La meridiana
01 04 2014

Comunicato stampa

 Le edizioni la meridiana e il suo libro sui gender: non ritiriamo ma rilanciamo il confronto.

Anche il libro ‘Di che genere sei? Prevenire il bullismo sessista e omotransfobico', curato da Beatrice Gusmano e Tiziana Mangarella, delle edizioni la meridiana è caduto nella lista dei libri da evitare.

Una recensione sulla rivista on line ‘La nuova bussola quotidiana’ (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-trovare-libri-di-ideologia-gender-alle-paoline-8719.htm) dice uno zelo e una preoccupazione francamente eccessive rispetto a un libro che lavora sul pregiudizio. Ragione per cui – dice Elvira Zaccagnino direttrice delle edizioni la meridiana- la nostra scelta di proporre libri come questo si rafforza.

Il clima sicuramente non è dei migliori per un confronto non propagandistico e ideologizzato. C’è una violenza nel linguaggio e nell’approccio alle questioni che appare più istigatrici di barricate che non di ponti utili per capire. Le parole del cardinale Bagnasco lasciano molta amarezza. Poteva esprimere la giusta preoccupazione della Chiesa con un linguaggio meno aggressivo. 'Rispetto alle sue parole -continua Elvira Zaccagnino, mi auguro che l'invito a reagire con determinazione e chiarezza sia accolto dai genitori in maniera nonviolenta. Nel nostro Paese, grazie anche a prolusioni di questo tipo, si sono, su questioni delicate, aperte crociate contro le persone e la loro dignità. Generando lo stallo, anche legislativo, sofferenze e campagne denigratorie.'

Preoccupa anche il passo indietro che il Ministero all'Itruzione sta facendo rispetto a tavoli di lavoro già programmati e processi formativi già avviati che dovevano consentire alle scuole di avviare formazione e informazione corretta sull’educazione affettiva e sull’educazione al rispetto dei generi.

Ma da un Parlamento che sulla parità di genere vota a scrutinio segreto e boccia anche la sola alternanza di uomini e donne, forse non ci si può aspettare nulla.

Questo clima e queste campagne rendono ancora più necessaria la promozione di una cultura della tolleranza e dell’accoglienza. Di una cultura che educhi al rispetto delle diversità.

I libri per noi restano uno strumento per confrontarsi. Nessun passo indietro. Anzi. In uscita ad aprile per la nostra casa editrice il volume curato da Paolo Rigliano ‘Gesù e le persone omosessuali' con gli interventi tra gli altri di Vito Mancuso, Franco Barbero, Letizia Tommasone, Mattew Fox, Elisabeth Green, Alberto Maggi.

Quindi non un passo indietro ma un rilancio al confronto, conclude Elvira Zaccagnino.

In allegato la copertina del volume ‘Di che genere sei’ e il Comunicato Stampa sul volume. Il colume è disponibile in libreria, sulle librerie on line e su www.lameridiana.it.

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Quando l’omofobia viene spacciata per libertà educativa

  • Martedì, 25 Marzo 2014 09:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

Un altro genere di comunicazione
25 03 2014

“Piccolo blu e Piccolo giallo” è un libro diventato un classico della letteratura per l’infanzia, racconta la storia di due macchie di colore diverso, che si incontrano e si fondono in una storia di amicizia e di riceproco rispetto delle diversità.

“Pezzettino” è la storia di chi si sente diverso dagli altri e si incammina alla ricerca della propria identità per trovarla alla fine in se stesso e festeggiare con gli amici questa scoperta.

“E con Tango siamo in tre” racconta la vicenda di due pinguini maschi che trovano un uovo abbandonato e decidono di covarlo e crescere insieme il piccolo.

