Di cosa parliamo quando parliamo di genere a scuola

  • Lunedì, 13 Aprile 2015 11:36 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
13 04 2015

Matilde era una mia alunna che in seconda elementare, a una mostra d’arte contemporanea, mi chiese se l’artista potesse essere una femmina, visto che in quella esposizione gli artisti erano solo maschi.
Mohammed, in quella stessa classe, nella gita di più giorni, lo trovammo una mattina al risveglio che aveva sistemato tutti i suoi compagni di stanza sui letti mentre dava il cencio sul pavimento perché in un posto sudicio non si dormiva bene.
Laura in prima elementare disse che da grande voleva fare la muratrice - non il muratore, proprio la muratrice - perché le piaceva il lavoro del suo babbo.
Giorgio ha un trasporto affettivo fisico verso tutti e tutte, maschi e femmine, ma il suo amico del cuore è Andrea ed è sempre lì a riempirlo di baci.
Edoardo ha messo in scena un teatro di burattini fatti con le bic e i tovagliolini di carta in cui prende le difese di un compagno che è un po’ più basso degli altri e lo fa diventare volante perché così si riscatta.
Anna elenca i compagni più importanti per lei e cita maschi e femmine perché ha sempre detto che lei si sente anche un po’ maschio, ma lo dice a bassa voce.
Luca non ha nessun imbarazzo nella pettinatura con la cresta alta che si fa lui stesso ogni mattina e nessuno lo ha mai preso in giro per la sua originalità.

Detesto di tutta questa campagna contro una non ben specificata “ideologia del gender” che alcune insegnanti starebbero veicolando nella scuola pubblica, detesto - dicevo - il non avere idea di cosa accada in una classe. Non sapere la complessità, non interrogarsi su chi entra in classe ogni giorno e sa di avere davanti una trentina di mondi che cercano di entrare in relazione tra loro e con noi.
Chi urla che le maestre indottrinano ha forse la famosa coda di paglia: pronto a concepire questo lavoro come un’opera di indottrinamento, di plagio e di riempimento di vuoti.
Ma insegnare è tutta un’altra faccenda.

La mia prima reazione di fronte agli attacchi scomposti e molteplici di quest’ultimo mese è stata un rifiuto. Si è trattato di un attacco ibrido: argomentazioni senza spessore, toni caricaturali, nessuna capacità di citare fonti, banalità, falsità ma anche diffidenza, toni violenti, diffamazione ed un’aggressiva chiamata alle armi dimenticando che, a fare così, il terreno di battaglia diventano i bambini e le bambine. Mi fa specie pensare che in alcuni casi siano stati dei genitori a gridare al lupo rivolgendosi alla stampa invece di cercare una spiegazione dalle insegnanti. Significa che queste persone consegnano i propri figli per otto ore al giorno a delle persone di cui non si fidano e di cui bisogna aspettare il passo falso, l’errore, la caduta così da poterle cogliere in flagrante.

Più è profonda la cattiva fede (qui nome omen), più io mi ritiro in classe dove, in questi giorni, abbiamo allestito una piccola officina/falegnameria e stiamo lavorando sulla bicicletta. Vorrei dire, infatti, di venire a titolare che anche nella nostra scuola si fa propaganda di “ideologia gender” perché - indovina un po’, caro sentinello in piedi - le bambine smontano i pezzi della bicicletta come fossero meccanici e - incredibile! - ne capiscono il funzionamento come fossero ingegneri. Ma allora il sentinello avrebbe gridato allo scandalo pure qualche mese fa, quando abbiamo fatto un laboratorio di cucito per realizzare delle stelline e dei pupazzini morbidi, ed è stato naturale che i bambini - maschi - imparassero e volessero cucire esattamente come le femmine.

La cattiva fede sta nell’attaccare la scuola pubblica e prima di tutto le insegnanti senza minimamente chiedersi su che basi la scuola scelga di attivare alcune pratiche. Nel 2010 mi capitò tra le mani il Rapporto Eurydice, la Rete di Informazione sull’Istruzione in Europa, dal titolo “Differenze di genere nei risultati educativi - Studio sulle misure adottate e sulla situazione adottata in Europa”. Leggendolo presi chiaramente visione del problema: l’Italia veniva richiamata perché sprovvista di sguardi e pratiche relative al genere, sia a livello politico che educativo. Analizzando la situazione, emergeva questo, ad esempio: “L’obiettivo più comune delle politiche di uguaglianza di genere nell’istruzione è la lotta contro i ruoli e gli stereotipi tradizionali [...] Sembra che si facciano sforzi per includere genere ed uguaglianza di genere come argomenti o temi interdisciplinari nei curricoli scolastici dei paesi europei. Lo stesso non si può dire riguardo allo sviluppo di adeguati metodi didattici e linee guida specificamente orientati al genere, che invece potrebbero avere un ruolo importante nel contrastare gli stereotipi di genere rispetto all’interesse e all’apprendimento”.

