diritto all'abitareRete degli spazi sociali e autogestiti, Dinamopress
16 ottobre 2014

Suscita rabbia e preoccupazione la notizia dell'ennesimo pronunciamento negativo espresso dal tribunale del riesame riguardo la revoca delle misure cautelari imposte ormai da mesi a Paolo Di Vetta, Luca Fagiano e ad altri attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare.

Quanto vale la vita di uno sfrattato suicida…

  • Martedì, 24 Giugno 2014 10:11 ,
  • Pubblicato in Flash news

Polvere da Sparo
24 06 2014

Sette righe vale la vita di un disoccupato 63enne.

sette righe la vita di un uomo che si è lanciato da una finestra perché non poteva pagare l’affitto di casa sua, in Via dei Fratelli Rosselli a Reggio Emilia.

Non ha fatto alcuna resistenza, ha aperto la porta agli ufficiali giudiziari e poi si è lanciato nel vuoto, mentre loro lo aspettavano giù: sapeva chi era al citofono, lo sfratto per morosità era concordato da più di un mese.

A lui non restava altro che saltare giù.

L’articolo di repubblica.it , così come l’ansa, concludono con un “indagano i Carabinieri” e chiudono.
Notizia breve terminata, coscienza rimessa a posto.

Le righe che mancano son quelle sui suoi assassini.

Le righe che mancano non parlano dell’articolo 5, non parlano del “piano casa” del governo Renzi, non parlano della repressione che sta colpendo chi lotta per il diritto all’abitare.

Vi scordate sempre, in questi casi, di parlare dell’assassino: che è lo Stato.


Questo è il tweet di risposta al mio articolo, da parte di una giornalista della Gazzetta di Reggio.
Lavorano da questa mattina a quanto pare, forse per il desiderio di raccontarci qualche dettaglio sulla vita del suicida… Perché non servono otto ore di lavoro per capire chi è l’assassino

La residenza impossibile

  • Mercoledì, 18 Giugno 2014 09:57 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere delle migrazioni
18 06 2014

Uno dei diritti fondamentali di una persona è quello di potersi fare iscrizione anagrafica nel luogo da lui scelto come dimora abituale, in altre parole prendere la residenza. Questo diritto che sembra elementare, diventa fondamentale nella misura in cui rende possibile l’accesso alla maggior parte dei diritti sociali. Sembra però diventare sempre più difficile da ottenere proprio per quelle fasce che ne avrebbero più bisogno. Le misure prese dal Piano Casa all’art. 5, denuncia Medu (Medici per i Diritti Umani) in un comunicato stampa del 4 giugno, negano la possibilità d’iscrizione anagrafica per coloro che occupano un immobile. Il comunicato si focalizza sulla città di Firenze dove tale negazione era già precedentemente attuata dal comune. Dal loro punto di osservazione Medu ha potuto che l’insufficienza del sistema di accoglienza di fatto penalizzi molti richiedenti asilo e destinatari di protezione internazionale che già da anni vivono in condizione di precarietà abitativa. Questa misura contenuta nel Piano andrebbe quindi a istituzionalizzare e generalizzare tale pratica creando problemi anche nella banale iscrizione al Sistema Sanitario Regionale. Ciò rendendo ancora più critica la situazione in particolare per le categorie dei così detti vulnerabili come portatori di handicap, malati cronici, persone affette da gravi disturbi mentali.

A Firenze le persone attualmente in occupazione sarebbero circa 250 molti dei quali senza tessera sanitaria e iscrizione anagrafica. Dei 170 rifugiati assistiti dall’unita’ mobile di MEDU negli ultimi 6 mesi che si trovano in questa situazione circa il 50% non risulta iscritto al Servizio sanitario regionale e il 74,4% risulta privo di residenza, mentre solamente il 17.9% è in possesso di iscrizione anagrafica a Firenze grazie al sostegno di parenti o amici. A Roma la situazione sarebbe nettamente peggiore in quanto ci sarebbero circa 2000 persone in tale condizione di precarietà abitativa. Tale condizione non sarebbe dannosa solo per i migranti ma non permette neanche ai servizi sociali e sanitari di avere il necessario controllo di quella che è la situazione del territorio. Situazione tanto più critica adesso che al di là dei proclami ottimistici la ripresa dalla crisi economica ancora non si avverte. Medu si unisce quindi all’appello dell’UNHCR (alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite) nel chiedere che l’iscrizione anagrafica venga garantita a chi vive in occupazione.

Maxi operazione a Torino, ancora sgomberi a Roma

  • Mercoledì, 04 Giugno 2014 10:24 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
04 06 2014

111 indagati, perquisizioni e arresti questa mattina a Torino, mentre a Roma centinaia di agenti si impegnano per sgomberare un palazzo occupato da centinaia di famiglie a Torre Spaccata.