Immagine di una perisolosa famiglia “non tradizionale” dal libro Con tango siamo in tre
Questi sono tre dei titoli facenti parte del progetto “Leggere senza stereotipi” promosso dal comune di Venezia. Lo scopo del progetto è quello di rifornire le biblioteche delle scuole dell’infanzia del comune di testi che raccontino ai bambini e alle bambine la diversità e il rispetto, che siano privi di stereotipi di genere e che illustrino la pluralità delle situazioni familiari in cui questi bambini e queste bambine crescono.
Sull’iniziativa del comune di Venezia è piovuta una pioggia di critiche, i libri a stereotipi zero sono diventati “le favole gay”, Giovanardi ha dato in escandescenza, il senatore Udc Antonio De Poli ha diffidato il Comune di Venezia, le pagine de Il Giornale e del Corriere della Sera si sono riempite di editoriali preoccupatissimi della sorte di Biancaneve e Cenerentola ormai obsolete.
Bisognava bloccare le “favole gay” così come è stato fatto per i fascicoli Unar, progetto di formazione rivolto alle/agli insegnanti contro il bullismo omofobico, altrimenti….
altrimenti i bambini e le bambine avrebbero rischiato di sviluppare sin da piccol* una propensione al rispetto e alla tolleranza; avrebbero imparato che esistono famiglie composte da una mamma e un papà, che in alcune di queste famiglie la mamma e il papà non vivono più insieme, che alcuni hanno solo la mamma o solo il papà, che esistono anche famiglie dove i papà sono due o le mamme sono due; avrebbero potuto scoprire che anche un uomo può crescere un/una bambin* e occuparsi di mansioni genitoriali, avrebbero imparato che non è giusto prendere ingiro il compagno o la compagna perchè troppo grass*, bass*, per i vestiti che porta o i giochi con cui ama giocare, avrebbero avuto occasioni in più per diventare delle persone migliori. Come curiosi e desiderosi di sapere si sono rivelati i ragazzi e le ragazze del Liceo Muratori di Modena, volevano parlare di transessualità e transgenderismo alla loro assemblea e avevano inviato chi di questi temi si occupa, vivendoli anche in prima persona, ma i genitori di quest* ragazz* non hanno permesso a Vladimir Luxuria, l’ospite scelta dagli/dalle stess* ragazz*, di parlare. L’hanno zittita in nome della libertà di pensiero ed espressione. Hanno invocato un contraddittorio, ad esempio un prete.
Con uno piccolo sforzo di fantasia cerchiamo di immaginare quale sarebbe potuta essere la tesi sostenuta dal contraddittorio cattolico: “Abominio della natura, andrai all’inferno, pentiti o brucerai tra le fiamme” a me viene in mente una cosa del genere.
Mi chiedo anche come mai in questo caso, in cui in una scuola pubblica e laica si parlava di interruzione volontaria di gravidanza con relatori e relatrici appartenenti tutt* all’area cattolica “prolife”, non sia stato chiesto un contraddittorio.
La chiamano ‘ideologia del gender”, gender al posto di genere perchè l’espressione inglese dà l’idea di qualcosa di estraneo alla cultuta italiana e quindi pericoloso, ideologia perchè ignorano il vero significato di questo termine.
Nessun* chiederebbe un contraddittorio per una iniziativa contro il razzismo, ma lo chiedono per una iniziativa contro la transfobia. Perchè? Perchè offendere o giudicare una persona in base all’etnia è considerato razzismo e offendere o giudicare una persona in base all’orientamento sessuale è considerato libertà di espressione?
Il sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi si è scagliato sulle pagine di Tempi.it contro l’ingresso nelle scuole della “ideologia gender” invocando la libertà di educazione dei genitori. Applausi quindi a quelle mamme e a quei padri che hanno impedito che Valdimir Luxuria parlasse in assemblea, hanno fatto valere la loro libertà di educazione, peccato non abbiamo rispettato però la libertà di educazione dei genitori che avrebbero voluto invece che si parlasse di omosessualità e transgenderismo a scuola, così come non hanno rispettato la volontà e la libertà dei propri figli e delle proprie figlie che avevano proposto quelle tematiche per la loro assemblea.
Le discriminazioni in base al sesso, al genere e all’orientamento sessuale non sono opinioni, non si ha la libertà di offendere una persona, di giudicarla, di negarle diritti perchè gay, lesbica, bisessuale, transessuale ecc, perchè qui è di difesa dei diritti che stiamo parlando, no della mia opinione contro o la tua.
E’ gravissimo che esternazioni del genere provengano da chi ricopre una carica istituzionale, è assurdo che vengano fatte passare per ideologie o negazione delle libertà altrui elementi basilari di uguaglianza e parità.
Si invoca la libertà educativa dei genitori anche in difesa dei finanziamenti alle scuole private paritarie, di cui questo governo con i suoi ministri e le sue ministre è grande difensore, considerando che la gran parte di queste scuole sono istituti religiosi, mi chiedo perchè non si parli mai della libertà dei bambini e delle bambine a ricevere una educazione laica e pluralista, perchè non si parli mai del diritto degli studenti e delle studentesse ad avere gli strumenti per essere delle persone migliori, migliori dei genitori che si indignano per due pinguini maschi che covano un uovo, migliori del ministro Toccafondi.