Che piaccia o meno a guardiani, sentinelle e altri crociati, la scuola era ed è un luogo in cui si veicolano disuguaglianze di genere. Certo, il genere non è l’unica variabile che incide sul successo scolastico e sul benessere in classe. Tra i fattori decisivi c’è sempre la condizione socio-economica di provenienza, cosa che dovrebbe accendere molti campanelli d’allarme quando si erodono soldi e finanziamenti alla scuola pubblica a vantaggio di quella privata. Leggendo, comunque, la variabile “genere” in molte ricerche e anche in alcune indagini internazionali (PIRLS, PISA, TIMMS) vengono fuori alcuni problemi: che le ragazze hanno un’autostima minore dei ragazzi nelle scienze nonostante abbiano il medesimo interesse; che le percezioni degli insegnanti sulle peculiarità maschili e femminili (peculiarità o stereotipi?) sono ancora decisive per promuovere equità tra i generi; che la presenza femminile è prevalente tra le insegnanti ma scarsa fra i dirigenti scolastici e che decresce al crescere della scala accademica; che le politiche per la formazione dei docenti non prendono in considerazione la prospettiva di genere.

A me, come insegnante, preoccupa molto il fatto di avere un così grande potere su delle giovani persone. Sono moltissimi gli studi su come le aspettative di chi insegna riescano ad influenzare l’autostima, la fiducia in se stessi, il successo scolastico di ragazzi e ragazze e, prima ancora, di bambini e bambine. Abbiamo discusso spesso con alcune colleghe del perché ci aspettiamo che le bambine siano più “diligenti” e i bambini più “intuitivi” in scienze e matematica e scagli la prima pietra chi può dire di essere totalmente immune da questi stereotipi. Siamo figlie di una cultura che ha prodotto “uomini che non sanno amare e donne che si tengono lontane dalla scienza”, come scriveva Evelyn Fox Keller in un bellissimo saggio di trent’anni fa (Sul genere e la scienza, Garzanti, Milano 1987), perciò decostruire questi schemi fa molto bene anche a noi, ci rende più responsabili delle nostre pratiche. Ci invita a pensare alle nostre proiezioni ed attese su bambini e bambine e su cosa trasmettiamo loro, ovvero a tutto ciò che non è ufficialmente presente nei programmi scolastici ma che veicola molti più contenuti di quanto immaginiamo. Gli esempi che cito all’inizio parlano, in un certo senso, di ruoli non così attesi rispetto al genere di appartenenza: bambini che imparano ad esprimere affetti ed emozioni, a prendersi cura dello spazio di tutti; bambine che si immaginano in ambiti in cui non sono rappresentate né immaginabili. Molti anni dopo gli scritti di Bruno Munari, il punto è ancora questo: aprire il ventaglio delle possibilità, ampliare le conoscenze, cercare di scegliere consapevolmente, sentirsi nello spazio aperto della relazione e non in quello chiuso del confine.

Non si tratta di pratiche che si attivano con un solo strumento - un libro, un gioco, un laboratorio - né in un tempo circoscritto. Si tratta di uno sguardo da allenare, di nuove lenti con cui guardare, di un clima senza censura da costruire quotidianamente. È facile e probabile che, sentendosi libera di esprimersi, una classe tiri fuori le peculiarità di ciascuno, permetta di osservare e conoscere altri punti di vista, ampliando così le possibilità di immaginarsi e di ispirarsi.

E allora di cosa parliamo, quando diciamo “genere” a scuola?

Di costruzione di uno spazio pubblico che è ambito diverso dal privato della casa e della famiglia e che ci insegna a riflettere sulla nostra identità. Su chi siamo e cosa immaginiamo di essere in futuro. La scuola serve anche a questo: a imparare che esistiamo in autonomia, che ci viene richiesto un pensiero nostro perché lo abbiamo e possiamo imparare a praticare la libertà di esprimerlo. Forse è questo che spaventa così tanto: immaginare che già da piccoli si voglia lasciare il nido per andare alla scoperta del mondo.

Eppure è proprio così. Le nostre classi sono piene di Cipì. Per favore, lasciamoli liberi di imparare a volare.

