse che era stato un incidente ma poi ammise di essere stato picchiato dalle guardie". ...
"Più vi sono libri sul nostro scaffale, meno uomini mettiamo in prigione" scrive Josif Brodskij. Ma forse anche se mettiamo più palloni in campo sarà più facile rieducare il maggior numero di detenuti. ...

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