Educazione al genere: due notizie e un invito

  • Mercoledì, 05 Febbraio 2014 09:05 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
05 02 2014

eoricamente dovrebbe essere cosa fatta da tempo: invece l’educazione al genere e all’affettività, nel nostro paese, stenta, e quando c’è si deve all’impegno dei singoli o di alcune associazioni. Come detto infinite volte, è da qui che occorrerebbe partire, comunque la pensino i fondamentalisti delle religioni e gli odiatori (le odiatrici, anche) dei femminismi: partire per contrastare davvero violenza e disparità, partire per comprendere e superare modelli che imprigionano bambine e bambini.

Dunque, questo è un post di servizio con due notizie. La prima viene da Bologna, dove il CSGE-Centro Studi sul Genere e l’Educazione del Dipartimento di Scienze dell’Educazione (Università di Bologna) sta organizzando un convegno dal titolo “Fare e disfare il genere. Percorsi formativi e buone pratiche nella scuola”. Il convegno si terrà il 14 Marzo a Bologna, e riguarderà l’educazione di genere realizzata a scuola. Dicono dal CSGE:

“Sono previsti workshop pomeridiani: il CSGE invita a relazionare i/le insegnanti sulle loro esperienze, difficoltà, potenzialità, risultati ottenuti in questo ambito. Essi/e possono operare:

· nel nido e nella scuola dell’infanzia
· nella scuola primaria
· nella scuola secondaria di primo grado
· nella scuola secondaria di secondo grado
· oppure, possono essere impegnati/e nell’utilizzo, trasversale per le diverse scuole, di linguaggi artistici e multidisciplinari (teatro, video, espressione corporea, arte, tecnologie telematiche e multimediali, ecc.)

L’invito è aperto anche a educatori/trici e formatori/trici che lavorano in contesti scolastici ed educativi.

Il convegno può risultare interessante anche: per chi vuole semplicemente venire ad ascoltare che cosa fanno gli/le altri/e docenti; per chi è “esterna alla scuola” e desidera conoscere che cosa si fa veramente quando si parla di educazione di genere.
Si precisa che la partecipazione alla giornata di studio è gratuita e vale come attività formativa accreditata per insegnanti, ma richiede una iscrizione tramite posta elettronica”.
Qui il link con tutte le informazioni.

La seconda notizia mi coinvolge direttamente, e si deve a Zeroviolenzadonne, che, grazie all’ottopermille della Tavola Valdese ha organizzato cinque incontri con genitori e adulti in alcune scuole della periferia romana, proprio per discutere di stereotipi e genere.

Dal momento che si tratta di due progetti importanti, l’invito è a segnalarne altri qui, in modo da delineare una piccola, parzialissima mappa, del lavoro che viene fatto. A volte in silenzio, senza riconoscimenti e anche senza fondi. Scrivetene.



Così ad ogni festa della mamma o del papà qualcuno si sente escluso. Ad ogni rappresentazione di albero genealogico qualcuno è costretto a ricordare il buio delle proprie origini. Perché la famiglia è cambiata, ma i programmi ministeriali no. E allora maestre coraggiose e prof di frontiera provano a bruciare i tempi. Saltano ricorrenze e riscrivono favole, mutano parole, immagini, rovesciano stereotipi. Cercano parole nuove. ...