Ideologia gender? Rispondono oltre 200 associazioni

  • Martedì, 03 Marzo 2015 10:39 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
03 03 2015

Il 26 febbraio il Corriere della Sera ha dedicato un’intera pagina di pubblicità contro quella che è stata definita l'ideologia gender per riferirsi ai percorsi di educazione alle differenze nelle scuole. La pagina era mirata a sponsorizzare una petizione promossa da una serie di associazioni (ProVita Onlus, l’Associazione Italiana Genitori, l’Associazione Genitori delle Scuole Cattoliche, il Movimento per la Vita e Giuristi per la Vita) che sul web è stata accompagnata anche da uno spot video.

A questa campagna hanno risposto oltre 200 associazioni che lavorano ogni giorno nelle scuole del nostro paese per diffondere un'educazione alle differenze, e lo hanno fatto inviando una lettera al Corriere della Sera. La petizione in questione, scrivono le associazioni "sostiene un modello unico di famiglia al quale tutti devono aspirare, mistifica le pratiche di educazione e di inclusione alle differenze in atto in molte scuole italiane, trasmette contenuti ingannatori per instillare preoccupazioni inutili nei genitori e così facendo consolida quegli stereotipi che troppo spesso sono causa di bullismo, emarginazione, violenza e omotransfobia nelle nostre scuole".

A differenza dei promotori dell’inserzione, continuano le associazioni "non vogliamo proporre un modello ideologicamente determinato di famiglia o di amore né svilire il corpo docente o attaccare l’autonomia scolastica, ma solo favorire uno scambio aperto per decostruire pregiudizi che producono stigmi e tolgono libertà alle nuove generazioni, alimentando dinamiche di esclusione e violenza".

E ancora, le associazioni si sono chieste "se un’inserzione a pagamento legittimi contenuti discriminatori e falsificatori di ciò che realmente viene insegnato nelle scuole" e hanno proposto al direttore e alla redazione del Corriere "di promuovere una approfondita inchiesta su un argomento così importante per la vita di ragazzi e ragazze, delle loro famiglie e della società tutta".

Leggi la lettera inviata dalla rete informale "educare alle differenze" al Corriere della Sera

"Cosa faremo da grandi?"

  • Mercoledì, 28 Gennaio 2015 14:25 ,
  • Pubblicato in Flash news

Settenove
28 01 2015

COMUNICATO STAMPA

Settenove e Unicef insieme per lasciare i sogni liberi da ogni pregiudizio

Esce a febbraio il libro «Cosa faremo da grandi? Prontuario di mestieri per bambine e bambini» di Irene Biemmi, con illustrazioni di Lorenzo Terranera-

È patrocinato dall’Unicef l’ultimo albo illustrato delle edizioni Settenove. Esce a febbraio Cosa faremo da grandi? Prontuario di mestieri per bambine e bambini, di Irene Biemmi, illustrato da Lorenzo Terranera.

Tanti mestieri quante sono le pagine: moderni o tradizionali, manuali, intellettuali, artistici o di dirigenza, ognuno declina­to al femminile e al maschile, secondo le Raccoman­dazioni per un uso non sessista della lingua italiana di Alma Sabatini promosse dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dalla Commissione Parità e Pari Opportunità già nel 1987, e secondo le recenti linee guida dell’Accademia italiana della Crusca.

Marta e Diego, i due personaggi della storia, riflettono sul loro futuro durante lo svolgimento di un tema in classe e iniziano a fantasticare: Marta da grande vorrebbe fare la “segretaria”! E non intende la segretaria in un ufficio, ma la segretaria di un grande partito ecologista oppure la sindaca di una cittadina di mare, oppure la portiera di una squadra di calcio. Diego invece, che ama la lettura, immagina di essere il segretario di una biblioteca piena zeppa di libri bellissimi oppure un ingegnere aerospaziale per incontrare nuovi mondi. Ma ancora: l’ingegnera astrofisica, il giornalista d’inchiesta, la giornalista sportiva e tanti altri…

Nonostante la grammatica e la Crusca dettino regole precise in merito alla declinazione dei mestieri al femminile, nel linguaggio comune - sia parlato che scritto – esiste ancora una forte resistenza nel declinare al femminile gli incarichi di dirigenza e/o che indicano potere, come se il femminile ne diminuisse il valore. Oggi le donne intervengono in ogni settore della vita pubblica ma il linguaggio tende a nascondere questa realtà offrendo un immaginario tradizionale che si rafforza i ruoli di genere anche in tenera età.

L’autrice Irene Biemmi nel suo Educazione sessista
(Rosenberg&Sellier, Torino, 2010) scrive: «La lingua che parliamo e le pratiche sessiste che essa incorpora sono indicatori, se non addirittura responsabili, degli stereotipi di genere presenti nella società».

