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Anche l'Italia, come il resto d'Europa, ha le sue periferie  ghetto. Quartieri in cui il disagio latente degli abitanti, acuito dalla crisi economica, insieme alla crescente immigrazione, alla microcriminalità diffusa e all'assenza dello Stato - fisicamente percepibile nella pressoché totale incapacità di controllo del territorio
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Allarme cutting, adolescenti a rischio

  • Venerdì, 04 Luglio 2014 11:07 ,
  • Pubblicato in Dossier
Maria Novella De Luca, Repubblica.it
4 luglio 2014

Si tagliano gambe e braccia con vetri, coltellini e lamette per sfogare il disagio. "Quando esce il sangue la pelle brucia, ma dentro, nel cuore, arriva la tranquillità". E' la nuova frontiera dell'autolesionismo giovanile e gli psicologi che lavorano nelle scuole parlano già di un'epidemia.

La paura che ci salva o ci imprigiona

Il Fatto Quotidiano
10 03 2014

di Marina Valcarenghi

La parola paura è oggi la più ricorrente nel corso di un’analisi, di quasi qualunque analisi e non era così anche solo vent’anni fa. Intendiamoci: la paura è un sentimento complesso e può essere sia l’istintiva difesa di fronte a un pericolo, sia il freno davanti a un ostacolo vero o immaginario. Nel primo caso la paura ci salva, nel secondo ci imprigiona.

Scrivo qui della paura che ci imprigiona e che presume di azzerare un rischio creandone uno peggiore perché appanna la vita. All’ombra di questo potere nessuna felicità sembra possibile, ma solo la provvisoria quiete di un nascondiglio. “Ho paura dell’aereo” “Non prendo mai l’ascensore” “Ho paura degli imprevisti” “Mi terrorizzano i piccioni” “Non guido in autostrada” “Non sopporto la solitudine” “Ho paura di innamorarmi” “Temo di essere disapprovato”: frasi come queste denunciano un sintomo, ma la vera paura sta nascosta da qualche altra parte perché non ce la si fa a prenderla in considerazione.

Il sintomo – in altre parole – devia inconsciamente il sentimento verso obbiettivi affrontabili. Siamo spaventati, alla fine,- dal vivere e dal morire. Ed è molto comprensibile; ma, affrontando la vera paura, si trova poi anche il coraggio di andare avanti e di riconoscere la bellezza della vita. Si tratta di un sentimento particolarmente vivo nei momenti di crisi e di passaggio, nella vita individuale e collettiva, quando diventa necessario andare oltre e si teme – spesso senza rendersene conto – ciò che non si conosce e anche ciò che si conosce ma che non si controlla.

Per esempio nella vita di un essere umano è il passaggio dell’adolescenza a fare paura, ma anche la gravidanza e il puerperio, l’inizio di una nuova attività, un trasferimento, l’arrivo della vecchiaia. Ma poi nella maggioranza dei casi l’istinto si incarica di travolgere le resistenze e di farci andare avanti. Nella vita collettiva sono per esempio le emergenze sociali, le guerre, le trasformazioni radicali del costume, le crisi economiche a fare paura e quindi possiamo capire come mai oggi questo sentimento si aggravi e si diffonda fino a diventare un disagio psichico collettivamente rilevante.

Abitiamo l’impero della paura, spesso senza saperlo, ma soffrendone l’oppressione. La paura dell’avventura e la paura del conflitto mi sembrano due comportamenti particolarmente diffusi in questi anni e in diversi modi mascherati. Ne parleremo nei prossimi giorni.

 

L'obiettivo costante di queste pazienti è quello di rimuovere un disagio legato alle parti intime; si tratta infatti di un elemento estremamente limitante, in grado di causare problemi nella sfera sessuale. ...

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