Il sessismo sui banchi di scuola. Un sondaggio inglese

  • Martedì, 10 Dicembre 2013 09:41 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
10 12 2013

È vero, certe cose si imparano da piccoli. Si impara che sono normali e ci si deve abituare agli sfottò riferiti al sesso. Si impara che da ragazze, e poi anche da adulte, si sarà giudicate per il proprio aspetto fisico invece che per le proprie capacità. Su 1.300 ragazze dai 7 ai 21 anni che hanno partecipato al sondaggio dell’associazione inglese Girlguiding, la stragrande maggioranza ha dato risposte tali da segnalare un livello di sessismo definito “scioccante” nel report Girls’ Attitudes. Scioccante per l’enorme diffusione degli atteggiamenti sessisti, dei sentimenti negativi che ne derivano per le ragazze, ma anche per la pervasività riscontrata sin da piccolissimi, e per la loro diffusione in particolare tra i banchi di scuola.

L’87% delle intervistate pensa che i giudizi sul loro conto saranno basati sul loro corpo (e non sul loro cervello). Più di un terzo (36%) è stata indotta a considerarsi stupida per il fatto di essere femmina (e la percentuale arriva fino al 60% se si isola il dato del gruppo 16-21 anni). E sono quasi tutte convinte che i parametri di giudizio cui saranno sottoposte non sono gli stessi che valgono i maschi: il 76% è convinto per esempio loro, le ragazze, saranno giudicate severamente per condotte sessuali ritenute invece accettabilissime per i ragazzi.

Le molestie sessuali, le avances pesanti, i palpeggiamenti e gli sfottò risultano poi molto frequenti a scuola, anche tra i giovanissimi. Sentirsi gridare “apprezzamenti” sessuali è capitato a 6 ragazze su 10 nelle scuole, nelle strade poco di più: è capitato al 62%, ma fino al 76% se si prendono le risposte delle ragazze sopra i 16 anni. Le molestie sono state invece concrete per il 70% delle ragazze dai 13 anni in su, di cui un 28% a base di palpeggiamenti.

E le cose non stanno migliorando, anzi sembra si sia innescata la marcia indietro, le ragazze sembrano sempre meno sicure di loro stesse, sempre più preoccupate degli sguardi ai loro corpi. Confrontando i dati con quelli dell’anno scorso si nota un aumento del 33% di coloro che non si sentono soddisfatte del loro aspetto fisico: un dato in costante aumento, che l’anno scorso aveva fatto registrare un +29% e l’anno prima +26%.

Ed è molto diffusa sin dalla tenera età la chiara percezione dell’importanza dell’aspetto fisico, una “appearance pressure” che d’altronde le giovani rinfacciano ai media e alla società stessa: l’80% (dagli 11 anni in su) pensa che in tv si parli troppo del peso corporeo delle donne, ma quasi tutte (il 71%) dichiarano di voler perdere peso. E addirittura 1 bambina su 5 alle scuole primarie (dai 7 agli 11 anni) ha riferito di essere già state a dieta almeno una volta (e un 21% dice di aver provato la dieta di una vip).

Dopo aver subito tanta pressione, le giovanissime si adattano: a partire dalla scuola secondaria quasi tutte (il 90%) fanno consapevolmente qualcosa per uniformarsi alle norme di genere, ed evidentemente ci spendono anche bei gruzzoletti, nota ancora lo studio. Dagli 11 ai 16 anni, il 77% si depila e il 64% si trucca anche per andare a scuola. Il 40% indossa reggiseni imbottiti, il 33% usa prodotti per l’abbronzatura, e solo il 9% non fa nessuna di queste cose.

Però vogliono lavorare nella vita, nonostante le insicurezze e la mancanza di autostima, hanno delle aspirazioni e riconoscono che l’indipendenza economica sarà parte della loro felicità, anche se a percentuali decisamente più contenute rispetto alla parte del sondaggio su sessismo e molestie. Il 45% aspira ad avere un buon lavoro o fare carriera, e il 32% ha menzionato i soldi o l’indipendenza economica.

Ma più si avvicinano al mondo del lavoro, più aumenta la consapevolezza su pay gap e altre discriminazioni. Il 54% tra chi ha più di 16 anni pensa che i datori di lavoro preferiscono gli uomini. Il 56% delle più grandi pensa che fare figli produrrà effetti negativi sulla carriera lavorativa.

Sul report, il Guardian ha pubblicato un articolo sui contenuti e un altro con commenti e opinioni.

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