E questa è la ragione per cui l’Unicef ha deciso di sostenere e patrocinare Cosa faremo da grandi. Prontuario di mestieri per bambine e bambini, nell’ambito dei progetti a favore delle bambine e dei bambini nel mondo. Per promuovere le pari opportunità in ambito educativo, costruire un nuovo immaginario non discriminatorio e lasciare liberi i sogni da ogni pregiudizio.

Irene Biemmi. Lavora al dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze, dove conduce ricerche nell’ambito della Pedagogia di genere e delle pari opportunità. Formatrice nelle scuole sulla cultura di gene­re, ha pubblicato, tra gli altri: Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari (Ro­senberg & Sellier, 2010). Dirige la collana di libri per bambini Sottosopra (Giralangolo, Edt). Per bambini ha scritto: La principessa Azzurra (Coccole books, 2014) e Federica e Federico (Giun­ti kids, 2014).
Lorenzo Terranera. Nato a Roma nel 1968, illustratore e scenografo. Per dodici anni ha realizzato gli sfondi in studio per il programma “Ballarò” (Rai3) e da quest’anno cura le animazioni per “Di martedì” (La7), entrambi con­dotti da G. Floris. È co-fondatore della scuola di illustrazione Officina B5. I suoi lavori sono stati esposti presso il Maxxi, Museo naz. delle Arti del XXI sec. e il Macro, Museo di Arte contemporanea (Roma). A oggi ha illustrato oltre settanta libri per numerose case editrici ita­liane, enti pubblici e istituzioni internazionali come Unicef, Amnesty International, Agesci.

Cosa faremo da grandi. Prontuario di mestieri per bambine e bambini è l’ultimo libro di Settenove, casa editrice nata nel 2013 dedicata alla prevenzione della discriminazione e della violenza di genere. Settenove propone nuovi linguaggi non discriminatori, contrasta gli ostacoli culturali, promuove l’educazione paritaria e dà visibilità a modelli di relazione tra i generi basati sulla collaborazione e il rispetto reciproco.

 

Monica Martinelli
Settenove edizioni
0721787699
www.settenove.it
2 allegati

Il Fatto Quotidiano
03 09 2014


Educazione genere, associazioni fanno rete: “Ostacolati da cattolici e forze di destra”
Il primo incontro nazionale è in programma a Roma il 20 e 21 settembre prossimo. Promosso da Alice e Scosse e sostenuto da oltre 150 realtà, vuole creare una mappatura delle iniziative dedicate al contrasto degli stereotipi: "Una necessità", spiegano gli organizzatori, "per contrastare gli attacchi di ambienti cattolici e forze di destra"


Il primo incontro nazionale sull’educazione al genere nelle scuole è in programma a Roma il 20 e 21 settembre. Il meeting “Educare alle differenze” è promosso dalle associazioni Stonewall, il progetto Alice e Scosse, sostenuto da oltre 150 realtà collettive e patrocinato dall’assessorato Scuola e pari opportunità di Roma. Obiettivo dell’appuntamento: la creazione di una rete e di una mappatura dei progetti dedicati al contrasto degli stereotipi di genere, cioè i pregiudizi che portano a pensare che esistano ruoli “per natura” femminili e maschili e che fanno sì, ad esempio, che le donne vengano considerate maggiormente propense alla cura dei figli e della casa e meno inclini al lavoro, alla carriera e al comando degli uomini. Gli stereotipi di genere riguardano anche la sfera dell’orientamento e dell’identità sessuale e portano a percepire le persone omosessuali e transessuali come diverse dalla norma e per questo inadeguate ad una serie di diritti tra cui quello a una famiglia.

“Educare alle differenze” prevede tavoli di lavoro basati sulle fasce scolastiche di riferimento dei corsi (asilo, primarie e secondarie) e su temi specifici: come gli stereotipi producono discriminazione e diseguaglianze; il ruolo dell’educazione sentimentale e sessuale; la formazione gli insegnanti. Gli organizzatori spiegano che alla base della due giorni c’è anche la “necessità di contrastare la battaglia contro l’educazione alla differenza e gli studi di genere promossa da ambienti cattolici e forze di destra”. Un’ “offensiva” che è cominciata dopo che l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ha emanato la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere per il 2013-2015” e ha promosso la diffusione dei libretti “Educare alla diversità”. Si tratta di opuscoli realizzati da psicologi e psicoterapeuti contro l’omofobia mai distribuiti anche a causa della stroncatura del presidente della Cei Angelo Bagnasco che li ha definiti una “strategia persecutoria contro la famiglia”.