Torino il prossimo 11 luglio si prepara ad ospitare il vertice europeo sulla disoccupazione giovanile, che i movimenti e il sindacalismo di base si preparano a contestare come deciso nell’assemblea dello scorso sabato proprio nel capoluogo piemontese.

Ma anche la procura di Torino si prepara al vertice provando a normalizzare quanto più possibile la città. Così stamattina all’alba è partita una maxi operazione che vede coinvolte 111 persone a vario titolo, che ha portato alla perquisizione di squat (l’Asilo storica occupazione torinese) e case occupate e abitazioni private, terminata con nove misure di custodia cautelare in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Coinvolto nell’indagine anche Niccolò, Claudio e Chiara già detenuti in regime carcerario durissimo perché accusati di terrorismo in relazione ad un’azione di sabotaggio contro l’alta velocità in Val Susa. L’inchiesta, preparata a lungo dai pm Padalino e Rinaudo (quest’ultimo noto ai movimenti per l’accanimento contro gli attivisti no tav), contesta agli imputati la resistenza gli sfratti, invasione di terreni ed edifici (occupazione), violenza privata e contro pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e furto. Tutto l’impianto accusatorio appare pernicioso, drammatizzando e enfatizzando gli eventi (“violenza inaudita”), volto a punire alcuni ambienti di movimento a Torino, un bel repulisti in previsione di luglio che potrebbe non finire qua e allargarsi ad altre città. Una sorta di repressione preventiva che punisce duramente e in maniera spropositata azioni legate al conflitto sociale.

Intanto a Roma in scena l’ennesimo sgombero di un palazzo occupato dai movimenti per il diritto all’abitare. A Torrespaccata un’ingente schieramento di agenti in tenuta antisommossa ha fatto irruzione in un palazzo occupato lo scorso 7 aprile. Centinaia di occupanti sono saliti sul tetto dando vita ad una strenua resistenza mentre all’esterno prendeva vita un presidio. Solo dopo ore e con l’ausilio dei vigili del fuoco (sigh!), gli agenti hanno raggiunto il tetto dell’edificio procedendo con la liberazione dell’edificio che tornerà ad essere vuoto di abitanti e al servizio della rendita immobiliare. Ancora una volta a Roma decidono Ministero degli Interni e Prefettura mentre il sindaco Marino e la sua maggioranza balbettano. Mentre in corso lo sgombero arriva la notizia che è stata rigettata l’istanza di scarcerazione per Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani detenuto agli arresti domiciliari. Dall’approvazione dell’articolo 5 e del piano casa il governo Renzi sembra coerente: lotta senza tregua a chi occupa e lotta per il diritto alla casa.

 

Roma, niente domiciliari nelle case occupate

  • Mercoledì, 28 Maggio 2014 09:58 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
28 05 2014

Dopo gli arresti di febbraio, insieme ad altri 15 compagni, dopo i mesi di obbligo quotidiano di firma, dopo il plateale arresto di Paolo durante una conferenza stampa a Montecitorio ed il ritorno di Luca e Paolo ai domiciliari, DIGOS e magistrati non ne hanno ancora abbastanza.

Quest'oggi hanno prelevato i due compagni dalle loro case per portarli a via Genova, per comunicargli che le loro case (occupate) non erano idonee alla loro permanenza agli arresti domiciliari, minacciando pertanto di trasferirli in carcere.

Le motivazioni, ovviamente, erano del tutto pretestuose. Tanto più che, nel caso di Luca, la casa era la stessa giudicata idonea solo pochi mesi fa, dagli stessi magistrati. Alla fine i due sono stati scortati presso le abitazioni di alcuni compagni che si sono resi disponibili ad ospitarli.

Il comportamento delle forze della repressione, completamente al di fuori di qualunque consuetudine procedurale, rende manifesto l'intento persecutorio contro i movimenti per il diritto all'abitare, che evidentemente devono aver creato più di qualche grattacapo ai piani alti del nostro paese.

Esso si affianca, in un attacco a tutto campo, agli sgomberi, alle manganellate, alle leggi "ad hoc" (articolo 5 del decreto Lupi), alle campagne diffamatorie sulla stampa, ormai unanime nel criminalizzare un movimento vivace e conflittuale così come nel cantare le lodi del trionfante Renzi.

E se, in altre epoche storiche, al bastone della repressione si accompagnava la carota di qualche misura palliativa volta a smorzare le contraddizioni sociali, oggi il governo punta a soffocare brutalmente il conflitto, mentre tira dritto sulla strada del "rubare ai poveri per dare ai ricchi".

Proprio per questo gli arresti e le persecuzioni ai danni di compagni e compagne non sortiranno gli effetti desiderati da chi li mette in atto: è impossibile reprimere con questi mezzi i movimenti sociali che, come i movimenti di lotta per la casa, rappresentano la risposta collettiva ai bisogni negati e l'unica speranza possibile per settori sociali sempre più numerosi di un miglioramento delle proprie condizioni di vita.

LUCA E PAOLO LIBERI

Movimenti romani per il diritto all'abitare

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