Lo scorso aprile due insegnanti del liceo Giulio Cesare di Roma sono stati denunciati dalle associazioni Giuristi per la vita e Pro vita onlus per avere fatto leggere il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei”, in cui si descrive un rapporto omosessuale tra due giocatori. Sempre a Roma il corso “La scuola fa la differenza”, organizzato da Scosse e Archivia, è stato contestato dal movimento integralista cattolico Militia Christi che ha consegnato a tutti i dirigenti degli istituti coinvolti una lettera con l’invito a “negare accesso a queste subdole e gravissime prevaricazioni educative su minori”. E ancora: a Milano le associazioni Age, Agesc, Faes hanno invitato i genitori delle scuole paritarie religiose alla riunione contro i corsi di genere perché “per questi argomenti, visto che si tratta di ragazzi, basta la famiglia”.

La Regione Lombardia, a fine luglio, è intervenuta sulla questione approvando la mozione per la tutela “della famiglia naturale”. La Regione contesta l’Unar per avere “realizzato una campagna contro l’orientamento eterosessuale” e le linee guida per l’educazione sessuale dell’Unione europea che seguono le indicazioni dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) “colpevoli”, nella fascia di età fra i 4 e 6 anni, “di introdurre la masturbazione infantile precoce”. Immediata la replica delle associazioni laiche che hanno inviato una richiesta formale. per potere avere chiarimenti “su un atto gravissimo che rappresenta un attacco alla laicità di dimensioni potenzialmente devastanti. Vogliamo capire – dice Luisa Bordiga, coordinatrice della Consulta milanese per la laicità delle istituzioni – su quali basi la Regione adotta un modello di famiglia “naturale”, in quale modo la Strategia Unar attuerebbe una propaganda “omosessualista” e quale sarebbe il passaggio del documento europeo che esorterebbe all’insegnamento della masturbazione infantile”.

Anche a Verona, a fine luglio, il Comune ha dichiarato guerra ai corsi di genere approvando una mozione per monitorare l’educazione affettiva e sessuale all’interno delle scuole, per evitare che vengano trasmessi “messaggi difformi dai principi morali e religiosi”. La delibera, che prende esplicitamente di mira l’Unar, è stata definita “omofobica” da Sergio Lo Giudice, senatore Pd, che ha presentato un’interrogazione parlamentare in cui sottolinea “la gravità della creazione di liste di proscrizione per gli insegnanti” con tanto di “punto di raccolta delle segnalazioni dei genitori e dei docenti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità che risultino in contrasto con i principi morali e religiosi”.

Sono diverso/a...e allora?

  • Mercoledì, 03 Settembre 2014 08:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Vita da streghe
03 09 2014

Ciao a tutti/e, rientro dalle vacanze con una nuova proposta: dopo il tam tam del libro "Mi piace Spiderman...e allora?" - che sta facendo un po' il giro dello stivale (prossima presentazione: Firenze, sabato 13 settembre presso il Giardino dell'Orticoltura all'interno del Festival "Bimbi & natura") - ho pensato che sia giunto il momento dare spazio alle VOSTRE esperienze.

Da quando ho scritto "Mi piace Spiderman...e allora?" sono entrata in contatto con diverse persone, genitori e bambini/e a volte simili alla protagonista del romanzo (la mitica Cloe e la sua non convenzionale passione per i super eroi, uno in particolare) o che in qualche modo hanno riscontrato delle affinità con i temi affrontati dal libro immedesimandosi nella storia. Tutto questo mi ha fatto pensare...E mi sono detta: perché non condividere, pubblicandole sul blog, le vostre esperienze?

Stereotipi di genere e modelli stereotipati in generale possono generare delle vere e proprie "gabbie" che condizionano i bambini e le bambine fin da molto piccoli/e creando, a volte, spiacevoli episodi di discriminazione. Raccontiamoli. Raccontateceli per far capire, attraverso storie di vita vera (nel rispetto, chiaramente, della privacy), che le discriminazioni purtroppo cominciano spesso fin da piccoli/e, e che quindi andrebbero affrontate da subito.

Una domanda a cui mi piacerebbe rispondere o su cui generare un dibattito raccogliendo le vostre storie è anche questa: quanto sono liberi/e i bambini e le bambine di oggi?

Scrivitemi a vitadastreghe[at]gmail.com!

PS: Per chi sarà alla Festa della Rete (9a edizione della BlogFest) di Rimini, comunico che venerdì 12 settembre sarò presente insieme a Lorella Zanardo e Francesca Sanzo all'evento "Un altro “genere” di blog: la rivoluzione parte dal web". Vi aspetto!

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